mutualpass.it Rss https://www.mutualpass.it/ MutualPass - La Card Salute è Benessere it-it Sat, 21 Nov 2020 08:56:03 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 info@emovus.it (Emovus srls) info@emovus.it (Emovus srl) Mediacontent https://www.mutualpass.it/vida/foto/logo.png mutualpass.it Rss https://www.mutualpass.it/ Le 5 opere più belle di Magritte https://www.mutualpass.it/post/1229/1/le-5-opere-piu-belle-di-magritte https://www.mutualpass.it/post/1229/1/le-5-opere-piu-belle-di-magritte]]> Renè Magritte nasce a Lessines, in Belgio, il 21 novembre 1898. L’infanzia è segnata da un episodio che lo condizionerà per tutta la vita, il suicidio della madre recuperata nel fiume Sambre con la camicia da notte avvolta sulla testa. Questo particolare rimane così impresso da essere ricorrenti in alcuni dipinti come gli amanti.

A 18 anni si iscrive all’accademia delle belle arti di Bruxelles, dove mette a frutto il suo interesse per la pittura. Nel 1919 espone la sua prima tela intitolata “Trois Femmes”.

Nel 1923 vende il suo primo dipinto, un ritratto della cantante Evelyn Brélin.

I suoi inizi da pittore si muovono dentro correnti cubiste e futuriste per svoltare, grazie alla scoperta delle opere di Giorgio De Chirico, verso il surrealismo. Nel 1925 dipingerà la prima opera surrealista "Le Jockey perdu".

Nel 1927 si tiene la sua prima mostra, a Bruxelles, dove espone 61 opere. Dal 1940 al 1947 sperimenta un nuovo stile pittorico, più “solare” per poi dedicarsi al vache, parodia del fauvismo.

Dopo un ultimo, lungo periodo di spostamenti, negli anni ‘60, tra Cannes, Montecatini e Milano, René Magritte muore il 15 agosto 1967 a Bruxelles nella sua casa di rue des Mimosas, dopo un breve periodo in ospedale.

Nel giorno della sua nascita vogliamo celebrarlo con la nostra classifica delle sue 5 opere più belle:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sat, 21 Nov 2020 08:56:03 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1229/1/le-5-opere-piu-belle-di-magritte
20 Novembre 2020 - Giornata dell’Infanzia https://www.mutualpass.it/post/1239/1/20-novembre-2020-giornata-dell-infanzia https://www.mutualpass.it/post/1239/1/20-novembre-2020-giornata-dell-infanzia]]> La Giornata Mondiale dell'Infanzia è stata istituita nel 1954 e viene celebrata il 20 novembre di ogni anno come giorno di fratellanza e comprensione tra i bambini in tutto il mondo, per promuovere l'unione internazionale e il miglioramento del loro benessere delle giovani generazioni.

La data scelta fu quella del 20 novembre, il giorno in cui l'Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione dei diritti del fanciullo, nel 1959, e la Convenzione sui diritti del fanciullo, nel 1989.

La Convenzione è il trattato internazionale sui diritti umani più ampiamente riconosciuto e stabilisce una serie di diritti dei bambini, tra cui il diritto alla vita, alla salute, all’istruzione e al gioco, così come il diritto alla famiglia, alla protezione dalla violenza, alla non discriminazione e all’ascolto della loro opinione.

Secondo l’UNICEF, ogni anno milioni di bambini in tutto il mondo sono vittime di violenze. In ogni Paese, cultura e a ogni livello sociale i bambini subiscono varie forme di abuso, abbandono, sfruttamento e violenza.

Abusi che avvengono nelle case, nelle scuole, nelle istituzioni, al lavoro, nelle comunità, durante i conflitti armati e i disastri naturali. In molti paesi, le punizioni corporali e gli abusi sessuali sono ancora ancora pratiche di violenza contro i bambini legali e socialmente approvate.

Crescere subendo violenza e abusi condiziona pesantemente lo sviluppo, la dignità e l’integrità fisica e psicologica di un bambino.

La Giornata mondiale dell'infanzia offre a ciascuno di noi uno stimolo importante per sostenere, promuovere e celebrare i diritti dei bambini, traducendosi in dialoghi e azioni che costruiranno un mondo migliore per i bambini.


Medika, la Card della Salute

Illustrazione: Oriana Finanze

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Fri, 20 Nov 2020 09:49:54 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1239/1/20-novembre-2020-giornata-dell-infanzia
Le 10 opere più belle del Prado https://www.mutualpass.it/post/1227/1/le-10-opere-piu-belle-del-prado https://www.mutualpass.it/post/1227/1/le-10-opere-piu-belle-del-prado]]> Il 19 novembre 1819, 201 anni fa, fu aperto il Museo del Prado di Madrid, in Spagna, tra le più importanti pinacoteche mondiali.

Si trova nel centro della capitale spagnola, in un edificio progettato dall’architetto Juan de Villanueva, e al momento della sua apertura venne chiamato Museo Real de Pinturas, perché al suo interno erano esposti quadri provenienti dalla collezione reale spagnola e trasferiti lì da varie parti del paese.

Nei suoi primi anni ospitava circa 300 opere, quasi tutte spagnole. Poi sono arrivate migliaia di altre opere, anche dall’estero.

Oggi è il più importante e visitato museo d’arte di Spagna e dispone di una pregiata collezione di 8.600 quadri e oltre 700 sculture che vanno dal Dodicesimo al Ventesimo secolo.

Vogliamo proporvi la nostra classifica delle 10 tra le più belle e rappresentative opere esposte oggi al Museo del Prado:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Thu, 19 Nov 2020 08:49:22 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1227/1/le-10-opere-piu-belle-del-prado
Gente nel tempo - Massimo Bontempelli https://www.mutualpass.it/post/1236/1/gente-nel-tempo-massimo-bontempelli https://www.mutualpass.it/post/1236/1/gente-nel-tempo-massimo-bontempelli]]> Una delle novità più importanti in campo editoriale di quest’anno è stata la nascita di Utopia, giovane casa editrice milanese composta prevalentemente da trentenni motivati e preparati che si pone l’obiettivo di riproporre scrittori e saggisti italiani e stranieri che si sono distinti o continuano a distinguersi in campo letterario. Nell’attesa che il 26 novembre esca in libreria Economia dell’imperduto della poetessa e critica letteraria Anne Carson, possiamo apprezzare già tre titoli in commercio tra cui Gente nel tempo di Massimo Bontempelli.

Uscito a puntate sulla Nuova Antologia nel 1936 e in seguito pubblicato in volume nel 1937, Gente nel tempo è un romanzo fortemente innovativo non soltanto perché segna uno dei punti più alti nella carriera letteraria dello scrittore comasco ma anche perché consolida il genere letterario da lui inventato: il realismo magico, che consiste brevemente nella scoperta del senso magico della vita dato dall’irruzione dell’assurdo nell’esistenza delle persone comuni.

Per Bontempelli ci sono aspetti dell’essere umano che rintracciamo nella vita di tutti i giorni e che incredibilmente abbattono le barriere dello spazio e del tempo. Così il sentimento materno può indurre una donna a rintracciare il figlio prematuramente scomparso in un altro bambino figlio di un’altra donna come in Il figlio di due madri (1929); la bellezza senza fiato di Adria determina il suo progressivo distaccamento dal marito, dai figli e dalla società per impedire che i fatti esterni e le incombenze quotidiane possano scalfire il suo volto e segnare così il proprio trionfo sul tempo come in Vita e morte di Adria e dei suoi figli (1930); e così una maledizione detta in punto di morte può segnare in maniera indelebile la vita di una famiglia come per l’appunto in Gente nel tempo.

Ispirato alla storia vera della famiglia Vietina del borgo toscano di Montignoso, i cui membri morivano incredibilmente allo scadere ferreo di un determinato tot di anni, Gente nel tempo narra della storia della famiglia ligure Medici del paese immaginario di Colonna, vittima della maledizione della Gran Vecchia che, nel giorno della morte avvenuta domenica 26 agosto 1900, predice che ogni cinque anni morirà un membro della famiglia fino all’estinzione della stirpe. Per il figlio Silvano, la moglie e cugina Vittoria e le due figlie Dirce e Nora si prepara così una lotta contro il tempo, per poter essere felici in barba a un destino crudele che elimina l’imprevedibilità, il caso e il mistero dalla vita.

I personaggi non reagiscono però allo stesso modo alla maledizione caduta sulla famiglia, che vede anche la partecipazione del paese con l’abate Clementi, che tiene un diario in cui segna i fatti salienti della vita di Colonna nel quale le vicende dei Medici ricoprono un ruolo rilevante, e le macabre scommesse su chi morirà per prima piazzate dagli avventori dell’osteria, che ricordano l’attuale clima di sospensione sull’esito delle elezioni presidenziali americane.

Se Silvano non riesce a svincolarsi dall’autorità materna, dimostrando tutta la sua inettitudine davanti a una maledizione che gli grava addosso come un macigno; Vittoria cercherà la felicità in una nuova storia d’amore, vissuta come un’evasione alle spalle del marito, mentre le figlie Dirce e Nora crescendo prenderanno sempre più consapevolezza della maledizione e faranno di tutto per sottrarsi alla sua ineluttabilità.

Gran parte del romanzo è ambientato alla villa la Coronata, casa prigione-rifugio della famiglia Medici, ma un ruolo importante, soprattutto nella seconda parte, è svolto dalla città di Milano, che rappresenta una sorta di cartina tornasole degli eventi storici, come l’emigrazione in America e la Grande Guerra.

Molte però sono le città italiane menzionate nel romanzo. Da Venezia, speranza di un sogno d’amore irrealizzabile, alla deludente Roma, fino a Messina, dove Nora e Dirce faranno giusto una toccata e fuga, per poi risalire lo stivale e sperare con lo svago di sfuggire alla morte e alla spasmodica attesa dell’ineluttabile che, in un certo senso, per i protagonisti è ancora peggio della morte stessa.

Chi soccomberà alla maledizione della Gran Vecchia? Qualcuno riuscirà a farla franca e a che prezzo?

Con una scrittura essenziale e ben congeniata Massimo Bontempelli ha scritto un romanzo pieno di suspense, ironia e dramma in cui si compenetrano realtà e immaginazione.

Utopia si lancia così nel mercato editoriale con un romanzo da tempo introvabile nella speranza che per i lettori diventi un sempreverde. Sfidando la maledizione della Gran Vecchia, Gerardo Masuccio e la sua squadra si sono gettati in un’avventura a cui auguro il più florido successo.

Oltre al romanzo recensito di Massimo Bontempelli, vincitore del premio Strega nel 1953 con L’amante fedele, Utopia ha pubblicato il romanzo La famiglia di Pascal Duarte dello spagnolo Camilo José Cela, vincitore del premio Nobel nel 1989, e il saggio Avventura dell’uomo di Piero Scanziani.


Roberto Cavallaro - Un Libro per Stare Bene        

           

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Mon, 16 Nov 2020 10:00:01 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1236/1/gente-nel-tempo-massimo-bontempelli
13 Novembre 2020 - Giornata della Gentilezza https://www.mutualpass.it/post/1235/1/13-novembre-2020-giornata-della-gentilezza https://www.mutualpass.it/post/1235/1/13-novembre-2020-giornata-della-gentilezza]]> "Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre." (Platone)

Il 13 novembre di ogni anno, dal 1997, si festeggia la Giornata Mondiale della Gentilezza, nata in Giappone per ricordare che la gentilezza ci aiuta a vivere meglio nella società, riduce l’ansia ed è contagiosa poiché viene dal cuore.

Essere gentili non costa nulla e fa stare meglio, ce lo ricorda il World Kindness Movment (Movimento Mondiale della Gentilezza), nato con lo scopo di incitare ogni cittadino a raggiungere il benessere comune proprio attraverso la Gentilezza.

Uno studio condotto nel 2011 dall’Università di Harvard mostra che otto settimane di esercizi finalizzati ad allenare la gentilezza hanno effetti positivi sulla salute di pazienti cardiopatici, "con un abbassamento della pressione sanguigna e un maggiore livello di benessere”, spiegano gli autori: “A sopravvivere e prosperare insomma non sarà il più forte, ma il più gentile”.

La frenetica quotidianità spesso ci fa perdere di vista la necessità di essere rispettosi verso gli altri e questa giornata ci aiuta a riflettere sulle opportunità e benefici nel trattare l’altro con gentilezza e amore. Dobbiamo ricordarlo ogni giorno ma oggi, in particolare, proponiamoci una semplice “Buona Azione” gentile che possa cominciare a far cambiare i nostri atteggiamenti e lavorare per una società più garbata.

E tu, che gesto di gentilezza hai in mente di fare oggi?


Medika, la Card della Salute

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Fri, 13 Nov 2020 09:17:23 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1235/1/13-novembre-2020-giornata-della-gentilezza
12 Novembre 2020 - Giornata Mondiale della Polmonite https://www.mutualpass.it/post/1234/1/12-novembre-2020-giornata-mondiale-della-polmonite https://www.mutualpass.it/post/1234/1/12-novembre-2020-giornata-mondiale-della-polmonite]]> Ogni anno dal 2009, il 12 novembre si celebra la Giornata Mondiale della Polmonite, il più grande killer infettivo di adulti e bambini. Nel 2019 ha causato la morte di 2,5 milioni di persone, inclusi 672.000 bambini.  

Quest'anno la pandemia globale di COVID-19 sta aumentando drasticamente le morti per polmonite, potrebbero infatti aggiungersi le 1,9 milioni di vittime causate dal virus.

La polmonite è una delle principali cause di morte nei bambini sotto i cinque anni nonostante sia facilmente prevenibile e curabile. Sebbene i vaccini e altri sforzi preventivi stiano riducendo il peso della malattia, c’è ancora molto da fare, soprattutto nei paesi a più basso reddito.

Molti paesi in Africa, Asia e America Latina, alle prese con pesanti fardelli di COVID-19 e morti per polmonite infantile, hanno bisogno di strategie efficaci per combattere entrambi.

In questa giornata mondiale auspichiamo che i governi e le altre parti interessate garantiscano che il massiccio sforzo per controllare la pandemia contribuisca a ridurre tutte le altre infezioni respiratorie e le morti tra bambini e adulti a lungo termine.

Combattere la polmonite e salvare migliaia di vite è possibile, servono consapevolezza e prevenzione!


Medika, la Card della Salute

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Thu, 12 Nov 2020 10:42:43 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1234/1/12-novembre-2020-giornata-mondiale-della-polmonite
Una stella marina che si raddrizza https://www.mutualpass.it/post/1232/1/una-stella-marina-che-si-raddrizza https://www.mutualpass.it/post/1232/1/una-stella-marina-che-si-raddrizza]]> Le Stelle di Mare sono animali che appartengono al Gruppo Tassonomico degli Echinodermi di cui fanno parte anche i ricci di mare, le oloturie, i gigli di mare e le ofiure o stelle serpentine. Le più salienti per la loro simmetria, sono le stelle appartenenti alla “classe Asteroidea”. Questi straordinari animali che comprendono circa 2000 specie, popolano il mare da tempi antichissimi, e vivono sui fondali di tutti i mari, da pochi centimetri di profondità, sino agli abissi. 

Il loro corpo ha una forma appiattita con un disco centrale da cui si dipartono le braccia che generalmente sono cinque ma che in alcune specie possono essere più numerose. Sono animali molto eleganti per la loro forma e per la diversità del colore del corpo. Numerose specie ed individui, possono essere facilmente osservate e fotografate a bassa profondità.

Un aspetto particolarmente curioso ed interessante di questi esseri viventi, è la capacità di assumere la normale posizione, nel caso in cui abbiano subito un ribaltamento, che per le specie che vivono sui fondi sabbiosi ed a bassa profondità è dovuto generalmente al moto ondoso anche  poco violento, e siano rimasti sul fondale in posizione capovolta senza potersi muovere e quindi essere facile preda di altri animali.

La natura ha provveduto anche a questo e come possiamo osservare nel filmato che ritrae un esemplare di Stella Marina, appartenente alla Specie Atropecten jonstoni, Delle Chiaje, 1825; con uno straordinario movimento delle braccia, riassumono velocemente la posizione corretta e riprendono rapidamente la loro normale postura, indispensabile per la ricerca del cibo, per sfuggire ai predatori e per tutte le funzioni della loro interessante ed affascinante biologia.


Ignazio Rao

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Tue, 10 Nov 2020 10:07:31 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1232/1/una-stella-marina-che-si-raddrizza
MusikaTherapy - Le 5 canzoni più belle di Mango https://www.mutualpass.it/post/1223/1/musikatherapy-le-5-canzoni-piu-belle-di-mango https://www.mutualpass.it/post/1223/1/musikatherapy-le-5-canzoni-piu-belle-di-mango]]> Il 6 novembre 1954 nasceva a Lagonegro Giuseppe Mango. Si appassiona alla musica sin da piccolo e, già a sei anni di età, forma una band col fratello. Durante il periodo universitario inizia a scrivere le sue prime canzoni.

Abbandona gli studi e si trasferisce a Roma per dedicarsi totalmente alla carriera di cantante. Qui conosce Renato Zero e grazie al suo supporto discografico pubblica, nel 1976 il suo primo album “la mia ragazza è un gran caldo”. Nei successivi anni pubblica altri due dischi, che non riscuotono molto successo.

Un giorno, il grande Mogol, ascoltando alcuni brani di Mango gli propone di lavorare assieme, dando il via ad una proficua collaborazione che segnerà l’inizio del successo del cantante calabrese.

Nel 1985 partecipa al suo primo Festival di Sanremo tra le “Nuove Proposte” e l’anno dopo torna con ben quattro canzoni, tre come autore e una come interprete. Nel 1987 Mango scrive insieme a Lucio Dalla un altro suo grande successo, “Bella d’estate”, e sale di nuovo sul palco dell’Ariston con il brano “Dal cuore in poi”. Nel 1990 vede la luce “Sirtaki”, ad oggi l’album più venduto dell’artista.

Nei successivi anni pubblica un successo dietro l’altro, fino ad arrivare alla fatidica sera del 7 dicembre 2014, giorno della sua improvvisa morte. Mentre si esibiva a Policoro, Mango, mentre era intento a cantare la sua canzone più celebre, “Oro”, viene colpito da un infarto fulminante.

Vogliamo ricordare e celebrare uno dei cantanti che più ha influenzato la musica italiana con la classifica dei suoi 5 successi più importanti:

 

5) Nella mia città - 1990

 

 

4) Lei verrà - 1986

 

 

3) Oro - 1984

 

 

2) Mediterraneo - 1992

 

 

1) Bella d'estate - 1987

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Fri, 6 Nov 2020 09:11:35 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1223/1/musikatherapy-le-5-canzoni-piu-belle-di-mango
Il Cimitero Monumentale di Messina https://www.mutualpass.it/post/1231/1/il-cimitero-monumentale-di-messina https://www.mutualpass.it/post/1231/1/il-cimitero-monumentale-di-messina]]> A volte riaffiorano ricordi lontanissimi che fanno parte del bagaglio della nostra vita e, nei ritmi semplici e cadenzati della nostra infanzia, riempiono il nostro zaino esperienziale in maniera inconsapevole e suggestiva. Rivedo ancora i miei genitori che settimanalmente mi portano in un grande giardino pieno di viottoli, stradine, alberi dritti, fiori, marmi, statue e un’aria di velato mistero. Mentre i miei rinnovano il rito della deposizione dei fiori e dei colloqui con delle foto ingiallite di miei avi non conosciuti, mi piaceva fantasticare su quelle strane architetture.

Anche le vestigia di antichi colonnati romani affollavano i miei sogni fanciulleschi, per poi scoprire essere i resti del Famedio realizzato su progetto dell’architetto Leone Savoja. L'opera doveva servire come dimora eterna degli uomini illustri della città e fu inaugurata il 27 marzo 1872 con il trasferimento delle spoglie di Giuseppe La Farina da Torino che furono tumulate nella tomba scolpita da Gregorio Zappalà; successivamente furono collocate le tombe di Felice Bisazza e Giuseppe Natoli cui fu dedicata un monumento sepolcrale opera dello scultore Lio Gangeri.

Le vestigia romane dei miei sogni fanciulleschi altro non erano che l’elegante colonnato mai completato per la morte prematura del progettista e gravemente danneggiato dal terremoto del 1908. Il cimitero monumentale di Messina, detto anche Gran Camposanto, fu ideato nel 1854, nel periodo in cui una gravissima epidemia di colera flagellava Messina e altre parti della Sicilia e venne emanato un bando di concorso affinché si edificasse un camposanto per la città. Questi è uno dei più importanti e interessanti cimiteri monumentali d'Italia perché la sua architettura liberty e neoclassica arricchita dalla presenza di una lussureggiante vegetazione e dai curatissimi giardini che inframezzano gli spazi sepolcrali ne fanno un vero museo all’aria aperta. Tante, infatti, le presenze di artisti locali e non, sia dell'Ottocento che del Novecento, propugnatori in città delle varie correnti artistiche provenienti dal continente, in particolare dalla Francia (purismo, verismo, neobarocchismo, liberty, razionalismo).

Molte famiglie benestanti fecero a gara per accapararsi i migliori artisti del tempo per edificare e decorare le loro future dormienti dimore. Nella sezione del cimitero inglese si possono ammirare i monumenti funerari di ricchissimi esponenti della Messina dell'Ottocento, tra i più importanti Federico Grill, banchiere molto popolare e amato dal popolo messinese, James Thomas Eaton, proprietario delle filande del villaggio di gazzi, Giovanni Walser, banchiere e filantropo, esponenti delle famiglie Sanderson (titolari di una delle più importanti imprese del mondo per la lavorazione dei derivati agrumari), Ruegg, Aveline, Oates, Fischer e Falkenbur.

Gli artisti più gettonati sono gli scultori messinesi Lio Gangeri, Giovanni Scarfì e Gregorio Zappalà ma sono anche da ricordare monumenti di Salvatore Buemi, Mario Rutelli (artista palermitano e bisnonno di Francesco Rutelli), Adolfo Romano, Mimì Maria Lazzaro (definito da Filippo Tommaso Marinetti il più grande scultore di Sicilia), Carmelo Cappello, Vito Pardo, Mario Lucerna; importanti anche le opere di architetti come Giovan Battista Filippo Basile e Giuseppe Samonà.

È veramente un patrimonio notevole che rischia di essere perduto anche perché nel corso degli anni si sono verificati numerosi casi di vandalismo ai danni delle tombe e di alcune strutture del gran Camposanto. Quindi invitiamo ad approfittare delle poche iniziative che permettono al visitatore di fare una esperienza culturale e una immersione nell’architettura del neoclassicismo messinese.


Marcello Aricò

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Tue, 3 Nov 2020 09:41:05 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1231/1/il-cimitero-monumentale-di-messina
29 Ottobre 2020 - Giornata della Psoriasi https://www.mutualpass.it/post/1220/1/29-ottobre-2020-giornata-della-psoriasi https://www.mutualpass.it/post/1220/1/29-ottobre-2020-giornata-della-psoriasi]]> Il 29 Ottobre di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Psoriasi, dedicata alle persone che vivono con la psoriasi o l’artrite psoriasica.

La psoriasi è una dermatite cronica, ossia persistente e duratura, che nella maggior parte dei pazienti si manifesta con la comparsa di lesioni caratterizzate da pelle ispessita con aspetto squamoso bianco-argenteo, spesso associate a prurito. Circa il 15% delle persone affette da psoriasi soffre di un’infiammazione alle articolazioni che provoca i sintomi dell’artrite.

La causa della condizione è legata a un malfunzionamento del sistema immunitario, che per errore attacca i tessuti sani dell’organismo, scambiandoli per un aggressore esterno e innescando così un eccessivo turn-over cellulare.

La psoriasi può essere difficile da diagnosticare, perché i sintomi più frequenti sono comuni a numerose altre malattie della pelle.

Questa patologia colpisce oltre 125 milioni di persone in tutto il mondo - non solo fisicamente, ma anche socialmente, emotivamente e finanziariamente. La Giornata mondiale della psoriasi mira a migliorare il profilo di questa malattia debilitante e ad aumentare la consapevolezza degli effetti che ha sulla vita delle persone. Per molti è ancora una malattia relativamente sconosciuta e molte persone che ci convivono possono avere difficoltà a far sì che il mondo ascolti i loro bisogni. 

Mai come in questo momento, di precarietà sanitaria, bisogna alzare la voce verso le autorità di competenza che non riescono più a garantire un’assistenza omogenea sul territorio nazionale e che vedono ridursi le prestazioni sanitarie. Perché risiedere in una determinata Regione può significare essere più sfortunati rispetto a una Regione più fortunata, togliendo di fatto al malato il diritto alla salute come prevede la nostra Costituzione.


Medika - la Card della Salute

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Thu, 29 Oct 2020 09:50:12 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1220/1/29-ottobre-2020-giornata-della-psoriasi
Disponibile il Test Sierologico Covid 19 https://www.mutualpass.it/post/1230/1/disponibile-il-test-sierologico-covid-19 https://www.mutualpass.it/post/1230/1/disponibile-il-test-sierologico-covid-19]]> Presso i nostri laboratori è disponibile il test sierologico COVID - 19 IGG/IGM, colonna portante della "exit strategy", un contributo scientifico per tornare con fiducia alla nostra vita; uno strumento per meglio definire lo stato di diffusione epidemica del virus e quale la risposta immunitaria allo stesso.

Il test è un esame di laboratorio che non va a diagnosticare la presenza del virus, ma gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario del nostro organismo in risposta e difesa al coronavirus.

Oggi diventa importante conoscere se si è venuti a contatto con il Covid-19, anche senza sintomi o con sintomi talmente lievi da non aver avuto una diagnosi. Tali test forniscono una diagnosi indiretta rivelando la presenza degli anticorpi, segnali di eventuale infezione avvenuta in passato o meno. Diversa è l'informazione del tampone rino-faringeo che fornisce una diagnosi diretta, in quanto individua i frammenti genetici del virus nei campioni prelevati attraverso tecniche di amplificazione del materiale genetico virale ( RT-PCR).

I test sierologici ad oggi disponibili sono di due tipi:
Test qualitativo in immunocromatografia (cards) che permette di rilevare la presenza o assenza degli anticorpi IgG e IgM contro SARS-CoV-2. L'esame si esegue da prelievo capillare o da prelievo venoso.
Test quantitativo con metodica ELISA o ChLIA che permette di rilevare l'esatta concentrazione degli anticorpi IgG e/o IgM. L'esame si esegue da prelievo venoso.

Lo sviluppo di una risposta anticorpale per l'infezione da SARS-CoV-2 si ritiene avvenga dopo 7 - 11 giorni dall'esposizione al virus. Qualora attraverso il test si trovassero solo anticorpi di tipo IgM, è probabile che il paziente sia venuto a contatto con il covid-19 in un periodo superiore alla settimana. Se invece venissero individuati sia anticorpi IgM che IgG, è invece probabile che il tempo di contatto risalga a 15- 25 giorni prima. Qualora si trovassero solo anticorpi IgG, è possibile che il paziente si sia di fatto immunizzato.


Presso i nostri laboratori si eseguono i test immunologici SARS-CoV-2 (COVID 19) con l’utilizzo della metodica ChLIA, che si basa su una reazione chimica che nel momento in cui gli anticorpi,o immunoglobuline, si legano all'antigene, ossia a una sostanza che il sistema immunitario considera estranea, emettono della luce che viene rilevata da un sensore.

L’esame verrà eseguito con l’esclusivo utilizzo di strumentazioni altamente tecnologiche (ABBOTT ARCHITECT 8200 E MAGLUMI 800).

 

I punti di accesso presso cui è possibile eseguire il test sono:

Laboratori 2010 Group:

Omega – Viale della Marina Russa, 43 // Messina - 090 673863

Studio 3 Mondello – Via Maddalena, 24 // Messina - 090 2927843

Centro Analisi Cannizzaro – Via Natoli, 20 // Messina - 090 2932427

Centro Diagnostico San Vincenzo – Via Concezione, 12 // Messina - 090 47147

Laboratorio Di Stefano – Via Risorgimento, 93 // Messina - 090 718380

L.A.B. – Via Consolare Pompea, 1741 Ganzirri // Messina - 090 357205

S.S.Annunziata - Piazza Matteotti, 11 // Messina - 090 393107

 

Laboratori La Diagnostica:

Studio Diagnostico Sindoni – V.le S.Martino is.12 // Messina - 090 2937108

Zetanalisi – Via 37/A Fondo Fucile // Messina - 090 687522

S. Caterina – Via Ghibellina is.282 n.5 // Messina - 090 710224

Haematologica – Via Vittorio Veneto – Piazza XXV Aprile pal. Pegaso // Milazzo - 090 9286117

Sanitas2 – Via Cristoforo Colombo, 25 // Milazzo - 090 9283267

Alfano - Via Kennedy, 131 // Barcellona Pozzo di Gotto - 090 9702191

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Tue, 27 Oct 2020 10:43:45 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1230/1/disponibile-il-test-sierologico-covid-19
Romola - George Eliot https://www.mutualpass.it/post/1228/1/romola-george-eliot https://www.mutualpass.it/post/1228/1/romola-george-eliot]]> La letteratura è piena di grandi classici che spesso finiscono per essere dimenticati e che di tanto in tanto le case editrici ripubblicano per ricordare ai lettori l’importanza di queste opere. Tra questi classici c’è senza dubbio Romola della scrittrice inglese George Eliot (nome d’arte di Mary Ann Evans), ristampato recentemente dalla casa editrice Edizioni Clichy nella collana Père Lachaise con la traduzione di Giovanni Maria Rossi.

Il romanzo fu pubblicato nel 1862, dopo una serie di soggiorni in Italia che portò l’autrice a Firenze per consultare i documenti storiografici necessari per la stesura di un romanzo storico che facesse rivivere l’atmosfera del Rinascimento italiano e in cui si conciliassero la struttura e l’intreccio dei romanzi di Walter Scott con la cura e la bellezza della lingua che tanto aveva ammirato nei I promessi sposi di Alessandro Manzoni. A Firenze tra l’altro al palazzo n. 13 di via dei Tornabuoni, dove nell’Ottocento c’era un albergo ritrovo di artisti, c’è ancora la targa commemorativa che ricorda il passaggio della scrittrice nel capoluogo toscano. Qui nel 1860 e nel 1861 George Eliot risciacquò come Manzoni i propri panni nell’Arno e dalla consultazione dei testi storici in italiano, lingua che la scrittrice ben conosceva, scaturì Romola.

Il romanzo narra le vicende di Romola de’ Bardi, una giovane nobildonna che si trova ad affrontare gli anni turbolenti successivi alla notizia della morte di Lorenzo il Magnifico che porteranno all’affermazione del frate domenicano Girolamo Savonarola.

La bellezza dell’opera risiede nel fatto che la protagonista è un personaggio dinamico in continuo divenire che risente delle vicende famigliari e dei fatti storici e che, partendo da un ruolo secondario, piano piano si conquista un ruolo sempre più preminente fino a diventare la protagonista indiscussa della narrazione.

Figlia di Bardo, un umanista cultore di latino e greco diventato cieco dal troppo studio che spera grazie all’aiuto della figlia di scrivere un’opera che lasci il segno nella critica letteraria, Romola è una giovane in età da marito dai folti capelli fra il biondo e il rossiccio e gli occhi nocciola, dal cuore gentile e una cultura fuori dal comune, che crede nel valore dei classici greci e latini, unici detentori della verità, e non capisce come il fratello abbia potuto abbandonare il padre per farsi frate domenicano seguace di Savonarola. Ben presto viene conquistata dall’avventuriero greco Tito Melema, un giovane bellissimo di notevole cultura sopravvissuto al naufragio della nave in cui c’era anche il padre adottivo Baldassarre, che sposerà con la benedizione di Bardo anche lui conquistato dalla bontà e dalla cultura del giovane. Non molto tempo dopo Romola si accorge che Tito non è quello che sembra, ma un arrivista e doppiogiochista che sfrutta gli altri per raggiungere i più alti vertici letterari e politici. Lo si trova sempre a Palazzo Vecchio a tramare con i potenti e a conversare di arte e politica alla bottega del barbiere Nello dove si trovano anche altri intellettuali come il giovane promettente letterato Niccolò Macchiavelli e il pittore Piero di Cosimo, l’unico che in un ritratto ha afferrato la vera natura del forestiero.

Alla morte di Bardo Tito Melema vende la biblioteca che Romola, invece, intendeva valorizzare rispettando la volontà testamentaria del padre. Il comportamento egoistico di Tito sancirà la fine dell’amore e Romola tenterà anche di scappare da Firenze per rifarsi una vita ma, persuasa dal predicatore Girolamo Savonarola, verrà convinta a rientrare in città per non porre fine alla sacralità del matrimonio. Romola si farà Piagnona e troverà la salvezza nella fede e nelle parole del predicatore ferrarese, dedicando le proprie giornate alla cura dei più bisognosi e in particolare degli appestati. Al falò della vanità la protagonista non proverà orrore nel vedere arsi al rogo i dipinti più lascivi di Botticelli e degli altri artisti dell’epoca come anche delle copie in commercio delle opere di Boccaccio e Petrarca, ma la bontà e calma aristocratiche che la contraddistinguono e la stima degli autori di cui si era nutrita in gioventù le impediscono di partecipare con fervore.

Quando però la politica moralistica e purificatrice del frate domenicano colpiscono gli affetti di Romola, nella fattispecie il padrino filomediceo Bernardo del Nero, la protagonista ha una disputa accesa col frate domenicano e come una novella Antigone fa valere la ragione degli affetti contro le leggi umane ingiuste e faziose.

Che cosa ne sarà di Romola? Riuscirà a convivere con un marito che non ama più, di cui non si fida e che sembra nascondere un terribile segreto? In lotta tra obbedienza e resistenza cosa avrà la meglio su di lei? Inoltre riuscirà a farsi rispettare come donna in un mondo dominato dagli uomini?

Con Romola George Eliot è riuscita a creare una figura letteraria femminile tra le più grandi di sempre, un personaggio pieno di tensione psicologica che rivendica con ardore le proprie idee e il proprio ruolo nella società all’altezza delle ben più note eroine di Jane Austen e Charlotte Brontë. Probabilmente la scrittrice nel ritrarre Romola si è ispirata alla figura di Simonetta Vespucci (la Venere di Botticelli), ma a me ricorda molto per le fattezze la duchessa Giulia Varano di Camerino (la Venere di Urbino di Tiziano), moglie di Guidobaldo della Rovere duca di Urbino, mentre per lo spirito la duchessa Caterina Cybo, la madre di Giulia, che in vita si fece apprezzare per la propria intelligenza, cultura, apertura verso le correnti riformistiche e capacità di statista in un mondo dove le donne di valore e di cultura non erano poche ma che per farsi valere dovevano affrontare notevoli insidie e faticare più degli uomini. Il destino dei Varano di Camerino è emblematico. Nonostante il matrimonio tra l’erede Giulia e Guidobaldo della Rovere i Varano alla fine dovettero cedere nel 1539 i propri possedimenti allo Stato della Chiesa per cancellare la scomunica che gravava sui loro confronti. Certo si potrebbe obiettare che perdere un ducato importante quale quello di Camerino a favore del Papa non è paragonabile alla vendita di una biblioteca seppur di notevoli dimensioni quale quella dei de’ Bardi ma, dal momento che per la protagonista quel luogo era stato tutta la sua vita, si potrebbe per analogia paragonarne la sofferenza nel veder smembrata la propria biblioteca tra il Ducato di Milano di Ludovico il Moro e il regno di Francia di Carlo VIII.

George Eliot inoltre riesce a rendere la vitalità della vita quotidiana fiorentina con i suoi mercati, piazze, botteghe e feste religiose e civili come il Carnevale, che subiscono dei cambiamenti radicali dal passaggio da una forma di governo all’altra. In tal modo il Carnevale del periodo di Lorenzo il Magnifico non è lo stesso di quello allestito durante il governo di Savonarola così come anche le discussioni di bottega e le merci reperibili al mercato risentono dei cambiamenti politici e culturali.

Infine George Eliot con la lotta di Romola tra obbedienza e resistenza e tra la legge morale degli affetti e la legge civile riesce a rendere il dibattito politico vigente all’epoca che porterà ai risultati più disparati: dal rapporto tra forma di Stato e morale civica di un popolo di Niccolò Macchiavelli, alla legittimazione dell’obbedienza al sovrano assoluto di Jean Bodin e, all’estremo opposto, la legittimazione della resistenza al potere ingiusto affermata dai calvinisti in scritti come la Vindiciae contra tyrannos.

In conclusione Romola di George Eliot vi conquisterà perché è uno di quei romanzi perfetti che unisce la bellezza della lingua alla trama avvincente e al rigore storico. Alla fine della lettura sentirete la mancanza di Romola – in particolar modo della sua saggezza – e vorreste che, come un’amica su cui si può sempre contare, sia sempre lì a darvi un consiglio di cui poterne fare tesoro.         


Roberto Cavallaro / Un Libro per stare bene    

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Mon, 26 Oct 2020 09:41:52 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1228/1/romola-george-eliot
Accadde oggi... 25 Ottobre - Le 5 Opere più belle di Picasso https://www.mutualpass.it/post/1088/1/accadde-oggi-25-ottobre-le-5-opere-piu-belle-di-picasso https://www.mutualpass.it/post/1088/1/accadde-oggi-25-ottobre-le-5-opere-piu-belle-di-picasso]]> Oggi, 25 Ottobre, ricorre l’anniversario della nascita di Pablo Ruiz Picasso nel 1881 a Malaga. Si racconta che la prima parola pronunciata dal piccolo Pablo non sia stata la tradizionale "mamma", ma "Piz!", da "lapiz", che significa matita. Prima ancora di incominciare a parlare Pablo disegna. Gli riesce talmente bene che, qualche anno dopo, il padre lo lascia collaborare ad alcuni suoi quadri. Il risultato sorprende tutti: il giovane Picasso rivela subito una precoce inclinazione per il disegno e la pittura

Dopo aver frequentato dei corsi alla Scuola di Belle Arti di La Coruna, Pablo prosegue i suoi studi artistici presso l’Accademia di Barcellona. Ha perfino uno studio, in calle de la Plata, che divide con il suo amico Manuel Pallarès. 

Negli anni successivi Pablo vince il concorso dell'Accademia Reale di Madrid. Lavora moltissimo, mangia poco, vive in un tugurio mal riscaldato e, alla fine, si ammala. Per un periodo frequenta la taverna artistica letteraria "Ai quattro gatti" ("Els Quatre Gats"), così chiamata in onore de "Le Chat Noir" di Parigi. Qui si ritrovano artisti, politicanti, poeti e vagabondi di ogni tipo e razza.

Nel 1897 porta a termine una serie di capolavori, fra cui la famosa tela "Scienza e carità", ancora assai legata alla tradizione pittorica dell'Ottocento. Fedele alle sue radici e ai suoi affetti, è proprio nella sala delle rappresentazioni teatrali di "Els Quatre Gats" che Picasso allestisce la sua prima mostra personale, inaugurata il primo febbraio 1900.

Malgrado l'intento di fondo dell'artista sia quella di scandalizzare il pubblico, la mostra sostanzialmente piace. Pablo comincia a diventare un "personaggio", odiato e amato. Il ruolo dell'artista maledetto per un po' lo soddisfa. Ma alla fine dell'estate 1900, soffocato dall' "ambiente" che lo circonda, prende un treno per Parigi.

Si stabilisce a Montmartre dove incontra molti dei suoi compatrioti tra i quali Pedro Manyac, mercante di quadri che gli offre 150 franchi al mese in cambio della sua produzione: la somma è discreta e permette a Picasso di vivere qualche mese a Parigi senza troppe preoccupazioni. Il clima parigino, e più specificamente quello di Montmartre, ha una profonda influenza. In particolare Picasso rimane colpito da Toulouse-Lautrec, a cui si ispira per alcune opere di quel periodo. 

A venticinque anni Picasso é riconosciuto ed ammirato non solo come pittore, ma anche come scultore ed incisore. Durante gli anni parigini viene alla luce l'opera "Les Demoiselles d'Avignon", che inaugura uno dei più importanti movimenti artistici del secolo: il cubismo.

Nel 1936 in Spagna scoppia la guerra civile: i repubblicani contro i fascisti del generale Franco. Per il suo amore per la libertà Picasso simpatizza per i repubblicani. Molti amici dell'artista partono per unirsi alle Brigate Internazionali.

Il 1937 é l'anno dell'Esposizione Universale di Parigi. Per i repubblicani del Frente Popular é importante che il legittimo governo spagnolo vi sia ben rappresentato. Per l'occasione Picasso crea un'opera enorme: "Guernica", dal nome della città basca appena bombardata dai tedeschi. Attacco che aveva provocato moltissimi morti, tra la gente intenta a compiere spese al mercato. La "Guernica" diventerà l'opera simbolo della lotta al fascismo.

Negli anni '50 Pablo Picasso é ormai un'autorità in tutto il mondo. Ha settant'anni ed é finalmente sereno, negli affetti e nella vita lavorativa. Si succedono mostre e personali, opere su opere, quadri su quadri. Fino al giorno 8 aprile 1973 quando Pablo Picasso, all'età di 92 anni, improvvisamente, si spegne. 


Vi proponiamo 5 delle opere più belle di Picasso scelte da noi:

5 - Famiglia di Saltimbanchi (1905) - National Gallery of Art di Washington

 

4 - Guernica (1937) -  Museo nacional centro de arte reina Sofia di Madrid

 

3 - I Tre Musicisti (1921) -  Museum of Modern Art di New York

 

2 - Ragazzo con la pipa (1905) -  Collezione privata

 

1 - Les Demoiselles d'Avignon (1907) -  The Museum of Modern Art di New York

 
 

 

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Sun, 25 Oct 2020 16:17:08 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1088/1/accadde-oggi-25-ottobre-le-5-opere-piu-belle-di-picasso
Ottobre - Il mese della prevenzione del Cancro al Seno https://www.mutualpass.it/post/1226/1/ottobre-il-mese-della-prevenzione-del-cancro-al-seno https://www.mutualpass.it/post/1226/1/ottobre-il-mese-della-prevenzione-del-cancro-al-seno]]> Il tumore al seno è la neoplasia con maggiore incidenza in assoluto nella popolazione femminile, rappresenta circa il 29% del totale. Nel 2019 i nuovi casi stimati in italia sono stati 53.200. La sopravvivenza a 5 anni delle donne con tumore alla mammella è pari all’87%.

Il rischio di ciascuna donna di ammalarsi varia con l'età. Secondo i dati dell'Associazione Italiana Registri Tumori, è del 2,4% fino a 49 anni (1 donna su 42), del 5,5% tra 50 e 69 anni (1 donna su 18) e del 4,7% tra 70 e 84 (1 donna su 21).

Con un’adeguata diagnosi precoce, le possibilità di vincere questo tipo di tumore sono altissime. Per questo è importante l’autopalpazione sin da età giovanile e l’esecuzione di screening periodici accurati.

Il mese di ottobre è il mese della prevenzione di questa neoplasia e grazie alla Campagna Nastro Rosa, per tutto il mese, sarà possibile sottoporsi a visite senologiche gratuite presso le associazioni provinciali LILT e i circa 400 ambulatori attivi sul territorio nazionale.

Per farlo è necessario prenotarsi al numero verde SOS LILT 800 998877, dove si possono anche ottenere informazioni e indicazioni riguardo le proprie necessità.


Medika, la Card della Salute

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Tue, 20 Oct 2020 10:21:13 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1226/1/ottobre-il-mese-della-prevenzione-del-cancro-al-seno
Il rompicapo da 150 QI! Ecco la soluzione dettagliata https://www.mutualpass.it/post/1225/1/il-rompicapo-da-150-qi-ecco-la-soluzione-dettagliata https://www.mutualpass.it/post/1225/1/il-rompicapo-da-150-qi-ecco-la-soluzione-dettagliata]]> Tenere la mente allenata è fondamentale per la salute e il benessere dell’uomo. Secondo studi scientifici, un cervello “in forma” permette di tenere alla larga molte malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e la demenza senile. Tra i tanti modi in cui è possibile farlo, sicuramente un posto d’eccezione meritano i giochi, gli indovinelli e i rompicapo di qualunque genere.

No, la soluzione corretta non è 13! Il quiz giapponese ci chiede di risolvere quella che sembra una semplice somma ma non lo è. Chi riesce a risolverlo dovrebbe avere un Quoziente d'Intelligenza superiore a 150!

La logica è la seguente: la seconda parte dei risultati (una o due cifre) è data dalla somma dei due numeri, la prima dalla loro sottrazione. Ecco allora che 6+4 sarà uguale a 10, 6-4 a 2. Di qui 210. E così via sino a 7+6: 13 è la somma, 1 la differenza. Il risultato è 113.

 

 

 

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Mon, 19 Oct 2020 08:54:03 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1225/1/il-rompicapo-da-150-qi-ecco-la-soluzione-dettagliata
16 Ottobre 2020 - Giornata Mondiale dell’Alimentazione https://www.mutualpass.it/post/1224/1/16-ottobre-2020-giornata-mondiale-dell-alimentazione https://www.mutualpass.it/post/1224/1/16-ottobre-2020-giornata-mondiale-dell-alimentazione]]> Il 16 ottobre di ogni anno, dal 1981, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) celebra la Giornata mondiale dell’alimentazione (World Food Day) per commemorare l’anniversario della sua fondazione, avvenuta il 16 ottobre 1945. Il tema di quest’anno è “Coltivare, nutrire, preservare. Insieme. Le nostre azioni sono il nostro futuro”.

La crisi sanitaria globale causata dalla pandemia di Covid-19 ci ha permesso di riflettere sulle cose che ci stanno davvero a cuore e sulle nostre esigenze essenziali. Questo periodo colmo di incertezze e paure ha fatto riscoprire l'apprezzamento per le cose che spesso diamo per scontato e che molti non possono permettersi, come ad esempio il cibo.

Il cibo rappresenta l'essenza della vita e il fondamento delle nostre culture e comunità. Garantire l'accesso ad alimenti sani e nutrienti è una parte essenziale della risposta al COVID-19, in particolare per le persone più povere e vulnerabili del mondo, che sono le più colpite dalla pandemia e dalle conseguenti crisi economiche.

Negli ultimi anni il mondo ha fatto notevoli progressi nel migliorare la produttività agricola. Anche se oggi produciamo cibo più che sufficiente per nutrire tutti, i nostri sistemi alimentari sono squilibrati. La fame, l'obesità, il degrado ambientale, la perdita di diversità agrobiologica, le perdite e gli sprechi alimentari e la mancanza di sicurezza per gli operatori della filiera alimentare sono solo alcuni dei problemi alla base di questo squilibrio.

La Giornata Mondiale dell'Alimentazione fa appello alla solidarietà globale per aiutare i più vulnerabili a risollevarsi dalla crisi e a rendere i sistemi alimentari più resilienti e solidi affinché possano resistere alla crescente volatilità e agli shock climatici, garantire alimenti sani, economici e sostenibili a tutti, nonché offrire mezzi di sussistenza dignitosi agli operatori dei sistemi alimentari.


Medika, la Card della Salute

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Fri, 16 Oct 2020 10:53:55 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1224/1/16-ottobre-2020-giornata-mondiale-dell-alimentazione
La Cassiopea Mediterranea https://www.mutualpass.it/post/1222/1/la-cassiopea-mediterranea- https://www.mutualpass.it/post/1222/1/la-cassiopea-mediterranea-]]> Accade spesso che in natura il cambio delle stagioni sia scandito dalla presenza ed alternanza di alcune specie animali terrestri ed acquatici, come nel caso della bellissima e sgargiante medusa appartenente alla specie Cotylorhiza tuberculata, Macri, 1778, conosciuta nella lingua italiana come “Cassiopea Mediterranea”.

Questo peculiare celenterato, puntualmente alla fine del mese di Agosto e nella prima metà di Settembre, sovente è possibile osservarlo in discreto numero, nelle acque dello Stretto di Messina e con la sua presenza, annuncia la fine della stagione estiva. Questa medusa appartiene al “Phylum degli Cnidaria - Classe Sciphozoa” e le sue dimensioni possono raggiungere il diametro e l’altezza di circa 35 cm.

Il colore dell'ombrello, particolarmente schiacciato, è giallo oro o marrone ed i tentacoli, utilizzati per la cattura delle prede, sono corti, dorati e con le estremità munite di piccoli tubercoli di colore bianco o blu – violetto. Sotto l’ombrello, probabilmente a protezione o in simbiosi, generalmente trovano rifugio schiere di avannotti di pesci della famiglia dei Carangidae, come: Sugherelli (Trachurus trachurus, Linneo, 1758), Ricciole (Seriola dumerilii, Risso, 1810) e diverse altre Specie. La Cassiopea Mediterranea non è urticante, ma per la scarsa conoscenza delle specifiche caratteristiche dei sui tentacoli, è sempre bene e prudente evitarne il contatto. Le medie dimensioni, i colori sgargianti e la bella ed evidente mostra che l’animale offre di sé, non lo fanno passare inosservato e queste sue bellezze, purtroppo diventano anche la sua condanna.

Questo ne fa una specie che attira molto l’attenzione degli ultimi bagnanti della stagione e talora quindi, anche solo per curiosità, viene “catturata” e poi quasi sempre lasciata inutilmente morire sulla spiaggia. È invece opportuno avere molto più rispetto di questi stupendi esseri viventi e di tutta la natura che ci circonda ed accontentarci di documentare tutte le sue superbe bellezze, le incredibili ricchezze e la spiccata biodiversità, con qualche utile scatto fotografico.

 


Ignazio Rao

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Tue, 13 Oct 2020 12:07:25 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1222/1/la-cassiopea-mediterranea-
8 Ottobre 2020 - Giornata Mondiale della Vista https://www.mutualpass.it/post/1221/1/8-ottobre-2020-giornata-mondiale-della-vista https://www.mutualpass.it/post/1221/1/8-ottobre-2020-giornata-mondiale-della-vista]]> Il secondo giovedì di ottobre di ogni anno si festeggia la Giornata Mondiale della Vista, che quest’anno è l’8 ottobre, con lo scopo è quello di sensibilizzare e focalizzare l’attenzione sulla cecità e sui problemi della vista.

Il World Sight Day è l’evento più importante nel calendario della prevenzione alla salute degli occhi, un momento privilegiato per focalizzare l’attenzione su chi ci circonda: la famiglia di un paziente, coloro che raramente ricevono un esame oculistico, i diabetici.

Il tema internazionale del 2020 è: Speranza in vista. Quest'anno l'attenzione è rivolta a garantire a tutti, ovunque, un adeguato accesso a prevenzione e cure per la salvaguardia della salute degli occhi.

Secondo l’OMS, nel mondo, 1,2 miliardi di persone non hanno accesso agli occhiali e 253 milioni di persone hanno una seria disabilità visiva. Più di 3 su 4, cioè il 75% dei disabili visivi del mondo sono evitabili. Le malattie oculari possono colpire ad ogni età, ma la loro incidenza aumenta considerevolmente dopo i 50 anni e con la diffusione sempre maggiore del diabete che comporta gravi complicanze oculari. 

La prevenzione dei disturbi oculari passa attraverso abitudini corrette, come quella di andare periodicamente dall’oculista. Soprattutto da bambini la visione prolungata da vicino potrebbe favorire la progressione della miopia.

La prima cosa che puoi fare è pianificare una visita oculistica per te e sensibilizzare chi ti sta intorno, specialmente coloro che sono vulnerabili: giovani, bambini in età scolare, anziani e chi soffre di particolari patologie.


Medika, la Card della Salute

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Thu, 8 Oct 2020 08:10:06 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1221/1/8-ottobre-2020-giornata-mondiale-della-vista
Come una storia d’amore - Nadia Terranova https://www.mutualpass.it/post/1219/1/come-una-storia-d-amore-nadia-terranova https://www.mutualpass.it/post/1219/1/come-una-storia-d-amore-nadia-terranova]]> Se si vuole comprendere Roma il miglior modo di farlo è raccontarla agli altri come una storia d’amore. È quello che fa Nadia Terranova in Come una storia d’amore, una raccolta di nove racconti edita da Giulio Perrone Editore in cui il lettore viene indotto a perdersi nei quartieri e nelle borgate della capitale per abbattere i pregiudizi razziali e di genere, o ancora la concezione della famiglia come gruppo sociale monolitico e precostituito, e conoscere le storie di personaggi dalla vita spezzata – prigionieri del passato o spaventati da un presente complicato e incerto –  o dalla voglia di mettersi in gioco e scommettere sul futuro.

In tutti i racconti i protagonisti avvertono la necessità di una lingua privata e famigliare che gli permetta di stare nel mondo e di essere felici. Come nella realtà alcuni ci riescono mentre altri rimangono attanagliati nella solitudine.

Il libro si apre con Via della Devozione, un racconto che lascia il segno in cui la storia di Teresa – una donna anziana colpita da un ictus a cui si deve il nome popolare della via, perché quando era una giovane sposina incinta prendeva il fresco ai piedi della statua della Madonna –  si intreccia con le storie della trans Andrea (figura ispirata a Andrea Olivero, una trans realmente esistita vittima di omofobia nel 2013) e della londinese Saba, una giovane musicista trentenne che soffre di depressione e che a causa del colore della pelle viene presa per un’africana. Le tematiche del razzismo e della multiculturalità vengono riprese in altri racconti come Corvi al Pigneto, Il primo giorno di scuola e La lavanderia sbagliata. Quest’ultima è una storia di integrazione e amicizia tra un’italiana e una bengalese di nome Nilima che gestisce la lavanderia insieme a un marito autoritario, che ha assunto le peggiori abitudini della capitale, e che spera un giorno di raggiungere la sorella in Canada.

Altri racconti trattano invece di vite congelate in attesa di una nuova primavera, come ad esempio Freezing, in cui la protagonista Veronica è una parrucchiera che per un’estate intera ha dovuto affrontare un blocco emotivo senza precedenti la cui causa scopriremo leggendo il racconto.

Uno dei miei racconti preferiti della raccolta è Il primo giorno di scuola in cui la protagonista decide di frequentare un corso di ebraico alla scuola del Ghetto di Roma non per leggere la Bibbia in originale, ma per potersi relazionare con gli abitanti del quartiere e comprendere la loro vita quotidiana. Lo studio porterà la protagonista a interrogarsi sul significato profondo di alcuni termini ebraici e a guardare il Ghetto con occhi diversi, realizzando così quell’incontro con l’altro che è quanto di più bello ci sia nell’essere umano.

Questo racconto mi ha fatto ricordare le pause pranzo trascorse al Ghetto con gli amici della Scuola Librai a mangiare panini e gelati kosher nell’attesa di riprendere le lezioni a palazzo Mattei, in via Caetani. Quel quartiere è a mio parere uno dei più belli al mondo con quella integrazione perfetta tra l’arte ebraica del Tempio Maggiore (la sinagoga) e le rovine romane del portico di Ottavia ed è sempre molto bello sapere che anche altre persone sono affezionate ai nostri stessi luoghi, come il panificio e la gelateria del Ghetto.

In conclusione i racconti di Come una storia d’amore di Nadia Terranova si leggono tutto d’un fiato e ci fanno riflettere su tematiche di attualità che non possono lasciarci indifferenti. Anche a distanza di tempo si ha la voglia di riprendere la lettura dei racconti senza incorrere nel rischio di annoiarsi.

Lo Stretto è stato attraversato con successo.  


Roberto Cavallaro

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Tue, 6 Oct 2020 09:57:07 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1219/1/come-una-storia-d-amore-nadia-terranova
5 Ottobre 1962 - Il primo singolo dei Beatles https://www.mutualpass.it/post/1212/1/5-ottobre-1962-il-primo-singolo-dei-beatles https://www.mutualpass.it/post/1212/1/5-ottobre-1962-il-primo-singolo-dei-beatles]]> Il 4 settembre 1962 i Beatles, convocati dal produttore George Martin presso gli Abbey Road Studios di Londra, cominciarono a provare due dei loro brani. Martin aveva deciso di scritturare i 4 ragazzi di Liverpool, non tanto per le loro canzoni quanto per la personalità che riuscivano ad esprimere.

La data del 5 ottobre 1962 rappresenta una pietra miliare nella storia della musica, in quel giorno, infatti, ad un mese dal loro ingresso negli studi di registrazione londinesi, veniva pubblicato nel Regno Unito il primo singolo dei Beatles.

Sul lato A del 45 giri era presente il brano Love Me Do, mentre sul lato B c’era P.S. I Love You. Il singolo raggiunse la 17esima posizione delle classifiche inglesi e la prima in quelle americane e canadesi.

Il brano Love Me Do prende ispirazione dall’artista americano di rhythm and blues Bruce Channel che, nella canzone Hey! Baby, utilizza l’armonica a bocca in modo del tutto simile a John Lennon. Curiosamente la canzone venne registrata in diverse sessioni con tre diversi batteristi: La prima con Pete Best, la seconda con Ringo Starr e la terza con Andy White.

La prima versione del 45 giri è quella contenente la registrazione di Ringo Starr alla batteria.


Medika, la Card della Salute

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Mon, 5 Oct 2020 08:42:02 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1212/1/5-ottobre-1962-il-primo-singolo-dei-beatles
2 Ottobre 2020 - Festa dei Nonni https://www.mutualpass.it/post/1218/1/2-ottobre-2020-festa-dei-nonni https://www.mutualpass.it/post/1218/1/2-ottobre-2020-festa-dei-nonni]]> Ogni anno in Italia, il 2 ottobre, si celebra la Festa dei Nonni, una giornata speciale per onorare e ringraziare i nonni. Questa speciale ricorrenza è stata istituita dal parlamento italiano nel 2005 per rinforzare il legame tra generazioni e permettere di costruire una rete con diverse generazioni che permette di impedire la solitudine in età più avanzata.

In Italia si celebra proprio il 2 ottobre perchè in questo giorno la Chiesa Cattolica celebra gli "angeli custodi", e i nonni sono considerati gli angeli custodi dell'infanzia.

Esiste un fiore ufficiale legato a questa ricorrenza, con un significato speciale che lo rende un regalo perfetto, è il nontiscordardimé o myosotis, un piccolo fiore dal delicato colore azzurro. il non ti scordar di me simboleggia gli affetti duraturi e incrollabili, il ricordo e la memoria dell’amore che si tramanda nel tempo.

La festa dei nonni è stata creata negli Stati Uniti nel 1978 durante la presidenza di Jimmy Carter su proposta di Marian McQuade, una casalinga della Virginia Occidentale, madre di quindici figli e nonna di quaranta nipoti. La McQuade incominciò a promuovere l'idea di una giornata nazionale dedicata ai nonni nel 1970, lavorando con gli anziani già dal 1956. Riteneva, infatti, come obiettivo fondamentale per l'educazione delle giovani generazioni, la relazione con i loro nonni.

In Francia e Polonia ci sono due feste separate, una per le nonne e una per i nonni; A Hong Kong esiste anche la canzone ufficiale per la festa dei nonni: è una ballad e si intitola The Good Times; nelle Filippine coincide con la festa della famiglia.


Medika - La Card della Salute

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Fri, 2 Oct 2020 10:49:00 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1218/1/2-ottobre-2020-festa-dei-nonni
Giornata Mondiale del Cuore // 29 Settembre 2020 https://www.mutualpass.it/post/1217/1/giornata-mondiale-del-cuore-29-settembre-2020- https://www.mutualpass.it/post/1217/1/giornata-mondiale-del-cuore-29-settembre-2020-]]> Il 29 Settembre di ogni anno di celebra la Giornata Mondiale del Cuore (World Heart Day). Lo scopo è di informare e sensibilizzare sulla prevenzione delle malattie cardio-cerebro vascolari, che rappresentano la principale causa di morte del mondo.

Il tema del 2020 è “Usa il cuore ... per la società, i tuoi cari e te

Viviamo tempi senza precedenti a causa della pandemia di Covid-19 che ha puntato i riflettori sulle professioni sanitarie, sui sistemi sanitari e sulle nostre responsabilità individuali, per la salute nostra e delle persona più vulnerabili.

Il decorso della pandemia non è facilmente prevedibile, sappiamo, però, che in questo momento prendersi cura della propria salute cardiovascolare è più importante che mai.

Le principali cause delle malattie cardiovascolari (CVD) sono: il fumo, il diabete, l'ipertensione, l'obesità, l'inquinamento atmosferico e le patologie rare e trascurate come la malattia di Chagas e l'amiloidosi cardiaca.

 

Usa il cuore significa usare ...

La tua testa per capire cosa serve per vivere una vita sana per il cuore, correggendo quei comportamenti nocivi e migliorare la qualità della vita.

La tua influenza come individuo per dare l'esempio ai tuoi cari, come professionista sanitario per aiutare i tuoi pazienti a fare cambiamenti positivi per la loro salute cardiaca, come datore di lavoro per investire nella salute del cuore dei tuoi dipendenti, come istituzione per attuare politiche e iniziative che portano a una migliore salute complessiva della comunità.

La tua empatia per guardare oltre te stesso e agire in modo da supportare i più vulnerabili nella società.


Medika, la Card della Salute

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Tue, 29 Sep 2020 10:45:03 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1217/1/giornata-mondiale-del-cuore-29-settembre-2020-
L’uomo montagna - Amélie Fléchais e Séverine Gauthier https://www.mutualpass.it/post/1216/1/l-uomo-montagna-amelie-flechais-e-severine-gauthier https://www.mutualpass.it/post/1216/1/l-uomo-montagna-amelie-flechais-e-severine-gauthier]]> L’uomo montagna è un fumetto francese sceneggiato da Séverine Gauthier e illustrato da Amélie Fléchais edito in Italia da Tunué, una casa editrice specializzata in fumetti ma che presenta al proprio interno anche una collana di narrativa molto attenta ai talenti italiani emergenti. L’illustratrice transalpina è però nota al grande pubblico per aver lavorato alle pellicole d’animazione “Kung Fu Panda” della Dreamworks e “The song of the sea”, nominato agli Oscar 2015.

Il fumetto “L’uomo montagna” si caratterizza per l’uso degli acquerelli e tratta della storia di un ragazzino che deve intraprendere un lungo viaggio per inerpicarsi sulla montagna più alta a cercare il vento e chiedergli di aiutare il nonno – impossibilitato a causa delle montagne che reca sulla testa dovute all’età avanzata - ad effettuare il suo ultimo viaggio.

Durante questa avventura il bambino incontra un albero, dei sassi e uno stambecco che lo aiuteranno a conoscere meglio se stesso oltreché a raggiungere il suo obiettivo. L’albero gli insegnerà che ha delle radici proprio come lui, i sassi che dovrà narrare il suo viaggio e che per farlo dovrà prendersi tutto il tempo del mondo e infine lo stambecco che per raggiungere i propri obiettivi si deve poter contare anche su chi si incontra lungo il cammino.


Roberto Cavallaro

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Mon, 28 Sep 2020 10:14:36 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1216/1/l-uomo-montagna-amelie-flechais-e-severine-gauthier
25 Settembre 2020 - Giornata Mondiale dei Sogni https://www.mutualpass.it/post/1215/1/25-settembre-2020-giornata-mondiale-dei-sogni https://www.mutualpass.it/post/1215/1/25-settembre-2020-giornata-mondiale-dei-sogni]]> Il 25 settembre di ogni anno si celebra il World Dream Day, la Giornata Mondiale dei Sogni, con lo scopo di unire persone provenienti da tutto il mondo che stanno trasformando se stessi e il mondo un sogno alla volta!

Tutti abbiamo sogni, obiettivi e aspirazioni per un domani migliore, ciò per cui dobbiamo lottare è abbattere le troppe barriere che impediscono di realizzare i nostri sogni. Bisogna dedicare tempo ed energie nel concentrarci a trasformali in realtà.

Ogni anno, il World Dream Day ispira, sprona e incita i cittadini del mondo ad alzarsi e cominciare a realizzare ciò che desiderano e meritano veramente, non solo per se stessi, ma per le loro famiglie, per la comunità e il mondo!

 

Il tema del 2020 è “Una nuova visione per il futuro”

Il futuro spesso ci spaventa, fanno paure le sfide che ci attendono e i possibili fallimenti. È importante lavorare su noi stessi per sviluppare una mentalità positiva, che ci faccia abbracciare l’ignoto con fiducia piuttosto che scappare da esso. 

Non permettere alla paura di relegare le visioni e i sogni come semplici idee. Devi concentrarti e agire. Un passo alla volta, verso un futuro radioso

A causa delle molte distrazioni che sono diventate parte della vita moderna, abbiamo iniziato a guardare solo i nostri schermi e non più verso il cielo. Quest'anno, ti invitiamo a tornare a impostare la tua visione verso idee, obiettivi e sogni che ti aiuteranno a elevare te stesso e l'umanità.

Ogni grande sogno inizia con un sognatore. Ricorda sempre, hai dentro di te la forza, la pazienza e la passione per raggiungere le stelle per cambiare il mondo.” (Harriet Tubman)


Medika, la Card della Salute

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Fri, 25 Sep 2020 10:32:20 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1215/1/25-settembre-2020-giornata-mondiale-dei-sogni
21 Settembre 2020 - Giornata Mondiale dell’Alzheimer https://www.mutualpass.it/post/1213/1/21-settembre-2020-giornata-mondiale-dell-alzheimer https://www.mutualpass.it/post/1213/1/21-settembre-2020-giornata-mondiale-dell-alzheimer]]> Il 21 Settembre di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale dell'Alzheimer, una malattia che provoca un lento declino delle capacità cognitive. Non esiste al momento la possibilità di predire lo sviluppo o meno della malattia, anche se ci sono vari test cognitivi che vanno a indagare le aree deficitarie.

Tuttavia se un soggetto ha persistenti difficoltà di memoria, di ragionamento, di linguaggio o nella capacità di pensare in maniera adeguata, questi segnali "non vanno ignorati", perché potrebbe trattarsi dei cosiddetti "campanelli di allarme" della malattia. Ecco alcune di queste spie:

1) Amnesie: uno dei segnali più comuni della malattia di Alzheimer è la perdita di memoria. il soggetto comincia ad avere difficoltà nel ricordare ciò che è accaduto di recente, come ad esempio cosa ha mangiato per il pranzo; nell’invecchiamento non patologico, il soggetto ha delle dimenticanze, relative ad esempio ad alcuni nomi di persone a lui familiari, ma li ricorda dopo poco.

2) DIfficoltà a svolgere compiti semplici: tutte quelle attività che prima si facevano con facilità ora diventano più complicate; pensiamo, ad esempio, al vestirsi da soli o alla difficoltà che si può incontrare nel preparare una ricetta che in precedenza era familiare.

3) Disturbi del linguaggio: il soggetto ha difficoltà nel denominare un oggetto, pur riconoscendolo, spesso per arginare tale difficoltà utilizza termini non esatti, spesso parole più semplici che impoveriscono il linguaggio stesso, inoltre, si ha la sensazione di avere sempre la parola cercata "sulla punta della lingua", senza riuscire ad esplicitare il concetto che si ha in mente.

4) Difficoltà di ragionamento e pianificazione: diventa sempre più difficile eseguire i calcoli, seppur semplici e condurre un ragionamento lineare, una delle difficoltà più comuni riguarda l'incapacità di gestire in maniera adeguata il denaro, portando a termine spese eccessive o prive di utilità.

5) Disorientamento temporale e spaziale: il soggetto tende a perdere il senso delle date e a confondere i giorni della settimana o le stagioni dell'anno. I percorsi abituali diventano complicati, anche il tornare verso la propria abitazione può generare confusione.

6) Difficoltà a capire le immagini visive e i rapporti spaziali: avere dei problemi visivi potrebbe essere un segnale del morbo di Alzheimer; si può avere difficoltà a leggere, a giudicare la distanza e a stabilire il colore o il contrasto. Bisogna però prima effettuare un'analisi differenziale che escluda che si tratti di problemi visivi legati, ad esempio, alla cataratta.

7) Irritabilità e delirio, ansia e depressione: sono frequenti gli episodi in cui il soggetto appare irascibile e accusa le persone che gli sono vicino, attuando comportamenti spesso incongrui; possibili sono anche i deliri, soprattutto di tipo persecutorio. Frequenti episodi di ansia e deflessione del tono dell'umore.

8) Apatia e abulia: disinteresse verso affetti e attività sociali: il soggetto può iniziare a rinunciare alle attività sociali e relazionali, gli hobby, i progetti di lavoro o le attività sportive vengono tralasciate.


Medika, la Card della Salute

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Mon, 21 Sep 2020 10:34:03 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1213/1/21-settembre-2020-giornata-mondiale-dell-alzheimer
15 settembre 2020 - Giornata Mondiale della consapevolezza sul Linfoma https://www.mutualpass.it/post/1211/1/15-settembre-2020-giornata-mondiale-della-consapevolezza-sul-linfoma https://www.mutualpass.it/post/1211/1/15-settembre-2020-giornata-mondiale-della-consapevolezza-sul-linfoma]]> Il 15 settembre di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della consapevolezza sul Linfoma, un’occasione per sensibilizzare sui linfomi e diffondere le novità in termini di ricerca e innovazione terapeutica su patologie che, solo in Italia, affliggono circa 150 mila persone.

Il linfoma è una malattia tumorale del sistema linfatico: l’apparato costituito da cellule e tessuti che si occupano della difesa dell’organismo dagli agenti esterni e dalle malattie. Si sviluppa da un’alterazione delle cellule linfocitarie presenti all’interno dei linfonodi, della milza, del timo e del midollo osseo. Il linfoma può interessare queste aree, ma anche gli altri organi.

I linfomi sono classificati in due categorie, i linfomi di Hodgkin, che sono relativamente rari, e i linfomi non Hodgkin, che hanno un’incidenza 5 volte superiore. Il primo tipo, che prende il nome dal medico che per primo l’ha scoperto, colpisce soprattutto in due fasce d’età: tra i venti e i trent’anni e oltre i settant’anni, il secondo tipo, invece, colpisce principalmente gli adulti.

Secondo i dati diffusi dalla FIL, Fondazione Italiana Linfomi, oggi è possibile affermare che l’80% dei pazienti affetti da linfoma di Hodgkin e il 60% dei linfomi non-Hodgkin può guarire.

Il tema di quest’anno è “Small Things Build Confidence”. Vivere con il linfoma può lasciare una persona insicura, con molte domande, preoccupazioni e dubbi e la fiducia, che spesso deriva dalle informazioni e dal supporto, gioca un ruolo significativo nelle esperienze e nei risultati sanitari positivi per i pazienti.


Medika, la Card della Salute

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Tue, 15 Sep 2020 10:53:56 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1211/1/15-settembre-2020-giornata-mondiale-della-consapevolezza-sul-linfoma
Si torna a scuola - Cosa c’è da sapere? https://www.mutualpass.it/post/1210/1/si-torna-a-scuola-cosa-c-e-da-sapere https://www.mutualpass.it/post/1210/1/si-torna-a-scuola-cosa-c-e-da-sapere]]> Il 14 settembre riaprono gli istituti scolastici in molte regioni d’Italia, in altre invece sono previsti slittamenti al 16, 20 o 24 settembre. Ecco qualche norma da rispettare per evitare il contagio:

 

Mascherina e Igiene

Durante l’orario di lavoro il personale scolastico è tenuto ad indossare la mascherina. I soli docenti possono toglierla in classe durante le ore di lezione, salvo rimetterla se gli studenti si avvicinano. Gli alunni possono non indossare la mascherina durante le lezioni a patto che si rispetti il metro di distanza. La mascherina è obbligatoria all’arrivo, all’uscita e durante gli spostamenti per tutti gli studenti di età superiore ai 6 anni.

Le regole di igiene sono quelle stabilite dal Comitato Tecnico Scientifico per tutta la durata della pandemia, igienizzazione o lavaggio delle mani frequente, evitando il contatto con le mucose di occhi e bocca.

 

Banchi singoli

Tutte le scuole garantiranno il distanziamento sociale in classe grazie all’uso di banchi monoposto.

 

Ingressi scaglionati

Per evitare assembramenti, le singole scuole potranno scegliere di utilizzare ingressi scaglionati ed eventuali doppi turni.

 

Trasporti

Sui mezzi di trasporto pubblico locale, sui trasporti ferroviari e sugli scuolabus è consentita la capienza fino all’80% del totale, con l’obbligo di utilizzo della mascherina.

 

In caso di febbre

Studenti e personale scolastico dovranno misurare la temperatura corporea a casa, con più di 37.5° è necessario rimanere a casa. In caso di sospetta infezione da Covid i genitori sono tenuti ad informare il proprio medico che richiede il test diagnostico. Alcune regioni provvederanno alla misurazione della temperatura direttamente all’ingresso a scuola, evitando però, il rischio di assembramenti.

 

Didattica digitale integrata

Gli insegnanti potranno avvalersi anche di lezioni da svolgere online, seguendo le linee guida sulla didattica digitale integrata e sfruttando l’esperienza maturata nei mesi di lockdown


Medika, la Card della Salute

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Mon, 14 Sep 2020 10:42:01 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1210/1/si-torna-a-scuola-cosa-c-e-da-sapere
Messina prima del terremoto - Il Corso Cavour https://www.mutualpass.it/post/1209/1/messina-prima-del-terremoto-il-corso-cavour https://www.mutualpass.it/post/1209/1/messina-prima-del-terremoto-il-corso-cavour]]> Nell’aristocratico Corso Cavour, la via maestra per eccellenza e il cuore della città, dove sono concentrati molti istituti pubblici e scolastici e dove si aprono piazze importanti, come quelle del Duomo e della chiesa Annunziata dei Teatini, via commerciale per la nutrita presenza di negozi ed esercizi vari, il Palazzo Brunaccini dei principi di S.Teodoro ostenta con malcelata soddisfazione una targa marmorea che ricorda il soggiorno di Goethe, nelle sue stanze, dal 10 al 13 maggio 1787.

Dal 1897, don Vincenzo Irrera ha aperto il frequentatissimo “Bar Moderno” dove oltre a pranzi e colazioni è possibile gustare birre gelate, caffè espresso, liquori e “cioccolatte”.

Il passeggio è fitto…
La dirimpettaia fontana di Gennaro, del 1602, invita scenograficamente ad entrare nel Corso, ed è subito una sequela di bei complessi monumentali: la chiesa di San Francesco alle Stimmate del 1625; il Palazzo della famiglia Alliata, che fu sede del Senato dopo il terremoto del 1783 e fino alla costruzione del Palazzo Municipale; le rovine della chiesa di S. Domenico, prima ospedale dei Cavalieri Templari; la chiesa di S. Nicolò “al Corso”, edificata nel 1573 su progetto del Calamech; la statua dell’Immacolata in marmo bianco, opera di Giuseppe Buceti del 1757, che troneggia nella piazza della Concezione; il Palazzo della Prefettura; il Regio Liceo Ginnasio Maurolico, nell’ex Casa dei Teatini; la splendida chiesa seicentesca della SS. Annunziata, del grande architetto modenese Guarino Guarini e, nella piazza omonima, la statua di Don Giovanni d’Austria col fondale scenografico della facciata di Palazzo Avarna, opera cinquecentesca di Andrea Calamech. Con le fontane dei “Quattro Cavallucci”, i “quattru cavadduzzi”, con allusione a quattro statue con putti a cavalcioni di cavalli marini, scolpite dal catanese Giovan Battista Marino su disegno di Gaetano Ungaro nel 1642, ai quattro canti di piazza Santa Maria La Porta, il Corso Cavour ha termine.

Il passeggio è fitto… per un momento, immergiamoci anche noi…


Nino Principato

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Thu, 10 Sep 2020 09:35:13 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1209/1/messina-prima-del-terremoto-il-corso-cavour
8 Settembre 2020 - Giornata Mondiale della Fisioterapia https://www.mutualpass.it/post/1208/1/8-settembre-2020-giornata-mondiale-della-fisioterapia https://www.mutualpass.it/post/1208/1/8-settembre-2020-giornata-mondiale-della-fisioterapia]]> Istituita nel 1996, su iniziativa della WCPT (World Confederation for Physical therapy), la Giornata Mondiale della Fisioterapia, celebrata l'8 Settembre di ogni anno, segna l'unità e la solidarietà della comunità globale della terapia fisica. L’obiettivo è quello di riconoscere il lavoro che i fisioterapisti svolgono per i pazienti e più in generale per la comunità. Anche in Italia è l’occasione per sensibilizzare i cittadini sui benefici e sull’importanza del ruolo del fisioterapista.

Usando la Giornata mondiale della terapia fisica come focus, WCPT mira a supportare le organizzazioni nei loro sforzi per promuovere la professione e far progredire la loro esperienza, con risultati sempre più importanti.

Il tema della Giornata del 2020 si concentrerà su "riabilitazione e COVID-19". La fisioterapia può svolgere un ruolo importante nella riabilitazione di persone che hanno contratto gravemente il COVID-19. Questi corrono il rischio di incontrare (gravi) limitazioni fisiche, emotive, e cognitive e hanno bisogno di una specifica riabilitazione per riprendersi dagli effetti della ventilazione assistita, dell’immobilizzazione prolungata e del riposo a letto.

Potrebbero soffrire di: Funzione polmonare compromessa, grave debolezza muscolare, rigidità articolare, stanchezza, mobilità limitata e capacità di svolgere le attività quotidiane, delirio e altri disturbi cognitivi, difficoltà a deglutire e comunicare, disturbi della salute mentale e bisogni di supporto psicosociale

Il fisioterapista può aiutare a: Mobilitazione precoce e rimettersi in movimento, esercizi semplici, tornare alle attività della vita quotidiana, recupero polmonare, gestire l'affanno, far fronte alla fatica, trovare l'equilibrio tra essere attivi e riposarsi.


Medika, la Card della Salute, conta, tra i propri convenzionati, alcuni tra i migliori professionisti del settore:

New Delta s.r.l. Centro di Fisiokinesiterapia

KineCenter Centro medico di riabilitazione funzionale

Dott. Davide Milone Fisiatra

Studio Fisiokinesis Fisioterapia, Osteopatia, Chinesiologia

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Tue, 8 Sep 2020 08:10:05 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1208/1/8-settembre-2020-giornata-mondiale-della-fisioterapia
MusikaTherapy - Le 5 canzoni più belle di Carmen Consoli https://www.mutualpass.it/post/1206/1/musikatherapy-le-5-canzoni-piu-belle-di-carmen-consoli https://www.mutualpass.it/post/1206/1/musikatherapy-le-5-canzoni-piu-belle-di-carmen-consoli]]> Il 4 settembre 1974, a San Giovanni La Punta, in provincia di Catania, nasce Carmela Carla Consoli, in arte Carmen Consoli

Già a quattordici anni Carmen era una vera e propria forza. Il pubblico non la metteva in soggezione e si esibiva nei locali catanesi con un gruppo chiamato "Moon's dog party". 
Nel 1995 collabora per la realizzazione di un cd tributo a Franco Battiato, cantando "L'animale". La sua inconfondibile voce rimane impressa a chiunque abbia avuto modo di sentirla la prima volta.

Sempre in quell’anno partecipa a Sanremo giovani con la canzone "Quello che sento" e nel 1996 arriva la chiamata a Sanremo big, dove presenta la canzone "Amore di plastica", scritta con la collaborazione di Mario Venuti.

Dopo il grande successo Carmen torna a nel 1997 con "Confusa e felice", divenuto ormai un suo cavallo di battaglia. Con il secondo album solista, Carmen ottiene il tanto ambito disco di platino, facendo breccia definitivamente nei cuori di migliaia di fan.
Nel 1998 duetta con Mario Venuti nel brano "Mai come ieri” e nello stesso anno produce il terzo cd, "Mediamente isterica", titolo che le porterà maggior fortuna e che verrà celebrato in un tour lungo tutta l'Italia. 

Dopo una piccola pausa, alle soglie del 2000, Carmen torna con "In bianco e nero", sempre ottimamente piazzato nelle classifiche italiane.

Nel lungo elenco delle sue collaborazioni, oltre al già citato Mario Venuti, si trovano anche La Crus, Irene LaMedica, Paola Turci, Natalie Merchant, Lula, Marco Parente, Nuovi Briganti, Francesca Lago e altri ancora. Il suo quinto cd "Stato di necessità" ha goduto di un lancio più internazionale, contando anche su una versione pensata apposta per il mercato francese.

I lavori successivi sono stati "L'anfiteatro e la bambina impertinente" (2001), "L'eccezione" (2002), "Un sorso in più" (2003), "Eva contro Eva" (2006), "L'uomo che ama" - Musiche originali del film (2008), "Elettra" (2009). Per niente stanca (2010-2012), L'abitudine di tornare (2015) e l’Eco di sirene (2017).

In occasione del suo 46 esimo compleanno vogliamo proporvi 5 dei suoi successi più grandi:

 

5 - Fiori d'arancio (2002)

 

4 - Venere (1997)

 

3 - Confusa e Felice (1997)

 

2 - Amore di plastica (1996)

 

1 - L'ultimo bacio (1999)

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Fri, 4 Sep 2020 08:33:31 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1206/1/musikatherapy-le-5-canzoni-piu-belle-di-carmen-consoli
Giovanni Verga, cantastorie italiano https://www.mutualpass.it/post/1207/1/giovanni-verga-cantastorie-italiano https://www.mutualpass.it/post/1207/1/giovanni-verga-cantastorie-italiano]]> Per compare Turiddu quel colpo di pugnale è risultato fatale. Non lo vedete disteso in una pozza di sangue nel campo di fichi d’india della Canziria? A quella mangiauomini di gnà Pina, detta la Lupa, è proprio impossibile resistere con quegli enormi e profondi occhi neri che vi divorano con uno sguardo. Per non parlare dei seni vigorosi, pronti a sbatterveli in faccia per potervi avere a tutti costi.

Provate a chiedere al genero Nanni, che ama la moglie Maricchia ma ogni volta casca come una pera alle avances insistenti della suocera. La sua coscienza è in crisi e neanche le forze dell’ordine sembrano riuscire a porre fine a questa situazione incresciosa, che mette in disonore la povera Maricchia. Per Nanni non resta che farsi giustizia da solo. Gliela farà vedere lui alla Lupa di che pasta è fatto.

Attenzione, sta per arrivare quel linguacciuto di compare Ciolla. Tutti si avvicinano al Caffè dei Nobili per sentire quel che ha da dire su quell’arrivista di mastro don Gesualdo Motta, appena accasato con quella bellezza nobiliare pallida ed evanescente di donna Bianca Trao. Neanche l’aver dato ospitalità a mezzo mondo durante l’epidemia di colera ha fatto mutare i giudizi della gente sul possidente. Soltanto Diodata sembra provare gratitudine nei suoi confronti. Che cosa ne sarà di mastro don Gesualdo?

Adesso spostate lo sguardo al monastero delle suore di clausura di Catania. L’epidemia di colera è passata, eppure suor Maria è sempre febbricitante. Il suo cuore palpita per Nino, ma per non contravvenire alle volontà del padre e della matrigna ha deciso egualmente di portare avanti la vocazione religiosa vacillante. Sfortunatamente sua sorella ha sposato il giovane amato da Maria e, quel che è peggio, hanno preso casa proprio di fronte al monastero e li vede scambiarsi tenerezze dalla finestra. Riusciranno a reggere il cuore e la mente di suor Maria?

Con questo caldo però non si può non andare al mare. Li vedete laggiù i faraglioni di Aci Trezza? Se riuscite a focalizzare lo sguardo vedrete la silhouette di una donna del gran mondo, che si chiede lamentandosi come sia possibile vivere in un paese di mare dove non accade niente di interessante. L’amico scrittore la guarda basito e gli spiega che per gli abitanti di Aci Trezza è impossibile cambiare aria e desiderare una vita migliore, perché sono radicati nel loro paese come l’ostrica allo scoglio. A sentire parlare di quelle ostriche alla donna di mondo è venuta l’acquolina in bocca, ma lo scrittore la porta di tutto punto all’osteria della Santuzza a bere un bel bicchiere di vino e fargli vedere la fine che ha fatto Ntoni Malavoglia.

Che fate siete più orbi di zio Santoro? Non lo vedete quel cetriolo e minchione di Ntoni seduto al bancone dell’osteria del paese a bere a scrocco il vino di massaro Filippo? Che delusione per il nonno padron Ntoni, la madre Maruzza la Longa e i fratelli che sgobbano da mattina a sera per riacquistare la casa del nespolo, perduta per non aver saldato in tempo il debito dei lupini a causa del naufragio della Provvidenza. A padron Ntoni non resta che confidare nel nipote Alessi, più responsabile e volenteroso del fratello maggiore e degno erede di questa famiglia di pescatori segnata dalla sventura.

Di queste e altre storie è stato cantore Giovanni Verga, di cui il 2 settembre si celebrerà il centottantesimo anniversario della nascita.

Discendente di un ramo cadetto della nobiltà siciliana legato ai baroni di Fontanabianca, Verga è nato a Catania il 2 settembre 1840 dal possidente terriero Giovanni Battista Verga Catalano e da Caterina di Mauro, esponente della borghesia catanese[1]. Il territorio ibleo costituirà fonte di ispirazione per Giovanni Verga, che ne farà lo scenario principale delle sue novelle e dei suoi romanzi. Tuttavia ridurre lo scrittore catanese a narratore verista della Sicilia dell’Ottocento e dei primi del Novecento è quanto più di sbagliato si possa commettere. Allo stesso modo a mio parere è sbagliato pensare che ci sia un primo Verga romantico, un secondo realista-galante e un terzo verista. Queste tre correnti letterarie sono sempre presenti nello scrittore, soltanto che di volta in volta per coerenza con la tematica e la struttura narrativa dell’opera considerata – novella o romanzo che sia – un genere prevale sugli altri. Tutto ciò si evince scandagliando la sua vita.

Fin da giovane Giovanni Verga dimostrò un’inclinazione e una passione viscerali per la scrittura. Cresciuto leggendo i romanzi storici di Chateaubriand, Victor Hugo e Guerrazzi e i feuilleton francesi di Alexandre Dumas padre, Eugene Sue e Feuillet, Giovanni Verga scrisse all’età di quindici anni il romanzo storico di impronta romantica Amore e Patria che, rimasto inedito, incontrò l’entusiasmo del professore don Antonio Abate, fervente patriota di idee repubblicane, che provava molta stima per lo scrittore in erba, mentre fu duramente stroncato e giudicato immaturo dal canonico Mario Torrisi, che gliene sconsigliò la pubblicazione.

Gli studi superiori condotti sotto la guida di don Antonio Abate diedero all’aspirante scrittore una solida formazione letteraria e filosofica grazie alla lettura delle opere di Dante, Petrarca, Ludovico Ariosto, Torquato Tasso, Vincenzo Monti, Alessandro Manzoni, quel dannato Hegel e il romanzo storico-patriottico I tre dell’assedio di Torino di Domenico Castorina, “lontano parente di Verga”[2].

Quando Verga si iscrisse controvoglia alla facoltà di legge dell’Università di Catania nel 1858, mise mano al suo secondo esperimento narrativo: il romanzo I carbonari della montagna. L’opera, pubblicata a proprie spese in quattro volumi tra il 1861 e il 1862, narra della rivolta dei carbonari calabresi contro il regime di Gioacchino Murat ed evidenzia la partecipazione dello scrittore siciliano alla riflessione politica risorgimentale.

Lo sbarco dei Mille di Garibaldi suscitò l’entusiasmo del giovane autore il quale aderì alla Guardia Nazionale, ma la scarsa inclinazione alla vita militare e l’aver assistito alle misure repressive contro i moti insurrezionali popolani dovuti all’aumento del dazio sul macinato e alla mancata assegnazione delle terre ai contadini suscitarono in lui un forte ribrezzo per la violenza dimostrata tanto da una parte quanto dall’altra e, dopo aver versato 3.100 lire alla Tesoreria Provinciale, ottenne l’esonero dopo quattro anni di servizio e riprese l’attività di scrittore a tempo pieno.

L’esonero dal servizio militare non deve essere inteso come un rinnegamento da parte di Verga della causa unitaria sabauda. La conferma si ha nella novella Libertà (Domenica del Corriere, 1882; Novelle rusticane, 1883) in cui Verga racconta attraverso il punto di vista impersonale gli eccidi di Bronte, descrivendo in maniera vivida e realistica come un giornalista sul campo la violenza istintiva e irrefrenabile della popolazione contro i galantuomini (vale a dire i nobili, i possidenti, i preti, i gendarmi, i professionisti e i commercianti) perché era stata promessa la libertà, ossia la concessione delle terre ai contadini. Verga descrive la violenza del popolo come l’onda spumeggiante di un mare in tempesta che si riversa implacabile con falci in mano e le urla di A te che si ripetono cadenzate come un’allitterazione poetica contro l’ipocrita e gaudente classe dirigente e non solo, visto che tra le vittime dell’insurrezione c’è anche la prostituta gnà Lucia per essere in peccato mortale.

La voce narrante critica aspramente la violenza popolare, ma allo stesso tempo ne prova compassione per la repressione attuata dal “generale piccino sopra il suo gran cavallo nero, innanzi a tutti, solo”[3]. Il generale in questione è Nino Bixio che, dopo aver bestemmiato a destra e a manca, fucilerà cinque persone – tra cui lo scemo di paese – e riporterà l’ordine. Il narratore inoltre prova compassione per i familiari dei rivoltosi, che aspettano invano davanti al carcere nella speranza di poter far visita ai propri cari, e mette in luce la lentezza burocratica della giustizia nell’emettere il verdetto di colpevolezza contro gli insorti.

In questa bellissima novella Verga nell’adottare il punto di vista neutro e impersonale non può però fare a meno di esprimere un’opinione, per quanto velata, sulla libertà e sull’organizzazione sociale del nuovo Stato. In quest’opera, come nelle altre opere veriste, ci rendiamo conto come la pretesa di imparzialità del verismo o naturalismo sia di fatto impossibile, perché lo scrittore non può separarsi da ciò che è e alla fine il suo modo di essere e il suo pensiero in qualche modo si presenteranno nella descrizione dei personaggi.  

Se leggiamo infatti con attenzione Libertà ci accorgiamo come in Verga fin da subito emerga la condanna della violenza in tutte le sue forme e, la compassione che prova nei confronti della popolazione in rivolta, non è una condivisione della loro battaglia, ma semplicemente partecipazione umana alle ingiustizie sociali da lui ritenute inevitabili e ineliminabili. Nell’affermazione amara del carbonaio in manette si evince come per lo scrittore catanese i rivoltosi abbiano frainteso il concetto di libertà, che non deve intendersi in senso sociale (libertà positiva) ma politico (libertà negativa):

Il carbonaio, mentre tornavano a mettergli le manette, balbettava: – Dove mi conducete? – In galera? – O perché? Non mi è toccato neppure un palmo di terra! Se avevano detto che c’era la libertà![4]

Ciò che mette in discussione Verga non è l’organizzazione sociale – per un possidente come lui è inimmaginabile che i contadini possano appropriarsi e sappiano ben gestire e mettere a frutto le terre demaniali – ma l’arbitrarietà del potere – il quale non avrebbe dovuto gestire l’insurrezione uccidendo in maniera fredda e indiscriminata – e l’inefficienza della giustizia, la cui lunghezza dei processi suscita negli accusati un’attesa logorante.                               

Nei primi anni dell’Unità d’Italia Verga si distinse come giornalista politico e fondò con Nicolò Niceforo, noto come Emilio Del Cerro, e l’ex insegnante Abate il settimanale politico Roma degli Italiani in cui si batté per uno Stato con un forte potere centrale. La battaglia anti-regionale portò Verga e Niceforo alla separazione da Abate, che era per un’Italia unita in cui alla Sicilia fosse riconosciuta l’autonomia amministrativa, e inaugurarono il periodico L’Italia contemporanea, che ebbe però breve vita. L’unico numero pubblicato è però di notevole importanza poiché contiene la prima novella verista di Verga: Casa da thè (1862).

In seguito Verga diede vita all’Indipendente, di cui cessò la pubblicazione dopo dieci numeri, e si dedicò alla stesura del romanzo storico di ambientazione veneta Sulle Lagune, uscito a puntate sulla rivista fiorentina Nuova Europa dal 13 gennaio al 15 marzo 1863, che narra della storia d’amore tra un ufficiale austro-ungarico e una giovane veneziana nell’attesa della guerra risorgimentale che porrà fine alle angherie e ai soprusi del potere asburgico.

Molto importante si rivelerà il periodo fiorentino, in cui apprendiamo che Verga non lo era soltanto di nome ma anche di fatto.

Il 5 febbraio 1863 morì il padre di Giovanni Verga e nel 1865 il futuro autore de I Malavoglia avvertì la necessità di andare a Firenze, capitale del Regno d’Italia dal 1865 al 1871, nella speranza di entrare nel milieu intellettuale e affermarsi come scrittore in modo tale da vivere esclusivamente del suo reddito. Il giovane ventitreenne avvertiva poche possibilità di successo nell’angusta e provinciale realtà culturale siciliana e riteneva impossibile non solo farsi un nome, ma anche ottenere l’agognata indipendenza economica se avesse continuato a scrivere in Sicilia. A Firenze avrebbe vissuto in un clima culturale più vivace e con i contatti giusti avrebbe potuto inserirsi nei salotti letterari più alla moda.

È in questo contesto che Verga ottiene il suo primo successo commerciale con il romanzo realistico-galante a sfondo autobiografico Una peccatrice, edito dalla casa editrice torinese Negro nel 1866. In questo romanzo l’autore ripercorre attraverso il protagonista Pietro Brusio la storia d’amore intrattenuta con una nobildonna piemontese, che nel romanzo prende il nome di Narcisa Valderi contessa di Prato, e la vita mondana catanese. Non è difficile immaginarsi compare Giovannino Verga passeggiare in un caldo pomeriggio d’estate lungo la via Etnea con questa bella forestiera del gran mondo per poi sedersi al tavolino di un caffè per ristorarsi con una buona granita. Pietro Nardi nella Vita di Giovanni Verga, contenuta nell’edizione Mondadori de I Malavoglia da lui curata, afferma che la storia d’amore tra lo scrittore emergente e la “peccatrice” era ben nota presso l’opinione pubblica catanese.

Con La peccatrice Verga riuscì a farsi riconoscere come artista rivelando al mondo letterario il suo ingegno eccezionale e anche le sue capacità amatorie.

A partire dal 1869 lo scrittore catanese si trasferirà stabilmente a Firenze, dove vi resterà fino al 1871. In questi anni legherà con il fedelissimo amico di penna Luigi Capuana e stringerà una fragile amicizia interessata e contrassegnata dalla competizione amorosa con il giovane poeta catanese Mario Rapisardi. Questi si mobilitò per introdurre il conterraneo nella cerchia letteraria fiorentina fornendogli la lettera di presentazione per Francesco Dell’Ongaro, tra le massime autorità letterarie fiorentine del tempo.

Giovannino non si presentò subito da Dell’Ongaro perché, sebbene avesse provveduto a rinnovare il corredo prima della partenza da Catania, si rese conto, una volta giunto a Firenze, di essere fuori moda e non voleva sfigurare davanti all’illustre letterato. Una volta procuratosi l’abito il ventinovenne catanese si presentò al critico letterario, che spese innumerevoli parole d’elogio per il romanzo Una peccatrice e lo fece inserire nei più importanti circoli letterari fiorentini: come quelli della signora Swanzberg, distinta pittrice tedesca dell’epoca madre di due bellissime fanciulle dotate per il canto, e della scrittrice Ludmilla Assing, anche questa tedesca, che segnalerà il romanzo sopracitato alla Neue Freie Presse di Vienna.

A Firenze Verga frequentò inoltre stabilmente i teatri nella speranza di affermarsi anche come autore teatrale di rilievo e divenne un frequentatore assiduo dei ristoranti e dei caffè di punta dell’epoca, come ad esempio il Caffè Michelangelo.

Il 1869 si rivelerà un anno decisivo per lo scrittore catanese. Proprio il 23 giugno di quell’anno inizierà la stesura di Storia di una capinera, il suo primo capolavoro e che, grazie all’intermediazione di Dell’Ongaro, riuscirà a pubblicare nel 1871 con l’editore milanese Lampugnani.

Scritto interamente a Firenze, Storia di una capinera è un romanzo epistolare di notevole bellezza che narra della travagliata e impossibile storia d’amore tra la novizia suor Maria e il giovane Nino durante l’epidemia di colera che colpì la provincia di Catania negli anni ’50 dell’Ottocento. Una volta scoppiata l’epidemia Maria, al pari delle altre novizie, torna alla casa paterna per trascorrere il periodo di autoisolamento, vale a dire il lockdown. Qui ritrova la matrigna e l’amata sorella, a cui Maria pettina i capelli con piacere e che loda per essere sempre alla moda, e trascorre le serate con Nino e la sua famiglia. Il contatto con la bellezza della natura e in seguito la lacerante passione d’amore per Nino metteranno a dura prova la vocazione religiosa di Maria che, una volta terminata l’epidemia di colera, rientrerà in convento per ritrovarsi cornuta e bastonata. Infatti non soltanto sarà costretta a portare a termine la formazione religiosa obbedendo alla volontà della famiglia, ma dovrà inoltre accettare il matrimonio tra sua sorella e Nino e, quel che è peggio, se li ritroverà ad abitare nel palazzo antistante alla camera del convento in cui dimora in preda a una febbre delirante che la condurrà alla morte.

Il conflitto interiore di Maria tra volere e dovere, tra la libertà di amare l’uomo che desidera e l’obbedienza alla volontà della famiglia di prendere i voti, è descritto a mio parere da Verga con una grazia senza pari e che fanno di Storia di una capinera un capolavoro degno di questo nome.

Inoltre emerge un fatto storico, quale l’epidemia di colera degli anni ’50 dell’Ottocento, che ha segnato in maniera indelebile la memoria di Verga e che riporterà anche in altre opere, come nei due romanzi del ciclo dei Vinti I Malavoglia (1881) e Mastro Don Gesualdo (1889).

Ad ogni modo Firenze e la sua società mondana non resteranno fuori dai margini nella narrativa dello scrittore. Il periodo fiorentino infatti diventerà lo scenario per la trilogia galante composta dai romanzi Eva (1873), Tigre Reale (1873) e Eros (1875), in cui si avverte l’influenza della Dama delle camelie di Dumas figlio e del realismo di Flaubert.

A Firenze Verga tenterà senza successo la carriera teatrale scrivendo per la musa De Paladini, prima attrice dell’Arena Nazionale, la commedia Rose caduche, in cui un giovane scrittore si innamora follemente di un’attrice e che, secondo i critici e biografi verghiani Giulio Cattaneo e Lina Perroni, è una trasposizione del romanzo Una peccatrice, e che costituisce la conferma della tendenza dello scrittore siciliano a far derivare le sue opere teatrali da precedenti opere narrative, novelle o romanzi che siano.

In questi anni particolarmente interessante è il legame che Giovanni Verga intrattiene con Giselda Fojanesi, di cui diventerà trombamico, e per il cui amore entra in competizione con Rapisardi. Alla fine Fojanesi sposerà Rapisardi il 12 febbraio del 1872, ma Verga non romperà i ponti con la sua ex fiamma; anzi – come vedremo – continuerà a mantenere con lei un rapporto epistolare molto intenso.

Il legame con Giselda Fojanesi è stato molto probabilmente fonte di ispirazione per il romanzo sentimentale-borghese Il marito di Elena del 1882, in cui l’autore analizza le dinamiche di coppia all’interno della famiglia borghese, narrando le vicende di un marito cornuto il cui tentativo di avere la compassione dell’opinione pubblica viene accolto con biasimo. In questo romanzo emerge il disprezzo di Verga per la ricchezza e lo spreco delle classi agiate e possiamo dedurre perché sia rimasto uno scapolo impenitente per tutta la vita.

L’ipotesi che il legame con Giselda Fojanesi sia stato a fondamento del romanzo sopracitato è a mio parere suffragata dal fatto che nel 1883, ossia un anno dopo la pubblicazione de Il marito di Elena, il misterioso, riservato e taciturno Giovanni Verga, che nelle serate mondane osserva e ascolta con attenzione tutto ciò che lo circonda, sia stato la causa della rottura tra i coniugi Rapisardi. Dopo la scoperta di una lettera della moglie Giselda a Verga in cui si evinceva il perdurare di un solido legame d’amicizia, confermato dal fatto che l’autore siciliano si impegnava a far pubblicare i bozzetti narrativi di ambientazione toscana dell’amica scrittrice, Rapisardi ebbe delle scenate di gelosia che incrinarono il suo matrimonio. Verga, da parte sua, prese le difese dell’amica e la loro amicizia si consolidò alla faccia di quel grandissimo cornuto di Rapisardi.

Dal 1872 Verga si trasferì a Milano dove entrò in contatto con la cerchia artistica degli Scapigliati, tra cui ricordiamo Iginio Ugo Tarchetti, celebre autore di Fosca, e incitò l’amico Capuana a trasferirsi nella città meneghina per “vivere alla gran d’aria”[5].

Oltre a non essere più la capitale d’Italia Firenze, anche per le vicende personali descritte in precedenza, aveva perso attrattiva per lo scrittore siciliano. Milano era già all’epoca la capitale dell’editoria italiana e lì si trovavano le correnti letterarie del momento. Qui approfondì la narrativa naturalista di Zola e strinse amicizia con il traduttore svizzero Rod (primo traduttore francese de I Malavoglia), scrittori affermati come Antonio Fogazzaro (Malombra e Piccolo mondo antico) e Matilde Serrao (Il ventre di Napoli) ed emergenti come Federico De Roberto, discepolo che si batterà con ardore per il riconoscimento della grandezza letteraria di Verga.

Negli anni milanesi Verga scriverà la trilogia fiorentina comprendente Eva, Tigre reale ed Eros in cui, oltre alle influenze francesi menzionate in precedenza, si avvertono anche i punti di contatto con la scapigliatura dorata milanese, quella del mondo del lusso e della galanteria. Ma soprattutto si affermerà come scrittore verista con la novella Nedda (1874), il romanzo I Malavoglia, le raccolte di novelle Vita dei campi poi Cavalleria Rusticana e altre novelle (1880-1882), tra cui non possiamo menzionare La Lupa e Rosso Malpelo, e le Novelle Rusticane (1883).

La storia della giovane operaia raccoglitrice di olive Nedda la cui bellezza è segnata dal lavoro nei campi e che pur lavorando sodo non riesce a uscire da una vita di stenti lasciò il segno all’epoca nel lettore italiano. La novella è in effetti un racconto scritto magnificamente in cui il lettore non può non sentirsi partecipe alla sorte della povera ragazza che, dopo aver perso la madre, si innamora del cagionevole contadino Janu, il quale dopo aver preso la febbre malarica cade dalla scala su cui era salito per la rimondatura degli ulivi e, ferito gravemente, muore sulla strada verso casa, facendo di Nedda Di Gaudio, detta la Varannisa, una ragazza madre. La protagonista si ritroverà a fare i conti con le maldicenze del paese al punto che le sarà impedito di frequentare la messa al santuario della Madonna della Ravanusa a cui è molto devota. Nedda partorirà una bambina rachitica che, non riuscendo a provvedere al suo sostentamento, morirà nel giro di breve tempo nello stesso letto su cui era spirata la madre e loderà la Vergine Maria per averle tolto la figlia, impedendole in questo modo di vivere una vita di stenti come la sua.

La novella lascia nel lettore una serie di immagini forti e nette come in una lastra fotografica a cui il lettore non può rimanere indifferente.

Con il romanzo I Malavoglia Verga inaugura il ciclo dei Vinti, che in tutto avrebbe dovuto comprendere cinque romanzi: I Malavoglia, Mastro don Gesualdo, La duchessa de Leyra, L’onorevole Scipione e L’uomo di lusso.

Di questo ciclo riuscirà a portare a termine soltanto i primi due e, per ironia della sorte, vinto anche lui come i personaggi del ciclo narrativo in questione, proverà il rimpianto di non aver concluso il suo progetto letterario più ambizioso imprecando a santo diavolone come i personaggi de I Malavoglia.

Con il ciclo dei Vinti Verga si pose l’obiettivo ambizioso di descrivere l’evoluzione delle passioni umane e della ricerca di una vita migliore, dalle classi più umili alle classi più agiate, ponendo nell’ideale dell’ostrica lo strumento di indagine con cui analizzare quest’evoluzione affiancandolo a un differente uso del registro linguistico e dei punti di vista, in base alla classe sociale considerata, e a un uso massiccio del discorso indiretto, del discorso indiretto libero e del discorso diretto nella struttura romanzesca.

Quest’operazione permetterà a Verga di scrivere i due capolavori romanzeschi per cui è maggiormente ricordato, I Malavoglia e Mastro don Gesualdo che però all’epoca, ad eccezione degli elogi dei veristi Capuana e De Roberto, del naturalista Rod e qualche altro, non furono molto apprezzati dai lettori italiani. In particolare inizialmente I Malavoglia non fu accolto positivamente per avere una struttura linguistica e narrativa completamente differente dai romanzi borghesi verghiani e lo stesso editore, il milanese Treves – che pubblicò anche Mastro don Gesualdo – non fu particolarmente entusiasta del romanzo verista dell’autore siciliano, non cogliendone la portata innovatrice all’interno della narrativa italiana.

Personalmente penso che Treves non abbia amato I Malavoglia perché non ha letto il romanzo nel momento giusto della sua vita. Inoltre probabilmente non l’avrà letto ad alta voce, modulando l’intonazione così come fanno gli attori, i cantastorie e i maestri pupari, poiché a quel punto si sarebbe reso conto della vivacità espressiva e della forza linguistica del testo.

Io stesso mi ricordo che da adolescente non fui particolarmente entusiasta dell’opera quando alle superiori la professoressa ci costrinse a leggere per le vacanze estive I Malavoglia di Verga, Il Piacere di D’Annunzio, Il Gattopardo di Tomasi Lampedusa e La coscienza di Zeno di Italo Svevo. Se gli ultimi due li lessi con grande entusiasmo perché erano più nelle mie corde, le avventure di quel dannato esteta di Andrea Sperelli le trovai di una pesantezza pazzesca e lo stile di D’Annunzio troppo borioso e di una ricercatezza inopportuna – la pallida ombra del cinico Oscar Wilde –, mentre la lettura de I Malavoglia subito dopo il bellissimo terzo capitolo del naufragio della Provvidenza, che tanto mi rimase impresso da scrivere una delle mie prime poesie, mi risultò noiosa e la interruppi. Non sto a raccontare la delusione mista a rabbia della professoressa d’italiano quando volutamente non avevo portato a termine le letture estive.

Quando ho ripreso il romanzo per la stesura di quest’articolo commemorativo della nascita di Verga mi sono entusiasmato all’opera; ma riconosco ancora che il quarto, il quinto e il sesto capitolo non siano particolarmente riusciti e, considerate notevoli capacità narrative di Verga, l’autore avrebbe potuto fare di meglio. Tuttavia ci sta che in un romanzo qualche capitolo non funzioni e pertanto riconosco che I Malavoglia sia un romanzo all’altezza della sua fama. Oggi infatti sono un lettore molto più maturo e con un bagaglio di esperienze maggiori: per cui riesco a comprendere il tormento che vive padron Ntoni per la perdita del carico di lupini presi in credenza da quell’usuraio pezzo di fango di zio Crocifisso, come anche altri passaggi romanzeschi che in gioventù mi sembravano distanti anni luce dalle problematiche adolescenziali che provavo come tutti i giovani di questo mondo.

Se nei Malavoglia e Mastro don Gesualdo il ragionamento di fondo è lo stesso, vale a dire il pensiero fatalista pessimistico alla base della riflessione verghiana, tuttavia l’ideale dell’ostrica si manifesta in maniera differente nei due romanzi.

Nei Malavoglia l’ostrica rappresenta l’impossibilità degli umili di sradicarsi dalle proprie radici e auspicare un miglioramento delle condizioni di vita. Tutti coloro che provano a migliorare il proprio status come Ntoni Malavoglia (il nipote maggiore di padron Ntoni) e Lia, la più giovane dei Malavoglia, proveranno l’amarezza della sconfitta. La sorte peggiore tuttavia sarà riservata al figlio di padron Ntoni, Bastianazzo, che morirà nel naufragio della Provvidenza, e al nipote Luca, che morirà nella battaglia navale di Lissa del 1866, a bordo della Re d’Italia, dopo una strenua resistenza al nemico austro-ungarico, dimostrando valore e attaccamento al giovane regno italiano.

Nel romanzo molto importante è anche lo scontro generazionale, non soltanto tra il nonno padron Ntoni e il nipote Ntoni Malavoglia, ma anche tra gli stessi giovani appartenenti a differenti fasce d’età.

A tal proposito si può evidenziare come Ntoni Malavoglia e il fratello minore Luca sperimentino in maniera totalmente diversa l’obbligo della leva militare.

Ntoni vivrà a Napoli il lato gioioso del servizio di leva, quello del fascino della divisa, stringendo diverse relazioni amorosedi cui si vanterà non poco al suo ritorno ad Aci Trezza – con donne dagli abiti di pizzo che gli si avvicinano soltanto vedendolo. Di questa esperienza conserverà dolci ricordi ma trarrà l’insegnamento – che nonostante il punto di vista impersonale e oggettivo Verga fa capire di biasimare – che per riuscire nella vita non bisogna fare nulla, come dimostrano i membri dell’alta società che sono serviti e riveriti senza muovere un chiodo, e che pertanto non ci si deve impegnare nel lavoro, ancor meno se manuale e particolarmente faticoso; che le femmine sono inaffidabili e volubili e che bisogna  infine trascorrere tutti i santi giorni all’osteria della Santuzza a tracannare vino come una spugna.

A niente servono gli sforzi del povero padron Ntoni a convincere suo nipote, che facendo così si rende ridicolo e dimostra di essere un cetriolo e un minchione, causando un forte dispiacere a lui, a sua madre Maruzza detta La Longa e anche ai fratelli, in particolare alla laboriosa Mena e al responsabile Alessi, un Malavoglia degno di questo nome, che porterà avanti l’attività di pescatori tramandata in famiglia di generazione in generazione.

Ntoni alla fine, dopo la morte della madre colpita dal colera ed essere stato in carcere per aver aggredito il carabiniere don Michele che aveva mostrato interesse verso la sorella Lia, non potrà che abbandonare Aci Trezza, dal momento che si sente fuori luogo, e la famiglia non può far niente per trattenerlo come l’ostrica allo scoglio, poiché ha bisogno di fare le sue esperienze e di trovare la sua strada.

Il fratello Luca, invece, sperimenterà – come abbiamo visto –   il lato negativo del servizio di leva, che si ritroverà a svolgerlo nel pieno della terza guerra d’indipendenza. La sua morte in battaglia farà di Luca un genio famigliare, come quelli degli antichi romani, arricchendo il mito del focolare della famiglia Malavoglia, che ha già tra le sue fila il compianto Bastianazzo. Spesso si dice che “dei morti non si parla mai male” e a tal proposito padron Ntoni ricorderà sempre con affetto il suo caro nipote morto per la patria.

Nel romanzo la città di Messina viene menzionata due volte: all’inizio della leva di Ntoni, con il treno che si trova a dover attraversare lo Stretto per sbarcare in continente, e al momento del ritorno dei sopravvissuti al conflitto bellico.

Molto interessante è il resoconto della guerra che fa uno dei soldati all’osteria della Santuzza e che menziona un bersagliere, di ritorno a Messina, che aveva combattuto a Custoza, sul fronte veneto, e gli aveva raccontato di come la paura di essere colpito dalle pallottole nemiche spinga i soldati a gettarsi per terra e nascondersi il più possibile per evitare di finire ammazzati e tornare a casa sani e salvi.

Messina è un crocevia all’interno del romanzo che segna in sordina i destini dei personaggi ed è testimone dei cambiamenti radicali che avvengono nelle loro vite. Infatti come le correnti dello Stretto cambiano direzione e nel loro riproporsi non sono mai uguali, così i personaggi del romanzo, tanto quelli principali come i membri della famiglia Malavoglia quanto i personaggi comprimari e secondari quale il soldato messinese incontrato sul treno, non tornano mai come sono partiti, come dimostra il cambiamento repentino della visione del mondo di Ntoni Malavoglia oppure, come dimostra il caso di Luca, non tornano più.

Particolarmente interessante è inoltre il rapporto che Verga fa tra il resoconto della battaglia navale di Lissa da parte dei due soldati della marina italiana e le cantate dei paladini di Francia dei cantastorie catanesi:

In quel crocchio, invece dell’asino caduto, c’erano due soldati di marina, col sacco in spalla e le teste fasciate, che tornavano in congedo.

Intanto si erano fermati dal barbiere a farsi un bicchierino d’erbabianca. Raccontavano che si era combattuta una gran battaglia di mare, e si erano annegati dei bastimenti grandi come Aci Trezza, carichi di soldati; insomma un mondo di cose che parevano quelli che raccontano la storia d’Orlando e dei paladini di Francia alla Marina di Catania, e la gente stava ad ascoltare colle orecchie tese, fitta come le mosche[6].

La bellezza de I Malavoglia risiede nella capacità di Verga di delineare la psicologia dei personaggi in azione, attraverso il discorso indiretto e diretto, e fornire delle immagini fortemente impressioniste che restano incastonate nella mente del lettore. A me ad esempio sono rimaste particolarmente impresse le descrizioni del naufragio della Provvidenza, la disperazione di Maruzza in attesa di Bastianazzo sulla sciara di Aci Trezza; il dialogo alla finestra nel pieno della notte tra Mena Malavoglia e Alfio Mosca, incarnazione di un amore reticente che non potrà essere soddisfatto, o ancora il pianto di Mena sotto l’albero di nespolo oppure il litigio di Ntoni Malavoglia con Piedipapera per la rispettabilità dell’onore di Barbara Zuppidda di cui è innamorato.

Infine il romanzo ci insegna che la lettura non deve mai essere imposta, ma al contrario deve essere frutto dell’iniziativa del lettore. In un passo del romanzo lo speziale di idee repubblicane cerca di invogliare Ntoni Malavoglia alla lettura dei quotidiani per portarlo dalla sua parte ma il giovane, che aveva imparato a leggere quando aveva fatto il soldato, si stancherà subito della lettura e tornerà a gozzovigliare come al suo solito.         

In Mastro don Gesualdo l’ideale dell’ostrica si manifesta, invece, come attaccamento senza speranza alla roba. A nulla servirà a mastro don Gesualdo dimostrare che anche un muratore dell’area di Vizzini può diventare un possidente borghese e nobilitarsi con il matrimonio, poiché sarà sempre considerato un arrivista e, nonostante il bene profuso dando lavoro e offrendo ospitalità e cura – si pensi alla vicenda del colera  – alla fine si sentirà né carne né pesce e, da un lato, sarà considerato un traditore dagli esponenti della propria classe d’origine, incluso il padre e, dall’altro lato, un po’ come i Florio a Palermo, non sarà mai considerato a pieno titolo un nobile dalle antiche casate iblee in decadenza, come ad esempio i Trao con cui si era imparentato attraverso la moglie.

A mio parere il personaggio più avido e attaccato alla roba non è mastro don Gesualdo, che non esita a privarsi del denaro accumulato per finanziare i moti carbonari del ’21 o per aiutare e fornire ospitalità alla gente durante l’epidemia di colera o offrire le migliori cure alla moglie morente; ma la baronessa Rubiera, donna di origini borghesi il cui senso degli affari l’ha portata a nobilitarsi come il protagonista del romanzo, che perfino da paralitica riesce a manifestare la propria avidità e non lesina biasimo a quello scapestrato del figlio don Ninì Rubiera, dedito a sperperare l’eredità famigliare in donne e gioco d’azzardo.

A mio giudizio Mastro don Gesualdo è il vero capolavoro di Verga con la sua varietà di registri linguistici, il modo estremamente realistico in cui l’autore descrive la vita quotidiana, mondana e affaristica di Vizzini e dintorni e la profondità psicologica dei personaggi. L’autore riesce nell’intento di trascinare il lettore nei possedimenti di mastro don Gesualdo, gli fa vivere con entusiasmo la vendita all’asta per l’acquisto delle terre demaniali; o ancora trasforma il lettore in un invitato alla serata di gala dell’alta società aristocratica catanese, in un passeggiatore tra le strade di Vizzini col rischio di essere trascinato in una conversazione con persone che non si vorrebbe vedere neanche per sogno – come quel pettegolo che mette sempre zizzania di compare Ciolla  – o ancora in un frequentatore abituale del Caffè dei Nobili che, mentre partecipa con fervore alle discussioni da bar, getta uno sguardo languido e fugace alle belle donne che passeggiano per strada.

Nei Malavoglia c’è l’intento da parte dell’autore di non essere così realistico e veritiero come nel secondo romanzo del ciclo dei Vinti. Aci Trezza e i suoi abitanti infatti sono a mio modo di vedere più che altro uno stato mentale. Nell’incipit del romanzo, ad esempio, apprendiamo che il paese ha un sindaco – che in seguito si rivelerà essere mastro Croce Callà, che viene comandato a bacchetta dalla figlia Betta – quando in realtà è una frazione del comune di Aci Castello.

Molto interessante è anche la diversità e varietà di sapori e pietanze che c’è nei Malavoglia e in Mastro don Gesualdo. Nel primo c’è una prevalenza del salato e fa venire voglia di mangiare cozze, fritto di mare, acciughe salate, tonno e pesce spada il tutto accompagnato da un buon bicchiere di vino; mentre nel secondo romanzo si ha la sensazione di essere a un buffet squisitissimo, che va dalla buonissima ricotta di Vizzini fino al rigenerante e dissetante sorbetto al limone.

Tra i personaggi del romanzo merita particolare attenzione la figura di Isabella Motta-Trao, successivamente duchessa di Leyra, figlia di mastro don Gesualdo e Bianca Trao, che vivrà un’impossibile storia d’amore con un cugino coetaneo durante l’epidemia di colera e che il padre don Gesualdo costringerà a sposare l’influente nobile palermitano duca di Leyra nella speranza di darle un futuro migliore e ampliare il prestigio e il patrimonio di famiglia. Questo matrimonio si rivelerà infelice per Isabella e infruttuoso per il padre che, per arricchire la dote matrimoniale della figlia e soddisfare l’ambizione del genero, si troverà costretto a cedere parte del patrimonio acquisito col duro lavoro.

Verga si auspicava di tratteggiare meglio l’evoluzione del personaggio di Isabella duchessa di Leyra nel terzo romanzo del ciclo dei Vinti: La duchessa de Leyra. Di questo romanzo Verga scrisse soltanto i primi due capitoli che uscirono postumi, nel 1922, nelle pagine de La Lettura del Corriere della Sera grazie all’intervento del fedelissimo Federico De Roberto.

Subito dopo la pubblicazione di Mastro don Gesualdo Verga entrò in un blocco creativo che gli impedì di portare a termine la saga narrativa su cui scommetteva la propria carriera di scrittore. Lo scrittore si recò più volte a Palermo per reperire i documenti necessari a dare rigore storico al romanzo, ma la difficoltà a creare una struttura romanzesca tale da mettere in evidenza la vacuità e la vanità aristocratiche gli impedirà di procedere oltre nella stesura dell’opera.

A mio modo di vedere bisogna considerare anche che Verga era conscio che con Mastro don Gesualdo aveva scritto un romanzo talmente perfetto in cui rintracciamo in maniera più matura e compiuta tutte le tematiche, le tecniche e gli stili narrativi – storico, realista e verista – adottati da Verga fino a quel momento e che non aveva alcuna intenzione di ripersi. D’altronde bissare il successo con un romanzo migliore era un’impresa di non poco conto e, non è un caso, che l’ultimo romanzo pubblicato in vita da Verga sarà Dal tuo al mio del 1906, in cui riprende le tematiche borghesi che gli avevano dato ampia popolarità.

Negli ultimi anni della sua vita Verga, stanco della vita mondana milanese, si ritirò a Catania per gestire meglio i possedimenti di famiglia e dedicarsi alla scrittura con maggiore tranquillità. In questo periodo adotterà i nipoti e intratterrà una relazione importante con la contessa Dina di Sordevolo continuando con coerenza e determinazione a non legarsi troppo con le donne, a manifestare la propria contrarietà al matrimonio e a sostenere tesi scettiche – se non addirittura atee – in campo religioso.

Come autore teatrale Verga ottenne successo con Cavalleria Rusticana, trasposizione di una sua celebre novella, da cui poi Mascagni trarrà l’ancor più celebre opera lirica. In seguito l’autore siciliano avrà una vertenza con il compositore per il riconoscimento dei diritti d’autore, da cui ne risulterà vincitore, ottenendo un compenso di cinquanta tremila lire, che all’epoca era una bella somma.

Negli ultimi anni di vita Verga divenne un frequentatore abituale del Circolo dell’Unione di Catania e in campo politico espresse posizioni sempre più conservatrici e nazionaliste. Già intorno agli anni ’80 aveva manifestato il proprio assenso alla repressione del movimento dei lavoratori dei Fasci Siciliani attuata dal capo del Governo Francesco Crispi e adesso approvava con entusiasmo la politica nazionalista e coloniale in terra africana, guardando con simpatia a Benito Mussolini e al giovane partito fascista.

La sera del 24 gennaio del 1922, di ritorno dal Circolo dell’Unione, Verga rientrò a casa e, dopo aver chiuso a chiave la porta della camera da letto come di consueto, fu colpito da una trombosi da cui non si riprenderà più. Alle otto del mattino del giorno dopo la cameriera, non riuscendo a entrare in camera per svegliare lo scrittore, chiamò i soccorsi, che non poterono fare nulla. Verga rimase agonizzante per tre giorni, senza riprendere conoscenza e, dopo che la famiglia gli diede l’estrema unzione senza obbedire alla sua volontà, morì “alle dieci e venti della mattina del 27[7].

A mio modo di vedere il miglior modo di avvicinare i lettori all’opera di Verga, in particolare gli studenti, è di immergersi nella lettura di Cavalleria rusticana e La lupa. Questi due racconti di amore e vendetta sono brevi e avvincenti e, presentando una prevalenza dei dialoghi sulla prosa ridotta all’osso, sono in linea con la comunicazione essenziale dei social network e potrebbero suscitare l’interesse degli adolescenti in piena tempesta ormonale.

In conclusione a centottant’anni dalla nascita, Verga con le sue novelle e i suoi romanzi si conferma come il cantastorie italiano capace di cogliere le contraddizioni, gli aneliti e le disfatte delle classi sociali italiane in lotta tra tradizione e progresso nella speranza impossibile di una vita migliore.

Roberto Cavallaro                  

 


[1] Per la data e il luogo di nascita ho deciso non tener conto da quanto riferito da Wikipedia, ma da quanto riporta lo studioso Piero Nardi in Giovanni Verga, I Malavoglia, in Vita di Giovanni Verga, a cura di Piero Nardi, Edizioni Scolastiche Mondadori, Milano, 1972.   

[4] Ibidem.

[5] Giovanni Verga, I Malavoglia, in Vita di Giovanni Verga, a cura di Piero Nardi, Edizioni Scolastiche Mondadori, Milano, 1972, p. 42.  

[6] Giovanni Verga, I Malavoglia, op. cit., pp. 190-191. 

[7] [7] Giovanni Verga, I Malavoglia, in Vita di Giovanni Verga, a cura di Piero Nardi, op. cit., p. 45.

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Tue, 1 Sep 2020 09:49:24 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1207/1/giovanni-verga-cantastorie-italiano
Messina prima del terremoto - La Via Garibaldi https://www.mutualpass.it/post/1198/1/messina-prima-del-terremoto-la-via-garibaldi https://www.mutualpass.it/post/1198/1/messina-prima-del-terremoto-la-via-garibaldi]]> Come in una vecchia fotografia dall’intenso color seppia, ingiallita dalle macchie del tempo divoratore, Messina “fin de siècle” ci appare immersa nell’idilliaco clima di tranquillità di un piccolo mondo dimesso, pacato, sereno, formicolante di varia umanità e pulsante di vita. Approfittiamo di questa smagliatura, che si è aperta nella smisurata trama del tempo, per osservare come si viveva allora in questa vecchia, cara, irripetibile città…

Estate di fine Ottocento…
La via Garibaldi, originariamente Ferdinanda, realizzata per decisione del Senato dopo il terremoto del 1783 dagli architetti Basile, La Vega e Arena, è percorsa dalla banda cittadina che, esaurita la rituale sfilata, si va dirigendo alla Villa Mazzini, bell’esempio di giardino inglese iniziato nel 1832 e abbellito con gusto dal Berceau.

Dalla settecentesca chiesa delle Anime del Purgatorio alle Fornaci, la via Garibaldi si sviluppa fra due nastri di case a quattro e cinque piani, cadenzata dagli eleganti negozi con complicate efflorescenze Art Nouveau della premiata ditta di pasticceria Antonio Carbonaro, dei magazzini di alta moda di Tommaso Gullì che vanta accurate confezioni di “soprabiti per borghesi, militari, guardie e fattorini”, del ristorante rosticceria Scardino con le sue specialità di “arancini, polli, rosbiff, fritti caldi, sangue dolce, rinfreddi e salsicce”.

Un uomo, appoggiato a un idrante, si è accorto degli armeggi di un fotografo intento a riprendere l’inizio della via Garibaldi con a destra la Porta Messina per la classica “cartolina ricordo”, e assume una posa la più ricercata possibile con un sorriso malandrino. I bei palazzi si susseguono uno dopo l’altro: il Palazzo Senatorio opera del 1803 di Giacomo Minutoli e il Palazzo della Camera di Commercio in bellissimo stile neoclassico, disegno degli architetti Giacomo Fiore e Giuseppe Munagò, entrambi affacciati sulla grande piazza del Municipio; il Palazzo del Prefetto, già Palazzo del Priorato dei Cavalieri di Malta, architettura di Leone Savoja del 1877 e accanto, la monumentale chiesa di San Giovanni di Malta della prima metà del Seicento, progetto degli architetti Francesco e Curzio Zaccarella, padre e figlio, mentre alla tribuna lavorò Jacopo del Duca nella seconda metà del Cinquecento.

E ancora, il ristorante Duilio, il Caffè nuovo, il Caffè Gambrinus accanto al neoclassico Teatro Vittorio Emanuele II del celebre architetto napoletano Pietro Valente (1852), dove si dà convegno la migliore società mentre al “Centofanti” i “viveurs” applaudono, spellandosi le mani, graziose ballerine scandalosamente discinte che ogni sera si esibiscono in una torbida atmosfera satura di fumo e profumo.
Estate di fine Ottocento…

Nino Principato

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Mon, 17 Aug 2020 10:33:02 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1198/1/messina-prima-del-terremoto-la-via-garibaldi
Gli anni invisibili - Rodrigo Hasbún https://www.mutualpass.it/post/1205/1/gli-anni-invisibili-rodrigo-hasb&250n https://www.mutualpass.it/post/1205/1/gli-anni-invisibili-rodrigo-hasb&250n]]> Gli anni invisibili di Rodrigo Hasbún è un romanzo edito da Sur, tradotto da Giulia Zavagna, che narra della storia di due amici ex compagni di scuola, Julian e Andrea, che decidono di rincontrarsi in un bar di Houston per fare definitivamente i conti con quel terribile marzo di ventun anni fa.

Entrambi sono molto cambiati da quando erano adolescenti e le esperienze che hanno vissuto hanno stravolto sogni, obiettivi e priorità della loro vita.

A cercare il contatto è stata Andrea, che in realtà non si chiama così come allo stesso modo non sappiamo il vero nome di Julian, per comprendere meglio cosa ha indotto l’ex compagno di scuola a scrivere il romanzo su quel tragico marzo che ha sconvolto le loro esistenze e definito il loro modo di essere.

Seppur, come nota Andrea, Julian si sia preso delle libertà romanzesche, l’amico scrittore ha descritto in maniera molto vivida la vita degli adolescenti boliviani di Cochabamba degli anni ’90.

All’epoca Julian era molto amico di Ladislao, l’aspirante videomaker che ha avuto una tresca con l’insegnante statunitense Joan, e lui sperava di diventare un cantante di successo con la sua band grunge. Ascoltava Pearl Jam e Nirvana fino allo spasimo, mentre il suo amico Ladislao andava pazzo per Soul to Squeeze dei Red Hot Chili Peppers perché inneggiano alla vita. Aveva una cotta per Luisa e un giorno chiese perdono a una mucca, che soltanto qualche settimana prima di quel marzo di ventun anni fa aveva riempito a sassate in un momento di crisi adolescenziale.

Neanche per Andrea quel periodo era stato tutto rose e fiori. Aveva scoperto di essere incinta del suo ragazzo Humbertito, che aveva capito di non amare e, decisa a nascondere la gravidanza e ad abortire il prima possibile, tentò di tutto per porre riparo al danno e allo stesso tempo, grazie all’assenza dei genitori, a dare vita alla festa più indimenticabile della scuola dove il gruppo di Julian si sarebbe esibito per presentare in prima assoluta il videoclip della loro nuova canzone realizzato da Ladislao.

Che cosa è successo alla festa di Andrea di quel maledetto marzo di ventun anni fa? E cosa ne è stato dei compagni di scuola?

Con Gli anni invisibili Rodrigo Hasbún ci consegna un romanzo fresco e incalzante con una prosa asciutta che va dritta al punto e ci induce a riflettere su come gli anni dell’adolescenza definiscono ciò che siamo.

Il romanzo presenta a mio parere delle riflessioni molto interessanti: come ad esempio il ruolo che hanno gli imprevisti nel determinare gli eventi del passato che non riusciamo a dimenticare e che ci hanno segnato nel profondo oppure, riprendendo un testo del filosofo Paul Virilio, che cosa sogneremo una volta che tutto diventerà visibile al mondo. Una riflessione molto attuale dal momento che viviamo in una realtà sempre più tecnologica e interconnessa in cui rendiamo visibile agli altri la nostra vita.

In conclusione Gli anni invisibili è il libro perfetto da leggere questa estate sotto l’ombrellone per chi voglia leggere un romanzo scorrevole e coinvolgente con parecchi spunti di riflessione interessanti.     


Roberto Cavallaro

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Tue, 11 Aug 2020 09:55:05 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1205/1/gli-anni-invisibili-rodrigo-hasb&250n
Lo Spettacolare sbarco di Don Giovanni d’Austria https://www.mutualpass.it/post/1204/1/lo-spettacolare-sbarco-di-don-giovanni-d-austria https://www.mutualpass.it/post/1204/1/lo-spettacolare-sbarco-di-don-giovanni-d-austria]]> Si svolgerà sabato 8 agostoLo Spettacolare sbarco di Don Giovanni d’Austria” presso il Castello del San Salvatore.

Una versione rivisitata per rispettare le disposizioni anti Covid-19 e che sarà dunque fruibile solo attraverso la versione live streaming.

“L’emergenza epidemiologica - spiega il presidente dell’associazione Aurora Fortunato Manti - ha inevitabilmente condizionato l’edizione 2020 ma ritenevamo giusto, nel segno della continuità, esserci. Un segnale anche di speranza per la ripartenza. Ci siamo chiesti cosa potevamo trarre di positivo da questa esperienza e pur consapevoli che niente potrà mai sostituire la calorosa presenza del pubblico abbiamo raggiunto la consapevolezza che la trasmissione live streaming dell’evento ci offre un’opportunità. Quella di varcare i confini della nostra terra, della nostra città. La tecnologia che tanto ci ha dato nei mesi di isolamento oggi diventa ancor di più strumento di condivisione, ci consente di allargare la platea degli spettatori rendendo protagoniste così tutte le città della rete dell’area del Mediterraneo.”

L’evento sarà trasmesso in diretta sulle emittenti televisive Rtp e TCF sulle pagine facebook “Lepanto network” e “Gazzetta del Sud” e sul sito Vaiefai.it 

La scaletta prevede alle 19:54 la tradizionale Cerimonia dello Sposalizio del Mare durante la quale, come già da 3 anni suggerito dai veneziani, il sindaco della città di Messina Cateno De Luca pronuncerà la formula di rito che lega Messina al suo mare.

Alle ore 20:00 il corteo con la partecipazione dei seguenti gruppi storici: Compagnia Rinascimentale della Stella, Tercio Viejo de Sicilia, il Gruppo Storico Marduk di Rometta, Gruppo rievocazione storica Mili S.Pietro, carrozze storiche Molonia.

Spettacolazione con sbandieratori e musici. Momento scenico con l’arrivo e l’accoglienza del Senato messinese a Don Giovanni, anche quest’anno interpretato dall’attore Mauro Failla, e ai Comandanti Sebastiano Venier, Agostino Barbarigo e Giannandrea Doria.

A concludere sulla terrazza sotto la Stele della Madonnina il concerto dell’Ottetto d’Archi Siciliano, diretto dal M. Orazio Baronello con la Soprano solista Giulia Greco.

Tutti i momenti saranno trasmessi in diretta live streaming.

L’edizione 2020 è arricchita da due eventi collaterali. Il primo evento è rappresentato dalla mostra storico-iconografica: “Fra Oriente e Occidente” presso il Teatro Vittorio Emanuele scoperto di via Laudamo. Un viaggio attraverso le immagini nella tradizione popolare dell’Opera dei Pupi. La mostra è visitabile gratuitamente.

Il secondo evento è in programma venerdì 7 agosto presso la Camera di Commercio di Messina. Alle ore 17:00 è prevista la visita al Palazzo della Camera. L’ingresso sarà contingentato con mascherina in rispetto delle normative anti contagio Covid 19. Alle 18:30 invece Malvasie senza confine. Convegno dibattito sul tema “Due mari, tre DOC: Malvasia, Faro e Mamertino.

Conferenza, esposizione di prodotti, degustazioni a cura della camera di Commercio, Fondazione Its Albatros, NonsoloCibus, Marco Polo Project- Venezia, Istituto di istruzione Sup. “G. Minutoli”, Associazione Aurora.

I colleghi della stampa che volessero seguire dal vivo l’evento sono pregati di accreditarsi inviando nominativo per consentire la predisposizione degli spazi necessari a garantire il distanziamento.

 

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Thu, 6 Aug 2020 18:29:47 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1204/1/lo-spettacolare-sbarco-di-don-giovanni-d-austria
30 Luglio 2020 - Giornata dell’Amicizia https://www.mutualpass.it/post/1203/1/30-luglio-2020-giornata-dell-amicizia https://www.mutualpass.it/post/1203/1/30-luglio-2020-giornata-dell-amicizia]]> Il 30 luglio si festeggia la Giornata Mondiale dell’Amicizia, proclamata nel 2011 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con lo scopo di stimolare iniziative di pace e costruire ponti tra le comunità.

Attraverso l’amicizia tra popoli, paesi, culture e individui si può contribuire ad ottenere una stabilità duratura, costruire una rete che porti sicurezza e stimolare la gente a credere e lavorare per il bene comune.

È un'iniziativa che segue la proposta fatta dall'UNESCO di definire la cultura della pace come un insieme di valori, atteggiamenti e comportamenti che respingono la violenza e si sforzano di prevenire i conflitti affrontando le loro cause alla radice al fine di risolvere i problemi. 

In questa giornata carica di buoni sentimenti non dimenticare di fare gli auguri a tutti i tuoi amici!


Medika, la Card della Salute

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Thu, 30 Jul 2020 10:26:03 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1203/1/30-luglio-2020-giornata-dell-amicizia
E si accendono le luci https://www.mutualpass.it/post/1200/1/e-si-accendono-le-luci https://www.mutualpass.it/post/1200/1/e-si-accendono-le-luci]]> Il mondo dello spettacolo riaccende le luci nel rispetto delle norme anti-Covid. Dalla musica al teatro tutti, dagli addetti ai lavori al pubblico, avvertono la necessità di ripartire perché la cultura e l’arte bisogna alimentarle se non si vuole che scompaiano dalle nostre vite. Non possiamo infatti tenere chiuso il sipario se vogliamo una scena artistico-culturale vivace e stimolante.

A Messina, per esempio, il Retronouveau per la Festa della musica del 21 giugno ha organizzato una serata in cui i vari musicisti di Messina hanno avuto modo di suonare come solisti e far conoscere la propria musica. Dopo aver ricevuto le varie adesioni l’organizzazione del locale ha strutturato la scaletta che prevedeva, nel rispetto delle misure legislative sul Coronavirus, l’esibizione di ogni singolo musicista per la durata massima di venti minuti circa. C’è stata qualche eccezione, come quando sul palco si è esibito un duetto di synth e percussioni, ma il tutto nel rispetto delle norme sul distanziamento sociale. C’è stata anche la possibilità di utilizzare il camerino adiacente al palco per riscaldare le dita prima della propria esibizione, ma in questo caso si era tenuti a scegliere se scendere subito dal palco affinché il musicista potesse esibirsi o restare in camerino nell’attesa del proprio turno. Quest’ultima fu la scelta che presi quel giorno quando ebbi la possibilità di suonare tre miei brani strumentali di basso subito dopo la performance di un bravo batterista.

Se l’utilizzo della mascherina era obbligatorio per il personale, per artisti e spettatori era richiesto semplicemente agire con responsabilità e buon senso. Magari, come capita quando incontri una vecchia amica o un vecchio amico, si allentano un po’ le remore e ci si lascia andare con l’affetto ma non è che per questo si debba diventare paranoici.

La serata al Retronouveau del mese scorso mi ha fatto pensare al romanzo La ballata di Jonny Valentine di Teddy Wayne che con un linguaggio satirico e contemporaneo, in cui non mancano gli hashtag e i tag che utilizziamo più o meno tutti, descrive la vita di una giovane popstar di nome Jonny Valentine alle prese con la tournée del suo secondo album. L’album non sta vendendo quanto il primo e la madre manager e il suo entourage senza scrupoli cercano di farglielo notare al protagonista, che trova il proprio sfogo alla solitudine dell’artista e all’ansia da prestazione in un videogioco.

Sebbene il protagonista sia ispirato a una popstar come Justin Bieber e allo star system del mondo musicale, tuttavia le domande che lui si pone e i problemi che si trova a vivere sono propri di tutti gli artisti: dalle star affermate ai morti di fame.

Ad esempio una delle domande che si pone Jonny è la seguente:

Perché qui sopra ci sono io e non uno di loro? Rog dice […] perché hanno bisogno di intrattenimento e di evasione almeno quanto hanno bisogno di mangiare e bere[1].

 

Oppure quando si interroga sul rapporto con le fans:

Mi fa sempre strano quando le ragazze piangono ai concerti. Non è come quando piange Jane, perché è triste, o di tanto in tanto anche perché è felice. È che pensano di amarmi. Ma si può amare davvero solo quando si ricambia. Loro invece amano l’idea di me. E quello si può fare anche con qualcuno che non sa neanche come ti chiami[2].

 

Una delle frasi più belle del romanzo di Wayne è “la musica è un talento che bisogna coltivare[3] che riassume lo spirito della Festa della musica del Retronouveau e che ha fatto sentire tutti i presenti una comunità. A tal proposito non si può non menzionare la bella iniziativa della band dei Jester, che con la playlist Spotify Adduma sta playlist ha coinvolto le varie band messinesi dimostrando come a Messina e provincia la musica sia più viva che mai in questo periodo così alieno e spersonalizzante.

Anche il cinema prova a fare del proprio meglio per ripartire dal lockdown. A tal proposito segnalo la stagione estiva del cinema Apollo che in collaborazione con il Museo Regionale di Messina ha organizzato un calendario di film all’aperto, che si è dovuto scontrare con Giove pluvio, ma che con film come L’ufficiale e la spia di Roman Polanski, Joker di Todd Philips, Picciridda di Paolo Licata e tanti altri saprà ritagliarsi il proprio spazio nel panorama culturale messinese.

Sulle orme della Pizia di Delfi riprende le proprie attività il Teatro Greco di Siracusa che ha pianificato un programma alternativo, “Inda 2020 Per voci sole”, in sostituzione delle rappresentazioni classiche a causa dell’emergenza pandemica.

Il programma prevede principalmente monologhi e monodrammi teatrali e musicali. Si inizierà con il dramma musicale L’isola della luce di Nicola Piovani (libretto di Vincenzo Cerami) con la partecipazione della cantante e attrice partenopea Tosca e dell’attore Massimo Popolizio.

Il dramma, che riprende versi di vari poeti tra cui Omero e Byron e riferimenti ad Einstein, tratta di come Hermes ruba la cetra ad Apollo il quale dopo essere riuscito a farsi restituire lo strumento ripristinerà la luce e trasformerà la filosofia in musica e in poesia.

A seguire si prevedono spettacoli come il monodramma Da Medea a Medea con Lunetta Savino, che verrà rappresentato il 17 luglio, in cui verranno ripresi la tragedia di Euripide e i successivi adattamenti come le versioni di Seneca e di Pasolini.

La scelta del dramma di Euripide è quanto mai azzeccata in quanto ci possiamo riconoscere nelle situazioni che abbiamo vissuto o a cui abbiamo assistito durante i mesi del lockdown.

Nell’edizione classica della tragedia tradotta dal grecista Ettore Romagnoli riscontriamo nel passo in cui Medea risponde al re di Corinto Creonte, il quale ha deciso di mandare in esilio la straniera moglie di Giasone affinché possa sposare la figlia di cui l’argonauta si è innamorato, che i saggi esperti nel loro campo scientifico (nel caso del Coronavirus pensiamo ai medici e ai ricercatori) sono malvisti dal popolo quando tentano di trasmettere nuovi concetti e ancor di più lo sono quando dimostrano di avere una conoscenza diversificata:

[…]ché se nuovi esprimi

fini concetti al vulgo, un perditempo,

e non un dotto sembrerai. Se poi

migliore sembrerai di quanti han fama

di saper vario, in uggia ai cittadini

verrai. Tale destino anch'io partecipo.

D'invidia a questi, d'acrimonia a quelli,

la mia scïenza è obbietto; eppure, è piccola

scïenza; e tu paventi adesso, ch'abbia

a patire da me qualche gran male[4].

 

Altri riferimenti impliciti all’emergenza sanitaria – ma che valgono anche come insegnamenti di vita di cui dobbiamo farne tesoro – vanno rintracciati nell’invito della nutrice a condurre una vita mediocre (nel senso di comune) fondata sulla misura poiché, quando non c’è, la vita umana è segnata dalle sciagure[5] e nell’affermazione di Giasone che dove ci sono leggi e giustizia, come in Grecia, non c’è spazio per l’arbitrio della forza in cui ciascuno si trova alla mercé dei costumi barbari:

[…] Primo, ne l'Ellade

abiti adesso, e non in terra barbara;

e sai giustizia, e l'uso delle leggi,

e non l'arbitrio della forza; e tutti

gli Ellèni sanno che sei dotta, e sei

venuta in fama: se abitato agli ultimi

confini avessi della terra, niuno

fatto di te parola avrebbe[6].

 

Tra le curiosità va segnalato come Giasone paragoni la moglie Medea al mostro dello Stretto Scilla, la bella ninfa reggina di cui Glauco si era innamorato e che la gelosa maga Circe ha trasformato in un mostro sanguinario, a causa del sortilegio rancoroso che ha provocato la morte della principessa, del re e che si conclude con l’infanticidio dei due figli, vittime di un amore degenerato in odio:

[…] Oh, niuna tanto

osato avrebbe delle donne ellene

da me neglette, che te scelsi a sposa,

te mia nemica, te rovina mia,

leonessa e non donna, e ch'hai natura

selvaggia più della tirrena Scilla[7].

 

Euripide conclude il suo dramma affermando che nella vita umana accade che gli avvenimenti sembrano conclusi, ma in realtà sono in uno stato di incertezza in cui tutto può succedere e che, alla fine, accade qualcosa in cui si trova la soluzione che permette agli esseri umani di ritornare alla normalità:   

Molte cose in Olimpo sollecita

il Croníde; e i Celesti deludono

ben sovente ogni attesa. Molte opere

imperfette restaron, che al termine

parean giunte: parea che niun esito

altre avessero; e un Dio schiuse un tramite[8].

 

Se per Euripide l’intervento è necessariamente divino, e non avrebbe potuto essere diversamente se non avesse voluto essere condannato a morte per empietà, a mio modo di vedere la soluzione alle problematiche umane – tra cui la pandemia di Coronavirus – non può essere altro che frutto della ricerca scientifica.

Il riferimento alla conclusione della Medea di Euripide non può tuttavia non farci riflettere sull’importanza delle feste religiose per la collettività dei fedeli e per l’identità di un popolo.

A causa dell’impossibilità di gestire l’affluenza e di ottemperare alle misure anti Covid quest’estate assisteremo alla sospensione di feste religiose a fondamento della devozione e dell’identità dei siciliani come ad esempio la festa palermitana di Santa Rosalia (detto anche u festinu) del 14 e 15 luglio e la Vara messinese del 15 agosto.

In particolare vorrei focalizzarmi sulla festa di Santa Rosalia.

La Santuzza dal capo cinto di rose che nel 1624 salvò Palermo dalla peste, subentrando alle sante Cristina, Oliva, Agata e Ninfa come patrona della città, non sarà celebrata con il corteo del Cassaro seguito dalla sfilata del Carro trionfale, che ogni anno hanno un allestimento differente, e neanche dalla processione dell’urna d’argento a cui si accompagna il grido Viva Palermo e Santa Rosalia. In sua vece ci sarà un Festino virtuale, che prevede la trasmissione gratuita da parte di tutte le emittenti televisive richiedenti del lungometraggio Palermo Sospesa-il festino che non c’è di Costanza Quatriglio. I commercianti del Cassero manterranno comunque viva la festività allestendo le vetrine come di consueto, mentre le celebrazioni religiose si svolgeranno sul sagrato della cattedrale: il 14 alle ore 19.00 l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice pronuncerà il discorso alla città, mentre il 15 si terrà la solenne esposizione dell’urna.

Anche a Messina la situazione non sarà tanto diversa. La processione della Vara del 15 agosto sarà sostituita dall’esposizione del carro festivo in Piazza Duomo.

Il riferimento alle due festività religiose siciliane non è casuale. Dacia Maraini nel suo ultimo romanzo epistolare Trio, scritto e ultimato durante il lockdown, mette in evidenza il legame storico e affettivo tra Messina la nobile e Palermo felicissima nella storia d’amicizia tra la messinese Agata e la palermitana Annuzza.

Nel maggio del 1743 a Messina scoppia la peste che di lì a poco si diffonderà in tutta la Sicilia. Agata e Annuzza sono amiche fin dall’infanzia ma sono innamorate dello stesso uomo, Girolamo, che ha sposato Agata, con cui ha avuto una figlia, ma allo stesso tempo è innamorato della palermitana Annuzza. Girolamo sta vivendo una crisi d’amore e di certo la peste non sembra aiutarlo a prendere una decisione. Agata si trasferisce con Girolamo e la figlia a Castanea nella casa della signora Cannavò mentre la nubile Annuzza, temendo che la peste possa colpire la capitale palermitana, si trasferisce con la sorella e la tata nella tenuta di Casteldaccia. Le due amiche però continuano a scriversi lettere nonostante l’epidemia e l’amore per lo stesso uomo e faranno di tutto affinché la loro amicizia resista alle reciproche gelosie d’amore, rimembrando gli anni della gioventù e in particolare le lezioni di cucito di suor Mendola, le letture di capolavori come Il Cid di Corneille o La vita è sogno di Calderon de la Barca e le mangiate da leccarsi i baffi di gremolata (granita) di fragola.

 

Castanea, 7 luglio 1743

Cara Annuzza, [...] Mi hai fatto ridere con i tuoi ricordi del ricamo, di suor Mendola e della Madonna stupita. [...] Io sono diventata una maestra del ricamo. A Messina andavo, su richiesta, dalle suore del convento di Santa Agata, a insegnare l’arte del cucito. [...] Ti ricordi suor Mendola come correva con quell’ago fra le dita corte e nocchiute? A te veramente piaceva solo leggere e avevi sempre un libro nascosto nella tasca [...] Ecco, non so se l’amicizia sia nata in quella sala da ricamo, sotto la bacchetta di suor Mendola, oppure prima, quando venivo nel tuo giardino e leggevamo insieme il Cid, e tua madre, gentilmente, mi offriva la gremolata di fragole [...]

Un abbraccio da

Agata[9]

 

L’estate di quest’anno sarà con molta probabilità una stagione sospesa tra sogno e realtà e tra sentimento e dovere, ma il mondo della cultura e dell’arte non si tira indietro e farà di tutto per allietarci.

D’altronde gli stessi Litfiba ce lo ricordano nella canzone Lo spettacolo:

Allora si parte

E notte e si accendono le luci

Rotto il ghiaccio balleremo coi fantasmi

Lo spettacolo deve ancora cominciare

Lo spettacolo deve ancora cominciare[10]


Roberto Cavallaro                        


[1] Teddy Wayne, La ballata di Jonny Valentine, trad. it. di Chiara Baffa, Minimum & Fax, Roma, 2014, p. 87.  

[2] Ivi. p. 91.

[3] Ivi, p. 77.

[5] Ibidem.

[6] Ibidem.

[7] Ibidem.

[8] Ibidem.

[9] Dacia Maraini, Trio, Rizzoli, Milano, 2020, pp. 33-35.

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Wed, 29 Jul 2020 09:40:36 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1200/1/e-si-accendono-le-luci
Arte dopo Covid19 https://www.mutualpass.it/post/1201/1/arte-dopo-covid19 https://www.mutualpass.it/post/1201/1/arte-dopo-covid19]]> La gestione dell'epidemia del Covid19 ha accelerato processi già in corso nell'ambito della produzione artistica, della fruizione e del mercato, sia a livello locale sia a livello nazionale.

Racconto il mio punto di vista non avendo la pretesa di essere esaustivo per una riflessione che, come per tutti i fatti storici, ha bisogno di tempo per maturare.

Sul fronte della produzione, il feroce blocco imposto dalle istituzioni governative non ha modificato i processi creativi. Anzi, gli artisti hanno avuto più tempo per creare. Fin dall’origine del blocco, ho messo su una radio on line con l'artista Federico Bonelli della Fondazione olandese Trasformatorio. Per radioantidoto.org si trasmette da Messina, Amsterdam, Bruxelles, Lugano, Copenaghen, Taiwan etc. La radio è un esperimento aperto di produzione culturale, ha ormai oltre cinquanta redattori tra l'Europa e gli altri continenti. Nato come momento di conforto e confronto in un frangente di particolare esasperazione degli effetti dell'epidemia, oggi è un luogo di produzione e scambio di contenuti culturali di grande qualità.

Durante il blocco sono stato coinvolto nel codesign di un magazine d'arte, ho prodotto tre nuovi video per il mio progetto di videopoesia "Adesso Premium", e un format documentario sulle "Città che si vedono nei quadri". Sulla coda del blocco sono stato contattato dal collettivo Rosy Crew per la curatela di una mostra a Palermo sul tema delle "Distopie", inaugurata il 12 luglio al Santamarina Bistrot. Attualmente sto lavorando a un progetto editoriale sulle persone, medici e pazienti, che frequentano gli ospedali.

Tra gli artisti che ho seguito nella produzione di progetti posso segnalare certamente il lavoro di RE con che con "L'esperimento di libertà temporale" ha fatto molto parlare di sé, il giovane scultore Giuseppe Raffaele che durante il blocco ha lavorato a nuove opere con nuovi materiali. Altri, come Nuuco, ad esempio, hanno lavorato per pianificare e progettare nuovi percorsi creativi, altri ancora, come Antonio Fester Nuccio, hanno prodotto opere in quantità industriale, quasi come per un esorcismo produttivista. Critici come Dario La Mendola hanno usato il blocco per lanciare un'opera editoriale. Quella di La Mendola in particolare mi sembra interessante e degna di accompagnarci in una riflessione globale che vada molto oltre i discorsi di arte per arte. 

Sul fronte della fruizione culturale il distanziamento sociale ha costretto al blocco delle attività di un intero settore, peraltro già fragile e profondamente provato dal regime di austerità che dal 2007 a oggi è stato imposto a tutti i settori dell'economia con i risultati che abbiamo visto. Si sono fermate le mostre istituzionali e private, le gallerie, i concerti, teatri e i cinema. Non entro in merito alle misure di prevenzione del virus, posso commentare però le parole del Presidente del consiglio in data 13 maggio 2020: «Gli artisti ci fanno tanto divertire a appassionano».

Queste dichiarazioni suonano paradigmatiche di tutto un pensiero strategico sull’arte in Italia nell'ultimo ventennio: arte come intrattenimento, come divertimento come piacere personale. È una visione strettamente correlata a quella, poverissima, dell'economia come inizio e fine di ogni attività umana. Le nazioni egemoni in Europa, come Francia e Germania, hanno dedicato soldi e tempo alla difesa di artisti e creativi. E non lo hanno fatto perché sono più ricchi di noi. La cultura è il destino dei popoli, il nerbo su cui si alligna la politica di potenza delle nazioni egemoni, il centro su cui s’innesta il programma al futuro. Non si tratta di un accessorio di un gioiello e neanche di una cornice per discorsi politici.

La cultura è il centro della democrazia perché cittadini culturalmente stimolati costituiscono i mattoni di una comunità più solida, in grado di competere con le altre nazioni: non esiste la solidarietà tra nazioni, se non in funzione d’interessi geopolitici. L'epidemia l'ha dimostrato chiaramente. 

Alla cultura appartiene anche il settore dell'informazione. Come spiega bene la parola, l'informazione da forma alla coscienza civile dei popoli. Anche in questo campo l'economicismo ha fatto scempio dei valori positivi e fondanti della cultura per promuovere un narcisismo iperindividualista che sta mettendo a repentaglio il futuro stesso del Paese. Dall'economicismo discende pure la chiusura attuale di siti e monumenti sprovvisti degli strumenti finanziari per aggiornare i sistemi di sicurezza in funzione anticovid.

Il modello dei musei italiani è funzionale al grande mantra del turismo come centro di ogni attività di fruizione culturale. È una visione inadeguata per un paese della taglia dell'Italia. Il turismo è il motore economico di nazioni in via di sviluppo, l'idea dell'Italia come giacimento di beni culturali da sfruttare in senso economico è da rigettare totalmente.

Il Patrimonio culturale deve essere considerato come strumento produttivo per il futuro della nazione, le fondamenta, la prospettiva progressiva e non come il reliquiario da far ammirare ai viaggiatori elemosinando 10 euro per vedere capolavori assoluti. Non sto dicendo che il turismo non è importante e che non bisogna curare e implementare questo settore, solo che è fondamentale uscire dalla retorica passatista dell'Italia come museo a cielo aperto, piuttosto bisogna investire il più possibile per imitare e superare, con nuove opere, l'eredità del nostro stesso patrimonio.

Per quanto riguarda le esperienze di fruizione organizzate su internet, non ho prestato molta attenzione alle modalità virtuali promosse, se non per esigenze di catalogazione e di studio. Certo grande successo ha avuto per esempio la mostra del maestro Pasquale Marino, come sempre instancabile artefice in tutti i campi.  Ma dal mio punto di vista, la mostra virtuale deve essere considerata come l'estrema ratio per eventi non realizzabili. Sono contrario alla virtualità dell'esposizione come sistema permanente. Per me l'arte è un fatto umano, quindi relazionale e personale. Sono contrario all’abuso dei social piuttosto che della socialità. L'abuso di Internet e di questi strumenti può essere considerato uno strumento di forte limitazione biologica delle facoltà individuali. Per quanti mi riguarda le multinazionali di internet rappresentano dei problemi per la prosperità degli Stati e il raggiungimento di quegli obiettivi di eguaglianza sociale così come designato dalla Costituzione italiana. Amazon, Facebook Google e Microsoft hanno economie, grandezza e peso strategico superiore agli stati medesimi, si muovono come potenze geopolitiche e per certi versi anche ostili alle potestà dei singoli stati. Vanno fortemente ridimensionati.

L’arte in Italia dopo il blocco per Covid19 è come prima e anche un poco peggio. Gli artisti bussano alle porte delle istituzioni per l’ennesima richiesta di aiuto. In realtà gli artisti hanno già il potere e non devono chiedere niente a dei personaggi che ormai sono dei concorrenti sul fronte delle arti performative e dell’intrattenimento. Non credo che sia necessario fare degli esempi su questo argomento. Gli artisti hanno tutto il potere creativo per mettere in discussione l’attuale assetto politico sociale della Penisola, però devono uscire dal conformismo e dell’omologazione.

Sono sicuro che in altri Paesi il futuro dell’arte è assicurato da un apparato statale che è perfettamente consapevole del valore strategico della produzione culturale. Ho già fatto degli esempi ma aggiungo: gli Stati Uniti sono un paese enormemente indebitato, un paese che economicamente non dovrebbe esistere, eppure investe nella cultura, e nel cinema in particolare, una quantità enorme di denaro. Nei prossimi anni in Arabia Saudita nasceranno venti musei.  Da noi ormai si avanti coi bandi e coi progetti,  non parliamo dei progetti europei dove il finanziamento per la cultura è solo al 60% del totale.  L’Italia si sta facendo fagocitare dagli interessi geopolitici delle altre potenze anche in questo campo. Gli artisti contemporanei e i curatori d’arte italiani all’estero vengono guardati con sospetto se non proprio con una certa sufficienza, a volte del tutto ingiustificata. Sono stato a contatto con gli ambienti della c.d. “avanguardia europea”, spesso si tratta di cose vecchie su cui è spruzzata un poco di questa morale censoria e liberticida del “politicamente corretto”. In sostanza si tratta di vecchie pacchi e pacchetti su cui manca la riflessione di una serietà critica che viene respinta a priori. 

L’arte in Italia sta scomparendo perché sta scomparendo il Principe. Non mi riferisco tanto al Principe di Machiavelli,  figura che per forza di cose è legata al Rinascimento e all’Italia di quel periodo. Mi riferisco alla mancanza di figure guida dotate di qualità culturali e politiche in grado di sviluppare un discorso sul futuro che abbia nell’Italia l’unico interesse possibile da realizzare. Io sono contrario alla retorica europea e a ogni forma di cessione di sovranità, esattamente come lo sono tutti i governi dell’Unione Europea, tranne quello italiano.

Oggi vediamo tanti manager e politici inaugurare mostre e opere d’arte bruttissime, di scarsissimo valore,  tra il plauso generale dei giornalisti e il silenzio imbarazzato dei critici. L’Italia è in una crisi sistemica da oltre trenta anni, questo dato di fatto sta diventando quasi tragicomico. Abbiamo poeti da vespasiano ginnasiale osannati sui giornali come Ungaretti. Non ci siamo, dobbiamo uscire subito dal pensiero schiavile dell’arte che non serve a niente, dell'arte come spreco di denaro, dobbiamo investire il più possibile nella cultura, nella ricerca e nell’educazione, adesso.  Su questo punto bisogna fare quanto più possibile per convincere gli Italiani e i nostri rappresentanti politici: ormai è tardi, forse troppo tardi.

In Italia la grettezza ha raggiunto vertici di mostruosità così abnormi che quando si vuole fermare il ragionamento di qualcuno si dice: "non fare filosofia". Durante il blocco, ho visto Carlo Verdone in tv: si vergognava di leggere Seneca e cercava di cambiare discorso. Poi vediamo i giornali fare gli elogi della Germania, il paese filosofico per eccellenza. Ripeto, non ci siamo. C'è un modello antropologico e culturale da rifare da capo, temo che l'élite non sia in grado di concepirlo, temo che faranno nuovamente spazio a interessi stranieri pur di non cambiare. 

Gli artisti mi hanno insegnato che l'arte non è solo la bellezza, l'arte è tutto, il collegamento con il mondo, il modo in cui il mondo si rappresenta. Il Covid19 ci dà la possibilità di immaginare e di essere un futuro diverso, totalmente.


Mosè Previti ©2020

 

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Wed, 22 Jul 2020 10:04:51 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1201/1/arte-dopo-covid19
Alle 18.30 la presentazione del libro "Protocollo Contagio" https://www.mutualpass.it/post/1202/1/alle-1830-la-presentazione-del-libro-protocollo-contagio- https://www.mutualpass.it/post/1202/1/alle-1830-la-presentazione-del-libro-protocollo-contagio-]]> Quello che non ci hanno detto sulla Pandemia e perché è stato l'evento più previsto del XXI secolo. In Sicilia ci sono stati 276 morti per Coronavirus, circa 50.000 nuovi casi di disoccupazione ed un calo del fatturato pari a 3 miliardi.

Volete sapere chi e perché poteva evitare tutto questo?

Oggi, 20 luglio ore 18.30, presso il Bar Dolce Vita di Piazza Duomo a Messina, Leonardo Romeo presenterà di "Protocollo Contagio", il libro-inchiesta di Franco Fracassi e Federica Ipsaro Passione che risponde a queste domande, mettendo in fila temporalmente nomi e cognomi, informazioni, cablogrammi, fonti ed avvenimenti tutti pubblici ma che non ci hanno raccontato su questa Pandemia.

“Protocollo Contagio” è un’inchiesta internazionale che parla anche dell’Italia, in particolare della Val Seriana, che si è trasformata nel vero buco nero del pianeta. Ma è anche una stupefacente storia di uomini e donne straordinari, di eroi e di eroine. Un’incredibile vicenda umana lunga vent’anni, degna di una spy story e anche di un romanzo di avventura.

“Protocollo contagio” è, infine, un omaggio a coloro che hanno sacrificato la loro vita nel tentativo di salvare le nostre. Primo tra tutti un medico marchigiano, Carlo Urbani, senza il cui coraggio saremmo stati travolti dal coronavirus tanti anni fa.


Medika, la Card della Salute

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Mon, 20 Jul 2020 09:36:57 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1202/1/alle-1830-la-presentazione-del-libro-protocollo-contagio-
“C’era una volta il Covid in Italia”: benvenuti nel paese delle opportunità ed incongruenze https://www.mutualpass.it/post/1199/1/-c-era-una-volta-il-covid-in-italia-benvenuti-nel-paese-delle-opportunita-ed-incongruenze https://www.mutualpass.it/post/1199/1/-c-era-una-volta-il-covid-in-italia-benvenuti-nel-paese-delle-opportunita-ed-incongruenze]]> E così giunti al mese di luglio, il governo domandò:<< Cosa volete che io riapra, l’Università o le discoteche?>>. Ma questa volta il popolo non scelse come al tempo di Gesù e Barabba perché, a distanza di 2000 anni, il mondo è ben diverso. No, non siamo diventati improvvisamente tutti più buoni né eticamente più riflessivi. Semplicemente ci siamo adattati alla quotidianità che ci circonda, nella quale il concetto di bene/male o giusto/sbagliato sono ormai allo stesso livello. E non è tanto l’animo o lo spirito umano ad essere cambiato, ma piuttosto le nostre esigenze quotidiane.

Dopo lunghi mesi di lockdown, nei quali si paventava la rinascita di un mondo migliore, ci siamo scontrati con una realtà dura e cruda. Da una parte i tanti sogni andati in frantumi, dall’altra il bisogno di ricostruire in fretta sulle macerie dell’emergenza globale. In mezzo centinaia, migliaia, milioni di persone totalmente abbandonate al loro destino senza alcuna guida o punto di riferimento. Purtroppo, storicamente, sappiamo bene che in un contesto di caos generale o si reagisce come comunità oppure può nascere il seme di un regime autoritario.

Oggi, in questa afosa estate 2020, l’Italia è ferma al palo vittima degli errori del passato e condannata dalle incongruenze. Sono proprio quest’ultime le vere protagoniste della nostra vita post lockdown, capaci di influenzare tutto ciò che ci sta attorno. Se è vero che il Covid-19 ha messo in luce tutte le falle di un sistema malato, è altrettanto vero che la crisi sanitaria ed economica ci ha catapultato in una nuova dimensione. Un mondo nel quale tutto è il contrario di tutto, dove non ci sono più regole ed il nostro paese viaggia su binari e velocità diverse. Siamo passati dal terrore assoluto verso il virus, al menefreghismo più totale.

Perché è successo questo? Semplice, è tutta una questione di opportunità. A partire dai media e dai mezzi di informazione nei quali sono scomparse le notizie ed i dati legati alla pandemia. Nonostante lo scoppio di diversi nuovi focolai, il Covid non è più un trend topic. Per non affrontare il problema, lo si ignora gratuitamente. Tutto ciò ha comportato la nascita di un nuovo dibattito generale che si può sintetizzare così: “Perché le università sono chiuse mentre le discoteche no?” Sembra banale dirlo, ma è tutta una questione di opportunità. Impossibile, in piena estate, chiedere di bloccare il turismo o la movida italiana. Spiagge piene di gente, locali riaperti e quella voglia di evadere dopo una lunga chiusura forzata.

Allo stesso tempo, però, regole super rigide negli istituti statali, governativi e scuole blindate manco fosse la seconda guerra mondiale. Ed allora, ci chiediamo noi, dove sta la coerenza e l’equilibrio? Che piano di ripresa c’è da settembre in poi? Anche in questo caso la risposta è semplice e lapidaria: l’Italia viaggia a corrente alternata alla ricerca di una soluzione assoluta che non esiste. Ma, alla fine, queste sono semplici riflessioni noiose che lasciano il tempo che trovano. Bisogna divertirsi e vivere questa estate di libertà: facciamoci il bagno ma con la mascherina, ubriachiamoci di mojito ma bevendo con la cannuccia, torniamo a giocare a calcetto ma la doccia ognuno a casa sua. Scateniamoci sino al 31 agosto, poi da settembre rigidità assoluta e torniamo alle misure di sicurezza.

In fondo il peggio è passato, il Covid lo ricorderemo, tra qualche anno, come quell’influenza che ha bloccato il calcio. Ripartiamo con le nostre vite e dimentichiamoci del passato. Non fermatevi a riflettere, ma cogliete ogni opportunità vi si presenti: in fondo siamo in Italia, il paese delle grandi incongruenze.


Ernesto Francia

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Fri, 10 Jul 2020 10:34:09 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1199/1/-c-era-una-volta-il-covid-in-italia-benvenuti-nel-paese-delle-opportunita-ed-incongruenze
Come un animale - Filippo Nicosia https://www.mutualpass.it/post/1197/1/come-un-animale-filippo-nicosia https://www.mutualpass.it/post/1197/1/come-un-animale-filippo-nicosia]]> Andrea è un professore di Lettere che ha deciso di trasferirsi a Manziana, un paese in provincia di Roma. Con sé si è portato una cinquantina di libri tra cui romanzi e racconti di Cortázar, McCarthy, Silone e Pavese. Quello di Andrea non sembra un trasferimento temporaneo. C’è qualcosa che lo tormenta da cui non riesce a liberarsi. Da che cosa fugge Andrea? Dal passato o dal presente? Riuscirà a trovare la serenità in questo paese della campagna laziale?

Tra una lettura e l’altra il forestiero si getta a capofitto nella cattura di insetti e fa un salto in paese per le spese quotidiane dove viene guardato di cattivo occhio come fosse un alieno. Presto nella vita di Andrea entrano a far parte Silvy, la vicina del Sud della Francia sposata col veterinario cowboy Matteo, e Yuri Cattani, un ragazzo di strada di pasoliniana memoria che vorrebbe studiare e diventare un giorno un pilota di Formula 1 ma la famiglia si oppone con risolutezza.

Silvy e Yuri cercheranno di far uscire Andrea dal bozzolo della solitudine in cui si è rinchiuso, rispettando la sua volontà di non voler raccontare molto di sé.

In particolare Yuri metterà in discussione la vita di Andrea, che crede nel valore della letteratura ma sembra aver perso l’entusiasmo per il suo lavoro. Quando il giovane viene a sapere che il nuovo arrivato è un insegnante di Lettere gli chiede di dargli ripetizioni per l’esame di recupero di settembre in cambio della riparazione dell’auto, rimasta danneggiata da quella volta che si era impantanata.

Dopo aver superato le prime ritrosie Andrea si convince delle buone intenzioni di Yuri e tra loro si instaurerà un legame che arricchirà entrambi. Durante le sue lezioni il professore fa leggere a voce alta all’allievo i libri di McCarthy, Silone e Pavese per fargli scoprire il contagio positivo della letteratura e quindi il senso di identificazione e la vitalità che i lettori possono rintracciare in un’opera narrativa. D’altra parte Andrea comprende di essere ancora in grado di offrire qualcosa agli altri e si affeziona sempre di più a Yuri.

Tuttavia qualcuno sembra che voglia rendere difficile la vita del nostro protagonista. Da qualche tempo Andrea riceve minacce e aggressioni sempre più pesanti. Chi sarà mai? Perché colpiscono anche chi gli sta accanto?

Come un animale di Filippo Nicosia è un romanzo edito da Mondadori che tratta di paternità, vendetta e redenzione con uno stile pieno di suspense e di tensione che mi ricorda molto i romanzi western americani e soprattutto i romanzi thriller a sfondo esistenziale anglosassoni come Caleb Williams di William Godwin, in cui l’indagine psicologica ricopre un ruolo di primo piano. Come nel romanzo del padre di Mary Shelley anche qui ci troviamo in una storia di vendetta e redenzione come ho menzionato in precedenza. Andrea mi ricorda molto per cultura e spirito tormentato il personaggio Ferdinando Falkland, incapace di fare pace con se stesso per qualcosa che vuole tenere segretamente nascosto. D’altronde anche Yuri ha il desiderio di acculturarsi e migliorarsi di Caleb Williams, ma a differenza di quest’ultimo ha a mio parere più rispetto per la riservatezza altrui.

Un’altra opera a cui mi ha fatto pensare il romanzo è l’Iliade. Come Achille Andrea cova dentro di sé un’ira funesta che si manifesta nell’abbandono del campo di battaglia della vita e aspetta che faccia la sua apparizione un novello Patroclo (Yuri) per far riemergere l’indole apparentemente perduta. Inoltre il personaggio di Silvy ha una positiva somiglianza con Briseide. Nella sua veste rosa antico e le chiome somiglianti alle fronde degli alberi secolari, la francese Silvy è contesa tra due uomini e prova l’inquietudine delle principesse straniere trasformate in schiave e che nonostante tutto tentano in tutti i modi di essere felici. La schiavitù di Silvy però a differenza di quella di Briseide riguarda una vita che ha scelto ma che comincia a starle stretta.

Come un animale è un romanzo che vi sorprenderà poiché l’autore, dopo aver mostrato il suo lato solare alla Camus nel debutto Un’invincibile estate, vi rileverà con uno stile asciutto, diretto e serrato il suo lato più ombroso, crepuscolare e mistery che accrescerà il vostro amore per la lettura.


Roberto Cavallaro  

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Wed, 8 Jul 2020 09:32:09 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1197/1/come-un-animale-filippo-nicosia
6 Luglio 2020 - Giornata del Bacio https://www.mutualpass.it/post/1196/1/6-luglio-2020-giornata-del-bacio- https://www.mutualpass.it/post/1196/1/6-luglio-2020-giornata-del-bacio-]]> Il 6 luglio di ogni anno si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale del Bacio, festa nata in Gran Bretagna nel 1990, ma presto diffusa in tutto il mondo con l’obiettivo di ricordare, con una giornata ad esso dedicata, quanto può essere importante un bacio.

Aiuta a mantenere viva la coppia e rende più forte l'amicizia, ma non solo, un bacio ha effetti benefici per il nostro organismo.

Con un bacio appassionato di 10 secondi condividiamo circa 80 milioni di batteri, secondo gli esperti della Netherlands Organisation for Applied Scientific Research, ma tutto questo non fa male, anzi rinforza le nostre difese immunitarie.

E se non bastasse, sappiate che i baci possono essere efficaci per calmarci, ridurre l'ansia e farci sentire meno stressati perché diminuiscono il cortisolo, l'ormone dello stress, e aumentano invece i livelli di serotonina, l'ormone del buonumore.

In più, quando le labbra si uniscono in un bacio, i vasi sanguigni si dilatano, favorendo il flusso del sangue e portando un abbassamento della pressione. Baciarsi poi allena i muscoli facciali. Secondo uno studio inglese, richiede il coordinamento di 146 muscoli, tra cui 34 facciali e 112 posturali.

La 'ricetta' per una relazione in salute, secondo un sondaggio britannico di qualche anno fa, prevede 5 baci al giorno. Per chi vuole recuperare il tempo perduto, si può partire già da oggi. 

Il bacio è stato anche fonte di ispirazione per moltissimi artisti e oggi vogliamo proporvi la nostra classifica degli 8 dipinti più belli che hanno come tema proprio il bacio!

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sun, 5 Jul 2020 11:01:09 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1196/1/6-luglio-2020-giornata-del-bacio-
3 Luglio 2020 - Giornata senza Sacchetti di Plastica https://www.mutualpass.it/post/1195/1/3-luglio-2020-giornata-senza-sacchetti-di-plastica https://www.mutualpass.it/post/1195/1/3-luglio-2020-giornata-senza-sacchetti-di-plastica]]> Il 3 Luglio di ogni anno si celebra il Plastic Bag Free Day, l’iniziativa mondiale che mira ad eliminare l’uso dei sacchetti di plastica monouso, tra le principali fonti d’inquinamento.

Al fine di limitare la quantità di sacchetti di plastica monouso alcuni paesi stanno optando per divieti, imposte o diverse forme di accordi. L’uso dei sacchetti di plastica è una vera una minaccia imminente e chiara, tuttavia riuscire a far rispettare i divieti non è semplice, serve infondere una cultura di rispetto verso il nostro pianeta.

In media, i sacchetti di plastica vengono utilizzati per 25 minuti ma sono necessari dai 100 ai 500 anni affinchè si disintegri. Ogni minuto vengono usati circa 1 milione di sacchetti di plastica e, solo in Europa, ogni persona usa 500 sacchetti ogni anno.

I sacchetti di plastica monouso sono:

1- Cattivi per il pianeta: impiegano centinaia di anni per degradarsi e non solo inquinano l'ambiente ma danneggiano direttamente molti organismi viventi

2- Mal progettati: Non ha senso produrre qualcosa che dura 100 anni quando verrà usato per alcuni minuti. È una contraddizione il fatto che in una società a perdere nulla duri mentre i prodotti cattivi sono per sempre.

3- Esteticamente brutti: I sacchetti riutilizzabili sono molto più cool!

4- Costosi: i produttori non si assumono la responsabilità per l'impatto del loro prodotto. I sacchetti di plastica sono economici da produrre ma molto costosi da smaltire.

5- Culturalmente cattivi: incarnano il messaggio della società usa e getta che sta distruggendo il pianeta.

6- Sleali: Le generazioni future soffriranno dell'inquinamento causato dai sacchetti di plastica, senza trarne alcun vantaggio. Le generazioni future non votano, ma contano.

L’Italia nella lotta alle plastiche monouso ha sempre avuto un primato: è stata la prima nazione europea a mettere al bando i sacchetti per la spesa consentendo soltanto l’utilizzo di quelli compostabili già nel 2011. ​​Nel 2021 entrerà in vigore una nuova direttiva europea che metterà al bando definitivamente molti prodotti usa e getta in plastica.


Medika, la Card della Salute

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Fri, 3 Jul 2020 09:46:28 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1195/1/3-luglio-2020-giornata-senza-sacchetti-di-plastica
Paura, o non paura, questo è il coronavirus! https://www.mutualpass.it/post/1194/1/paura-o-non-paura-questo-e-il-coronavirus https://www.mutualpass.it/post/1194/1/paura-o-non-paura-questo-e-il-coronavirus]]> Fin dall’antichità la paura è stata fonte di disordine e nei momenti di crisi si è sempre temuto che potesse portare a una diffusione della violenza tale da mettere a rischio l’esistenza stessa della società politica.

Se consideriamo lo studio delle società primitive realizzato da antropologi come Franz Boas (L'organizzazione sociale e le società segrete degli indiani Kwakiutl, 1897), Bronislav Malinowski (Argonauti del Pacifico Occidentale, 1922), Marcel Mauss (Il sacrificio, 1899; Saggio sul dono,1923) e René Girard (La violenza e il sacro, 1972) comprendiamo come istituzioni politiche quali il dono e il sacrificio servissero a garantire la sopravvivenza e il consolidamento della società stessa.

Nello studio comparativo sul potlàc dei Kwakiutl nordamericani analizzati da Boas e il kula delle popolazioni melanesiane studiate da Malinowski, Mauss definisce il dono come un fatto sociale totale.

Il dono è infatti quella forma di scambio precedente al baratto e alla moneta fondata sulla reciprocità. Nelle società primitive il dono non è una pratica disinteressata, poiché crea in chi lo riceve un obbligo a contraccambiare se non vuole essere disonorato e scomunicato dalla comunità. Pertanto il dono crea una socialità obbligatoria e rinsalda i legami sociali all’interno della tribù. Colui che ha ricevuto il dono non deve contraccambiare immediatamente, ma prima o poi dovrà farlo, non solo se non vuole essere scomunicato ed esiliato – nell’ipotesi migliore – ma anche perché gli oggetti sono dotati di un’anima, detta mana, che accresce la propria potenza e genera il rischio della violenza all’interno della comunità finché il dono non viene contraccambiato.

Il riferimento a queste società politiche non ci deve far incorrere nell’errore di ritenerle barbare e irrazionali e che non abbiano nulla da insegnarci. Inoltre, come rileva Mauss, la concezione della gratuità del dono va attribuita al Codice Giustiniano del tardo Impero Romano e alla diffusione del cristianesimo e pertanto non è stato sempre così e soprattutto non in tutte le culture.

Seppur non più in questi termini anche noi attribuiamo un valore sacro agli oggetti e nel periodo del lockdown abbiamo provato la paura di non poter più svolgere quei riti, come ad esempio prendersi un caffè al bar con l’amico o l’amica, in cui gli oggetti si intrecciano all’abitudine e alla socialità e di cui, giustamente, non possiamo farne a meno.

Tuttavia oggetti come libri, strumenti audio dal giradischi alle applicazioni musicali e strumenti audiovisivi come le Smart Tv, i computer, le console di videogiochi e gli smartphone e i tablet con le loro app di messaggistica e i social network e la possibilità di coltivare nelle mura domestiche passioni, come ad esempio la musica e il disegno, sono stati utili per combattere il senso di solitudine e la paura del contagio. La tecnologia infatti ci ha permesso di sentirci meno soli e perfino le bistrate console di videogiochi non sono da condannare, poiché hanno permesso ai giovani di restare in contatto con gli amici sfidandosi in rete ed evitando quella che il sociologo Émile Durkheim definisce anomia sociale, vale a dire quell’assenza di norme sociali e norme morali che regolano entro limiti appropriati il comportamento degli individui. Durkheim teorizza questo concetto nel saggio Il suicidio (1897) notando come negli Stati dove l’anomia è più presente ci sia un aumento del tasso di suicidio, mentre negli Stati dove prevale la solidarietà sociale il tasso di suicidio diminuisca.

Il caso di Messina del signore anziano che ha sparato alla titolare di un tabacchino di Provinciale e che poi si è suicidato perché impossibilitato a scommettere a causa delle misure coronavirus valorizza la teoria di Durkheim. La sua impossibilità a soddisfare il bisogno di scommettere e non avere altri interessi sostitutivi gli ha suscitato una paura incontrollabile che l’ha condotto a una violenza inaudita che si è risolta con la morte.

Tra gli scienziati sociali che meglio hanno compreso il rapporto tra la violenza e il sacrificio non si può non ricordare René Girard che nell’opera La violenza e il sacro ha evidenziato come la violenza scaturita dal desiderio mimetico, vale a dire tutti desiderano ciò che hanno o desiderano gli altri, abbia generato il sacro (inteso come proiezione della violenza) e il sacrificio, che è quella istituzione all’origine delle società umane. Il sacrificio animale o umano lo rintraccia tanto nelle società primitive studiate dagli antropologi quanto nei testi sacri come la Bibbia e in quelli letterari: dai tragici greci come Euripide e Sofocle fino a scrittori moderni come Shakespeare (Troilo e Cressida è tra le opere menzionate) e Dostoevskij (Il sosia).                      

Il sacrificio è inteso da Girard come quell’istituzione politica che permette agli uomini di canalizzare la violenza verso un capro espiatorio al fine di eliminare la violenza e istituire o consolidare il vincolo sociale. Durante il sacrificio vengono scelti l’assassinio sacrificale e la vittima sacrificale, quest’ultima non è l’autore della violenza ma un sostituto sacrificale che farà da capro espiatorio. La scelta di sacrificare il capro espiatorio era dovuta al fatto che se si fosse sacrificato il colpevole ci sarebbe stato un contagio ravvicinato e non mediato, con il risultato che la violenza sarebbe raddoppiata mettendo in crisi l’esistenza della società.

Per questo motivo gli aztechi praticavano il sacrificio umano e i coloni spagnoli incapaci di relativismo non riuscivano a capire che per loro era un’istituzione politica a fondamento del loro ordinamento sociale. Per loro un’istituzione che noi moralmente non approveremmo era garanzia di libertà e sicurezza e avrebbero continuato a vivere secondo i loro costumi senza morire per epidemia e trasformarsi a causa dell’evangelizzazione. Sarebbe come ostinarsi a pensare che le dottrine filosofiche di Platone e Aristotele potessero applicarsi al di fuori delle polis greche. Per loro ad esempio la Persia rappresentava la peggiore delle tirannidi e nessun persiano, neanche il più sapiente, poteva lontanamente avere concezione del bene per il semplice fatto che non fosse greco.

Platone poteva pensare che Dionigi il tiranno di Siracusa potesse aspirare a essere un governante filosofo, rimanendone deluso, ma di certo non poteva pensare che quel monarca dispotico zoroastriano e fratricida di Artaserse II di Persia potesse essere capace di buon governo.

Il sacrificio come istituzione politica che espelle la paura e la violenza dalla comunità per garantire la sopravvivenza e il consolidamento dell’ordinamento politico e sociale lo rintracciamo anche in tribù tuttora esistenti come i Ciukci (la tribù siberiana più imparentata a livello genetico con gli Indiani d’America) studiati dall’antropologo esperto di tribù indiane nordamericane Robert Lowie (Primitive Society, 1920) e gli amazzonici Kaingang studiati dall’americano Jules Henry (Jungle People, 1941).

Nei Ciukci il sacrificio ha una funzione di violenza preventiva. Quando attaccano e uccidono un membro di una tribù rivale loro non consegnano al nemico l’autore dell’omicidio, ma scelgono di sacrificare loro stessi un membro della loro tribù per impedire l’atto di rappresaglia e realizzare la pacificazione tanto interna quanto esterna. In questo modo si ha una sorta di pareggio dei conti senza ulteriore spargimento di sangue e tutto torna come prima.

Nei Kainkang il sacrificio assume le forme di un suicidio collettivo, una sorta di guerra di tutti contro tutti alla Thomas Hobbes (Leviatano, 1651), quando la violenza è stata causata da un soggetto esterno alla comunità di appartenenza e soltanto la ripresentazione dell’altro, non necessariamente lo stesso soggetto autore della violenza, può porre fine alla violenza indiscriminata. Per i Kainkang altro è tutto ciò che è esterno alla tribù e possono essere tanto gli oggetti quanto le persone. Quest’ultime possono essere tanto gli appartenenti a un’altra tribù Kainkang, anche qualora ci siano legami di parentela, tanto persone di un’altra etnia come i brasiliani. Se per esempio si ha un caso di adulterio, il reato viene risolto pacificamente se è stato commesso dal padre, fratello, zio o altro membro facente parte della tribù, ma se è stato commesso da un brasiliano come ad esempio l’ex calciatore neroazzurro Luis Nazario da Lima detto Ronaldo loro impazziscono e cominciano a uccidersi e soltanto l’apparizione di un altro soggetto estraneo alla comunità, ad esempio l’ex calciatore brasiliano dell’Inter Adriano, pone fine alla follia omicida e i Kainkang continuano a sopravvivere come tribù.

Lo sviluppo del pensiero filosofico liberale ha fatto sì, per fortuna, che la maggior parte dei paesi democratici fondassero i propri ordinamenti giuridici sul principio di laicità, che bisogna intendere come religione civile, e l’affermazione dei diritti dell’uomo ha portato in molti Stati all’abolizione della pena di morte e alla concezione di una giustizia fondata sull’equità, sulla solidarietà e sulla redistribuzione. Si pensi ad esempio al principio di solidarietà intergenerazionale a fondamento della giustizia redistributiva sancito dalla Corte Costituzionale italiana con la sentenza n. 173 del 2016[1].

A mio modo di vedere se consideriamo concetti propri dello strutturalismo come anomia e fatto sociale concedendo un’apertura a elementi psicologici propri di Girard (che non è uno strutturalista), quali ad esempio desiderio mimetico e violenza mimetica, si possono comprendere i fenomeni sociali e i casi concreti più disparati come ad esempio l’omicidio di Lorena Quaranta avvenuto in pieno lockdown. Il fidanzato reo confesso Antonio de Pace ha dichiarato al PM che ha ucciso la fidanzata perché temeva di essere stato contagiato dal coronavirus, ma l’indagine ha confermato come ci fossero motivi personali oscuri. Questo è uno di quei casi interessanti dove la società influenza l’individuo in cui allo stesso tempo elementi psicologici accrescono la paura e determinano un’esplosione della violenza che conduce alla morte. Al momento dell’arresto il ventottenne vibonese ha dichiarato che la causa scatenante l’omicidio è stata l’ansia provocata dalla situazione generale legata al coronavirus[2] e di ritenere di essere stato contagiato[3] (fatto sociale), ma il giudice nel condannarlo considera gli elementi psicologi poiché De Pace è stato riconosciuto colpevole “di omicidio volontario aggravato dai futili e abbietti motivi e dalla circostanza di aver agito contro la convivente”[4].

È stato appurato poi come il colpevole dopo aver picchiato, accoltellato e strangolato a morte l’ex fidanzata abbia tentato il suicidio e una volta che la notizia della morte di Lorena è stata data dai mass media, De Pace sia stato bombardato sui social network di messaggi di violenza verbale in cui gli si augurava la castrazione e la morte[5]. Ci troviamo così in un caso in cui il desiderio mimetico, inteso da Girard come desiderio di essere l’altro o di avere l’oggetto desiderato attraverso un modello che funge da mediatore, provoca un contagio mimetico della violenza. De Pace desidera restare in salute e l’amore, oggetti desiderati anche da Lorena, ma futili e abietti motivi suscitano in lui la paura di perderli entrambi e lo inducono a uccidere Lorena che ritiene la causa della sua perdita; a questo punto tutti noi ci identifichiamo giustamente con Lorena ma, mentre la maggior parte di noi si sono limitati a biasimare e condannare l’atto, alcuni del popolo dei social network sono stati contagiati dalla violenza e si sono lasciati trasportare dalla rabbia. Per fortuna l’esistenza delle leggi, che vietano l’accesso all’oggetto che ha dato origine alla violenza, fa sì che tutto venga risolto all’interno della legalità e che quel criminale di De Pace possa scontare la condanna comminatagli.

L’idea che noi desideriamo quello che desiderano gli altri Girard l’ha elaborata in un saggio di critica letteraria dal titolo Menzogna romantica e verità romanzesca (1961) analizzando alcuni capolavori del romanzo moderno dal Don Chisciotte di Cervantes a I demoni di Dostoevskij.

Per esempio Don Chisciotte desidera la vita di cavaliere errante che di volta in volta gli suggerisce il suo eroe romanzesco Amadigi di Gaula. Chisciotte legge e rilegge con fervore il romanzo cavalleresco spagnolo di Garci Rodriguez de Montalvo e le avventure che vive con Sancho Panza, anche quella famosa della lotta contro i mulini al vento, sono dettate dal fatto che lui vuole essere alla stregua del suo eroe.

Il visionario Chisciotte e il realista Sancho hanno una visione completamente diversa della realtà e in un passo del capitolo XVIII il cavaliere errante l’attribuisce alla paura del suo scudiero:

– Signor padrone, che il diavolo mi porti, se si vede né un uomo, né un gigante, né un cavaliere di tutti quelli che dice lei. Io per lo meno non ne vedo neanche uno.

Che sia effetto d’incanti come i fantasmi di stanotte?

–   Che dici mai? – riprese Don Chisciotte – non senti il nitrito dei cavalli, il suono dei pifferi, il rullo dei tamburi?

–  Io sento solamente molte pecore e molti montoni che belano.

Ed era proprio la verità, perché i due greggi erano già vicini.

– La paura che hai – replicò Don Chisciotte – non ti fa né vedere né sentire bene. Uno degli effetti della paura infatti è quello di turbare i sensi, e di far che le cose non appaiano come sono; ma se hai tanta paura, ritirati da una parte e lasciami solo, che io solo basto a dar vittoria alla parte a cui porterò aiuto[6].

In I demoni Dostoevskij nell’affermare la dignità e sacralità della vita umana racconta le vicissitudini di un gruppo di rivoluzionari nichilisti russi intenti attraverso una serie di attentati terroristici a rovesciare lo Stato zarista per instaurare un regime fondato sul terrore in cui possano trovare spazio gli ideali libertari e nichilisti.

Tra i personaggi del romanzo merita particolare attenzione il nichilista Kirillov che, rinchiuso nella casa di Filippov in cui sta in affitto in una sorta di autoisolamento, decide come un capro espiatorio di firmare la confessione redatta anticipatamente da Pëtr Stepanovič Verchovenskij per assumersi la colpa dei delitti non commessi di Šatov e Fëdka e, attraverso il suicidio, asserire il principio che siccome Dio non esiste ciascun uomo è dio e, dal momento che l’attributo della divinità è il libero arbitrio e lui l’ha scoperto, con la sua morte potrà affermare la propria rivolta e permettere agli uomini di vivere in un mondo libero senza Dio.

Per tre anni ho cercato l’attributo della mia divinità e l’ho trovato: l’attributo della mia divinità è il Libero Arbitrio! È tutto ciò con cui io posso dimostrare il punto supremo della mia rivolta e la mia nuova paurosa libertà. Poiché essa è assai paurosa. Io mi uccido per affermare la rivolta e la mia nuova paurosa libertà[7].

Kirillov, sostiene Girard, è arrivato a questa idea tramite Stavrogin, il protagonista del romanzo, che funge da mediatore per aspirare a essere nulla. In effetti anche Stavrogin si suiciderà ma per motivi diversi: per il dissidio insolubile tra il senso di colpa dei delitti commessi e l’incapacità di accettare alcuna redenzione. Subito dopo il suicidio la madre Varvara Petrovna e Darja Pavlovna troveranno il seguente biglietto:

Non accusar nessuno. Io stesso[8].   

 Alla fine non ci resta che accogliere il messaggio positivo dello scrittore fallito Stepan Trofimovič Verchovenskij, padre assente di Pëtr, che in punto di morte sosterrà la dignità e sacralità della vita umana a prescindere da qualsiasi ideale in cui si creda.

A tal proposito non possiamo non ricordare L’uomo in rivolta (1951) di Albert Camus in cui il grande filosofo e romanziere esistenzialista afferma che l’unica rivolta che possa porre termine all’assurdo è quella fondata sul pensiero meridiano, vale a dire quel criterio che permette all’insorto di affermare una libertà relativa che trovi il proprio limite nella dignità della vita umana. Con il mi rivolto dunque siamo l’uomo in rivolta mostra la misura e il limite alla natura umana. Tanto la non violenza assoluta quanto la violenza sistematica delle ideologie (rivoluzione francese, comunismo e fascismo) negano la rivolta. La prima consegna l’uomo alla servitù e all’accettazione delle ingiustizie, mentre l’ideologia ponendo un valore al di sopra della vita umana “distrugge positivamente la comunità vivente e l’essere che ne riceviamo”[9]. L’insorto è un uomo inquieto che non trova pace perché “sa il bene e fa il male”[10]. La rivolta per mantenersi deve rifiutare l’omicidio e scegliere il libero dialogo.

La virtù dell’insorto risiede nel difendere la vita, la solidarietà umana, la giustizia e la libertà senza cedere all’omicidio. Tuttavia ne è tentato e nel caso in cui dovesse uccidere deve acconsentire alla propria morte come fece il rivoluzionario russo Kaliayev, che nell’uccidere il granduca Sergej Romanov nell’attentato del 15 febbraio 1905 è andato serenamente incontro alla propria condanna a morte il 23 maggio del medesimo anno. Camus afferma che Kaliayev ha rivelato agli uomini dove inizia e termina la rivolta. Nell’attuare l’attentato ai danni del granduca il rivoluzionario si assicurò che fosse da solo in carrozza e non in compagnia della moglie e dei nipoti come avvenne nel tentativo del 15 febbraio. Quella volta Kaliayev alla vista della granduchessa Elizaveta Fëdorovna e soprattutto dei bambini Marija Pavlovna e Dmitrij Pavlovič decise di non eseguire l’attentato in quanto vittime innocenti. Nell’essersi assegnato questo limite Camus ha riconosciuto in Kaliayev il primo rivoluzionario ad avere riconosciuto il valore della vita umana nella sua dignità. Inoltre il rivoluzionario non ha mai negato la propria responsabilità personale.

La vicenda di Kaliayev è stata rappresentata superbamente da Camus nella tragedia I giusti (1949). In particolare nell’atto quarto lo scrittore algerino è riuscito a dare dignità letteraria alla celebre conversazione avvenuta in prigione, prima dell’esecuzione, tra Kaliayev e la granduchessa Elizaveta Fëdorovna:

LA GRANDUCHESSA. Non c’è amore lontano da Dio.

KALIAYEV. Sì, l’amore per le creature.

LA GRANDUCHESSA. Le creature sono abbiette. Che si può fare altro se non annientarle o perdonarle?

KALIAYE. Morire con loro.

LA GRANDUCHESSA. Si muore soli. È morto solo, lui.

KALIAYEV (con disperazione). Morire con loro! Oggi quelli che si amano devono morire insieme per essere riuniti. L’ingiustizia separa, la vergogna, il dolore, il male che si fa agli altri, il crimine separano. Vivere è una tortura poiché vivere separa…[11]   

Nelle parole di Camus risuonano le parole della poesia Il sogno della vita dello stesso Kaliayev:

Un istante, e la vita se ne va

Un sogno così triste e molesto

Si spegne in un'ombra vaga, distante

Come il ronzio della sera, nel silenzio.

Semplicemente, scivola il velo dagli occhi
Negli anni dell'adolescenza
Un istante, e niente più favole
Agghindate di tinte smaglianti

Appena un po' più in là del sogno,
Tutto riappare in un attimo,
La vita vissuta nel tormento
E il volto di una gioia lontana.

Noi, derubati fin dall'infanzia,
Figli bastardi della vita orba:
Cosa abbiamo ricevuto in eredità?
Vendetta e dolore, e sì, la muta vergogna...

Cosa possiamo dare al popolo,
A parte libri, tediosi e intelligenti,
Per aiutarlo a trovare la libertà?
Solo un istante della nostra vita...[12]

Una concezione differente della violenza è espressa dalla filosofa esistenzialista Hannah Arendt, che nel saggio Sulla violenza (1970) sostiene che la violenza e il potere siano fenomeni distinti che tuttavia appaiono insieme. Il potere si fonda sul consenso del popolo e non sulla violenza o il comando e quando è presente costituisce il fattore primario e predominante e pertanto ha la meglio sulla violenza. Questa ha invece carattere strumentale e per potersi realizzare ha bisogno di una guida, della forza umana e della giustificazione del fine che si è posto. Per Hannah Arendt la violenza deve terminare quando prende il potere altrimenti si trasforma in terrore, che è quella forma di governo che si instaura quando la violenza non abdica dopo aver destituito il potere costituito e rimane in una posizione di controllo.

A mio parere questa concezione del rapporto violenza-potere la rintracciamo nella storia nelle vicende degli strateghi ateniesi Pericle e Alcibiade e in letteratura nel dittico romanzesco dello scrittore argentino Roberto Arlt costituito da I sette pazzi (1929) e I lanciafiamme (1931).

Nell’orazione funebre ai soldati ateniesi caduti nella Guerra del Peloponneso contro gli spartani lo storico Tucidide nel Libro II della Guerra del Peloponneso nel trascrivere il discorso dello stratego Pericle mette in rilievo come è vero che la legge ad Atene sia sovrana, garantisca la tutela dell’offeso e sia rafforzata dalle leggi non scritte fondate sul sentimento comune. Ciò perché c’è il consenso alla forma di governo democratica che ha permesso agli ateniesi la più grande libertà, data dalla possibilità integrare la cura degli affari privati (lavoro, affetti, svago) alla partecipazione alla vita politica.

Certo, si potrebbe obiettare che le continue crisi di potere di quegli anni che hanno portato al passaggio dalla democrazia all’oligarchia (governo dei quattrocento, governo dei cinquemila e governo dei trenta tiranni) smentiscano il pensiero di Hannah Arendt. In realtà non è così. I cambiamenti di potere non sono avvenuti perché non si credeva nella sovranità della legge ma perché a causa delle ingerenze esterne di spartani e persiani e al variare degli interessi economici è cambiato il consenso a fondamento del potere, determinando così una forma di governo o l’altra.

Le vicende di Alcibiade ci illuminano sull’argomento. Il fatto che lo stratega ateniese identificasse il bene pubblico ateniese con il suo interesse personale lo rende spregiudicato e traditore, ma non un cittadino che non riconoscesse la sovranità della legge.

Il caso della spedizione siciliana è emblematico. Nei giorni preparativi alla partenza qualcuno aveva mutilato le Erme, le statue di Ermes agli incroci delle strade, e si sparse la voce che l’autore dell’atto vandalico fosse Alcibiade. Il motivo era che l’assemblea aveva assegnato il comando della spedizione a Nicia e non a Alcibiade, con grande delusione dello stratego che a differenza dell’altro fin dall’inizio dei lavori si era battuto per sostenere la richiesta di aiuto di Segesta, in guerra contro Siracusa, per accrescere la potenza di Atene.

All’epoca abbattere statue non era cosa da poco e in particolare quelle sacre. La mutilazione delle Erme fu interpretata dalla popolazione come un gesto di cattivo auspicio che avrebbe fatto fallire la missione e nacque un caso giudiziario.

Plutarco nelle Vite Parallele sostiene che Androcle aveva procurato dei falsi testimoni per accusare lo stratego e i suoi amici di profanazione sacra dei Misteri Eleusini. Alcibiade, temendo un rafforzamento degli avversari, si dichiarò favorevole a un rapido processo pur sapendo che rischiava la condanna a morte. L’assemblea invece votò per processare l’accusato al ritorno dalla spedizione. L’assenza di Alcibiade favorì la fazione avversaria come temeva lo stratego, il quale quando arrivò con la sua flotta a Catania venne fermato dalla trireme ateniese Salaminia. Alcibiade promise agli araldi di seguirli fino ad Atene con la sua nave, ma ne approfittò per fuggire a Thurii (presumibilmente l’odierna Rossano Calabro). A questo punto l’assemblea dichiarò lo stratego colpevole in contumacia, lo condannò a morte, gli confiscò tutte le proprietà e venne messa una taglia a chi avesse ucciso qualcuno dei latitanti.

Allora Alcibiade cominciò a tremare contro Atene, fornendo informazioni strategiche agli amici dei siracusani su come difendere Messina e impedendo agli ateniesi di conquistare la città. Durante la battaglia per la conquista della città dello Stretto Lamaco trovò la morte e con l’assegnazione del comando delle truppe a Nicia la spedizione ateniese andò di male in peggio.

In seguito durante il suo esilio autoinflittasi Alcibiade tramò contro Atene stringendo alleanze con spartani e persiani. In uno dei discorsi sofistici fatti agli spartani, Tucidide racconta nel saggio storico già citato in precedenza, Alcibiade afferma che va contro la sua patria perché non si sente sicuro come cittadino. Il suo rifiuto a consegnarsi ad Atene è dovuto al fatto che non si riconosce più nell’attuale governo, non nella legge, e che per amor di patria è disposto a tutto per rovesciarlo in modo da poter continuare a vivere come cittadino.

Alcibiade riuscirà a rientrare ad Atene nel 407 a.C., dopo la rielezione a stratego e aver permesso agli ateniesi di vincere nelle battaglie navali di Abido e Cizico (410 a.C.). Al momento del suo rientro in patria ad Atene era tornata la democrazia. Alcibiade riuscì a riottenere le proprie proprietà e a ottenere la cancellazione dei processi giudiziari contro di lui. Riuscendo a convincere l’assemblea del suo pentimento dovette limitarsi a scontare come pena la conduzione della processione eleusina per convincere la popolazione della sincerità del suo pentimento.

Alcibiade rientrò però a Atene nel giorno della festa della Plinteria, il giorno più sfortunato dell’anno per gli ateniesi al punto che in quella data sarebbe stato opportuno che non accadesse niente di rilevante. Quel giorno effettivamente si rivelerà infausto per lo stratego. La sconfitta della flotta navale ateniese nella battaglia di Nozio farà cadere Alcibiade in disgrazia e i suoi nemici, riuscendo a convincere l’assemblea a revocargli la carica militare che tanto lo aveva distinto, non gli lasciarono altra scelta di andare nuovamente in esilio. Il risultato sarà la sconfitta degli ateniesi nella guerra del Peloponneso e l’uccisione dello stratega in Frigia avvenuti entrambi nel 404 a.C.[13]

La riflessione di Hannah Arendt trova conferma, come ho già menzionato in precedenza, nei romanzi I sette pazzi e I lanciafiamme dello scrittore argentino Roberto Arlt. In questo dittico romanzesco di una genialità fuori dal comune, rilanciato in Italia da Sur edizioni, il protagonista Remo Erdosain è un inventore fallito che vuole realizzare fiori metallizzati e ha derubato la ditta in cui lavora come esattore. Erdosain non accetta le ingiustizie ma al contempo la frustrazione, causata dal fatto che svolge un lavoro che non lo soddisfa, e l’ansia di umiliazione lo spingono a tradire la moglie Elsa con prostitute e ragazzine ingenue alla ricerca dell’amore puro fino ad aderire al progetto rivoluzionario della società segreta dell’Astrologo, che intende rovesciare il potere attraverso la gestione di una catena di bordelli. L’Astrologo intende utilizzare ideologie differenti e popolari come fascismo, comunismo e anarchismo per coinvolgere nel suo progetto insurrezionale tanto i militari quanto i cittadini comuni delusi e frustrati dal mancato riconoscimento del proprio talento, come Erdosain, in modo tale da dimostrare il fallimento dello Stato borghese e capitalista e affermare la verità della menzogna.

Su questo poggia la parte più grande della teoria dell’Astrologo: gli uomini possono venir scossi solo con le menzogne. Lui dà al falso la consistenza del vero; persone che non si sarebbero mai mosse per raggiungere nulla, gente disfatta da ogni tipo di disillusione, resuscitano nella verità delle sue menzogne. Lei, forse, vuole qualcosa di più grande? […] «Ecco: proprio questo. Il fatto è che a noi manca il coraggio di compiere imprese enormi. Ci immaginiamo che l’amministrazione di uno stato sia più complicata di quella di una casa modesta e nei fatti che accadono mettiamo un eccesso di romanzesco, di romanticismo idiota»[14].

Per l’Astrologo Erdosain è fondamentale per il successo del progetto rivoluzionario perché, grazie ai suoi studi di chimica volti a realizzare delle rose di metallo che non perdessero il loro colore naturale, può installare delle fabbriche di fosgene, gas mortale fondamentale per il successo della rivoluzione. Altre figure memorabili come il magnaccio Ruffiano Melanconico, Bomberg l’Uomo che vide la Levatrice, il Cercatore d’Oro e la prostituta Hipólita la zoppa svolgeranno un ruolo fondamentale negli schemi dell’Astrologo, la cui castrazione è pari al disprezzo e all’insoddisfazione per la realtà. La violenza diventa così inevitabile e conferma la teoria espressa da Arendt di come essa sia l’opposto del potere e quando diventa prevalente significa che il potere sta per svanire.

Per concludere vorrei mettere in evidenza come in questi mesi di lockdown e crisi economica forme economiche come la redistribuzione (sussidi e bonus statali di aiuto al reddito) e la reciprocità (donazioni alla ricerca per il coronavirus, donazioni di cibo al personale sanitario, voucher e buoni acquisto) si siano rivelate degli antidoti alla paura della gente in difficoltà economica di sentirsi abbandonati e lasciati al proprio destino. Queste modalità di scambio integrate all’economia di mercato hanno riportato di attualità la riflessione dell’economista e antropologo Karl Polanyi, il quale in La grande trasformazione (1944) afferma che la redistribuzione si ha quando c’è un centro politico capace di raccogliere le risorse e di distribuirle alla collettività mentre la reciprocità è quella forma di scambio determinata da fattori extraeconomici e la si rintraccia all’interno della famiglia.

In realtà il lockdown ha rivelato, in certi casi, che gli individui siano capaci di gesti altruisti e solidari al di là del contesto familiare e senza che ci sia un ritorno economico poiché, visto le difficoltà che attraversano tutti, il semplice fatto di fare del bene aiuta a stare meglio e a sconfiggere la paura.                            

Roberto Cavallaro        


[6] Miguel de Cervantes, Don Chisciotte, in Famiglia Cristina edizioni San Paolo vol. 1,, trad. it. di Ferdinando Carlesi, Mondadori (su licenza di), Milano, 1995, p. 146.  

[7] Fëdor Michajlovič Dostoevskij, I demoni, trad. it. di Rinaldo Küfferle, Mondadori, Milano, 2016, p. 759. 

[8] Ivi, p. 828.

[9] Albert Camus, L’uomo in rivolta, trad. it. di L. Magrini, Bompiani, Milano, 2010, p. 318.

[10] Ivi, p. 312.

[11] Albert Camus, I giusti, in Tutto il teatro, trad. it. di François Ousset, Bompiani, Milano, 2003.

[14] Roberto Arlt, I sette pazzi, trad. it. di Luigi Pellisari, Edizioni SUR, Roma, 2015, pp. 204-205. 

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Wed, 1 Jul 2020 08:48:50 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1194/1/paura-o-non-paura-questo-e-il-coronavirus
“Come i rami di un albero”. Davide Bertuccio fotografa la vita degli italiani in quarantena. https://www.mutualpass.it/post/1191/1/-come-i-rami-di-un-albero-davide-bertuccio-fotografa-la-vita-degli-italiani-in-quarantena https://www.mutualpass.it/post/1191/1/-come-i-rami-di-un-albero-davide-bertuccio-fotografa-la-vita-degli-italiani-in-quarantena]]> Marzo 2020. Un mese che ha segnato la storia recente del nostro paese. L’Italia si ferma, stretta nella morsa di un nemico invisibile chiamato Covid-19. L’emergenza Coronavirus cambia completamente la vita di ognuno di noi e lo scorrere del tempo quotidiano da frenetico muta in lento ed inesorabile. Questo contesto così difficile fa da cornice al progetto fotografico “Come i rami di un albero”. 100 scatti, 100 italiani, un’unica piattaforma: Skype. Proprio attraverso questo mezzo di comunicazione online, il fotoreporter messinese Davide Bertuccio ha voluto dare testimonianza della quotidianità italiana al tempo del Covid-19. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la sua esperienza.

Come è stato vivere in piena zona rossa per te che abiti a Milano?

“Molto strano. Fin da subito si è capita la gravità della situazione. Mi ricordo che i primi giorni a Milano si avvertiva, per le strade, una sensazione di paura anche solo nel respirare. Non sono stati momenti facili da superare.”

Da dove nasce l’idea di questo nuovo progetto?

“L’idea nasce ad inizio quarantena durante una delle tante videochiamate con gli amici. Per scherzo un’amica mi ha chiesto di fotografarci tutti online su Skype. Da lì ho iniziato a ragionarci nei giorni successivi, pensando al potere della fotografia nel raccontare storie anche da casa. Per me è stato davvero inusuale perché sono abituato a viaggiare, incontrare le persone, intervistarle e poi fotografarle.”

“Come i rami di un albero”, perché hai scelto questo nome?

“Il titolo è nato quasi naturalmente. Io ho vissuto chiuso in casa da solo ed ho sentito la mancanza del verde, degli odori e dei suoni della natura. Da qui ho immaginato me stesso come il tronco di un albero e poi i rami rappresentano tutte le storie racchiuse nelle cento fotografie. Il tutto fatto dalla mia cucina attraverso gli screen delle conversazioni online su Skype.”

Come affronta la vita un fotografo chiuso in casa?

“Davvero pesante dover rimanere confinato e sentirsi privato della propria libertà sia fisica che artistica. Poi per me che sono un animale sociale è stato davvero difficile affrontare questi mesi da solo. Mi è mancato il contatto umano, vivere le persone giornalmente. Le sole videochiamate online non bastavano assolutamente.”

Cosa ti ha colpito della vita degli italiani in quarantena?

“La resilienza degli italiani, quella forza di andare avanti ogni giorno. La cosa più bella è stata la partecipazione di tutti a questo progetto con entusiasmo. Non è stato difficile trovare cento persone e, tra queste, c’erano anche diversi sportivi come Sergio Scariolo vice allenatore dei Toronto Raptors in NBA. Tutti accomunati dal dover rimanere chiusi in casa, ma li ho trovati tutti propositivi nel voler andare avanti ed uscire dall’emergenza. Abbiamo tutti remato nella stessa direzione e questo, per me, significa essere una nazione unita.”

Si è parlato molto di smart working, credi che il mondo cambierà dopo questa emergenza?

“Considero utopistica l’idea che il mondo cambi specialmente dal punto di vista umano. Per quanto riguarda lo smart working è stato un bene per molte aziende ma anche per molti lavoratori. Lo considero un cambiamento positivo nel breve periodo poi, alla lunga, si ritornerà alla normalità di un tempo.”

Quali sono i tuoi progetti futuri?

“Al momento ne ho alcuni ma sono ancora in fase embrionale. Nell’immediato devo completare un lavoro che avevo iniziato prima della quarantena. Racconterò la vita di un personaggio che è stato presentatore Rai e che si è saputo reinventare tante volte nel corso del tempo. Una storia che si basa sulla voglia di non mollare mai. Durante la quarantena ho realizzato anche un altro lavoro su un matrimonio ai tempi del Coronavirus.”

Hai in cantiere nuovi lavori su Messina quando ritornerai in riva allo Stretto?

“Ancora non so quando tornerò a casa sia per motivi lavorativi sia per il consueto boom dei prezzi. Adesso mi dedicherò a ripartire a pieno regime con il lavoro e spero di poter passare, come ogni anno, una parte della mia estate a Messina. L’anno scorso ho realizzato un lavoro sulla presenza delle microplastiche nelle acque dello Stretto; sicuramente, nel bene o nel male, racconterò qualche altra storia della mia città.”

Ernesto Francia


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Fri, 19 Jun 2020 10:49:57 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1191/1/-come-i-rami-di-un-albero-davide-bertuccio-fotografa-la-vita-degli-italiani-in-quarantena
La paura al tempo del Covid: tra disinformazione, fake news ed abuso dei social. https://www.mutualpass.it/post/1193/1/la-paura-al-tempo-del-covid-tra-disinformazione-fake-news-ed-abuso-dei-social https://www.mutualpass.it/post/1193/1/la-paura-al-tempo-del-covid-tra-disinformazione-fake-news-ed-abuso-dei-social]]> “Il virus non esiste. Le morti sono causate dalle onde del 5G che ci sta bruciando piano piano. Il Covid-19 è stato creato in laboratorio dai cinesi per attaccare gli Stati Uniti. L’Europa vuole distruggere l’Italia come la Grecia.”

Potrei continuare senza sosta, riempiendo pagine riguardanti gli slogan di questi mesi d’emergenza. Teorie, studi, rivelazione, complottismi: nel periodo di lockdown tutto fa notizia, tutto diventa “virale”.

Sembra un gioco di parole ma è così: la disinformazione a mezzo social si è diffusa molto più velocemente del Covid stesso. Ma le fake news non sono il reale problema della nostra quotidianità. Ciò che, invece, bisogna tenere sotto controllo è la paura che si innesca nella popolazione. E se, da una parte, ogni giorno conviviamo con diverse forme di paura, dall’altra adesso siamo di fronte ad un fenomeno oscuro che ha avvolto tutto il mondo. Il Covid-19 non ce l’avrebbe fatta da solo, aveva bisogno di “alleati” ben più forti ed organizzati; ed è qui che entrano in gioco i mezzi di comunicazione, i media e, soprattutto, i social network. Prima di addentrarci nell’argomento di oggi, però, è bene fare una precisazione scontata ma anche necessaria: le teorie complottistiche le consideriamo la più alta forma di fake news.

Chiarito questo è palese che questi mesi hanno rappresentato un momento storico unico nella vita dell’uomo. In un’epoca altamente globale, il Covid-19 ha unito veramente tutti i continenti stringendoli in una condizione di incertezza e paura. Sentimenti che albergano nell’animo umano da sempre e che condizionano, inevitabilmente, la vita di tutti i giorni. Ed è proprio nelle debolezze umane che si insinuano coloro che vogliono creare il caos. Quest’ultimo è un elemento che non deve essere necessariamente considerato dal punto di vista negativo. Se da una parte, infatti, il Covid è diventato strumento per creare paura e terrore, dall’altra è stata l’occasione per provare a ricostruire dei nuovi sistemi. Potremo giungere a delle conclusioni definitive solo in futuro, osservando la ripresa costante post emergenza. Ciò che, invece, è di interesse quotidiano riguarda la condizione della popolazione.

Convivere con un nemico invisibile, ha creato le condizioni ideali per catturare l’attenzione generale. In un clima così teso e difficile, i mass media hanno giocato un ruolo fondamentale. Al pari delle istituzioni, infatti, gli organi di informazione avevano una responsabilità massima nei confronti dei cittadini. Purtroppo una situazione così straordinaria e storica non è stata gestita al meglio. Basti pensare alle conferenze giornaliere riguardati il Covid in Italia. Col passare dei giorni, il tutto si è ridotto ad un lungo elenco di numeri nel quale si è persa ogni forma di umanità. La vita umana ridotta ad un semplice dato numerico privo di ogni forma di dignità. A tutto questo vanno aggiunte le foto ed i video che sui social network hanno cominciato a diffondersi in maniera incontrollata.

In principio furono le note vocali su whatsapp che descrivevano gli ospedali del nord Italia come campi di battaglia in stile guerra del Vietnam. Poi arrivarono le foto delle bare di ogni genere da Bergamo alle fosse comuni di New York. Infine i video che hanno dato il colpo di grazia. In questo senso ne abbiamo di tutti i gusti: dai farmaci miracolosi contro il Covid, ai laboratori cinesi passando alle liti in treno per le mascherine di qualche giorno fa. Proprio quest’ultimo esempio rappresenta pienamente il cittadino medio che esce da questa emergenza. Un essere umano svuotato di ogni forma d’umanità, aggressivo e totalmente controllato dalla paura e dall’isterismo.

E’ chiaro che non è una condizione generale comune a tutti, ma è necessario intervenire e non voltarsi dall’altro lato. Oggi, più che mai, la popolazione ha bisogno di certezze. Per questo i mezzi di comunicazione diventano fondamentali ed hanno l’obbligo di assumersi questa responsabilità. Purtroppo sta anche al singolo cittadino decidere di informarsi, riuscendo a superare quel limbo di mediocrità che il lockdown ha aiutato. La disinformazione e le fake news continueranno a circolare, questo è un dato assodato. Tuttavia è proprio in questo momento di grave svantaggio, che i mezzi di comunicazione veri devono scendere in campo in maniera netta ed inequivocabile.

In un periodo storico nel quale un click vale più di una grande verità, l’uomo ha veramente bisogno di un sostegno a 360°. Il rischio concreto è che la situazione sfugga completamente di mano ed, allora, non sarà colpa del Covid ma di noi stessi. La paura ci accompagnerà sempre nelle nostre vite: sta a noi decidere se dominarla o farci dominare.


Ernesto Francia

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Thu, 18 Jun 2020 10:33:51 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1193/1/la-paura-al-tempo-del-covid-tra-disinformazione-fake-news-ed-abuso-dei-social
Preservativi per l’influenza https://www.mutualpass.it/post/1173/1/preservativi-per-l-influenza https://www.mutualpass.it/post/1173/1/preservativi-per-l-influenza]]> Preservativi contro il raffreddore!

di Enzo Caruso

 

Se qualcuno, nel leggere il titolo, ha pensato ai profilattici come rimedio per i mali stagionali, è stato certamente tratto in inganno da una delle tante pubblicità che riempivano le pagine della Gazzetta di Messina e delle Calabrie nel tardo Ottocento.

La reclame del 1889, richiamata nel titolo, è riferita infatti al verbo “preservare”, nel senso che assumendo le “famose” pillole della Catramina Benelli, era possibile preservarsi dal raffreddore. Le pillole, a base di un olio vegetale, simile come aspetto al catrame, erano prodotte dalla società farmaceutica A. Bertelli & Co., fondata a Milano nel 1888 dal chimico bresciano Achille Bertelli (1855 - 1925).

Eccone le scheda:

DenominazionePillole di Catramina dolcificate

Indicazioni: raccomandate nella cura della tosse, raffreddore, bronchite e nelle affezioni catarrali.

Composizione (una pillola):

Catramina (olio di catrame) gr. 0,00088

Estratto Belladonna gr. 0,00060

Estratto Ipecaquana F.U. gr. 0,00190

Estratto Piligala idro-alcool. gr. 0,00462

Estratto Lactuca virosa gr. 0,02200

Miele Centrifugato gr. 0,03600

Zucchero di latte gr. 0,28700

Produttore: Società Anonima di Prodotti Chimico-Farmaceutici A. Bertelli & C. – Milano

Confezionescatola di latta

ScatolificioStab. G. Casanova – S.P. D’Arena

 

Ed ecco la pubblicità della cura e dell’uso delle pasticche (preservativi) apparsa sulla Gazzetta:

Cura. Se siete già presi dall’influenza fate seguire ad un buon purgante replicatre dosi di un potente febbrifugo (bisolfato di chinino, antipirina, antifebbrina, e..); calmata la febbre e il dolor di capo, completate la cura col prendere parecchie volte al giorno una pillola di Catramina Bertelli che preserva dal catarro o lo toglierà  in breve risparmiandovi una ricaduta od una più grave malattia polmonare o bronchiale.

Preservativi. Se avete la fortuna di essere immuni dall’influenza, usate invece di un potente antisettico-anticatarrale che vi preserverà dalla malattia o quanto meno ne mitigherà di molto la forza quando il germe dell’infezione serpeggi già nel vostro sangue. Il solo antisettico-anticatarrale che il nostro stomaco possa tollerare, lo abbiamo ancora nelle pillole di Catramina Bertelli. Una di queste pillole, lasciata sciogliere in bocca o anche solo ingoiata, presa parecchie volte al giorno, risponde perfettamente allo scopo come la pratica ha già dimostrato.

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Mon, 15 Jun 2020 09:52:32 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1173/1/preservativi-per-l-influenza
Stoner - John Williams https://www.mutualpass.it/post/1190/1/stoner-john-williams https://www.mutualpass.it/post/1190/1/stoner-john-williams]]> Quando qualche settimana fa ho letto sull’account Instagram della Fazi Editore che a breve scadranno i diritti di Stoner e che i proprietari hanno deciso di rivenderli a un’altra casa editrice mi è venuta una stretta al cuore.

Pubblicato nel 1965 Stoner di John Williams per molti anni passa inosservato finché nel 2003 la New York Review Books decide di ristamparlo. In breve tempo il romanzo diviene un fenomeno letterario, vendendo più di 50.000 copie e suscitando l’interesse delle case editrici d’oltreoceano. Nel 2012 la Fazi pubblica l’iconica edizione tradotta da Stefano Tummolini bissando il successo americano grazie all’operato dei librai, alle ottime recensioni e al passaparola dei lettori.

Il romanzo narra della storia di William Stoner, un professore di letteratura inglese dell’Università del Missouri. Apparentemente la sua vita monotona non sembra interessante, ma non è affatto così.

Cresciuto in una povera famiglia di agricoltori Stoner inizialmente si trasferisce a Columbia (Missouri) per laurearsi in Agricoltura, ma il corso di letteratura inglese tenuto dal professore Sloane si rivelerà per il giovane studente una rivelazione sulla via di Damasco. In particolare la lezione sul sonetto n. 73 di William Shakespeare convincerà il protagonista a cambiare il piano di studio. Stoner trascorrerà così i suoi anni universitari a comprendere le opere letterarie dei più grandi scrittori inglesi, approfondendo con interesse la letteratura inglese medievale e rinascimentale.

Dopo la laurea William Stoner si renderà conto che per lui la vita sarà tutta in salita e nonostante tutto, parafrasando il drammaturgo francese Racine, si consacrerà ciecamente al proprio destino. Stoner perderà uno dei suoi migliori amici nella Grande Guerra, sposerà Edith con cui avrà una bambina ma che le renderà la vita un inferno e la sua carriera accademica verrà ostacolata dal collega Hollis Lomax, un professore dalla gobba prominente esperto di letteratura inglese del XIX secolo che in seguito diventerà capo del dipartimento. Soltanto a quarant’anni Stoner conoscerà l’amore grazie alla breve relazione con la giovane insegnante Katherine Driscoll.

Alla fine della sua vita William Stoner comprenderà di essere un fallito, ma al momento della morte rivelerà al lettore delle verità che testimoniano tutta la sua grandezza intellettuale.

Con Stoner John Williams ha dimostrato di essere uno dei grandi della letteratura americana perché, fattore non scontato, è riuscito a trasformare la vita monotona di un professore frustrato in una storia appassionante che, grazie a una scrittura scorrevole, avvolgente e mai banale, riesce a incollare il lettore fino all’ultima pagina.

Stoner è uno di quei libri che quando lo si regala a qualcuno si può star tranquilli che non si farà una brutta figura. Quando lo scrisse penso che John Williams fosse in stato di grazia, una condizione ideale che non capita a tutti gli scrittori e che quando succede ha il sapore di un’epifania joyciana.


Roberto Cavallaro                  

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Wed, 10 Jun 2020 16:55:27 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1190/1/stoner-john-williams
Da scelta irresponsabile ad unica cura sociale: quando il calcio incontra il Covid https://www.mutualpass.it/post/1189/1/da-scelta-irresponsabile-ad-unica-cura-sociale-quando-il-calcio-incontra-il-covid https://www.mutualpass.it/post/1189/1/da-scelta-irresponsabile-ad-unica-cura-sociale-quando-il-calcio-incontra-il-covid]]> “The show must go on” cantavano i Queen. Era il 1991 ed il singolo sarebbe diventato, in breve tempo, l’ennesimo successo mondiale per lo straordinario gruppo britannico. Oggi, a quasi trent’anni di distanza, il titolo è entrato di diritto anche nel linguaggio comune italiano.

Uno slogan simbolico che ha assunto i connotati di un vero e proprio invito ad andare avanti: in qualsiasi situazione, qualunque cosa accada. Ma cosa c’entrano i Queen in questo atipico mese di giugno 2020? Apparentemente niente o, forse, tutto per coloro che hanno consumato Spotify con le loro canzoni durante il lockdown. Ci perdonerà, quindi, Freddie Mercury se anche noi prendiamo in prestito il titolo della canzone per parlare di un argomento assolutamente centrale durante questi mesi.

Oggi tratteremo di sport e, per essere più specifici, di calcio. Attenzione, però, il nostro occhio non sarà puntato su un prato verde o su un pallone che rotola. Quando siamo prossimi, infatti, alla ripresa del calcio nel nostro paese è assolutamente necessaria un’analisi di ciò che è successo in questi mesi. Non ci dilungheremo in trattazioni economiche, mediche o sanitarie, ma partiremo da un concetto basilare: il calcio è una delle colonne portanti della società ed economia italiana. Che non sia solo un semplice sport, è ormai assodato. Il tifo, la passione e l’amore per il pallone trascina milioni di persone, tuttavia deve essere ben chiaro anche il contributo economico che questo sport produce.

Prima di addentrarci nell’argomento, però, chiariamo subito che le polemiche sullo stipendio di Cristiano Ronaldo o sui canoni mensili delle tv satellitari fanno parte dei discorsi da bar che poco ci interessano. Piuttosto è importante sottolineare come, al pari di tutti gli ambiti lavorativi, l’emergenza Coronavirus abbia messo in ginocchio un numero rilevante di famiglie che vivono con il calcio. Il volume economico d’affari della Serie A non deve offuscare la vista sulle categorie minori dove, chiaramente, non esistono stipendi milionari. Per tale motivo, il calcio va considerato al pari degli altri ambiti lavorativi senza la consueta superficialità che, molte volte, offusca la vista. Fatta questa precisazione necessaria, quale è stato il rapporto tra calcio e Covid in questi mesi? La risposta è abbastanza chiara e netta: conflittuale con picchi d’amore e strascichi d’odio.

Durante il periodo più difficile dell’emergenza, infatti, il mondo del pallone era stato additato come causa di migliaia di contagi. Come un novello “untore” di manzoniana memoria, gli interessi economici del calcio erano stati considerati causa del diffondersi del virus. In particolare ci riferiamo alle partite Valencia – Atalanta e Liverpool – Atletico Madrid, considerate dall’opinione pubblica delle vere e proprie “bombe batteriologiche”. Da qui le accuse, l’indignazione e la voglia di bannare il termine “calcio” da qualsiasi discorso. Col passare delle settimane, però, il punto di vista è notevolmente cambiato. Il mondo del calcio, nella gran parte dei paesi europei, ha contribuito in maniera decisa alla lotta contro il Covid – 19 ponendosi sempre in prima linea.

Lo hanno fatto le leghe, lo hanno fatto le società fino ai singoli calciatori. E così, mentre la linea dei contagi calava vistosamente, il calcio da nemico pubblico tornava ad essere un bene necessario. I sentimenti di odio si sono trasformati, gradualmente, in nostalgia per quello sport così amato. In principio fu la Germania, seguita da Portogallo, Spagna, Inghilterra ed Italia: l’Europa rivuole il calcio e si è messa in moto per farlo ripartire. Il tutto mentre la Francia si mangia le mani per aver dichiarato i campionati ufficialmente chiusi con largo anticipo. Se prima, quindi, il solo parlare di calcio era considerato blasfemo, adesso è argomento principale. Da “scelta irresponsabile” si è passati a “cura sociale”, un sollievo psicologico per tutta la popolazione dopo le difficoltà degli ultimi mesi. Chiaramente gli interessi economici hanno avuto un peso rilevante in vista della ripresa, tuttavia la sfera sentimentale ha innescato quella molla decisiva. In questo contesto così articolato e complesso, ci siamo noi semplici cittadini e grandi amanti di questo sport. Il futuro prossimo ci mette paura e sono tanti i dubbi e gli interrogativi.

Noi, però, abbiamo l’obbligo di ripartire: il percorso sarà lungo e tortuoso, ma un goal potrebbe anche darci ulteriore spinta.


Ernesto Francia

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Wed, 10 Jun 2020 09:32:24 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1189/1/da-scelta-irresponsabile-ad-unica-cura-sociale-quando-il-calcio-incontra-il-covid
Il mese della Tiroide https://www.mutualpass.it/post/1188/1/il-mese-della-tiroide https://www.mutualpass.it/post/1188/1/il-mese-della-tiroide]]> MutualPass, con la collaborazione della dott.ssa Rosaria Certo, propone l'iniziativa "Prenditi cura di te: La Tiroide", valida fino al 30 Giugno 2020, con un pacchetto di prevenzione dal costo di € 60 che comprende un prelievo ematico per il controllo di FT4, TSH, ABTPO una visita specialistica endocrinologica e un’ecografia tiroidea.

Per aderire all’iniziativa puoi scaricare il voucher e presentarti direttamente (previa prenotazione) presso lo studio MutualPass – Medika (090 2927843 - Via Maddalena, 24) o presso lo studio Certo (090 2924160 - Via Trento, 6), puoi contattaci al numero verde 800 090 134 o tramite la nostra email info@emovus.it


La tiroide è una piccola ghiandola con una forma simile ad una farfalla localizzata nella parte anteriore del collo deputata alla produzione di ormoni che svolgono un ruolo molto importante nel mantenimento del benessere del nostro organismo.        

La tiroide è responsabile di numerosi processi fisiologici quali  il corretto sviluppo del sistema nervoso, sia durante la vita embrionale che neonatale, l’accrescimento corporeo, la frequenza del battito cardiaco, la regolazione della temperatura corporea, lo sviluppo della muscolatura.


Diagnosi delle malattie tiroidee
Il primo “step” è rappresentato dalla raccolta dei dati anamnestici e dall’esame clinico. Lo specialista, dopo aver indagato sull’eventuale presenza di familiarità per malattie delle tiroide e aver raccolto i dati anamnestici, effettua la palpazione del collo che consente con semplici manovre nella parte anteriore del collo di identificare eventuali anomalie strutturali della ghiandola analizzando infatti il volume, la consistenza e l’eventuale presenza di noduli “clinicamente apprezzabili". La visita si completa con il rilievo di parametri quali l’indice di Massa corporea, la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, lo studio dei riflessi osteotendinei e la ricerca di segni clinici suggestivi (es: ricerca dei tremori a mani protese).          

L’ecografia tiroidea, per l’immediatezza delle informazioni che fornisce , costituisce un utilissimo complemento all’esame clinico. E’ una metodica basata sull’utilizzo di ultrasuoni, rapida, non invasiva, che non espone il paziente al rischio di radiazioni, e consente di valutare le dimensioni, la struttura, la vascolarizzazione della ghiandola e la presenza di noduli piccolissimi (pochi millimetri), permettendo inoltre la selezione dei noduli da sottoporre ad agoaspirato in quanto presentano delle caratteristiche strutturali ( es: microcalcificazioni, margini irregolari, marcata ipoecogenicità ) che li rendono meritevoli di approfondimento diagnostico.

L’esame dell’ecostruttura tiroidea dà informazioni inoltre sull’eventuale presenza di tireopatia autoimmune; l’operatore ,infatti, di frequente riscontra una marcata disomogeneità della ghiandola con “aspetto a pelle di leopardo” suggestiva per tiroidite cronica autoimmune; altresì lo spiccato aumento della vascolarizzazione della ghiandola con il quadro di “inferno tiroideo” è tipico di malattie autommuni della tiroide associate ad iperfunzione della ghiandola (Morbo di Basedow).
Un ruolo principe nell’approccio alle malattie della tiroide, oltre all’esame clinico ed all’ecografia, è svolto dal laboratorio.  I dosaggi ormonali  (TSH,FT4,FT3) ottenuti con un semplice esame del sangue forniscono preziose  ed insostituibili informazioni sul funzionamento di questa importantissima ghiandola.         

L’ormone tireostimolante (TSH), ormone prodotto dall’ipofisi, una ghiandola endocrina posta alla base dell’encefalo, regola  la funzionalità della ghiandola attraverso precisi meccanismi di regolazione; se i livelli di ormoni tiroidei circolanti sono bassi, l’ipofisi produrrà maggiore quantità di TSH al fine di stimolare la tiroide a produrre più ormoni, mentre nella condizione opposta il TSH risulterà soppresso. In laboratorio possiamo inoltre ottenere la ricerca degli anticorpi anti-tiroide (abTg,abTPO e Trab) fondamentali per la caratterizzazione delle malattie tiroidee autoimmuni.

 

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Mon, 8 Jun 2020 09:42:10 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1188/1/il-mese-della-tiroide
5 Giugno 2020 - Giornata Mondiale dell’Ambiente https://www.mutualpass.it/post/1187/1/5-giugno-2020-giornata-mondiale-dell-ambiente https://www.mutualpass.it/post/1187/1/5-giugno-2020-giornata-mondiale-dell-ambiente]]> Il 5 Giugno di ogni anno, si festeggia la Giornata Mondiale dell'Ambiente, istituita delle Nazioni Unite per incoraggiare la consapevolezza e l'azione a livello mondiale per proteggere il nostro ambiente.

Dal 1974 l'evento è cresciuto fino a raggiungere una proporzione globale, celebrato in oltre 140 paesi. Questa giornata è considerata una ricorrenza dedicata ad ogni essere umano, così da far sentire ciascuno partecipe della Salute della nostra Terra.

Il tema di ogni Giornata mondiale dell'ambiente è organizzata attorno ad una problematica che richiama l'attenzione su una preoccupazione ambientale particolarmente urgente. Il tema per il 2020 è "Biodiversità".

Gli eventi recenti, dagli incendi boschivi in ​​Brasile, negli Stati Uniti e in Australia alle infestazioni di locuste in tutta l'Africa orientale e ora, una pandemia globale, dimostrano l'interdipendenza tra gli esseri umani e le reti della vita in cui essi esistono.

La biodiversità è la base che sostiene tutta la vita sulla terra e sott'acqua. Colpisce ogni aspetto della salute umana, fornendo aria e acqua pulite, cibi nutrienti, conoscenze scientifiche e fonti di medicina, resistenza naturale alle malattie e mitigazione dei cambiamenti climatici. La modifica o la rimozione di un elemento di questa rete influisce sull'intero sistema di vita e può produrre conseguenze negative.

Le azioni umane, tra cui la deforestazione, l'invasione degli habitat della fauna selvatica, l'intensificazione dell'agricoltura e l'accelerazione dei cambiamenti climatici, hanno spinto la natura oltre il suo limite. Procedendo su questa strada, la perdita di biodiversità avrà gravi implicazioni per l'umanità, incluso il collasso dei sistemi alimentari e sanitari.

L' emergere di COVID-19 ha sottolineato il fatto che, quando distruggiamo la biodiversità, distruggiamo il sistema che supporta la vita umana. Oggi si stima che, a livello globale, circa un miliardo di casi di malattia e milioni di morti si verificano ogni anno a causa di malattie causate da coronavirus; e circa il 75% di tutte le malattie infettive emergenti nell'uomo sono zoonotiche, cioè trasmesse alle persone dagli animali.


Medika - la Card della Salute

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Thu, 4 Jun 2020 12:34:06 +0000 https://www.mutualpass.it/post/1187/1/5-giugno-2020-giornata-mondiale-dell-ambiente