mutualpass.it Rss http://www.mutualpass.it/ MutualPass - La Card Salute è Benessere it-it Tue, 17 Sep 2019 11:13:48 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 info@emovus.it (Emovus srls) info@emovus.it (Emovus srl) Mediacontent http://www.mutualpass.it/vida/foto/logo.png mutualpass.it Rss http://www.mutualpass.it/ La storia dei giganti Mata e Grifone http://www.mutualpass.it/post/1068/1/la-storia-dei-giganti-mata-e-grifone http://www.mutualpass.it/post/1068/1/la-storia-dei-giganti-mata-e-grifone]]> Dopo la creazione del Regno di Sicilia, tra Messina e Palermo si stabilì un’aspra rivalità per la contesa del titolo di capitale dell’isola, rivalità che proseguì fino all’arrivo degli spagnoli, nel‘500, che riaccesero la polemica.  A sostegno delle loro ragioni, le due città esibivano titoli e prerogative d’eguale misura, e, alla fine, si decise di vagliare anche i titoli storici di fondazione. Avendo Palermo qualche prerogativa in più rispetto a Messina, i messinesi si appellarono al mito del Gigante Zanclo, primo re dei Siculi, ma anche questo non servì alla causa della città peloritana.

Le versioni sulla nascita dei “Giganti” Mata e Grifone, mitici progenitori di Messina, sono due, una leggendaria radicata nella tradizione e un’altra storica, che venne proposta da Domenico Puzzolo Sigillo. La leggenda vuole che, verso il 965, un gigantesco moro di nome Hassam-Ibn-Hammar sbarcasse alla testa di numerosi pirati nelle vicinanze della città, iniziando a depredarla. Durante le sue scorrerie, vide a Camaro la bella Marta (dialettalmente “Mata”) che era figlia di un non meglio identificato Cosimo II di Castellaccio e se ne innamorò perdutamente.

I due erano però divisi dalla diversa religione, e, ottenuto un secco diniego dai genitori alla sua richiesta di matrimonio, Hassam decise di rapirla. Inutilmente cercò in tutti i modi di essere ricambiato del suo amore: Mata cedette soltanto quando il saraceno ricevette il battesimo e cambiò il nome in Grifone. Abbandonata la spada, si dedicò esclusivamente all’agricoltura, sposò la bella cammarota e fondò, con lei, la città di Messina.

Secondo la versione storica, invece, i Giganti sono figure allegoriche che ricordano un importante episodio avvenuto a Messina al tempo di Riccardo I duca di Normandia e re d’Inghilterra, meglio noto col soprannome di “Cuor di Leone”. Il sovrano si trovava nella nostra città, in occasione della Terza Crociata, dal settembre 1190 all’aprile 1191, in un periodo in cui i greci erano potentissimi e angariavano i messinesi (latini). Malvisti da Riccardo, furono da esso osteggiati e durante il suo soggiorno messinese egli riuscì a fiaccarne l’orgoglio facendo ampliare ed ulteriormente fortificare sulle alture della città un’imponente e antica fortezza, dominatrice e intimidatorie dei greci: non a caso il castello ebbe il nome di “Matagriffone” (oggi Tempio-Sacrario di “Cristo Re”).

L’allusione del nome è evidentissima derivando, “Mata”, dal latino “mateare” (ammazzare) mentre “Grifoni” erano detti, nel Medio Evo e specialmente a Messina, i greci. Se esaminiamo con attenzione le teste dei Giganti si possono cogliere – osserva il Puzzolo Sigillo - in quella di Mata le espressioni di dominatrice e trionfatrice, simboleggiate dal serto di alloro fra i capelli e la “messinesità” sottolineata dal castello a tre torri (Matagriffone, Castellaccio e Gonzaga). La testa di Grifone, invece, dai capelli incolti, la folta barba, lo sguardo truce e l’aspetto arcigno e selvaggio, la pelle scura, è quella di un greco vinto che è portato da Mata trionfatrice in stato di servitù e che il capo scoperto e i lunghi orecchini pendenti confermano.

Non si conosce la data della prima costruzione dei due Giganti, ma dalle fonti scritte e dai documenti, si apprende che lo scultore fiorentino Martino Montanini realizzò nel 1560 la statua di Grifone, con la testa e le braccia mobili. Nel 1581, secondo Gaetano La Corte Cailler, gli arti e la testa vennero fissati, sul disegno precedente, dal carrarese Andrea Calamech. Sull’antichità della Statua di Grifone, testimonia il La Corte Cailler che nel corso dei restauri del 1926: “…sul petto del Gigante si sono notati tre medaglioni, che prima nessuno aveva osservato, uno dei quali risale certamente al XIII secolo mentre gli altri due sono dei secoli susseguenti”. La Gigantessa Mata, invece, venne completamente rifatta dopo il terremoto del 1783 (la testa era stata modellata dallo scultore Santi Siracusa nel 1709) ed entrambi i Colossi, nel 1723, assunsero l’attuale posizione equestre.

Ulteriormente danneggiati dal sisma del 1908, furono restaurati nel 1926, e, ancora danneggiati dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, nel 1951 furono sottoposti a rifacimenti da parte del prof. Michele Amoroso con la consulenza storica di Domenico Puzzolo Sigillo. La testa di Mata, già rifatta in gesso dal prof. Amoroso, nel 1958 venne sostituita dall’attuale scolpita dal giarrese Mariano Grasso e dipinta dallo stesso prof. Amoroso. La testa di Grifone, invece, è quella originale cinquecentesca del Calamech. Fino agli anni ’30 del Novecento furono trasportati a spalla, per poi essere montati su carrelli con ruote ed essere trainati con le corde da tiratori vestiti di bianco con la tradizionale meusa rossa in testa, poi sostituiti dal trattore. 


Nino Principato

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Tue, 17 Sep 2019 11:13:48 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1068/1/la-storia-dei-giganti-mata-e-grifone
...a casa nostra. Cronache da Riace http://www.mutualpass.it/post/1067/1/a-casa-nostra-cronache-da-riace http://www.mutualpass.it/post/1067/1/a-casa-nostra-cronache-da-riace]]> a casa nostra. Cronache da Riace è un reportage a fumetti di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso edito da Feltrinelli, che affronta le tematiche strettamente connesse dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti dopo la “salvezza” dai viaggi della speranza: affrontata dai due autori nell’opera precedente, Salvezza, che narra le vicende vissute e le testimonianze raccolte a bordo della nave Aquarius. In tal senso il nuovo reportage delle due tra le migliori firme del graphic journalism italiano può essere considerato il seguito di Salvezza, sempre pubblicato da Feltrinelli.

In …a casa nostra. Cronache da Riace Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso raccontano sei storie di vita di migranti e operatori sociali raccolte tra gennaio e luglio 2019 nel triangolo calabrese di Gioiosa Ionica, Riace e San Ferdinando. Tra queste storie si include anche l’intervista all’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano in cui si ripercorre non soltanto il suo mandato come primo cittadino nella creazione di una società ideale fondata sull’accoglienza e l’integrazione, “di uguaglianza nella diversità” e “dove gli spazi e le proprietà vengono condivisi”; ma anche gli errori commessi nel fidarsi di persone più legate al business che agli ideali e nell’importanza di parlare di politica dell’accoglienza e dell’integrazione nelle scuole per fra comprendere alle giovani generazioni la necessità di fare una scelta tra una società multiculturale in cui tutti collaborano per il bene comune e un’altra fondata sull’odio per gli stranieri, i deboli e i bisognosi.

Il reportage contiene storie di successo come quella del senegalese Buba che, dopo la morte del padre, è dovuto scappare di casa perché lo zio, divenuto capofamiglia, lo faceva lavorare nei campi come uno schiavo e, costretto ad abbandonare gli studi, ha deciso di cercare fortuna altrove. Dopo aver lavorato gratuitamente in Libia per due anni e discriminato nell’azienda in quanto unico nero, Buba è stato messo in contatto dal titolare della ditta con un amico trafficante e, dopo tre mesi di attesa in cui ha patito i morsi della fame, è riuscito ad arrivare in Italia. Oggi il giovane senegalese lavora in una pinseria in cui si trova benissimo – addirittura considera il titolare e i colleghi come la sua nuova famiglia – e ha trovato casa.

La storia di Buba è però accompagnata da altre testimonianze in cui i migranti protagonisti sono rimasti ostaggio della burocrazia e temono nel mancato rinnovo del permesso di soggiorno e la conseguente espulsione dall’Italia.

Inoltre alle esperienze positive di accoglienza e integrazione, riscontrate a Gioiosa Ionica e Riace, fa da contraltare la vicenda della baraccopoli di San Ferdinando – all’epoca non ancora rasa al suolo – in cui i migranti vivono in condizioni pessime come se fossero in uno slum africano e dove si muore come animali. Infatti non sono pochi i migranti periti nei roghi delle tendopoli o che vengono ammazzati come l’attivista sindacale Soumaila Sacko.

Con …a casa nostra. Cronache da Riace Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso raccontano l’immigrazione vissuta dai protagonisti e dagli operatori degli Sprar – che aiutano i migranti a inserirsi nella società – in modo tale da fornire al lettore la realtà documentata, in cui le storie di successo si alternano alle tragedie, e lo inducono a riflettere sull’insensatezza e pericolosità della politica dell’odio.             


Roberto Cavallaro di Dedalus Libreria     

 

  

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Mon, 16 Sep 2019 10:24:52 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1067/1/a-casa-nostra-cronache-da-riace
Tornano "Le Vie dei Tesori" a Messina http://www.mutualpass.it/post/1066/1/tornano-le-vie-dei-tesori-a-messina http://www.mutualpass.it/post/1066/1/tornano-le-vie-dei-tesori-a-messina]]> Tornano “Le vie dei Tesori”, la manifestazione che svela le meraviglie nascoste delle più belle città italiane. Nata 13 anni fa a Palermo, l’iniziativa raggiunse Messina grazie all’ex assessore Carlo Vermiglio e oggi ha ampio respiro regionale e nazionale.

Nel 2018 Messina ha registrato più di 14mila presenze, raccontando la città a chi la abita attraverso una serie di visite guidate che riescono a coinvolgere ancor di più i visitatori.

Le Vie dei Tesori vuole dare nuova energia alla tutela e conservazione dei beni culturali nel nostro territorio, con la speranza, contemporaneamente, che questo possa essere un primo passo per la creazione di nuove opportunità per i giovani.

Le vie dei Tesori – ha dichiarato la presidente dell’Associazione organizzatrice Laura Anello - è diventato uno dei principali eventi italiani dedicati ai beni culturali, una manifestazione di cittadinanza attiva e, in seconda istanza, una vetrina per turisti e visitatori

L’edizione 2019 è dedicata al compianto ed indimenticato assessore ai beni culturali della Regione Sicilia Sebastiano Tusa, scomparso lo scorso marzo.

 

Le iniziative a Messina

Quest’anno tre weekend a disposizione, venerdì, sabato e domenica, dal 13 al 29 settembre. Da Palazzo Zanca a Villa Rodriguez, da Villa Cianciafara alla Prefettura, dall’antico Monastero di san Placido Calonerò al Santuario di Montalto, saranno in tutto 26 i siti da poter visitare.

Previste inoltre tre “passeggiate” disponibili su prenotazione, “Sulle orme del mito”, Un percorso che affonda le sue pieghe nel vasto patrimonio mitologico della città attraverso la visita di alcuni tra i monumenti e i luoghi del centro storico, “Sulle orme del sacro”, per conoscere le origini e la storia del culto a Messina e “L’antica via del Dromo”, un viaggio tra i casali della periferia nord lungo la via “dromo” cioè “veloce”.

Il ricco programma propone anche due degustazioni, una presso il Sacrario di Cristo re e l’altra a Forte Gonzaga.

 

Come partecipare

Per partecipare basta acquisire il coupon per l’ingresso con visita guidata sul sito www.leviedeitesori.it e presentarsi sul luogo.

Un coupon da 12 euro è valido per 10 visite a scelta tra i luoghi del circuito.

Un coupon da 6 euro è valido per 4 visite a scelta tra i luoghi del circuito.

Un coupon da 2.50 euro è valido per un singolo ingresso a scelta tra i luoghi del circuito.

Un coupon da 3.50 euro è valido per un singolo ingresso ai luoghi su prenotazione (previa prenotazione su www.leviedeitesori.it o con ingresso sul luogo, se i posti non sono tutti prenotati)

Un coupon da 5 euro è valido per la partecipazione a una passeggiata (previa prenotazione su www.leviedeitesori.it o con ingresso sul luogo, se i posti non sono tutti prenotati)

A tutti coloro che acquisiranno i coupon verrà inviata per mail una pagina dotata di un codice QR, come una carta d’imbarco. La pagina con il codice dovrà essere stampata e mostrata all’ingresso dei luoghi. Chi vorrà, potrà fare a meno di stamparla e potrà mostrarla sul proprio smartphone o tablet. I coupon da 10 e 4 visite sono disponibili pure nell’hub presso la chiesa di san Giovanni di Malta (via S.Giovanni di Malta 2). I coupon non sono personali e possono essere utilizzati da più persone fi no a esaurimento del loro valore. Per chi è sprovvisto del coupon “multiplo” saranno disponibili agli ingressi dei luoghi esclusivamente ticket singoli da 2.50 euro. Sono esentati dal contributo soltanto i bambini sotto i 5 anni e gli accompagnatori delle persone con disabilità. Le scuole o i gruppi organizzati che volessero stabilire data e orario della visita, possono scrivere all’indirizzo mail prenotazioni@leviedeitesori.it

Qui il programma dettagliato della manifestazione


Medika, la Card della Salute

 

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Fri, 13 Sep 2019 10:28:41 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1066/1/tornano-le-vie-dei-tesori-a-messina
Il Paraolimparty: tre giorni all’insegna dell’inclusione http://www.mutualpass.it/post/1065/1/il-paraolimparty-tre-giorni-all-insegna-dell-inclusione http://www.mutualpass.it/post/1065/1/il-paraolimparty-tre-giorni-all-insegna-dell-inclusione]]> Sei testimonial campioni degli sport paralimpici, circa cinquecento partecipanti ai tornei e alle attività sportive, migliaia di presenze nei vari momenti della manifestazione. Confermano i già straordinari risultati dello scorso anno, i numeri della seconda edizione del “Parolimparty”, la mega convention multisport da spiaggia che per tre giorni ha animato il lido “Open Sea AISM” di Milazzo, l’unica struttura in Sicilia che garantisce a tutti la balneazione assistita.

Parlano di un vero e proprio successo l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, MediterraneaEventi, Bios e il Comune di Milazzo, le quattro realtà che hanno promosso la manifestazione in cui normodotati e persone con disabilità si sono cimentati in nove tornei: dal baskin al rugby in carrozzina, dal sitting volley al calcio balilla, dal tiro con l’arco alla scherma, passando per svariate attività di fitness. Agonisti e amatori, bambini e adulti si sono confrontati tutti alle stesse condizioni.

Sono stati tre giorni all’insegna dell’inclusione. Il Parolimparty è un contesto esperenziale che va vissuto dal primo all’ultimo minuto”. Angelo La Via, consigliere nazionale AISM, Associazione italiana sclerosi multipla, parla di continua evoluzione culturale: “Dal mare aperto a tutti allo sport aperto a tutti. E’ evidente che qui al lido si incontrano l'emozione e l'agonismo che si incrociano con l’emotività dei volontari. Ritengo che vivere il Parolimparty ti libera da pregiudizi e dalla diffidenza e ti permette un impatto con la persona. Parolimparty è una continua scoperta di emozioni e di sguardi: in questi giorni si accende la speranza di una società più inclusa. C’è ancora tanto da lavorare ma l’Aism, la Mediterranea eventi e l’associazione Bios hanno voluto scommettere in un progetto che vuole fare la differenza, coscienti che la disabilità è un patrimonio di tutti, e non uno strumento di qualcuno. Mi auguro che l’inclusione vera si concretizzi non solo a parole. E’ un diritto delle persone abbattere le barriere architettoniche ma è anche un dovere renderlo possibile”. La Via ha concluso con un desiderio: “Voglio lanciare l’edizione 2020 perchè sia ancora più competitiva e partecipata”.

In questa seconda edizione abbiamo raggiunto nuovi obiettivi: inserendo ulteriori discipline sportive e ricevendo grandi emozioni da tutti i partecipanti. Sono stato il primo io a riceverne vedendo bimbi di otto anni gareggiare senza timore con persone con disabilità e poi chiedere l’autografo ai campioni del mondo che abbiamo ospitato. Campioni dello sport che hanno vinto la loro disabilità e non sono famosi come Totti o Del Piero”. Alfredo Finanze, presidente di Mediterranea eventi è l’anima del Parolimparty: ideatore, promotore, coordinatore della tre giorni. “Siamo molto contenti - continua Finanze - perché abbiamo arricchito questa seconda edizione di una disciplina spettacolare come il rugby in carrozzina e stiamo già prevedendo un’iniziativa che possa coinvolgere tutte le società d’Italia per l’anno prossimo. Abbiamo dato la possibilità ai nostri ospiti di provare l’esperienza di salire su un cavallo in spiaggia. E non dimentichiamo l’esibizione del baskin: abbiamo avuto il piacere di ospitare quest'anno i giocatori della Ssr baskin Messina che si sono “prestati” ad un mini torneo per farci capire la particolarità di questa disciplina sportiva".

Tanti gli eventi collaterali, ancora più grandi le emozioni regalate dall’Aipd di Milazzo e dall’associazione LABo. “Mi hanno fatto venire la pelle d'oca – ha continuato Finanze - Non smetterò mai di emozionarmi per i racconti dei grandi campioni dello sport: abbiamo ascoltato le loro storie così diverse fra loro. Voglio ringraziare lo staff composto da ragazzi provenienti da tutta la Sicilia, quasi tutti volontari Aism. Il merito va a loro perché permettono che le idee si traducano nel Parolimparty. Grazie ai nostri 50 partner, istituzioni pubbliche e privati. Un evento inclusivo rivolto a tutti e non solo a chi ha una disabilità e che da quest’anno ha un inno grazie a Jacopo Genovese che ha tradotto la voglia di cambiamento, il non fermarsi di fronte alle difficoltà, il fare gruppo, in un contesto speciale come il lido Open Sea”.

Tanti anche i campioni degli sport paralimpici che hanno voluto farsi testimonial della manifestazione e che sono arrivati a Milazzo per raccontare quanto lo sport sia capace di abbattere ogni barriera, fisica e culturale. La prima schermitrice agonistica con sclerosi multipla Valeria Pappalardo, il volto nazionale del sitting volley Nadia Bala, il nove volte campione di calcio balilla Francesco Bonanno, il campione del mondo con la nazionale italiana di calcio a 5 Carmelo Messina, il team manager della “Wheelchair Rugby Catania”, l’unica squadra di rugby in carrozzina del Sud Italia Salvo Mirabella e il capitano della nazionale femminile di pallacanestro sorde Simona Cascio.

A partecipare al “Parolimparty” anche il comico palermitano Roberto Lipari che davanti alle centinaia di persone presenti fino a tarda notte sulla riviera di Ponente ha alternato gag di straordinaria comicità a momenti di profonda riflessione sulla Sicilia e sulle derive della politica e dei social. "Ho avuto l’occasione di stare a stretto contatto con persone con disabilità – ha commentato Lipari – e posso dire che sono una vera ricchezza, tante volte non ci accorgiamo neanche di quanto si può imparare dalla loro forza"

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Wed, 11 Sep 2019 17:11:06 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1065/1/il-paraolimparty-tre-giorni-all-insegna-dell-inclusione
Un’ombra sulla luna - Maddalena Schiavo e Susy Zanella http://www.mutualpass.it/post/1064/1/un-ombra-sulla-luna-maddalena-schiavo-e-susy-zanella- http://www.mutualpass.it/post/1064/1/un-ombra-sulla-luna-maddalena-schiavo-e-susy-zanella-]]> Un’ombra sulla luna è una fiaba illustrata per bambini di Maddalena Schiavo e Susy Zanella edita da Edizioni Clichy.

La fiaba tratta di una pantera di nome Nera che non vuole vivere nella foresta, perché non riesce ad accettarsi per quello che è. A causa del colore nero del suo manto Nera non vuole farsi vedere dagli altri animali della foresta e vaga sperduta nei villaggi senza farsi vedere da nessuno.

Un giorno però la pantera solitaria incontrerà Luna, una pantera bianca che le farà comprendere che non è il caso di aspirare a “avere il manto dorato di un giaguaro maculato” o comunque “essere come tutti gli altri”, ma bisogna accettarsi per quello che si è e scoprire il proprio “posto nel mondo”.

I disegni di Susy Zanella si intersecano perfettamente con le parole di Maddalena Schiavo con il risultato che i giovani lettori possono leggere una fiaba illustrata perfettamente riuscita.

Nelle illustrazioni il lettore scorge i desideri e le insicurezze di Nera, che si riversano anche nelle ambientazioni della foresta dorata e del villaggio arabeggiante, e che trovano conferma nelle parole e nel dialogo tra Nera e Luna.

Le autrici inoltre sono state capaci di fare uscire il potenziale nascosto in Nera e che noi apprendiamo già nella seconda pagina quando si afferma: “Solo i suoi occhi brillavano, luminosi come uno spicchio di luna”.

In effetti sarà poi proprio la pantera bianca che, come una maestra di vita e un’amica su cui si può sempre contare, insegnerà alla protagonista a far uscire tutto il potenziale che c’è in lei – e che ognuno di noi ha – in modo tale da non sentirsi inadeguata e di affrontare a testa alta le difficoltà che si incontrano nella vita.

Un’ombra sulla luna non è soltanto una storia di amicizia, ma è anche una fiaba che aiuta i bambini a comprendere se stessi e a non avere paura di essere ciò che si è. 


Roberto Cavallaro di Dedalus Libreria

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Tue, 10 Sep 2019 12:30:20 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1064/1/un-ombra-sulla-luna-maddalena-schiavo-e-susy-zanella-
Accadde oggi... 9 Settembre http://www.mutualpass.it/post/1063/1/accadde-oggi-9-settembre http://www.mutualpass.it/post/1063/1/accadde-oggi-9-settembre]]> Il 9 settembre 1828, nasce a Jasnaja Poljana (Russia), Lev Nikolaevič Tolstoj, da famiglia appartenente alla nobiltà russa.

Perde la madre quando ha solo due anni e rimane orfano all'età di nove: il piccolo Lev viene cresciuto da una zia che gli permette di frequentare l'Università: studia dapprima lingue orientali, poi legge, senza mai conseguire il titolo.

Già negli anni dell'adolescenza Tolstoj sostiene un ideale di perfezionamento e di santità: la sua è la ricerca di una giustificazione della vita davanti alla coscienza.

Si ritira in campagna dove si arruola come ufficiale dell'esercito nel 1851; partecipa nel 1854 alla guerra di Crimea, dove ha modo di essere a contatto con la morte, e con le considerazioni di pensiero che ne derivano. Inizia in questo periodo la sua carriera di scrittore con "I racconti di Sebastopoli", ottenendo un buon successo a Mosca.

Lasciato l'esercito, dal 1856 al 1861 si sposta tra Mosca, Pietroburgo, Jasnaja Poljana con qualche viaggio anche oltre confine.

Nel 1860 perde il fratello; l'evento lo lascia molto turbato; a trentadue anni si reputava già vecchio e senza speranza: si unisce in matrimonio a Sofja Andrèevna Behrs. Il matrimonio gli permetterà di raggiungere uno stato naturale di serenità stabile e duraturo. In quesiti anni nascono i suoi capolavori più noti, "Guerra e pace" (1893-1869) e "Anna Karenina" (1873-1877).

Dopo anni di vera e propria crisi razionalistica, grazie all'esperienza della vita famigliare, matura la convinzione che l'uomo sia stato creato proprio per la felicità, e che il senso della vita sia la vita stessa.

Ma queste sicurezze vengono però lentamente incrinate dal tarlo della morte: in questo ambito si sviluppa la sua conversione verso la religione, che rimane comunque molto legata al pensiero razionalista.

Nell'ultimo periodo della sua vita Tolstoj scrive moltissimo: il suo scopo rinnovato non è più l'analisi della natura umana, bensì la propagazione del suo pensiero religioso, che nel frattempo aveva raccolto numerosi seguaci. Cambiando totalmente lo stile e il messaggio filosofico delle sue opere, senza però perdere la propria maestria stilistica, talento per il quale verrà definito "il più grande esteta russo".

Lev Tolstoj muore all'età di 82 anni, il giorno 20 novembre 1910, a Astapovo.


Cesare Pavese nasce il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo, paesino delle Langhe in provincia di Cuneo. Ben presto la famiglia si trasferisce a Torino, anche se il giovane scrittore rimpiangerà sempre con malinconia i luoghi e i paesaggi del suo paese.

Una volta nella città piemontese di lì a poco il padre muore; questo episodio inciderà molto sull'indole del ragazzo, già di per sé scontroso e introverso. Già nell'età dell'adolescenza Pavese era amante dei libri e della natura, vedeva il contatto umano come il fumo negli occhi, preferendo lunghe passeggiate nei boschi in cui osservava farfalle e uccelli.

Rimasto dunque solo con la madre, anche quest'ultima aveva subìto un duro contraccolpo alla perdita del marito.

Un altro aspetto inquietante che si ricava dalla personalità del giovane Pavese è la sua già ben delineata "vocazione" al suicidio, che si riscontra in quasi tutte le lettere del periodo liceale.

Compie gli studi a Torino dove ha come professore al liceo Augusto Monti, figura di grande prestigio della Torino antifascista e al quale molti intellettuali torinesi di quegli anni devono molto. Durante questi anni Cesare Pavese prende anche parte ad alcune iniziative politiche a cui aderisce con riluttanza e resistenza, assorbito com'è da problematiche squisitamente letterarie.

Successivamente si iscrive all'Università nella Facoltà di Lettere. Nel 1931 Pavese perde la madre, in un periodo già pieno di difficoltà. Lo scrittore non è iscritto al partito fascista e la sua condizione lavorativa è molto precaria. Dopo l'arresto di Leone Ginzburg, un celebre intellettuale antifascista, anche Pavese viene condannato al confino per aver tentato di proteggere una donna iscritta al partito comunista; passa un anno a Brancaleone Calabro, dove inizia a scrivere il già citato diario "Il mestiere di vivere".

Il periodo compreso tra il 1936 e il 1949 la sua produzione letteraria è ricchissima.

Durante la guerra si nasconde a casa della sorella Maria, a Monferrato, il cui ricordo è descritto ne "La casa in collina". Il primo tentativo di suicidio avviene al suo ritorno in Piemonte, quando scopre che la donna di cui era innamorato nel frattempo si era sposata.

Alla fine della guerra si iscrive al Pci e pubblica sull'Unità "I dialoghi col compagno", nel 1950 pubblica "La luna e i falò", vincendo nello stesso anno il Premio Strega con "La bella estate".

Il 27 agosto 1950, in una camera d'albergo a Torino, Cesare Pavese, a soli 42 anni, si toglie la vita. Lascia scritto a penna sulla prima pagina di una copia de "I dialoghi con Leucò", prefigurando il clamore che la sua morte avrebbe suscitato: "Perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi".


Fonti biografiche: biografieonline.it

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Mon, 9 Sep 2019 10:34:55 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1063/1/accadde-oggi-9-settembre
8 Settembre 2019 - Giornata Mondiale della Fisioterapia http://www.mutualpass.it/post/1062/1/8-settembre-2019-giornata-mondiale-della-fisioterapia http://www.mutualpass.it/post/1062/1/8-settembre-2019-giornata-mondiale-della-fisioterapia]]> Istituita nel 1996, su iniziativa della WCPT (World Confederation for Physical therapy), la Giornata Mondiale della Fisioterapia, celebrata l'8 Settembre di ogni anno, segna l'unità e la solidarietà della comunità globale della terapia fisica.

L’obiettivo è quello di riconoscere il lavoro che i fisioterapisti svolgono per i pazienti e più in generale per la comunità. Anche in Italia è l’occasione per sensibilizzare i cittadini sui benefici e sull’importanza del ruolo del fisioterapista.

Usando la Giornata mondiale della terapia fisica come focus, WCPT mira a supportare le organizzazioni nei loro sforzi per promuovere la professione e far progredire la loro esperienza, con risultati sempre più importanti.

Il tema della Giornata mondiale della terapia fisica di quest'anno è il dolore cronico, un onere significativo per la salute globale. Basti pensare che la lombalgia causa più disabilità rispetto a qualsiasi altra condizione. 

Medika, la Card della Salute, conta, tra i propri convenzionati, alcuni tra i migliori professionisti del settore:

- New Delta s.r.l. Centro di Fisiokinesiterapia

- KineCenter Centro medico di riabilitazione funzionale

- Dott. Davide Milone Fisiatra

- Studio Fisiokinesis Fisioterapia, Osteopatia, Chinesiologia


Medika, la Card della Salute

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Fri, 6 Sep 2019 17:46:36 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1062/1/8-settembre-2019-giornata-mondiale-della-fisioterapia
Accadde oggi... 6 Settembre http://www.mutualpass.it/post/1061/1/accadde-oggi-6-settembre http://www.mutualpass.it/post/1061/1/accadde-oggi-6-settembre]]> Il 6 settembre 1925 nasceva a Porto Empedocle (Agrigento) il maestro Andrea Camilleri, scrittore, sceneggiatore, regista, drammaturgo e insegnante.

Conseguita la maturità liceale e non ancora diciottenne assiste allo sbarco degli alleati nella natia Sicilia riportandone un'impressione profonda. Frequenta quindi l'Accademia d'Arte Drammatica e a partire dal 1949 inizia a lavorare come regista, autore e sceneggiatore, sia per la televisione (celebri le sue riduzioni di polizieschi come "Il Tenente Sheridan" e il "Commissario Maigret"), sia per il teatro.

Col passare degli anni ha affiancato a queste attività principali quella più squisitamente creativa di scrittore. Il suo esordio in questo campo risale precisamente al primo dopoguerra; se dapprima l'impegno nella stesura di romanzi è blando, col tempo si fa decisamente più intenso fino a dedicarvi un'attenzione esclusiva a partire da quando, per sopraggiunti limiti d'età, abbandona il lavoro nel mondo dello spettacolo. Una serie di racconti e poesie gli varranno il premio Saint Vincent.

Il grande successo è però arrivato con l'invenzione del personaggio del Commissario Montalbano, protagonista di romanzi che non abbandonano mai le ambientazioni e le atmosfere siciliane e che non fanno alcuna concessione a motivazioni commerciali o a uno stile di più facile lettura. Infatti, dopo "Il corso delle cose" (1978), passato pressoché inosservato, pubblica nel 1980 "Un filo di fumo", primo di una serie di romanzi ambientati nell'immaginaria cittadina siciliana di Vigàta, a cavallo fra la fine dell'800 e l'inizio del '900.

In tutti questi romanzi Camilleri dà prova non solo di una straordinaria capacità inventiva, ma riesce a calare i suoi personaggi in un ambiente totalmente inventato e nello stesso tempo realistico, creando dal nulla anche un nuovo linguaggio, una nuova "lingua", derivata dal dialetto siciliano.

L'universale affermazione esplode nel 1994 con l'apparizione de "La stagione della caccia", cui seguono nel 1995 "Il birraio di Preston", "La concessione del telefono" e "La mossa del cavallo" (1999).

Anche la televisione, che tanto Camilleri ha frequentato in gioventù prodigandovi grandi energie, ha contribuito non poco alla diffusione del fenomeno dello scrittore siciliano, grazie alla serie di telefilm dedicati al Commissario Salvo Montalbano (interpretato da un magistrale Luca Zingaretti).

E' dopo il libro di racconti del 1998 "Un mese cono Montalbano" che viene prodotta la serie TV di grande successo.

Andrea Camilleri si è spento a Roma il 19 luglio 2019 all'età di 93 anni.

 

Curiosità

1- Quando pensiamo al Commissario Montalbano, la nostra mente corre subito al volto di Luca Zingaretti. Eppure come viene descritto dallo scrittore nei sui romanzi, con baffi, tanti capelli e il viso segnato dalle rughe, non somiglia tanto all’attore romano. 

2Vigata e Marinella sono luoghi che non esistono nella realtà ma sono il frutto della fantasia dello scrittore. Dietro l'immaginaria cittadina siciliana di Vigata dovrebbe nascondersi Porto Empedocle, città natale di Camilleri in provincia di Agrigento, anche se le riprese poi sono state effettuate nel ragusano. Mentre per ammirare la bellissima casa di Montalbano bisogna andare a Punta Secca, piccolo borgo marinaro, frazione di Santa Croce Camerina. Lo stesso vale per la bella Marinella, che è ambientata nel borgo di Donnalucata.

3- Nel numero 2994 di Topolino compare Topalbano, versione Disney a fumetti del famoso commissario.

4- Il nome del commissario Montalbano è un tributo di Andrea Camilleri allo scrittore spagnolo Manuel Mazquez Montalban.

5- Il Commissario Montalbano è la fiction Rai che negli ultimi vent’anni ha spopolato maggiormente all’estero. I diritti sono stati venduti in tutto il mondo: dagli Stati Uniti ai paesi dell’est Europa, passando per l’America latina, la Russia e il Regno Unito. 


Fonti Biografiche: biografieonline.it

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Fri, 6 Sep 2019 15:55:34 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1061/1/accadde-oggi-6-settembre
Accadde oggi... 5 Settembre http://www.mutualpass.it/post/1060/1/accadde-oggi-5-settembre http://www.mutualpass.it/post/1060/1/accadde-oggi-5-settembre]]> Il 5 settembre 1946, a Stone Town sull'isola tanzaniana di Zanzibar, nasceva l'indimenticabile Freddie Mercury, al secolo Farrokh Bulsara. I suoi genitori lo mandarono in una scuola privata in India prima di trasferirsi in Inghilterra, insieme alla famiglia, nel 1964. Nel 1966 iniziava la sua formazione presso l'Ealing College of Art, dove si è laureato nel 1969. Amava l'arte, e per questo, andava d'accordo con il suo amico Tim Staffell, che suonava in un gruppo chiamato Smile, insieme a Brian May e Roger Taylor . 

Quando Staffell lasciò la band nel 1970, Mercury divenne il loro nuovo cantante. Cambiò il nome della band in Queen e coinvolse nel progetto un nuovo bassista nel febbraio 1971, chiamato John Deacon. Il loro primo album, "Queen", uscì nel 1973. Ma la loro vera svolta fu "Killer Queen", nell'album "Sheer Heart Attack", pubblicato nel 1974. Diventarono immortali con il singolo "Bohemian Rhapsody", pubblicato nell’album del 1975 "A Night At The Opera". 

Dopo il loro più grande successo negli Stati Uniti nel 1980, ottenuto con "Another One Bites The Dust", seguì un periodo complicato. Il loro album "Flash Gordon" non ottenne il successo sperato. Solo la canzone "Under Pressure", cantata insieme a David Bowie, è riuscita a fare la differenza. Nel 1984, dopo un anno di pausa, tornarono con un nuovo album chiamato "The Works". I singoli "Radio Ga Ga" e "I Want to Break Free" hanno fatto grande successo nel Regno Unito, un po’ meno negli Stati.  Nell'aprile del 1985, Mercury pubblicò il suo primo album da solista, il "Bad Guy" meno orientato verso il rock e più orientato alla dance. L'album, criticato da molti, raggiunse il sesto posto in classifica nel Regno Unito e rimase tra le hit per 23 settimane. 

La band tornò di nuovo insieme dopo la loro esibizione al Live Aid nel luglio 1985. Alla fine dell'anno iniziarono a lavorare al loro nuovo album, "A Kind Of Magic" e, nel frattempo, hanno tenuto il loro tour mondiale più grande, il "Magic Tour”, suonando due volte allo stadio di Wembley e concludendo il tour a Knebworth, davanti a 125.000 persone. 

Nel 1987 Mercury confessò alla band di avere l'AIDS, e gli restavano solo pochi anni di vita. Continuò comunque a fare musica, producendo il suo secondo album da solista, "The Great Pretender",uscito nel 1987. Successivamente si recò in Spagna, dove realizzò il magnifico album "Barcelona", insieme a Montserrat Caballé. Grande amante dell’opera, per Freddie, questo album fu come un sogno diventato realtà. Dopo Barcellona tornò di nuovo a lavorare con la band, realizando "The Miracle", pubblicato nel 1989. Successivamente la salute di Mercury peggiorò. Tuttavia il progetto era di fare un ultimoalbum, chiamato "Innuendo". Ci lavorarono nel 1990 e all'inizio del 1991 e ogni volta che Mercury si sentiva bene, andava allo studio e cantava. Con "Innuendo", rilasciato nel gennaio 1991, vennero realizzati due videoclip in cui Mercury era molto magro e aveva ferite piccole su tutto il corpo, usavano molto trucco. Indossava una parrucca e la clip è stata girata in bianco e nero. 

La clip, "These are the days of our lives", si è poi rivelata la sua canzone d'addio. Si vedeva chiaramente che era malato, ma non aveva ancora raccontato al mondo della sua malattia. Freddie Mercury morì a Londra il 24 novembre 1991 all'età di 45 anni; la causa ufficiale del decesso fu una broncopolmonite aggravata da complicazioni dovute all'AIDS.

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Thu, 5 Sep 2019 10:54:07 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1060/1/accadde-oggi-5-settembre
Berta Isla - Javier Marías http://www.mutualpass.it/post/1059/1/berta-isla-javier-mar&237as http://www.mutualpass.it/post/1059/1/berta-isla-javier-mar&237as]]> Berta Isla è un romanzo sentimentale e psicologico dello scrittore spagnolo Javier Marías, edito da Einaudi, che narra dell’amore imperfetto tra la madrilena Berta Isla e il marito Tomás Nevinson, figlio di un diplomatico inglese residente nella capitale spagnola.

Berta e Tomás si sono conosciuti al collegio Estudio, il liceo che durante il franchismo si caratterizzava per l’educazione laica e la presenza di classi miste nell’istituto. All’epoca il giovane anglo-ispanico proveniente dall’Instituto Británico era molto diverso dalla persona ombrosa ed enigmatica che accompagnerà Berta negli anni del matrimonio.

La sua allegria e leggerezza si combinavano alla perfezione con il suo aspetto da aviatore degli anni ’40, evidenziato dai capelli biondi pettinati all’indietro e dalla statura più alta della media. Inoltre Tomás aveva la capacità di riprodurre con precisione le varie parlate spagnole e anglofone, risultando così una piacevole compagnia per i suoi amici.

Berta si innamora di quel ragazzo dal fascino imperturbabile e presto i due si fidanzano. La protagonista si immagina già come signora Nevinson e non saprebbe vedersi diversamente, perché Tomás ha tutte le caratteristiche che lei desidera in un uomo.

Dopo il liceo Berta resta a Madrid per iscriversi a Lettere e filosofia alla Complutense, mentre il fidanzato si trasferisce a Oxford per intraprendere gli studi diplomatici nella speranza di ricoprire in futuro un ruolo di primo piano come ambasciatore al Foreign Office madrileno. Negli anni universitari la coppia riesce a restare unita, pur vivendo avventure sessuali con partner occasionali senza che nessuno dei due venga a saperlo, finché nel maggio del 1974 Berta sposa Tomás nella chiesa di San Fermín de los Navarros, vicino al liceo dove si sono conosciuti.

Prima del matrimonio Berta non aveva mai fatto l’amore con suo marito, perché tra borghesi si era soliti comportarsi in questo modo. Il fatto che entrambi avessero avuto delle avventure in passato era qualcosa che immaginavano l’uno dell’altro e non ne scaturiva un problema.

Tuttavia, una volta sposati, Berta si rende conto di non conoscere fino in fondo il coniuge. Tomás nasconde un segreto che non può o non vuole rivelargli. Un segreto però che sta condizionando la loro vita matrimoniale. Con la scusa di lavorare per il Foreign Office Tomás si assenta per lunghi periodi da casa, lasciando Berta da sola con i due figli. Quando torna non le manca l’amore, eppure c’è qualcosa che non torna.

Suo marito è diventato ombroso e nel sonno spesso è agitato. Non è più l’uomo che aveva conosciuto, ma non vuole lasciarlo. Non è solo per i bambini, lei è ancora innamorata di lui. Tuttavia deve cercare di capire. Che cosa nasconde Tomás? Riuscirà Berta a scoprire il segreto che sta logorando il suo matrimonio e a tenere la famiglia unita?

Con Berta Isla Marías riesce a descrivere con maestria la relazione di una coppia in fragile equilibrio a causa di un segreto, riuscendo a evidenziare come pochi il mistero dell’amore per mostrarne con lucidità i lati bui e luminosi del sentimento amoroso.


Roberto Cavallaro di Dedalus Libreria

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Tue, 3 Sep 2019 10:23:51 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1059/1/berta-isla-javier-mar&237as
Accadde oggi... 2 Settembre http://www.mutualpass.it/post/1058/1/accadde-oggi-2-settembre http://www.mutualpass.it/post/1058/1/accadde-oggi-2-settembre]]> Il grande scrittore siciliano Giovanni Verga nasce il 2 settembre 1840 a Catania (secondo alcuni a Vizzini, dove la famiglia aveva delle proprietà. I Verga Catalano erano una tipica famiglia di "galantuomini" ovvero di nobili di provincia con scarse risorse finanziarie, ma costretti a ben comparire data la posizione sociale. Insomma, il perfetto ritratto di una tipica famiglia uscita dai romanzi di Verga.

Compiuti gli studi primari e medi sotto la guida di Carmelino Greco e di Carmelo Platania, Verga segue le lezioni di don Antonino Abate, poeta, romanziere e acceso patriota, capo di un fiorente studio in Catania.

Nel 1845, a causa di un'epidemia di colera, la famiglia Verga si trasferisce a Vizzini quindi nelle sue terre di Tèbidi, fra Vizzini e Licodia. Qui termina di scrivere il suo primo romanzo, iniziato nel 1856 a soli quindici anni, "Amore e Patria", che al momento non viene però pubblicato per consiglio del canonico Mario Torrisi, di cui il Verga fu alunno. Per desiderio del padre si iscrive alla facoltà di legge dell'Università di Catania, senza dimostrare tuttavia molto interesse per gli studi giuridici, che abbandona definitivamente nel 1861 per dedicarsi all'attività letteraria.

Nel 1860 si arruola nella Guardia Nazionale istituita dopo l'arrivo di Garibaldi a Catania, prestandovi servizio per circa quattro anni. Nel 1861 inizia la pubblicazione, a sue spese presso l'editore Galatola di Catania, del romanzo "I carbonari della montagna", cui aveva lavorato già dal 1859; nel 1862 uscirà il quarto e ultimo tomo del libro che l'autore invierà, fra gli altri, anche ad Alexandre Dumas.

Nel 1867 una nuova epidemia di colera lo costringe a rifugiarsi con la famiglia nelle proprietà di Sant'Agata li Battiati. Ma il 26 aprile 1869 parte da Catania alla volta di Firenze, dove soggiornerà fino al settembre. Viene introdotto negli ambienti letterari fiorentini e prende a frequentare i salotti di Ludmilla Assing e delle signore Swanzberg. In questo stesso periodo, ha inizio l'amicizia con Luigi Capuana, scrittore e intellettuale meridionale. Conosce anche Giselda Fojanesi, con la quale compie il viaggio di ritorno in Sicilia. Comincia a scrivere "Storia di una capinera"  e il dramma "Rose caduche".

Nel novembre 1872 si trasferisce a Milano, dove rimarrà, pur con frequenti ritorni in Sicilia, per circa un ventennio. Il 1874 ha una crisi di sconforto: il 20 del mese, infatti, il suo editore, Treves, gli aveva rifiutato "Tigre reale", cosa che lo spinge quasi a decidere il rientro definitivo in Sicilia. Supera però rapidamente la crisi buttandosi nella vita mondana milanese, scrivendo così in soli tre giorni "Nedda". La novella, pubblicata il 15 giugno nella "Rivista italiana di scienze, lettere e arti", ha un successo tanto grande quanto inaspettato per l'autore che continua a parlarne come di "una vera miseria" e non manifesta alcun interesse, se non economico, al genere del racconto.

Nel 1881 escono i "I Malavoglia", accolti assai freddamente dalla critica.

Il 1884 è l'anno dell'esordio teatrale con "Cavalleria rusticana". Il dramma, letto e bocciato durante una serata milanese da un gruppo di amici è rappresentato per la prima volta, con Eleonora Duse nella parte di Santuzza.

Dopo aver soggiornato a Roma alcuni mesi, all'inizio dell'estate ritorna in Sicilia, dove rimane sino al novembre 1890, alternando alla residenza a Catania lunghi soggiorni estivi a Vizzini. Nella primavera conduce a buon fine le trattative per pubblicare "Mastro-don Gesualdo" nella "Nuova Antologia”.

Ad ogni modo, continua l'"esilio" siciliano, durante il quale si dedica alla revisione o, meglio, al rifacimento di "Mastro-don Gesualdo" che, sul finire dell'anno, uscirà presso Treves.

Rinfrancato dal successo di "Mastro-don Gesualdo "progetta di continuare subito il "Ciclo" con la "Duchessa di Leyra" e "L'onorevole Scipioni". In questo periodo, inizia la causa contro Mascagni e l'editore Sonzogno per i diritti sulla versione lirica di "Cavalleria rusticana". A fine ottobre, però, si reca in Germania per seguire le rappresentazioni di "Cavalleria", che è pur sempre un capolavoro della musica, a Francoforte a Berlino.

Nel 1893 si conclude, in seguito a transazione col Sonzogno, la causa per i diritti su "Cavalleria", già vinta da Verga nel 1891 in Corte d'appello. Lo scrittore incassa così circa 140.000 lire, superando finalmente i problemi economici che lo avevano assillato nel precedente decennio.

Nel '95 incontra a Roma, insieme a Capuana, Emile Zola, importante esponente della letteratura francese e fautore della corrente letteraria del Naturalismo, una poetica assai affine a quella del Verismo.

Verga rallenta sempre più la sua attività letteraria e si dedica assiduamente alla cura delle proprie terre. Continua a lavorare alla "Duchessa di Leyra", di cui sarà pubblicato postumo un solo capitolo a cura del De Roberto nel 1922. Tra il 1912 e il 1914 affida sempre a De Roberto la sceneggiatura cinematografica di alcune sue opere tra cui "Cavalleria rusticana" e "La Lupa", mentre egli stesso stende la riduzione della "Storia di una capinera", pensando anche di ricavarne una versione teatrale. Nel 1919 scrive l'ultima novella: "Una capanna e il tuo cuore", che uscirà pure postuma, il 12 febbraio 1922. Nel 1920 pubblica, infine, a Roma presso "La Voce" una edizione riveduta delle "Novelle rusticane". Nell'ottobre è nominato senatore.

Colpito da paralisi cerebrale il 24 gennaio 1922, muore il 27 dello stesso mese a Catania nella casa di via Sant'Anna, 8. Tra le opere uscite postume, oltre alle due citate, vi sono la commedia "Rose caduche", in "Le Maschere", giugno 1928 e il bozzetto "Il Mistero", in "Scenario", marzo 1940.


Fonti biografiche: https://biografieonline.it/biografia-giovanni-verga

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Mon, 2 Sep 2019 11:10:49 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1058/1/accadde-oggi-2-settembre
L’estate da mangiare: l’Insalata Greca http://www.mutualpass.it/post/1057/1/l-estate-da-mangiare-l-insalata-greca http://www.mutualpass.it/post/1057/1/l-estate-da-mangiare-l-insalata-greca]]> Oggi vogliamo proporvi una ricetta estiva fresca, semplice e gustosa, l’Insalata Greca o, nella versione originale, insalata horiatiki, che significa “del villaggio”. Esistono decine di versioni diverse a seconda della regione greca da cui proviene, l’insalata esprime, infatti, i sapori e le tradizioni del territorio. Cambiano il tipo di formaggio feta, le olive, i capperi, i peperoni verdi, ma l’essenza rimane sempre immutata.   

Questa pietanza ha nutrito le famiglie greche per generazioni col suo inconfondibile aroma.

Oggi vi proponiamo una delle molte varianti che, a differenza di quella tradizionale, prevede la feta spezzettata grossolanamente piuttosto che sistemata in una fetta intera da apporre sul piatto alla fine.

Ingredienti:

 

Per prima cosa bisogna pelare e tagliare il cetriolo e sistemarlo in una ciotola insieme al pepe, alla cipolla pulita e tagliata a rondelle e al pomodoro a cubetti.

Successivamente si aggiungono le olive nere, quelle verdi, l'aglio e la feta spezzettata a mano grossolanamente.

A questo punto, nella nostra variante, bisogna dividere il peperone a metà, ripulirlo dai semi, tagliarlo a listarelle ed aggiungerlo al composto già preparato.

Per ultimo condite con generosamente con olio d’oliva, un po’ di aceto, origano e sale.

Servite l’insalata, dopo averla fatta riposare per una mezz’ora, guarnendola con le foglie di basilico.

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Fri, 23 Aug 2019 10:10:58 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1057/1/l-estate-da-mangiare-l-insalata-greca
L’ottava meraviglia del mondo: l’elettrodotto dello Stretto http://www.mutualpass.it/post/1056/1/l-ottava-meraviglia-del-mondo-l-elettrodotto-dello-stretto http://www.mutualpass.it/post/1056/1/l-ottava-meraviglia-del-mondo-l-elettrodotto-dello-stretto]]> Nel 1948 l’ing. Arturo Danusso progettava i due piloni sulla sponda sicula e su quella calabra di quello che sarebbe stato l’elettrodotto più lungo del mondo.

I lavori ebbero inizio il 22 ottobre 1952 quando venne affondato, a Torre Faro, il primo cassone della base. Proseguirono, quindi, in mezzo a mille difficoltà ma alla fine il risultato fu quello di aver realizzato, come la definirono i giornali dell’epoca, l’”ottava meraviglia del mondo” che, nel 1957, si aggiudicò il prestigioso premio ANIAI (una sorta di Premio Nobel per la tecnologia).

Queste, cronologicamente, alcune delle tappe più significative della titanica opera:

27 gennaio 1953: inizio ufficiale dei lavori alla presenza dei ministri Aldisio e Restivo;
25 ottobre 1953: sono ultimati i basamenti in cemento armato che costituiscono le fondamenta dei due piloni;
26 febbraio 1954: inizio montaggio primo traliccio metallico;
2 ottobre 1954: i due piloni sono ultimati;
21 luglio 1955: il ministro della Difesa ordina la chiusura del traffico marittimo nello Stretto, fino al 2 agosto, per la tesatura dei cavi dell’elettrodotto;
3 agosto 1955: si rompono due cavi e uno di essi trancia di netto la testa di un operaio. Momenti di grande panico a Torre Faro;
24 agosto 1955: riprende la tesatura dei cavi;
20 settembre 1955: si sfracella al suolo un operaio precipitato da una torre di ancoraggio dopo un volo di 25 metri;
22 settembre 1955: nuovamente ultimata la tesatura dei quattro cavi;
19 novembre 1955: viene effettuato il collaudo, il cosiddetto “battesimo internazionale”, con esiti positivi;
27 dicembre 1955: prova ufficiale dell’elettrodotto;
28 dicembre 1955: alle ore 16,30, l’elettrodotto entra in funzione;
16 maggio 1956: in occasione della celebrazione del decennale dell’autonomia regionale, il presidente della Regione Siciliana, on. Alessi, presenzia alla cerimonia per la posa della prima pietra della nuova zona industriale, all’inaugurazione ufficiale dell’elettrodotto e al battesimo dell’aliscafo “Freccia del Sole”.

Realizzato dalla SGES (Società Generale Elettrica della Sicilia), l’elettrodotto costò quasi 2 miliardi di lire e impegnò 200 mila giornate lavorative. I piloni, alti 232 metri, quasi quanto la Torre Eiffel, ed in grado di resistere alle sollecitazioni provocate da un vento di 150 km/h o dal terremoto (scosse del 10 grado della scala Mercalli), sono raggiungibili alla sommità mediante 1114 gradini, oltre ai 50 delle fondazioni. La stazione di ammaraggio a Torre Faro, con le due imponenti torri, venne progettata dall’ing. Riccardo Morandi. 

Da un’idea lanciata dal Prof. Arch. Marcello Sèstito nel 1990, e cioè la possibilità di un attraversamento con funivia tra le due sponde del canale, nella sua concretezza si è potuta finalmente esplicitare attraverso la tesi di laurea che il prof. Sèstito ha proposto, in qualità di relatore, al laureando in Architettura Luigi Marco Sturniolo, “che ha portato a compimento l’idea originaria definendola, attraverso un lungo percorso progettuale, con risultati coerenti e compiuti.”. 

All’impegno encomiabile de "L'Altra Sicilia” nel 2000 che si è battuta a lungo per il recupero del pilone di Torre Faro, fa seguito oggi l'impegno del Sindaco Cateno De Luca con la sua accensione, ennesimo segnale di rinnovamento per la città che dà l’avvio ad un processo di valorizzazione e riqualificazione di questo simbolo di Messina nel mondo. 

E grande rispetto, grande stima e grande riconoscenza per gli operai-spider man che vi hanno lavorato, che hanno creato questa meraviglia e che vi hanno sacrificato, alcuni, anche la propria vita.


Nino Principato

( le foto storiche della realizzazione del pilone sono tratte dal libro edito nel 1958 dalla SGES (Società Generale Elettrica della Sicilia), Libreria Dedalo Editrice di Roma, "L'attraversamento elettrico dello Stretto di Messina")

 

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Thu, 22 Aug 2019 10:42:16 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1056/1/l-ottava-meraviglia-del-mondo-l-elettrodotto-dello-stretto
Accadde Oggi... 20 Agosto http://www.mutualpass.it/post/1055/1/accadde-oggi-20-agosto http://www.mutualpass.it/post/1055/1/accadde-oggi-20-agosto]]> Il 20 agosto 1901 nasce a Modica (RG) uno dei più grandi e discussi poeti italiani del '900, Salvatore Quasimodo. Esponente di rilievo dell'ermetismo, ha contribuito alla traduzione di vari componimenti dell'età classica, soprattutto liriche greche, ma anche di opere teatrali di Molière e William Shakespeare. Durante l’infanzia la sua famiglia cambia varie volte residenza, spostandosi da un lato all’altro della Sicilia orientale, perché il padre fa il capostazione. Nel 1908, il catastrofico terremoto di Messina, cambia la vita del futuro poeta: al padre, infatti, è dato incarico di riorganizzare la stazione: non c’erano ancora i container e quindi i vagoni fungevano da abitazioni.

A Messina, Quasimodo si diploma all’Istituto Tecnico e comincia a pubblicare poesie su alcune riviste simboliste locali. Nel 1919 si trasferisce a Roma, per studiare ingegneria. Frequenta anche corsi di Latino e Greco. Lavora come disegnatore tecnico, magazziniere, geometra. Nel 1926, per lavoro, si sposta a Reggio Calabria. Le aspirazioni letterarie si facevano sempre più presenti ma la costrizione del lavoro lo allontanava dalle sue passioni. A Reggio, però, ritrova fiducia e slancio grazie al giurista e letterato Salvatore Pugliatti, che lo spinge a riprendere i versi scritti durante il periodo romano, e a lavorarci sopra. Nasce in questo modo la prima edizione delle poesie di Acqua e terre.    

Nel 1929 lo scrittore Elio Vittorini, suo cognato, lo invita a Firenze; è l’occasione per farsi conoscere e sulla rivista «Solaria», il poeta siciliano pubblica Acque e terre (Firenze, 1930); la critica saluta la nascita di un nuovo poeta.

Nel 1934 si trasferisce a Milano dove lavora nel settore editoriale come segretario di Cesare Zavattini. Scrive Erato e Apollion, con la prefazione di Sergio Solmi: si conclude la fase ermetica della sua poesia: è una celebrazione di Apollo, dio del sole e protettore delle Muse, e di Ulisse, l’esule per eccellenza.

La passione per il mondo greco fece nascere in lui una grande affinità con i poeti greci L'affinità con i poeti greci come Saffo, Alceo, Anacreonte. Soprattutto, a colpirlo, è la loro facilità espressiva e il loro rapporto poetico con la vita: la loro immediatezza, la suggestione delle loro parole, frutto non di una approssimativa spontaneità, ma di una ricerca ostinata e profonda. In fondo stavano collimando alcuni aspetti della ricerca ermetica di Quasimodo con l’antico respiro poetico della Grecia classica. Così, nel 1940, pubblica un’antologia dei lirici greci, in una sua personale traduzione, forse più una riscrittura.

Nel 1941 Quasimodo ricevette la cattedra di Italiano al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, insegnamento che terrà fino all’anno della sua morte.

Nel 1942 uscì la raccolta Ed è subito sera, che è una sintesi antologica oltre che un bilancio del primo decennio della sua produzione poetica: fu un best seller, cosa rarissima per la poesia.

La seconda guerra mondiale rappresenta un punto di svolta. La raccolta Giorno dopo giorno, del 1947, segna un netto cambiamento stilistico: la poesia si fa più impegnata, attenta alla società.

Nel 1959, Quasimodo, quasi a sorpresa, imponendosi su poeti ritenuti più illustri, riceve il premio Nobel, «per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi», (motivazione del premio Nobel). Il geometra, l’ingegnere mancato, aveva vinto il premio più prestigioso per uno scrittore. Eppure questo premio, ritenuto immeritato da molti, sospese il giudizio critico sul poeta, che venne lentamente oscurato fino ad essere eclissato dalla triade Saba, Montale, Ungaretti. L’ultima raccolta è Dare e avere (1966). Due anni dopo, nel 1968, fu colto da un malore mentre si trovava ad Amalfi e morì sull’auto che lo portava d’urgenza a Napoli. È un poeta la cui grandezza è sempre oggetto di discussione, ma che tuttavia la critica negli ultimi anni ha cercato sempre più di riabilitare e di ricollocare la sua opera nella giusta dimensione.


Medika - la Card della Salute

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Tue, 20 Aug 2019 09:59:25 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1055/1/accadde-oggi-20-agosto
Come diventai monaca - Cèsar Aira http://www.mutualpass.it/post/1054/1/come-diventai-monaca-cesar-aira http://www.mutualpass.it/post/1054/1/come-diventai-monaca-cesar-aira]]> Come diventai monaca è un romanzo breve allegorico di César Aira edito da Fazi editore, che si contraddistingue per la vena satirica e al contempo poetica dell’autore argentino, capace di costruire un’opera narrativa attorno al desiderio di una bambina di mangiare per la prima volta il gelato e in particolare il gelato fragola per via del colore rosa che affascina la protagonista.

Mescolando ricordo e immaginazione Aira costruisce un romanzo delizioso in cui il tragico e il comico si intrecciano in maniera indissolubile, un po’ come in Herman Melville di cui Aira – che vanta anche una storia di tutto rispetto come traduttore – ne è un ammiratore appassionato da come risulta dalla “Nota del traduttore” curata da Raul Schenardi, che riprende un discorso dell’autore tenuto in occasione del centocinquantesimo anniversario della pubblicazione di Moby Dick e in cui afferma che l’incipit del capolavoro di Melville – il celebre Call me Ismael – « è il “c’era una volta” del romanzo moderno ».

Lo scrittore argentino, avendo ben interiorizzato gli insegnamenti di Melville, costruisce un incipit perfetto che racchiude in sé il gioco meta-letterario del titolo – diventare monaca e quindi prendere l’abito significa narrare al lettore la storia della morte della protagonista – e che mostra al lettore la bellezza meravigliosa del viaggio immaginifico che dovrà affrontare in questa lettura.

Tutto ha inizio quando il padre, un argentino stempiato del ceto medio, decide di portare la figlia di sei anni in una gelateria di Rosario, città a pochi chilometri da Buenos Aires in cui la famiglia si è appena trasferita.

La bambina non ha mai mangiato il gelato e ne ha fatto un mito da come il padre gliene ha parlato, decantandone la cremosità, la freschezza, il gusto piacevole e gli odori rigeneranti.

L’esperienza per la bambina si rivelerà suo malgrado tutt’altro che piacevole. Sarà un’esperienza tragicomica che inciderà pesantemente su di lei e sulla sua famiglia.

Il gelato alla fragola da lei scelto si rivelerà disgustoso e avariato e il padre, vedendo la figlia in preda ai primi sintomi di intossicazione, si fionda infuriato e deluso nella gelateria e uccide il gelataio affogandolo nel fustino del gelato fragola precedentemente utilizzato.

Dopo aver trascorso un breve periodo in ospedale circondata da un’infermiera incompetente e odiata dai genitori seguita sempre da una nana miracolosa, la bambina comincia la scuola in ritardo rispetto ai compagni che già sanno leggere. Senza il padre che si trova a dover scontare il carcere per il delitto commesso, la giovane protagonista stringe un rapporto stretto con la madre e con un coetaneo vicino di casa molto estroso e popolare. Tuttavia la bambina riesce a trovare rifugio e a essere veramente felice solo all’interno della propria immaginazione, stimolata dalle trasmissioni radiofoniche che accompagnano i suoi pomeriggi.

Come il rosa che tinge i cieli la felicità ha però vita breve. Ben presto il gelato alla fragola reclamerà la sua atroce vendetta e il “Non so” della protagonista – non tanto dissimile a mio parere dal “Preferirei di no” del Bartleby di Melville – ben poco potrà nei confronti dell’assurdità, ipocrisia e corruzione della realtà. Una realtà a cui non si può sfuggire ma a cui l’immaginazione si opporrà fino all’ultimo palpito, fino all’ultimo respiro e soprattutto fino all’ultima sinapsi.

Estinta l’immaginazione spontanea del fanciullo può avere inizio la vocazione alla scrittura di César Aira, uno dei più noti scrittori sudamericani finalista al Man Booker International Prize e considerato tra i migliori scrittori argentini contemporanei.  


Roberto Cavallaro di Dedalus Libreria

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Mon, 19 Aug 2019 10:21:19 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1054/1/come-diventai-monaca-cesar-aira
La Vara attraverso i secoli http://www.mutualpass.it/post/1053/1/la-vara-attraverso-i-secoli http://www.mutualpass.it/post/1053/1/la-vara-attraverso-i-secoli]]> La Vara è la trasposizione plastica dell'assunzione della Vergine Maria al cielo. Secondo la "Legenda aurea" di Jacopo da Varagine (1228 ca. - 1298), che si fonda su scritti apocrifi cristiani del III e IV secolo, la Madonna fu rapita in cielo dopo la sua morte in anima e corpo. Gli apostoli, che la vegliavano, videro apparire Cristo insieme all'arcangelo Michele con in mano l'anima della Madre. Una scena, questa, che ebbe notevole diffusione nell'iconografia bizantina con la denominazione di "Dormitio Virginis". Da questo episodio ha origine la Vara di Messina il cui primo accenno si ha in conseguenza dell'arrivo in città dell'imperatore Carlo V, il 21 ottobre 1535 reduce dalla vittoria di Tunisi contro i turchi, quando la Vara viene fatta uscire fuori tempo in suo onore. 

Si legge infatti, alla data 19 settembre 1535 negli atti del notaio del Senato Salesio Mannamo: "darsi compimento alla machina della Vara". Per l'occasione, i personaggi che interpretavano Cristo e l'Anima di Maria nella parte terminale, furono sostituiti da altrettanti raffiguranti Carlo V che nella mano destra sosteneva una vittoria alata. La Vara sarà poi descritta da Francesco Maurolico nel 1562 che, con ogni probabilità, fu l'ideatore dell'apparato scenico-teologico mentre il pittore, scultore e architetto Polidoro Caldara da Caravaggio, ne fu il progettista.

L'enorme carro votivo (alto metri 13,50 e pesante 3000 chili) rappresenta in sostanza la sceneggiatura dell'Assunzione dell'Anima della Vergine in cielo mediante un complesso apparato sviluppato a piramide e mosso da diverse figurazioni, sul tema del teatro edificante delle rappresentazioni sacre che ebbero grande diffusione dal Medio Evo in poi. Partendo dalla piattaforma del "cippo", sulla quale è rappresentata la "Dormitio Virginis" (morte della Vergine) la cui Bara era contornata da dodici apostoli (fino agli anni 70 bambini e bambine seduti su seggiolini e giranti attorno), salendo, sono raffigurati i "Sette cieli " (il Paradiso) che l'anima della Madonna attraversa nella sua ascensione. 

Quindi, in aderenza alla concezione tolemaica dell'Universo - la Terra al centro e il Sole, la Luna e gli altri pianeti, rotanti intorno ad essa - il Sole e la Luna girano sorreggendo, nei rispettivi raggi più lunghi, fanciullini vestiti da angioletti (un tempo erano quattro, a simboleggiare le virtù teologali) e, al culmine, la figura di Cristo che con la mano destra porge l'"Alma Maria" (l' Anima della Vergine) all' Empireo, dove c'è la beatitudine e la diretta visione di Dio.

Alla fine del '500 la Vara era così famosa da valicare i confini dello Stretto: Gioseppe Carnevale, dottore in legge, nel 1591 la definiva, infatti: "Maravigliosa festività...per l'altezza, e grandezza sua; e anco per l'ammirabile arteficio, e magistero: si tiene che sia, la più bella, e pomposa cosa del Mondo". Nel '600 e nel '700, essendo la Vara composta interamente da personaggi viventi, ad ogni fermata si svolgeva un dialogo in dialetto messinese tra l'Anima della Vergine e Cristo suo Figlio. Tutti i più importanti personaggi, re, principi, viceré, letterati e pittori di grande fama, italiani e stranieri, viaggiatori, facevano a gara a vederla: Patrick Brydone (1770), Jean Laurent Houel (1776), Richard De Saint - Non (1785), Johann Heinrich Bartels (1786), W. H. Smith (1824), Alexander Dumas, per citarne solo alcuni. 

A causa delle vibrate proteste di intellettuali ed organi di stampa, nel 1866 tutti i bambini viventi compresi il Cristo e l' Alma Maria, furono sostituiti da figure in legno e cartapesta. Dopo la pausa forzata dal sisma del 1908, la processione riprese nel 1926. Oggi, a trascinare la Vara mediante lunghe gomene, è il popolo messinese, con l'azione congiunta di "capicorda", "vogatori", "timonieri" e "comandante": al grido di "Viva Maria!" si ripete così, ogni anno, una storia di fede lunga cinquecento anni.


Nino Principato

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Thu, 15 Aug 2019 10:13:35 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1053/1/la-vara-attraverso-i-secoli
Qual è il numero coperto dall’auto http://www.mutualpass.it/post/1052/1/qual-e-il-numero-coperto-dall-auto http://www.mutualpass.it/post/1052/1/qual-e-il-numero-coperto-dall-auto]]> Tenere la mente allenata è fondamentale per la salute e il benessere dell’uomo. Secondo studi scientifici, un cervello “in forma” permette di tenere alla larga molte malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e la demenza senile. Tra i tanti modi in cui è possibile farlo, sicuramente un posto d’eccezione meritano i giochi, gli indovinelli e i rompicapo di qualunque genere.

Uno tra i più interessanti è quello che ci chiede di risolvere l'enigma che consiste nel trovare il numero coperto dall'auto, gli adulti lo risolvono con difficoltà, eppure i bambini di 6 anni lo risolvono in meno di 20 secondi. Il quiz di logica arriva direttamente dalle scuole elementari cinesi, dove, secondo quanto reso noto, viene risolto in pochissimi secondi: è parte di un test di ammissione e determina in quale scuola di Hong Kong si verrà ammessi.

Ecco la sorprendente soluzione dettagliata:

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Fri, 9 Aug 2019 10:19:01 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1052/1/qual-e-il-numero-coperto-dall-auto
C’era una volta... la Fiera di Messina http://www.mutualpass.it/post/1051/1/c-era-una-volta-la-fiera-di-messina http://www.mutualpass.it/post/1051/1/c-era-una-volta-la-fiera-di-messina]]> C’era una volta la Fiera che era nata il 2 aprile 1296 quando Sua Maestà Federico (III) d’Aragona, II Re di Sicilia di questo nome, con proprio decreto istituiva la “Fiera franca del Santo Sepolcro” che si teneva ogni anno dal 23 aprile al 2 maggio lungo la riviera del Ringo e che faceva, di Messina, la prima e unica sede di Fiera in Sicilia. 

Ci passava da qui, agli inizi del ‘300, un mercante fiorentino, certo Balducci Pegolotti che, entusiasta, scriveva una relazione esaltando la magnificenza della Fiera di Messina dove i toscani acquistavano pellame, lane e soprattutto sete e che, tra le tante mercanzie, si trovavano in vendita velluti di seta, cotone filato e mappato, spezie, gioie d’oro e d’argento, oggetti d’ebanisteria, sculture lignee, corallo bianco dello Stretto, raffinati pizzi e merletti (prodotti da “pizzillari” e “raccamatores”, che a Messina abitavano interi quartieri). 

Il 18 giugno del 1421 un altro re, Sua Maestà Alfonso d’Aragona, in considerazione dello sviluppo dei commerci, decretava il trasferimento della Fiera dal “Campo del Santo Sepolcro” all’interno della città, lungo le banchine del porto. In quell’anno, la data di apertura venne spostata al 1° agosto, in modo da farne coincidere la chiusura con la conclusione dei festeggiamenti in onore dell’Assunta. Con successivo privilegio del 9 luglio 1432, ancora Re Alfonso esentava i messinesi dal pagamento della gabella detta del “Tarì” per tutto il periodo della Fiera, e, nel 1436, l’apertura veniva anticipata al 25 luglio, giorno della festività di San Giacomo Apostolo Maggiore.

La rassegna veniva aperta con solenne cavalcata, guidata dal “Mastro” o “Conestabile”, che si snodava a partire dal monastero benedettino di Santa Maria della Scala detta la “Badiazza” (la cui chiesa è tuttora esistente sull’argine destro dell’omonima fiumara) e la Badessa consegnava lo Stendardo della “Fiera Franca”, ivi custodito durante l’anno ed aveva, in quella circostanza, la facoltà di liberare un reo dalla condanna capitale.

Dopo la fallita rivolta antispagnola del 1674-78 e le conseguenti rappresaglie per la città, a partire dalla prima metà del sec. XVIII la Fiera non veniva più tenuta, salvo qualche sporadica iniziativa come quella del 1882, l’“Esposizione Siciliana Artistica e Industriale” tenuta nell’allora sede dei Magazzini Generali (attuale area del parcheggio Cavallotti e silos granario).

Dopo il terremoto del 28 dicembre 1908, nel 1934 gli artigiani messinesi ridavano vita alla manifestazione che si era interrotta, col titolo di “Mostra dell’Artigianato”, allestita nei locali del Liceo Maurolico e nelle immediate adiacenze su progetto dell’architetto Camillo Autore. 

Nel 1938, per la quinta edizione, si utilizzavano gli ampi spazi del Giardino a Mare “Umberto I” affettuosamente inteso dai messinesi “lo Chalet”, gli stessi di oggi. I nuovi padiglioni venivano progettati, in pulito stile razionalista, da due grandi protagonisti dell’architettura italiana dell’epoca, Adalberto Libera e Mario De Renzi.

La manifestazione fieristica che si articolava fra stand di “Massaie rurali”, “Lavoranti a domicilio”, “Gioventù Italiana Littorio” e perfino, meraviglia delle meraviglie, un palmento rustico dove si potevano osservare i pigiatori d’uva al lavoro, veniva poi sospesa a partire dal 1940, anno in cui l’Italia entrava in guerra. Che cancellava per sempre le “giornate” del Dopolavoro, dell’Autarchia, delle Colonie, del Lavoratore e del Combattente che si tenevano in Fiera, e, nel 1946, il Presidente della giovane Repubblica Italiana, Enrico De Nicola, inaugurava la VII Fiera, la prima del dopoguerra.

Architetti di prestigio si succedevano nella progettazione di padiglioni e dell’ingresso principale: Filippo Rovigo che realizzava nel 1946 un imponente arco alto 22 metri, sostituito, poi, da tre grandi vele al vento nel 1948 e dalla struttura a ripiani per l’XI edizione del 1950, undici piani orizzontali (tanti quanti gli anni di vita della Fiera moderna) ad opera di Vincenzo Pantano, con alcune modifiche mantenutasi fino ai giorni nostri.

Come ultimo atto la Fiera, nel 1955, da “Rassegna delle Attività Economiche Siciliane” diveniva “Fiera Campionaria Internazionale”. Seguirà, a partire dagli anni Ottanta, un periodo di inarrestabile degrado che, salvo alcuni (pochi) momenti felici, segnerà la quasi irreversibile decadenza di una delle più antiche istituzioni economiche siciliane. Il resto, purtroppo, non è più favola ma ordinaria storia di degrado e abbandono di oggi.


Nino Principato

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Wed, 7 Aug 2019 09:49:33 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1051/1/c-era-una-volta-la-fiera-di-messina
Herman Melville, l’Omero americano http://www.mutualpass.it/post/1050/1/herman-melville-l-omero-americano http://www.mutualpass.it/post/1050/1/herman-melville-l-omero-americano]]> Sono trascorsi duecento anni dalla nascita di Herman Melville e la sua opera non smette di stupirci e di interrogarci sul destino e sulla natura ultima dell’uomo e del mondo.

Melville è nato a New York il 1° agosto 1819 figlio di Allan Melvill, agiato mercante di pellicce di origini scozzesi che morirà in preda a disturbi psichici all’età di cinquant’anni lasciando la famiglia in bancarotta, e di Maria Gansevoort, appartenente a un’altolocata famiglia di origini olandesi, e nipote di Thomas Melvill di Boston e Peter Gansevoort di Albany, che furono figure di rilievo nella guerra d’indipendenza americana, e le cui vicende entreranno a far parte della storia familiare andando a costituire un serbatoio da cui lo scrittore trarrà linfa per arricchire la trama delle proprie opere narrative.

In Melville infatti c’è la capacità di creare una sintesi compiuta di esperienza di vita, memoria familiare, fatti di cronaca, storia, narrativa, poesia, filosofia e scienza.

Moby Dick (1851) è senza dubbio il romanzo in cui questo obiettivo raggiunge livelli eccelsi grazie alla bravura dell’autore di riuscire a descrivere l’epopea della caccia alla balena e la sfida metafisica dell’uomo alla natura – incarnata dalla monomania del capitano Achab di uccidere il capidoglio Moby Dick la cui bianchezza mortale è al contempo suprema esaltazione e negazione della vita –  con uno stile poetico e ricercato ma allo stesso rigoroso e scientifico: come dimostrano i capitoli saggi in cui Melville descrive la composizione biologica del capidoglio, la storia evolutiva del cetaceo come anche la procedura eseguita per realizzare l’olio di balena, le rotte, la distribuzione e l’uso che ne viene fatto sul mercato.

Ridurre Melville a Moby Dick è però un peccato mortale e un torto nei confronti di uno scrittore fenomenale, eccellente anche come scrittore di racconti e poeta, che insieme all’amico Nathaniel Hawthorne, Edgar Allan Poe e Walt Whitman è uno dei maggiori esponenti del Rinascimento Americano e colonna portante dell’intera letteratura americana.

Melville è a mio parere il punto di contatto tra James Fenimore Cooper – non è un caso che Melville abbia pubblicato Moby Dick nell’anno della morte dell’autore del ciclo di romanzi di Calza di Cuoio e di cui L’ultimo dei mohicani è il romanzo più celebre – e gli scrittori della seconda metà dell’Ottocento, come Mark Twain e Jack London, senza trascurare i premodernisti come Henry James, il quale dichiarerà esplicitamente quanto la lettura dei racconti scritti da Melville per le riviste letterarie Putnam e Harper siano stati fondamentali per la sua maturazione artistica.

Melville erediterà infatti da Cooper la riflessione sul volto distruttore della civilizzazione occidentale, mettendone in evidenza l’ipocrisia dei buoni sentimenti del cristianesimo come anche l’egoismo e lo sfruttamento utilitaristico alla base dell’ideologia del progresso e del colonialismo, che porterà alla devastazione della natura e alla corruzione delle civiltà tribali come gli indigeni tahitiani di Omoo (1847) o gli indiani depredati delle loro terre come nel poema in prosa John Marr (1888), il marinaio che nel ricordare i camerati di un tempo ripercorre la storia degli Stati Uniti d’America ponendo l’accento sulla politica della frontiera che ebbe un notevole sviluppo durante le presidenze di Andrew Jackson e di Zachary Taylor, di cui Melville già criticò la politica militare ancor prima che assumesse la presidenza in alcuni articoli satirici scritti per il Yankee Doodle nel 1847.

Questa visione del mondo è già presente in Taipi (1846) in cui l’esordiente Melville racconta in forma romanzesca la sua esperienza nelle isole Marchesi a contatto con i Typee della baia di Nuku Hiva. Con l’occhio dell’antropologo l’autore newyorchese riconosce il carattere di civiltà alle popolazioni polinesiane entrate nell’orbita di interesse della Francia, che nel 1842 imporrà per mezzo del capitano Abel Dupetit Thonars il protettorato su Tahiti, all’epoca governata dalla regina Pomare IV, scacciando definitivamente i commercianti americani e i missionari inglesi e il console britannico dall’isola.

Ai tempi della recente occupazione francese di Nuku Hiva (isola che non fa parte di Tahiti) Melville dimostra come ci fosse parecchia confusione tra le diverse civiltà presenti nel territorio. Da un lato i missionari inglesi si prendono gioco della bandiera francese e credono di potere convertire gli indigeni al cristianesimo. Dall’altro lato i Typee sembrano ignari dell’occupazione, continuando a condurre la vita di sempre e illudendosi di poter mantenere la loro organizzazione sociale. Un’organizzazione che trova fondamento nei taboo che regolano la vita pubblica e quotidiana della società tribale e nella nudità dei corpi degli indigeni contrassegnati dai tatuaggi. Melville nota attraverso i personaggi di Tom (per i nativi Tommo) e Toby, caduti prigionieri dei Typee, come questa nudità non sia volgare ma pura e invitante in quanto il corpo è ritenuto sacro e gli indigeni sono ignari del concetto di pudore. Tanto è vero che quando la moglie del missionario approda nell’isola viene fatta spogliare per verificarne il sesso ma lei, indignata da un simile comportamento e convinta di essere assolutamente nel giusto, costringe il marito ad abbandonare la regione perché non c’è speranza di salvezza per simili selvaggi.

Melville però in anticipo con l’etnoantropologia di Taylor (Cultura Primitiva è del 1871) dimostra l’esistenza e l’importanza delle civiltà tribali, e quindi come i polinesiani abbiano una loro cultura diversa e non per questo inferiore a quella occidentale, sovvertendo così il concetto del buon selvaggio bisognoso di essere civilizzato e convertito al cristianesimo che aveva trovato la sua massima espressione nel Robinson Crusoe di Daniel Defoe.

Tuttavia la cultura tribale è destinata a soccombere al processo di civilizzazione condotto dalle potenze occidentali. La cultura polinesiana si corromperà irrimediabilmente perdendo così la purezza e l’innocenza originarie.

In tal modo il corpo nudo smette di indurre rispetto e venerazione ma diventa osceno e volgare. Inoltre il pudore indotto dal cristianesimo fa sì che gli stessi sovrani polinesiani provino vergogna nei confronti del loro corpo.

La controprova Melville la fornirà nel seguito di Taipi, Omoo (1847), in cui il protagonista riesce a fuggire dall’isola e a imbarcarsi a bordo della nave australiana Julia. Inizia così una nuova avventura che porterà Omoo (che in polinesiano significa vagabondo tra le isole) ad attraversare i Mari del Sud fino a giungere a Tahiti. Qui insieme al medico di bordo il dottor Fantasmone (Long Ghost in originale) Omoo sarà ricevuto a corte dalla regina Pomare IV nella speranza di poter ottenere un incarico nella flotta tahitiana. Ciò che colpisce di questo incontro non è tanto il rifiuto della sovrana, ma come la sua sovranità sia puramente nominale e la consapevolezza tragica di tutto ciò: un vuoto simulacro che non vuole farsi dominare ma che, impotente, si trova costretto a fare il gioco delle potenze occidentali.  

Pomare ha il corpo coperto, in particolare il protagonista nota la toga blu di seta e gli scialli rosso e giallo attorno al collo, e l’unica parte del corpo denudata sono i piedi. Inoltre la decadenza della sua regalità è confermata dal suo aspetto matronale – e a quanto si dice segnato dai colpi periodicamente inferti dal marito alcolizzato – molto lontano da quello attraente che fino a non molto tempo prima contraddistingueva i sovrani delle isole del Pacifico. A tutto ciò si deve aggiungere la ricchezza delle stoviglie di stampo occidentale, che però la sovrana disdegna davanti ai suoi commensali stranieri per consumare il pasto con le mani. L’atteggiamento risoluto dei due camerati susciterà infine la rabbia della regina che con un gesto inequivocabile e impositivo determinerà il loro allontanamento dal palazzo, sancendo così l’impossibilità di incontro tra le due culture.

Il successo di Taipi e Omoo renderà Melville uno dei più celebri scrittori di avventura del suo tempo, ma si rivelerà anche un insormontabile ostacolo per il suo desiderio di scrivere romanzi puramente di finzione e dalla struttura articolata.

È in questo senso che dobbiamo interpretare Mardi (1849), romanzo allegorico filosofico di notevole profondità poetica che si rivelerà un fiasco.

Desideroso di misurarsi con la letteratura satirica del passato, in particolare con il Gargantua di Rabelais e I viaggi di Gulliver di Swift, Melville intendeva rappresentare nell’arcipelago immaginario di Mardi nei Mari del Sud il fallimento del pensiero occidentale nella sua ricerca della verità assoluta.

Il protagonista di questo romanzo è un marinaio americano che fuggito dalla nave in compagnia del norvegese Jarl il vichingo giunge nell’isola di Mardi. Qui viene confuso dal sovrano indigeno con la divinità Taji e il suo tempestivo intervento impedisce il sacrifico della bella Yillah, una bella ragazza nuda e vergine dai capelli biondi lucenti e dalla carnagione ambrata. Yillah rappresenta il bene e la verità assoluta e il protagonista se ne innamora perdutamente. Tuttavia la verità non si fa acchiappare con facilità e svanisce rapidamente. Taji si fionda alla ricerca di Yillah, ma il viaggio tra un’isola e l’altra dell’arcipelago si rivelerà vano e infruttuoso.

L’autore americano ripiegherà nei successivi romanzi (Redburn 1849; White Jacket 1850) alla narrativa marinaresca di stampo autobiografico che lo aveva consacrato, senza però rinunciare all’obiettivo ambizioso di scrivere un romanzo-poema capace di cogliere la natura ultima delle cose.

Ciò avverrà con il sesto romanzo, il superlativo Moby Dick (1851), con il quale l’autore non si limiterà a rappresentare il divorzio tra l’uomo e la natura e la necessità di un ripensamento di questo rapporto, ma attuerà e perfezionerà l’ideale del filosofo Emerson di veder realizzato un romanzo-prosa in cui sia possibile rappresentare la realtà secondo la propria mente e il proprio cuore.

Moby Dick è per ciascun personaggio una creatura di Dio di cui non si può non tener conto. Per Achab è un essere divino e mostruoso, incarnazione del male metafisico che bisogna a tutti costi annientare dalla faccia della terra. Per l’indigeno Queequeg è un demone di quelli che popolano l’immaginario della religione del suo popolo contro il quale ha sempre lottato, per Stubb e Flask nient’altro che un sorcio d’acqua; e infine per il quacchero Starbuck è una follia dare la caccia a una creatura senza ragione e, pur tentando di far schierare l’equipaggio dalla sua parte, alla fine Achab avrà la meglio nella sua caccia ossessiva e il primo ufficiale, non potendo contravvenire ai precetti religiosi cui è legato, si troverà suo malgrado ad obbedire al capitano del Pequod.

Ciò che stupisce in quest’opera narrativa è l’elevata forza simbolica di ogni elemento romanzesco. Ad esempio i nomi dei personaggi, nella stragrande maggioranza biblici, recano in sé il marchio del proprio destino. Non è un caso che Achab ricordi il re biblico, che su consiglio della moglie Gezabele abiura la religione ebraica per convertirsi al culto di Baal e dare una caccia forsennata agli israeliti, finché non troverà la morte in combattimento così come preannunciato dal profeta Elia. Oppure Ismaele, personaggio biblico venerato anche nel Corano, che insieme alla madre Agar viene mandato in esilio nel deserto dal padre Abramo il quale teme la gelosia della moglie Sara madre di Isacco. Così come la figura biblica riuscirà a sopravvivere al deserto, allo stesso modo anche la voce narrante del romanzo di Melville sopravvivrà al naufragio del Pequod. La Rachele giungerà a salvarlo, permettendo a Ismaele di raccontare la storia di Moby Dick e insegnare agli uomini la necessità di rispettare la Natura in tutta la sua sacralità e ambiguità in quanto splendida e orribile, benigna e malvagia, vulnerabile e immortale.

Moby Dick fu contrariamente a quanto si possa pensare un insuccesso enorme per Melville. Sebbene alcuni autori – tra cui Hawthorne – riconobbero la qualità dell’opera, la maggior parte dei critici cassarono il romanzo in cui l’autore riponeva le sue maggiori speranze di essere riconosciuto per il suo valore. La recezione del pubblico non fu d’altronde delle migliori e quando il romanzo andò fuori catalogo non ci fu una nuova ristampa. L’opera più famosa di Melville verrà ristampata nel 1892, un anno dopo dalla morte, e soltanto negli anni venti il romanzo verrà riconosciuto come uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi.

Per tutta la sua esistenza Herman Melville fu considerato uno scrittore promettente che avrebbe fatto grandi cose, ma finché fu in vita alla sua opera non fu dato inspiegabilmente grande peso. È vero che Melville all’epoca aveva soltanto 34 anni, ma questo non significa che uno scrittore così giovane non possa aver raggiunto precocemente la maturità artistica.

Con gli ultimi tre romanzi (Pierre 1852; Israel Potter 1856; L’uomo di fiducia 1857) Melville tenterà di cambiare rotta, ma non riuscirà a centrare il successo dei primi due romanzi. In queste sue ultime opere il grande romanziere americano affronta tematiche profonde come l’ipocrisia dell’opinione pubblica o le molteplici maschere falsamente rassicuranti che incontriamo nella quotidianità.

Maggior successo Melville lo riscontrerà come autore di racconti. Tra questi è doveroso ricordare Bartleby, lo scrivano (1853) e Benito Cereno (1855).

Nel primo lo scrittore newyorchese affronta con humour la tematica dell’alienazione dell’uomo contemporaneo, svuotato dalla ripetizione del lavoro e oppresso dalla frenesia e la finta morale filantropica della società borghese. Il giovane scrivano Bartleby con i suoi “Preferirei di no” rivolti all’avvocato filantropico per cui lavora è espressione dell’incomunicabilità dell’uomo contemporaneo con la società borghese del profitto dalla morale buonista. La disperazione muta di Bartleby, vittima della ripetizione del lavoro teso ad aumentare la produzione e l’efficienza, è incomprensibile per l’uomo omologato al sistema. Il narratore avvocato dai buoni sentimenti è impotente di fronte ai rifiuti di Bartleby e non sa come comportarsi. Il protagonista giungerà così alla stasi assoluta e una volta in prigione non può che farla finita in quanto il suo rifiuto non può essere capito dagli uomini.

In Benito Cereno invece Melville sorprende il lettore con il suo stile.

Se Bartleby aprirà la strada a Kafka e a tanti altri scrittori del Novecento per l’originalità della tematica trattata, in questa novella di ambientazione marinaresca Melville ci sorprende con la tecnica della doppia narrazione. Se fino a metà racconto, attraverso gli occhi e i preconcetti del capitano americano Amasa Delano, siamo portati a vedere in Benito Cereno un marinaio violento, schiavista, inetto e maleducato; progredendo con la lettura il lettore prende consapevolezza di come la realtà non sia quella che appare. Il nero Babo così gentile e premuroso nei confronti dell’apparente “padrone” è in realtà il vero artefice di tutta questa messa in scena, come poi apprenderemo con la testimonianza finale di Benito Cereno al processo di Lima sull’ammutinamento della San Domenico. Se non fosse stato per il tentativo disperato di salvarsi da parte di Benito Cereno, Amasa Delano non avrebbe potuto raccontare l’incredibile storia che ha vissuto e noi ne avremmo saputo molto meno sulla natura ambigua dell’uomo.

L’ultima opera che Melville pubblicò come scrittore di professione fu il romanzo L’uomo di fiducia del 1857, pubblicato mentre era in viaggio in Europa e Medio Oriente. È proprio in quest’anno che Melville approderà a Messina e rimarrà incantato – come apprendiamo nei discorsi delle conferenze tenute negli USA intorno agli anni 60’   – dalle statue di Roma e in generale dal patrimonio artistico e culturale italiano.

Quest’anno di viaggi inciderà profondamente in Melville come dimostrano il poema di 18000 versi Clarel (1876) sul pellegrinaggio a Gerusalemme e le poesie di viaggio contenute in Timoleon (1891). Tra le poesie di quest’ultima raccolta ce n’è una molto bella su Venezia la cui bellezza architettonica viene paragonata al sublime della barriera corallina dell’Oceano Pacifico che aveva visto in gioventù.

L’opera poetica di Melville è stata spesso sottovalutata, ma per lo scrittore americano la poesia non era un mero passatempo. È molto triste pensare che per pubblicare i suoi poemi Melville abbia dovuto ricorrere all’auto pubblicazione, ad eccezione forse della sua prima raccolta di poesie sulla guerra di secessione americana dal titolo Battle-Pieces and Aspects of War (1866), che fu pubblicata da Harper, e della seconda raccolta, Clarel (1876), che fu pubblicata da Putnam a proprie spese, grazie al prestito dello zio Peter Gansevoort.

Le ultime due raccolte (John Marr and Other Sailors 1888, Timoleon 1891) furono pubblicate con una tiratura di 25 copie. Praticamente l’autore di Moby Dick pubblicò le sue poesie per la sua famiglia e gli amici intimi.

Senza focalizzarmi troppo sulla poetica di Melville, vorrei comunque fare presente come l’autore riuscisse a riassumere in pochi versi la complessità del suo pensiero. Alcuni poemi ricordano passaggi salienti delle opere in prosa, come i versi di Presentimenti: “allora penso ai cupi mali della mia terra/la tempesta che esplode dal deserto del tempo/nella speranza più luminosa del mondo avvinta/al crimine più orrendo dell’uomo”[1]; altri invece sembrano contenere l’intera produzione letteraria passata, presente e futura del grande scrittore americano. È in tal senso che interpreto la strofa di John Marr: “Per dove, verso dove voi marinai mercanti/su quale rotta nell’urlo dei venti?/E voi, cacciatori di  balene,/ancora gareggiate sulle lance/per essere i primi sulla scia del leviatano? […] cercherete invano di scrutare in basso/quando, chinati dalla plancia baluginante/un fratello vedrete inabissarsi nel buio?”[2].

Piegato dal malessere fisico (reumatismi alla schiena, una caduta dal calesse, dolori alla sciatica e problemi alla vista) come anche dai disagi psichici dovuti a un lavoro insoddisfacente quale quello di impiegato alla dogana (da cui darà le dimissioni nel 1885) e colpito dai problemi familiari (soltanto nel 1867 la famiglia della moglie vuole il divorzio per presunti disturbi psichici dello scrittore e l’11 settembre il figlio maggiore Malcolm si spara e viene trovato morto dal padre), Melville non rinuncerà alla scrittura fino alla morte.

Postuma uscirà la bellissima novella Billy Budd (1924) che contribuirà alla riscoperta dello scrittore.

Il Bel Marinaio è un buono e puro in mezzo a una società corrotta abitata da gente invidiosa e subdola con cui è difficile rapportarsi. Di gente come John Claggart che accusa un innocente soltanto perché prova invidia e gelosia della sua bontà e bellezza fisica e morale il mondo è pieno. La legge però è fredda e dura e non ha compassione per chi subisce ingiustizie. Billy Budd non sa spiegare a parole l’accusa infondata di Claggart secondo cui il giovane marinaio stava tramando un ammutinamento. Incredulo e scioccato nel sentire una simile assurdità, Budd dà un pugno in fronte a Claggart Gambelunghe e lo uccide sul colpo. Il capitano Vere riunisce i propri ufficiali e, nonostante abbia compassione per Budd, alla fine riesce a convincere la giuria della necessità di applicare assiduamente la legge. Budd va così incontro alla morte senza paura. La sua morte per impiccagione all’albero di trinchetto avrà tuttavia del miracoloso. Budd non avrà alcuno spasmo e quando il suo corpo verrà gettato in mare la sua voce muta continuerà a cantare e a riempire l’immaginario della marineria inglese.

Sono passati duecento anni e Melville continua a cantarci la terraferma e i mari di tutto il mondo, le civiltà perdute che sono entrate in contatto con l’occidente, il fallimento della civilizzazione con il suo volto distruttivo e spersonalizzante e la sua morale perbenista, che impedisce ai Pierre di turno di potere essere felici e ai Billy Budd di potere continuare a vivere innocenti e buoni in questo mondo malvagio.

Melville ha lottato tutta la vita per farsi valere come scrittore e alla fine è diventato un classico imperituro come Omero. Il suo canto ci invita inoltre a non desistere mai dalle difficoltà e dagli intoppi della vita, perché alla fine il tempo premierà i meritevoli. 

Già ai suoi tempi Melville aveva preconizzato la fine delle avventure marinaresche a causa dell’avvento del turismo di massa e che il capitalismo sfrenato avrebbe sì trasformato gli Stati Uniti nel maggiore produttore di cereali del mondo, ma a un prezzo troppo altro con danni irreversibili all’ambiente, alla fauna e alla civiltà umana. Questo non significa che gli altri Stati del mondo e gli uomini delle altre civiltà ne siano esenti. Il suo è un canto universale che mira al cuore dell’uomo di ogni tempo e di tutte le latitudini.

Mi piace ricordare Melville davanti al suo camino, stanco della traversata oceanica, che dialoga con il suo amico Hawthorne o che si rifugia nella lettura di un classico, per dialogare con gli autori del passato e schiarirci il mistero dell’uomo.

 

Roberto Cavallaro

 


[1] Herman Melville, Presentimenti (1860), Poesie di guerra e di mare, trad. it. Roberto Musappi (a cura di), Mondadori, Milano, 2019, p. 3. 

[2] Herman Melville, John Marr (1888), Poesie di guerra e di mare, trad. it. Roberto Musappi (a cura di), Mondadori, Milano, 2019, p. 169. 

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Tue, 6 Aug 2019 12:08:09 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1050/1/herman-melville-l-omero-americano
Conclusa tra gli applausi l’edizione XI dello Sbarco di Don Giovanni D’Austria http://www.mutualpass.it/post/1049/1/conclusa-tra-gli-applausi-l-edizione-xi-dello-sbarco-di-don-giovanni-d-austria http://www.mutualpass.it/post/1049/1/conclusa-tra-gli-applausi-l-edizione-xi-dello-sbarco-di-don-giovanni-d-austria]]> 3 eventi inediti e straordinari, oltre 200 figuranti in abiti storici, numerose imbarcazioni al seguito del corteo navale, la partecipazione della nave scuola Palinuro ad interpretare il ruolo della Gran Real che condusse nel porto di Messina Don Giovanni d’Austria, in mare le imbarcazioni della Stazione Operativa Navale GdF, Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, Comando Provinciale Carabinieri, Vigili de Fuoco, Polizia di Stato, Polizia Muncipale, Rimorchiatori "Picciotto Capieci", Istituto Nautico "Caio Duilio" e imbarcazioni a vela latina delle Marinerie di Messina e Catona.

Sono alcuni dei numeri che hanno caratterizzato l’undicesima edizione dello Spettacolare sbarco di Don Giovanni d’Austria giunta al termine. Dal 1 al 3 Agosto Messina ha rivissuto, grazie all’impegno dell’associazione Aurora, un’importante pagina di storia.

Diversi gli appuntamenti che hanno caratterizzato l’edizione 2019. La mostra storico-iconografica: “Messina al Tempo di Lepanto. Per un Punto passano infinite Rotte” al Teatro Vittorio Emanuele; la spettacolazione sul lago di Ganzirri: L’arrivo di Cervantes a Messina; al Monastero di S. Placido Calonerò l’appuntamento “Malvasie senza confine”: convegno, esposizione di prodotti, degustazioni, abbinamenti gastronomici e sapori dal Veneto, Sicilia e Calabria.

Infine sabato 3 agosto l’atteso corteo storico navale con la straordinaria partecipazione della nave scuola Palinuro. Lo Sbarco di Don Giovanni d’Austria a Messina, nel rievocare la calorosa accoglienza della Nobile Città di Messina riservata al figlio di Carlo V nell’agosto del 1571, rientra tra gli eventi organizzati nell’area euro mediterranea dai partner della Rete dell’itinerario culturale europeo “Sulle Rotte di Lepanto”, alla quale afferiscono città della Spagna, Germania, Grecia, Isole Canarie e Italia.

Quest’anno la manifestazione è cresciuta incassando il riconoscimento del Ministero dei Beni culturali e il patrocinio della Presidenza della conferenza interregionale dello Stretto. Momento particolarmente coinvolgente a bordo della nave scuola Palinuro con lo sposalizio del mare da parte del sindaco Cateno De Luca che con il lancio di un anello tra le acque dello Stretto rinnova l’ alleanza di Messina con il suo porto e il suo mare

Grande successo anche per il tradizionale Palio delle Contrade Marinare, "Don Giovanni d'Austria – Trofeo Città di Messina", organizzato da Carmelo Recupero vinto quest'anno dalla Contrada Paradiso. Il Corteo Terrestre e Navale dopo una spettacolazione  con attori, figuranti e sbandieratori si è diretto a Piazza Municipio, con l'ingresso trionfale di Don Giovanni

Qui il momento scenico “Il saluto del Senato Messinese a Don Giovanni d’Austria” e i saluti istituzionali da parte del presidente dell’associazione Aurora Fortunato Manti, del direttore artistico Enzo Caruso e del sindaco della città di Messina Cateno De Luca. Poi gli interventi delle delegazioni Pietrangelo Petteno’( Progetto Marco Polo Venezia), Guillermo Lopez ( Tenerife, Isole Canarie) , Antonio Gutierez (Sindaco Di Padules, Armeria, Andalusia), Cinzia Vanadia (Lepanto), Paola Bardelloni (Roma), Bettina Cascio Gioia (Nicosia),  Ivana Calabrò, assessore alla cultura Reggio Calabria.

A conclusione lo Spettacolo tratto dall’Opera “Cervantes, il poeta di Lepanto” scritto da Enzo Caruso e Matteo Brancato, con Mauro Failla, Guillermo Lopez, Clara e Sonia Santamaria, Umberto e Daniele Vita, Giuliana Di Dio e Margherita Smedile.

Siamo molto soddisfatti - ha affermato Enzo Caruso - per la riuscita di questa edizione frutto di un lavoro di squadra. Il mio ringraziamento va a tutti coloro che hanno partecipato e contribuito. Voglio ringraziare l’amministrazione comunale che ha sostenuto e fatta propria manifestazione cogliendone l’importanza e il potenziale. E’ stata un’edizione straordinaria per il coinvolgimento dei mezzi navali e dei numerosi gruppi storici provenienti da più paesi proprio a voler rispecchiare la composizione originaria delle armate provenienti da tutta Europa. Sono convinto che eventi come Lo Spettacolare sbarco di don Giovanni D’Austria possano rappresentare un volano per il turismo e l’economia della città. Il turismo si aggancia alla cultura del luogo che deve e può diventare motore trainante. Dalla cultura agli eventi, dagli eventi al turismo, dal turismo all’economia. E’ attorno a questo teorema che dobbiamo costruire nuove strategie di sviluppo e crescita per il nostro territorio.”

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Mon, 5 Aug 2019 16:15:53 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1049/1/conclusa-tra-gli-applausi-l-edizione-xi-dello-sbarco-di-don-giovanni-d-austria
Il mediterraneo in barca - Georges Simenon http://www.mutualpass.it/post/1048/1/il-mediterraneo-in-barca-georges-simenon http://www.mutualpass.it/post/1048/1/il-mediterraneo-in-barca-georges-simenon]]> Con Il Mediterraneo in barca Adelphi inaugura la pubblicazione dei reportage di Georges Simenon, l’autore di Maigret, aggiungendo così un altro tassello alla pubblicazione dell’opera omnia dello scrittore belga di cui quest’anno ricorre il trentesimo anniversario della scomparsa.

Gli articoli che compongono l’opera sono apparsi inizialmente sul settimanale Marianne fra il giugno e il settembre 1934 e sono arricchiti da un set di foto scattate dallo stesso Simenon durante il viaggio, che rivelano un interesse e un talento per la fotografia tutt’altro che secondari.

Ciò che rende singolare questa raccolta di reportage è che si evince come Simenon abbia scritto gli articoli più per sé che per il settimanale sopramenzionato, più per soddisfare la propria curiosità per avere materiale da sfruttare per i suoi romanzi che per un’attitudine vera e propria da inviato speciale.

In questo modo lo scrittore fa ciò che gli riesce meglio, vale a dire raccontare storie. L’avventura di Simenon prende il largo il 23 maggio 1934 da Porquerolles, l’isola più grande dell’arcipelago di Hyères in Provenza, a bordo di una goletta italiana che farà tappa in varie città portuali tra cui Genova, Messina, Siracusa, la Valletta, Tunisi e Barcellona.

Molto interessante è la tappa a Messina in cui, non appena ha saputo che si possono mangiare “i gelati più buoni del mondo”, non si fa pregare due volte per attraccare. L’autore e la sua ciurma faranno una scorpacciata di gelati che li porterà ad avere mal di pancia per tutta la notte e il giorno dopo la sola vista di una pasticceria o “di gente che mangia il gelato ai tavolini di un caffè” gli darà la nausea.

Lo Stretto di Messina susciterà delle emozioni intense in Simenon tanto da definirlo come “una porta del mondo e della Storia […] il confine tra due mondi”. L’autore inoltre dichiara come fino a Messina ci si senta a casa, poiché tutto ha lo stesso significato e lo stesso valore del continente, mentre dopo lo Stretto “a dispetto della Grecia, è già un’altra cosa, è il Mediterraneo avanti Cristo, è l’Oriente, i popoli in marcia, le razze in pieno fermento”. Con un’inconsapevole capacità profetica lo scrittore belga infine immagina un africano che attraversa questo crocevia da cui la “cultura è arrivata in Occidente” per poi dire in futuro ai figli che è passato dallo Stretto.

In un certo senso sembra che Simenon provi più affetto e rispetto verso Messina di quanto ne provino gli stessi messinesi.

Le parole più dure semmai si hanno verso i maltesi perché accettano la colonizzazione inglese di cui ne evidenzia non solo la crudeltà ma anche l’ipocrisia incarnata dai music hall, dai policemen dalla divisa color cachi, dal bridge, dai campi di golf, dal cibo in scatola del Nord e in pratica da tutto ciò che non appartiene veramente al Mediterraneo. Di un umorismo pirandelliano è ricco invece l’articolo dedicato a Tunisi in cui l’autore mette in evidenza il carattere capriccioso del bey e la differenza tra i quartieri arabi e quelli occidentali, soprattutto in fatto di prostituzione.

Una delle pagine più belle è senza dubbio quella dedicata a Cavo, un villaggio di mare in provincia di Livorno, a cui appartengono i marinai. In quei giorni Simenon si è visto la goletta invasa da una moltitudine di cugini dei marinai, in particolare quelli del fedelissimo Angelino, che spontaneamente si sono messi a fare piccoli lavoretti nell’imbarcazione e ad allietare le giornate con un po’ di musica in cambio soltanto della possibilità di condividere i pasti con i loro parenti. Quest’affetto genuino colpì profondamente lo scrittore e gli fece comprendere l’importanza della fraternità.

In conclusione Simenon riesce a far capire ai lettori – anche a noi che abitiamo il Mare Nostrum – la bellezza del Mediterraneo con il suo calderone di storie in cui si intrecciano storia, natura e cultura e che costituiscono il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro.


Roberto Cavallaro

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Thu, 25 Jul 2019 09:36:22 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1048/1/il-mediterraneo-in-barca-georges-simenon
Accadde oggi... 24 Luglio http://www.mutualpass.it/post/1047/1/accadde-oggi-24-luglio http://www.mutualpass.it/post/1047/1/accadde-oggi-24-luglio]]> Oggi, 24 Luglio, si celebra il 217° anniversario dalla nascita di Alexandre Dumas, celebre scrittore e drammaturgo francese.

Nato nel 1802 a Villers-Cotterêts, in Francia, da Marie Louise Labouret e dal generale Thomas-Alexandre Davy de la Pailleterie. Il nome della famiglia Dumas fu adottato dalla nonna di Alexandre, una donna haitiana asservita di nome Marie-Césette Dumas. Suo nonno era il marchese Alexandre Antoine Davy de La Pailleterie. Thomas-Alexandre prese il nome di Dumas quando si arruolò nell'esercito di Napoleone, dove acquisì il dubbio soprannome di "Black Devil".

Nel 1822, Dumas si trasferì a Parigi e si immerse nella letteratura. Ha lavorato come scriba per il duca d'Orléans (in seguito nominato re Luigi Filippo) durante la rivoluzione del 1830. Ha iniziato a scrivere opere teatrali, sia commedie che drammi. Lo stile romantico di Dumas, spesso paragonato a quello del suo contemporaneo e rivale, Victor Hugo, era particolarmente popolare.

Dumas è stato un prolifico scrittore di saggi, racconti e romanzi, oltre che di opere teatrali e di diari di viaggio. I suoi interessi comprendevano anche il crimine e gli scandali e scrisse otto volumi di saggi su casi infami della storia come quelli di Lucrezia Borgia e Cesare Borgia e nomi più contemporanei ai suoi tempi, come Karl Ludwig Sand. Raggiunse un successo planetario con i suoi romanzi Il conte di Montecristo e I tre moschettieri , inizialmente pubblicati in serie. I tre moschettieri era uno dei tre romanzi sulle storie d'amore d'Artagnan. La storia "L'uomo nella maschera di ferro" de "il visconte di Bragelonne" si distingue come la sua storia più conosciuta. Tra i suoi numerosi volumi di romanzi romantici figurano la serie di Valois, che narra le storie della regina Margherita, l'ultima della dinastia dei Capetingi, e otto romanzi soprannominati romanzi di Maria Antonietta. La popolarità dei suoi scritti fece di Dumas un nome importante in Francia e una celebrità in gran parte dell'Europa.

Con i soldi guadagnati dalla pubblicazione dei suoi romanzi, Dumas acquistò terreni e costruì il castello di Monte Cristo a Port Marly, Yvelines, Francia. Questa casa (che ora è un museo) doveva essere un santuario per l'autore, e passò la maggior parte del suo tempo a scrivere e intrattenersi lì prima che il debito lo sopraffacesse, costringendolo a vendere la proprietà. Fuggì in Belgio nel 1851, e in seguito in Russia, per sfuggire ai creditori. Dumas continuò a pubblicare libri, compresi libri di viaggio sulla Russia, durante il suo periodo di esilio.

Dumas morì il 5 dicembre 1870 a casa di suo figlio, chiamato Alexandre e divenuto anche egli romanziere.


Medika, la Card della Salute

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Wed, 24 Jul 2019 11:06:47 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1047/1/accadde-oggi-24-luglio
I messinesi al mare http://www.mutualpass.it/post/1046/1/i-messinesi-al-mare http://www.mutualpass.it/post/1046/1/i-messinesi-al-mare]]> Saliamo sulla macchina del tempo per viaggiare a ritroso alla ricerca delle estati di una volta che i “messinesi al mare” spendevano in una sorta di rito, sempre uguale ma pur sempre diverso, negli stabilimenti balneari che punteggiavano la riviera cittadina da sud a nord. Nella zona meridionale della città sorgevano tre stabilimenti balneari: il “Colapesce” gestito da maestro Orefici; il “Sirena” o “Nuova Sirena” e, adiacente a quest’ultimo, il più famoso “Lido Sud”.
Edificato sull’area dell’antico cimitero dei colerosi dove furono seppelliti migliaia di morti durante le epidemie del 1853, 1867 e 1887 (il tempietto a pianta centrica superstite veniva utilizzato come bar), il “Lido Sud” era ubicato nella parte bassa della via Carlo Citarella e funzionò fino agli anni ’60 (il 2 dicembre 1959 una violenta mareggiata distruggeva gli stabilimenti balneari di Maregrosso). Qui esistevano le cosiddette “cabine per famiglie” sopraelevate mediante palafitte sul mare e dotate di botole a pavimento che consentivano alle donne di fare il bagno senza uscire dalla cabina e, quindi, senza essere viste (potenza del sentimento pudico dell’epoca!). Gli uomini, al “Lido Sud”, compravano le relative cartoline che davano diritto di voto e con una coccarda eleggevano la più bella della serata o la migliore ballerina; le donne anziane, brutte o obese, sopraffatte da un senso di vergogna, si recavano invece allo stabilimento alle cinque del mattino di domenica per non farsi vedere e alle sei riprendevano la strada di casa.

Nell’aria risuonava spesso la “’bbanniata” del barcaiolo: “’a bacca è pronta! Viniti fimmini, picciriddi, cu ddu soddi vi pottu a Riggiu!” o dei pescatori che vendevano “sciabbacheddu” fresco che veniva acquistato, cucinato e mangiato immediatamente sulla spiaggia. Nella zona settentrionale, i primi stabilimenti che si incontravano erano il “Trinacria” che sorgeva accanto alla “Rotonda” di San Francesco di Paola in prossimità della fermata del tram, il “Vittoria” e il “Principe Amedeo”, tutti e tre esistenti prima del 1908 e tutti e tre oggi scomparsi. Al Vittoria, famose, erano le “Super Matinèe Danzanti” che si tenevano dalle 17,30 alle 21 o i “Gran Balli dell’Unica” della ditta Andrea Rizzo. Inoltre, lo stabilimento era dotato di una “Terrazza” a mare che costituiva il “ritrovo preferito per le Colazioni, Pranzi, Cene per il Ballo Serale dalle 21 alle 24” e per le numerose “Feste delle Fragole”. Più avanti, il “Miramare”, Ristorante, Bar, Dancing dove si gustava uno dei migliori coni gianduia di Messina.
Di fronte al “Pantano piccolo” di Torre Faro, uno dopo l’altro, la “Colonia Marina” dei postelegrafonici e l’”Ospizio Marino” di Mortelle – “American Red Cross”, istituito su iniziativa del dott. Domenico Faucello e inaugurato il 4 agosto 1918, ulteriormente ampliato e dotato dai benefattori coniugi Adriana Caneva e Giuseppe Bosurgi negli anni ’30, assicuravano ai piccoli messinesi la loro razione quotidiana di sole e di mare.
Ma il più illustre di tutti, tanto da essere definito da Giovanni Ghibaudi in un suo articolo del 7 luglio 1955 sul “Roma” di Napoli “[...] il più moderno lido della Sicilia”, fu ed è, anche se oggi in un tono più dimesso, il “Lido di Mortelle” progettato insieme all’Hotel Lido dall’architetto messinese Filippo Rovigo con i calcoli statici dell’ing. Domenico Cannata. Committente fu l’ing. Leopoldo Rodriquez, l’imprenditore dei celeberrimi aliscafi ad ali portanti. Insieme all’adiacente “Lido del Tirreno” (progetto ing. Napoleone Cutrufelli, calcoli statici ing. Giovanni Gregorio, impresa costruttrice Alberto Costa) il “Lido di Mortelle” segnò un’epoca divenendo ben presto una delle immagini “parlanti” con la quale la città felicemente si identificava.

Innumerevoli manifestazioni di vario genere si svolsero nei suoi eleganti ambienti e fra le tante, a caso, ricordiamone alcune dei mitici anni Sessanta: 14 luglio, la studentessa Maria Ricciardi viene eletta “Miss Lido 1960”; 17 luglio 1960, inaugurata la “Rassegna dello spettacolo universitario” con un repertorio di romanze di Pergolesi, Monteverdi, Bach e Palestrina; 3 settembre, vengono elette rispettivamente “Miss Sicilia 1960” e “Miss Fascino”, Rosalba La Duca, da Catania, ed Annabella Di Dio, da Messina...e qui potremmo continuare per un bel pò ma ci fermiamo perché è troppo triste ricordare e ci accorgiamo che questi avvenimenti, queste date di cui abbiamo parlato, sono diventate oggi echi struggenti di una “dolce vita” messinese che abbiamo perso per sempre e della quale rimangono solo pochi brandelli fluttuanti nel grande mare della nostra memoria.

Nino Principato

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Mon, 22 Jul 2019 10:05:38 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1046/1/i-messinesi-al-mare
Sorelle - Bernard Minier http://www.mutualpass.it/post/1045/1/sorelle-bernard-minier http://www.mutualpass.it/post/1045/1/sorelle-bernard-minier]]> Torna in libreria la saga thriller con Martin Servaz scritta da Bernard Minier e targata Nave di Teseo.

Il 28 maggio del 1993 vengono trovati nella Garonna, all’Ile du Ramier di Tolosa, i cadaveri di due ragazze ventenni, sorelle, stranamente vestite da prima comunione e legate a due tronchi. Sotto l’ala protettiva di Kowalski il giovane poliziotto Martin Servaz si trova a dover risolvere il suo primo caso in compagnia del collega segaligno Mangin, un poliziotto che quando gli è permesso non va troppo per il sottile.

A Martin la vita sembra stargli sfuggendo di mano. Sono trascorsi quattro anni da quando suo padre si è suicidato a causa dello stupro e omicidio della moglie da parte di due malviventi, avvenuto quando Martin aveva solo otto anni, e la moglie Alexandra — che di mestiere fa la hostess — è sempre più distaccata e teme che lo tradisca con qualche aviatore.

Al lavoro Servaz non è visto di buon occhio per i capelli lunghi, l’aria da intellettuale dovuta alla passione per la letteratura e agli anni trascorsi alla facoltà di lettere di Tolosa e al fatto di essere un raccomandato.

L’intenzione di Martin era quella di fare lo scrittore, ma poi suo padre si è suicidato e ha deciso di dare una svolta alla propria vita iscrivendosi all’accademia di polizia. Nel giro di breve tempo ha portato a termine il percorso di studi e in parte per il talento mostrato e in parte per la raccomandazione di uno zio poliziotto si è ritrovato al SRPJ di Tolosa. L’unica sua consolazione è data dalla figlia Margot, che lo riempie di affetto ogni qualvolta rientra a casa dal lavoro.

Per Martin è giunto il momento di dimostrare il suo valore e svoltare definitivamente pagina. Le due sorelle Ambre e Alice Oesterman risiedevano al residence universitario Daniel Faucher — residence in cui anch’io ho vissuto quando ho fatto l’Erasmus a Tolosa — e nel giro di breve tempo la polizia scopre che erano due fan accanite di Erik Lang, uno scrittore di gialli autore di best seller come La communiante (La comunanda).

Tutte le prove sembrano andare contro allo scrittore, che con le ragazze intratteneva un rapporto epistolare molto intenso e lascivo fin da quando erano adolescenti. Inoltre l’incontro animato avuto con Ambre al quai de la Daurade mentre lei passeggiava con il suo ragazzo sfigato sembra convalidare l’ipotesi della polizia.

Soltanto che quando la polizia sembra avere Lang in pugno arriva il colpo di scena. Cédric Dhombres, uno studente della facoltà di medicina dell’università Paul Sabatier e collega di Ambre, viene trovato impiccato nella sua stanza del Daniel Faucher con una confessione del duplice omicidio che sembra togliere ogni dubbio e scagiona Erik Lang.

Nel 2018, ben venticinque anni dopo il duplice omicidio delle sorelle Oesterman, Amalia Lang, la moglie di Erik, viene trovata morta nel suo appartamento vestita da prima comunione — esattamente come Ambre e Alice — dopo essere stata morsa dai serpenti tropicali del marito. Per il capitano Martin Servaz è tutto troppo familiare. Il passato ritorna con tutti i suoi strascichi e la morte della moglie dello scrittore riapre anche il caso delle sorelle Oesterman. Il vaso di Pandora è stato scoperchiato e adesso il capitano Servaz non può più permettersi di sbagliare.

Chi è il vero assassino? Perché c’è sempre in mezzo lo scrittore Erik Lang? Chi è l’uomo senza pietà di cui Dhombres aveva paura e che probabilmente l’ha spinto al suicidio?

Sorelle di Bernard Minier è un thriller ben congegnato che lascia il segno nel lettore. Dalla serie di thriller con Martin Servaz è stato tratto anche un telefilm di successo andato in onda su Netflix vincitore del premio come migliore serie al Festival di La Rochelle 2016. Minier inoltre ha vinto una serie di premi per i suoi romanzi come il Prix Polar de Cognac nel 2011 e nel 2015. Un libro consigliato a chi ama il genere e che permette di conoscere Tolosa da cui passeranno l’undicesima (mercoledì 17 luglio) e la dodicesima (giovedì 18 luglio) tappa del Tour de France 2019.      


Roberto Cavallaro

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Tue, 16 Jul 2019 10:00:33 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1045/1/sorelle-bernard-minier
10 Consigli per proteggere la pelle dai raggi solari http://www.mutualpass.it/post/1044/1/10-consigli-per-proteggere-la-pelle-dai-raggi-solari http://www.mutualpass.it/post/1044/1/10-consigli-per-proteggere-la-pelle-dai-raggi-solari]]> La passione per la pelle ambrata può giocare brutti scherzi. Eritemi, eczemi e nei possono fare la loro comparsa proprio durante il periodo estivo, causando fastidi e preoccupazioni. Come proteggersi allora, salvaguardando pelle e abbronzatura? “La pelle va protetta dai raggi Uv – raccomanda la dermatologa dell’Ini-Istituto neurotraumatologico italiano, Francesca Bruni – Se chi ha la carnagione chiara rischia di più un’eritema o un’ustione e chi ha la carnagione scura rischia di meno, nessuno è immune dall’eventuale comparsa o trasformazione di nei che, sotto l’effetto dei raggi ultravioletti, possono diventare maligni”.

Per evitare di andare incontro a brutte sorprese, alcuni accorgimenti possono essere adottati prima di partire. “Prima di andare in vacanza è consigliabile, se suggerito dal medico, sottoporsi all’epiluminescenza, l’unico esame strumentale che permette di vedere i nei a un forte ingrandimento e percepire i cambiamenti molto prima di quanto possa fare l’occhio nudo – prosegue la dermatologa – Si consiglia il periodo prima dell’estate perché la pelle non deve essere ancora abbronzata e perché in caso di rischio il neo viene tolto prima dell’esposizione solare per evitare danni. L’esame è consigliato a chi ha molti nei, a chi ha notato la comparsa di nei recenti, a chi ha nei congeniti e a chi ha familiarità per il tumore della pelle. In questi ultimi casi il controllo dovrebbe essere annuale”.

Ecco i 10 consigli dell’esperta per una corretta esposizione al sole:

1) Gradualità: si inizia i primi giorni con un paio d’ore, per poi aumentare, giorno dopo giorno, il tempo e la quantità di sole assorbito.

2) Niente sole nelle ore centrali: da mezzogiorno alle 4 del pomeriggio le radiazioni fanno più male, per cui, per l’intera vacanza, in quegli orari bisognerebbe evitare di prendere il sole. Non si deve rinunciare al mare, ma bisogna prediligere l’ombra.

3) Protezione in anticipo: la protezione va applicata mezz’ora prima dell’esposizione al sole.

4) Si parte con la 50: tutti devono iniziare con la protezione 50, poi chi ha la carnagione scura può diminuire fino a 30, chi è più chiaro deve continuare con la 50.

5) Crema ogni 2 ore: è importante che tutta la superficie corporea sia protetta e, soprattutto, che la crema solare venga applicata ogni 2 ore, perché tra salsedine, sabbia e sudore si perde l’efficacia.

6) Cerotti per i nei: se notiamo un neo che non ci piace, che ha cambiato forma o dimensione, possiamo coprirlo anche con un cerotto. Ma solo se si tratta di un neo sospetto particolarmente allarmante.

7) Cappello e occhiali: proteggere sempre il viso con un cappello e gli occhi con gli occhiali da sole.

8) Integratori: per chi vuole proteggersi senza rinunciare all’abbronzatura sono consigliabili gli integratori solari che vanno a potenziare l’effetto dei cibi rossi e arancioni a base di betacarotene. Si protegge la pelle da eritemi ed eczemi e si acquista colorito.

9) Acqua e doposole: nelle giornate molto assolate, se ci si espone molto al sole si raccomanda di bere tanta acqua e idratare molto la pelle. Sole e abbronzatura sono fonte di disidratazione.

10) Fondotinta protettivo: per chi ha problemi di macchie sul viso in farmacia sono disponibili fondotinta compatti a protezione 50+, da applicare prima di esporsi al sole.    

AdnKronos Salute

 

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Thu, 11 Jul 2019 10:27:43 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1044/1/10-consigli-per-proteggere-la-pelle-dai-raggi-solari
Accadde oggi... 10 Luglio http://www.mutualpass.it/post/1043/1/accadde-oggi-10-luglio- http://www.mutualpass.it/post/1043/1/accadde-oggi-10-luglio-]]> Oggi, 10 Luglio, nascevano due stimatissimi artisti: nel 1830 Camille Pissarro, tra i maggiori esponenti dell’impressionismo e nel 1909 Giorgio De Chirico, tra i fondatori della corrente metafisica.

Camille Pissarro nasce nelle Isole Antille, allora note come Indie Occidentali, dove la sua famiglia di piccoli commercianti si era trasferita in cerca di fortuna. La sua formazione scolastica avvenne in Francia e dal 1855 si stabilisce definitivamente a Parigi, dove per un certo periodo la prestigiosa Ecole des Beaux-Arts. Negli ambienti artistici antiaccademici della capitale francese ha ben presto modo di conoscere il giovanissimo Monet e insieme frequentano, agli inizi degli anni Sessanta, la Brasserie des Martyrs, dove l’eccentrico Courbet andava predicando la supremazia della pittura realista.  A quel periodo risale anche l’amicizia con Cézanne, sul quale Pissarro esercitò un’influenza determinante.

Assillato dalle continue ristrettezze economiche Pissarro si ritira in campagna, a Pontoise, mentre nel 1870, per sfuggire alla guerra franco-prussiana, si rifugia a Londra. Nel 1874 è tra i più convinti ed entusiasti organizzatori della prima esposizione impressionista, presso lo studio di Nadar, e anche negli anni successivi sarà l’unico a partecipare a tutte le esposizioni che si svolgeranno fino al 1886, aderendo per qualche tempo anche alle esasperate ricerche del divisionismo neoimpressionista del giovane Seurat. Insieme a Monet, comunque, Pissarro è da tutti considerato uno dei più ferventi Impressionisti. L’arte del maestro, infatti, trae proprio dai paesaggi campestri en plein air, la sua ispirazione più vera. I colori della sua tavolozza, freschi e vivissimi, sanno comunque andare sempre al di là della semplice impressione transitoria, riuscendo a concretizzarsi in spazi e volumi di grande solidità.

Giorgio De Chirico a Volos, capitale della Tessaglia (Grecia). Secondogenito di tre fratelli è figlio di un ingegnere ferroviario e di una nobildonna genovese. Assecondato dal padre nella passione per l'arte, prende le prime lezioni di disegno dal pittore greco Mavrudis poi si iscrive all'Istituto Politecnico di Atene che frequenterà per un breve periodo (un paio di anni). Nel 1905 muore il padre, il tenero e sempre presente sostenitore delle sue inclinazioni. La ferita non sarà facile da rimarginare e, anzi, tempo dopo al pittore maturo capiterà spesso di rievocarne con commozione la figura e il bel rapporto. Rimasto solo con madre e fratello, si trasferisce a Monaco per continuare gli studi. Qui è attratto irresistibilmente dal disegno grafico, assai visionario, di Alfred Kubin nonché dalla pittura dei simbolisti Arnold Boecklin e Max Klinger. Ma l'arte non rimane il suo esclusivo campo di interesse. Si apre invece alla letteratura e alla filosofia di cui comincia a leggerne alcuni esponenti fondamentali.

Nel 1910, torna in Italia con la madre che lo accompagna prima a Milano poi a Firenze; Sul piano artistico si fanno invece strada le prime coordinate stilistiche del De Chirico più conosciuto. Dopo lungo rovello interiore, l'artista perviene alla conclusione che l'arte debba "creare sensazioni sconosciute in passato; spogliare l'arte dal comune e dall'accettato... sopprimere completamente l'uomo quale guida o come mezzo per esprimere dei simboli, delle sensazioni, dei pensieri, liberare la pittura una volta per tutte dall'antropomorfismo... vedere ogni cosa, anche l'uomo, nella sua qualità di cosa". In pratica, il manifesto condensato della pittura Metafisica, che in questa fase, sul piano delle produzioni, appare solo abbozzata.

I suoi quadri rappresentano magari semplici e disadorne piazze, dove si materializzano oggetti che vivono di una luce propria, estrapolati dalla dimensione banale e utilitaria dell'esistenza rivivono nel quadro come segni assoluti di memoria e nello spazio mentale del quadro si assemblano con lo stesso non senso in cui si vive la realtà del sogno: l'unica che può giustificare la riduzione dell'uomo a cosa, a manichino, a statua di marmo, a silhouette, privi di qualsiasi identità che non sia la pura apparizione metafisica.Nel 1935 è chiamato negli Stati Uniti dove rimane fino al 1936 con la compagna Isabella Far, cui resterà legato fino alla morte. Nel 1937 è costretto a spostarsi tra Milano, Parigi, Londra, Firenze, Torino e Roma dove espone per la seconda volta alla Quadriennale

Giunto ormai al termine della sua vita, continua incessantemente a dipingere con maggiore passione: "Per le emulsioni e il mio olio emplastico, che possano dare alla materia della mia pittura sempre maggiore trasparenza e densità, sempre maggior splendore e fluidità, io mi perdo in sogni bizzarri davanti allo spettacolo della mia pittura e mi sprofondo in riflessioni sulla scienza della pittura e sul grande mistero dell'arte".


Medika - La Card della Salute

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Wed, 10 Jul 2019 10:06:06 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1043/1/accadde-oggi-10-luglio-
Gli Undici - Pierre Michon http://www.mutualpass.it/post/1042/1/gli-undici-pierre-michon- http://www.mutualpass.it/post/1042/1/gli-undici-pierre-michon-]]> Gli Undici è un romanzo di Pierre Michon edito da Adelphi che racconta di quando il 15 nevoso dell’anno II rivoluzionario (5 gennaio 1794) un pittore mai esistito di nome François-Élie Corentin, ex allievo di Tiepolo alle dipendenze di David al Comitato delle arti, viene preso con la forza dai sanculotti per essere condotto all’ex convento dei Giacobini al cospetto del pedagogista Léonard Bourdon (segretario dei Giacobini nel 1791), del banchiere Proli e di Jean-Marie Collot d’Herbois, drammaturgo giacobino che per due volte ricoprì la carica di presidente della Convenzione Nazionale (il Parlamento del periodo rivoluzionario).

Corentin riceve una proposta che non può assolutamente rifiutare: raffigurare gli undici membri del Comitato di Salute Pubblica (l’esecutivo fantasma degli anni del Terrore) in una sorta di Ultima Cena laica e repubblicana. L’idea è venuta a Collot in modo da poter sfruttare il quadro a favore o ai danni del presidente Maximilien Robespierre. A favore, nel caso in cui Robespierre riuscisse ad affermare la propria autorità, contro, nel caso in cui dovesse perdere il controllo del Comitato e della Convenzione.

Un’idea geniale che sarebbe potuta venire in mente soltanto a un attore drammaturgo, quale è Collot, capace di sfruttare a proprio vantaggio i sentimenti della platea popolare nella rappresentazione del grande spettacolo politico rivoluzionario. Ovviamente nel quadro Robespierre dovrà dominare su tutti e il pittore potrà ritrarre questi onesti cittadini come meglio crede.Corentin si convincerà e realizzerà il quadro Gli Undici in barba a David e nel massimo segreto così come pattuito con i tre rivoluzionari.

Nel pieno dell’Ottocento lo storico Jules Michelet, autore della monumentale Storia di Francia e della Storia della rivoluzione francese, ammirerà il quadro al Pavillon de Flore, ala estrema del Louvre, e rimarrà colpito dalle fattezze di quegli undici tiranni disposti da sinistra a destra nell’ordine seguente: Jacques Nicolas Billaud-Varenne, Lazare Nicolas Marguerite Carnot, Pierre-Louis Prieur, Claude-Antoine Prieur-Duvernois detto Prieur de la Cȏte d’Or, Georges-Auguste Couthon, Maximilien Robespierre, Jean-Marie Collot d’Herbois, Bertrand Barére de Vieuzac, Robert Lindet, Louis-Antoine de Saint-Just e André Jeanbon Saint-André.

Ciò che più colpisce degli undici membri del comitato è la loro formazione giuridica, letteraria o scientifica. Inoltre avevano quasi tutti un’anima poetica.

Billaud-Varenne sperava di modificare i costumi libertini dell’epoca e renderli virtuosi con le sue commedie; Carnot fu un genio della matematica con i suoi studi sul calcolo infinitesimale e autore del teorema del coseno oltre ad essere un eccellente stratega militare. Sono sue le proposte inserite nella Costituzione del 1793 concernenti il cittadino soldato, la necessità dell’esercito di massa, la guerra totale di movimento e la funzione sociale del lavoro che, a mio modo di vedere, segneranno la sopravvivenza della rivoluzione francese e che condurranno all’ascesa di Napoleone Bonaparte e della sua Grande Armée.

Carnot inoltre è sepolto al Panthéon di Parigi ed era probabilmente il più democratico e repubblicano tra tutti i membri del comitato, poiché credeva nell’importanza di un’educazione popolare accessibile a tutti i cittadini - prova di ciò è senza dubbio il Politecnico di Parigi da lui istituito – e negli anni del Direttorio si oppose con fermezza all’accentramento dei poteri del primo console Napoleone Bonaparte.

Senza dimenticare i successi artistici di Collot d’Herbois, che ancor prima dello scoppio della rivoluzione francese era noto come attore e per le sue opere teatrali, alcune delle quali come Lucia o i genitori imprudenti o Il contadino magistrato conobbero un discreto successo; o ancora di Barére, l’Anacreonte della ghigliottina e dall’incorruttibile Robespierre definito anche come l’equivoco, che fin da giovane si distinse come poeta e studioso tanto da entrare a far parte dell’Accademia delle Scienze di Tolosa e dell’Accademia dei Giochi Floreali, la celebre istituzione letteraria francese avente sede sempre a Tolosa nota per aver premiato alcuni dei più importanti scrittori francesi come Voltaire e Victor Hugo.

Inoltre bisogna ricordare che anche Maximilien Robespierre, Saint-Just e Couthon – i membri del comitato che insieme a Augustin Robespierre, fratello del più celebre Maximilien, e Le Bas (quest’ultimo a dire il vero si suicidò prima di salire sulla ghigliottina) saranno condannati a morte il 10 termidoro (28 luglio) del 1794 - coltivavano ambizioni letterarie di non poco conto.

Maximilien Robespierre scrisse il saggio di filosofia politica Il terrore e la virtù in cui spiegava la necessità del Terrore e le motivazioni alla base della sua prosecuzione. È anche noto come Robespierre si dilettasse a scrivere poesie – ha lasciato traccia di alcuni madrigali a tal proposito - quando di tanto in tanto si prendeva una pausa dagli impegni politici.

Saint-Just è il rivoluzionario che in cuor suo sperava più di tutti di diventare un poeta illustre fin dalla più tenera età – Michon lo definisce un “Rimbaud à la nation” -, che nel 1789 pubblica con scarso successo il poema libertino Organt e l’opera teatrale Arlecchino-Diogene per poi passare alla storia con i saggi di filosofia politica Lo Spirito della rivoluzione e della costituzione francese e l’opera incompiuta Frammenti delle istituzioni repubblicane.

Couthon, invece, nonostante l’infermità che lo aveva colpito all’età di 22 anni, quando una misteriosa malattia lo rese paralitico, aveva una mente vivace e una personalità ardita e pubblicò nel 1791 la commedia L’aristocratico convertito e, una volta divenuto membro del Comitato di salute pubblica, si occupò della corrispondenza generale all’interno del Comitato, che verrà pubblicata postuma nel 1872.

Nel romanzo l’autore definisce tutti questi politici e intellettuali del Comitato di salute pubblica come “scrittori in potenza”, degli écrivaillons (ossia degli scrittori mediocri) che non hanno raggiunto la gloria delle lettere e che dominati dall’ésprit (cioè quel misto di ragione e sensibilità proprio del XVIII secolo francese) hanno compiuto le nefandezze del Terrore che, proprio perché in loro c’è tanto la raffinatezza dell’uomo di cultura quanto l’ebrezza del popolo limosino – a cui Corentin appartiene - immerso nel fango e dedito al vino, alla fine non si possono non assolvere in quanto nostri amici, nostri fratelli, a cui siamo legati dalla Storia.

Lungi da me considerare questi uomini politici degli scrittori mediocri - non faranno sicuramente parte della Pleiade delle lettere come Voltaire e Rousseau –, è indubbio però come alcuni dei loro scritti siano imprescindibili per chi vuole capire gli anni turbolenti e incerti della rivoluzione francese come anche le riflessioni politiche, letterarie e scientifiche scaturite in quel periodo.

Il romanzo di Michon, vincitore del Prix de l’Académie Française 2009, è stato scritto in due periodi differenti.

La prima parte è stata redatta nel 1993 e raffigura l’Ancien Règime partendo da un quadro di Gianbattista Tiepolo padre a cui ha contribuito l’apprendista Corentin e che si caratterizza per l’atmosfera pastorale e l’uso di uno stile vintage a imitazione degli scrittori preromantici come il marchese de Sade, Jean-Jacques Rousseau e Bernardin de Saint-Pierre.

La seconda parte è stata composta invece nell’ottobre 2008, dopo aver scritto il quarto e ultimo capitolo della prima parte e intercettato l’ispirazione per scrivere i restanti quattro capitoli conclusivi. Quest’ultima parte ha tinte più caravaggesche e tardo romantiche – e non fredde e statuarie alla Jacques Louis David come ci potremmo aspettare – in cui scorgiamo un Corentin bambino che scappa dalla bella giovane madre bionda Suzanne, delicata come porcellana, per arrestarsi sull’argine della Loira dove vede il popolo lavoratore in mezzo al fango del letto del fiume per poi arrivare al momento culmine della committenza sotto lo sguardo dello storico Jules Michelet.

Con il suo romanzo Pierre Michon crea la più grande illusione della storia dell’arte – una truffa ben congegnata – facendoci entrare nel cuore della Storia, una Storia che “è terrore allo stato puro” e da cui ne usciamo più consapevoli, maturi e con la voglia di leggere le opere di quei mostri sacri della letteratura settecentesca francese.

Disponibile in italiano dal 2018 per le edizioni Adelphi, Gli Undici di Pierre Michon è il romanzo contemporaneo che più di ogni altro ci permette di cogliere la grandezza e l’importanza che tutt’oggi ricopre la rivoluzione francese a 230 anni di distanza. 


Roberto Cavallaro   

Dedalus Libreria  

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Mon, 8 Jul 2019 10:29:29 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1042/1/gli-undici-pierre-michon-
6 Luglio 2019 - Giornata Mondiale del Bacio http://www.mutualpass.it/post/1041/1/6-luglio-2019-giornata-mondiale-del-bacio http://www.mutualpass.it/post/1041/1/6-luglio-2019-giornata-mondiale-del-bacio]]> Il 6 luglio di ogni anno si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale del Bacio, festa nata in Gran Bretagna nel 1990, ma presto diffusa in tutto il mondo con l’obiettivo di ricordare, con una giornata ad esso dedicata, quanto può essere importante un bacio: gesto terreno e sacrale al tempo stesso, tra i più universali del comportamento umano, il bacio addensa uno spettro straordinariamente ampio di significati

Aiuta a mantenere viva la coppia e rende più forte l'amicizia, anche se a volte lo. In occasione di questa giornata, scopriamo che per 7 fra psicologi e psichiatri su 10 (72%) baciare aiuta a vivere meglio. Un dato che viene confermato da diversi studi internazionali. Ma quali sono gli effetti positivi di questo gesto? Per prima cosa aumenta l'affetto delle persone verso i propri cari (72%) e allo stesso tempo provoca una forte scarica ormonale nella coppia (65%). Ma a far dimenticare il valore benefico del bacio, a volte si mettono di mezzo il lavoro eccessivo (39%) e la fissazione per i social network (26%). E' quanto emerge da uno studio di Baci Perugina condotto su circa 4mila italiani, uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni.

Con un bacio appassionato di 10 secondi condividiamo circa 80 milioni di batteri, secondo gli esperti della Netherlands Organisation for Applied Scientific Research, ma tutto questo non fa male, anzi rinforza le nostre difese immunitarie.

E se non bastasse, sappiate che i baci possono essere efficaci per calmarci, ridurre l'ansia e farci sentire meno stressati perché diminuiscono il cortisolo, l'ormone dello stress, e aumentano invece i livelli di serotonina, l'ormone del buonumore.

In più, quando le labbra si uniscono in un bacio, i vasi sanguigni si dilatano, favorendo il flusso del sangue e portando un abbassamento della pressione. Baciarsi poi allena i muscoli facciali. Secondo uno studio inglese, richiede il coordinamento di 146 muscoli, tra cui 34 facciali e 112 posturali. Infine, scambiare saliva, come avviene in un bacio, ne aumenta il flusso, il che aiuta a mantenere sani bocca, denti e gengive. In media, nella vita trascorriamo due settimane baciando e la 'ricetta' per una relazione in salute secondo un sondaggio britannico di qualche anno fa prevede 5 baci al giorno. Per chi vuole recuperare il tempo perduto, si può partire già da oggi. 

Quanto alle diverse tipologie di bacio, quello sulla bocca è ritenuto di gran lunga il più passionale, quello che rilascia i feromoni e stimola il desiderio. Il bacio sulla guancia invece dà un effetto di legame e simpatia: è la base di un rapporto amichevole. Il bacio sulla fronte dà un forte senso di sicurezza e protezione. Viene utilizzato soprattutto dal compagno per rassicurare la propria ragazza e dal padre di famiglia, per trasmettere amore ai propri figli. Il bacio sul collo è un segnale di grande complicità e attrazione. Quello sulla testa è meno intimo di quello sulla fronte e "rappresenta un gesto di apertura verso una nuova avventura. E' il passo successivo al bacio sulla guancia ed è il classico segnale che si vuole costruire qualcosa di più importante".


Fonti: AdnKronos - Ansa Salute

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Sat, 6 Jul 2019 12:28:44 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1041/1/6-luglio-2019-giornata-mondiale-del-bacio
"Ritorno alle origini" di Alvaro e Togo http://www.mutualpass.it/post/1040/1/ritorno-alle-origini-di-alvaro-e-togo http://www.mutualpass.it/post/1040/1/ritorno-alle-origini-di-alvaro-e-togo]]> Alle ore 18.30 di venerdì 5 luglio 2019, nei saloni espositivi del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, nell’ambito del progetto “Opera al Centro” curato da Giuseppe la Motta, si chiude la Stagione Artistica 2018/2019 con la grande mostra “Ritorno alle Origini” di Alvaro e Togo.

La Mostra “Ritorno alle Origini” ha le basi nel crogiuolo formativo del Caffè Nettuno e nel gruppo di ragazzi con la medesima visione romantica e idealista dell’arte, della poesia e della letteratura nella fronda ingenua verso gli “universitari” dell’Ospe, libreria dell’Intellighentia, o l’assistere defilati sotto i ficus del Ritrovo Irrera alle “lezioni” degli intellettuali locali: i pittori Giulio D’Anna e Felice Canonico, Il letterato Vincenzo Palumbo, il poeta Vann’Antò e quelli forestieri: Il filosofo Galvano della Volpe, il critico letterario Giacomo De Benedetti. Era possibile incontrare il Magnifico Rettore Salvatore Pugliatti e il poeta Salvatore Quasimodo quando veniva in città e si concedeva.

Il confronto è il terzo ed è particolarmente apprezzabile che avvenga nella nostra città. Il primo si tenne nel 1982 presso lo spazio Grifone Arte a Messina: “Oltre lo stretto” con l’introduzione in catalogo di Vincenzo Celi e la presentazione critica, approfondita di Lucio Barbera. Il secondo è avvenuto presso la Permanente di Milano: “Conversazioni”, vittoriniana lettura critica di Angela Manganaro.


L’interessante mostra potrà essere visitata tutti i giorni, escluso la domenica, dal 5 Luglio al 3 Agosto, nelle fasce orarie 10:00-13:00/16:00-19:00.

 

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Fri, 5 Jul 2019 09:53:39 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1040/1/ritorno-alle-origini-di-alvaro-e-togo
Messina tra i dipinti circolari del “Teatro Panorama” di Leicester Square a Londra http://www.mutualpass.it/post/1039/1/messina-tra-i-dipinti-circolari-del-teatro-panorama-di-leicester-square-a-londra http://www.mutualpass.it/post/1039/1/messina-tra-i-dipinti-circolari-del-teatro-panorama-di-leicester-square-a-londra]]> Messina tra i dipinti circolari del “Teatro Panorama” di Leicester Square a Londra

di Enzo Caruso

 

Il casuale ritrovamento di una inedita, quanto insolita stampa di Messina riferita al 1810, acquistata, dal mio amico Giorgio Serraino, in un mercatino dell’usato di Londra al prezzo di 60 sterline, ha condotto ad una originale ricerca che ha evidenziato aspetti storici e alquanto curiosi riferiti alla fama che la nostra città aveva presso gli inglesi nel XIX secolo.

La parola Panorama, che si legge al centro di questa particolare cartina, potrebbe istintivamente indurre in un errore molto grossolano, se ci si limitasse a considerare la mappa come un semplice disegno paesaggistico della costa messinese. Un’attenta e puntuale indagine rivela invece che la stampa si rifà ad una rappresentazione pittorica realizzata nel luglio 1811 presso un particolarissimo e originale Teatro, chiamato “Panorama”, esistente a Londra nella famosa piazza di Leicester Square.

L’inedita stampa ritrovata a Londra risulta essere in effetti il “programma di sala” dello spettacolo visivo relativo alla veduta di Messina rappresentato a Londra nel 1811 che si rifà al tentativo di sbarco delle truppe francesi di Gioacchino Murat sulle spiagge di Mili, avvenuto il 18 settembre 1810 e respinto dagli inglesi. Attraverso la legenda, allegata al programma, il visitatore aveva la possibilità di individuare sulla costa messinese, in una veduta a 360 gradi, non solo i numerosi monumenti e le bellezze della città, ma indirettamente, la dislocazione delle truppe di occupazione inglesi e la difesa costiera che era stata approntata per fronteggiare l’atteso attacco dell’esercito francese.

Questi fatti storici, unitamente a quelli in cui l’Impero britannico, in un modo o nell’altro, era stato protagonista, venivano rappresentati al Teatro Panorama che si caratterizzava per la particolare invenzione del suo ideatore, Sir Robert Aston Barker. Nel 1787, Barker (1739-1806), pittore ritrattista irlandese, aveva ideato un’originalissima forma di spettacolo che prevedeva la visione a 360 gradi di scene panoramiche all’interno di una struttura circolare di circa 30 metri di diametro entro la quale il pubblico, da una piattaforma centrale, aveva la possibilità di ammirare il paesaggio di famose città europee o scene di celebri battaglie, dipinte su oltre 900 metri quadrati di tela, alta 9 metri, distribuita sulle pareti.

La storia racconta che Barker, nel realizzare nel 1787 il dipinto della città di Edimburgo, ebbe l’idea di riprodurre la scena su una grande tela da appendere tutto intorno alle pareti interne di una grande struttura cilindrica. L’idea era che un osservatore, al centro di questo grande cilindro, sarebbe stato circondato da una vista senza la percezione dei confini di una regolare cornice di un quadro. In questo modo, la scena dipinta avrebbe riempito completamente il campo visivo dell’osservatore rendendo l’effetto più vicino possibile alla realtà. Si realizzò così la prima realtà virtuale immersiva.

L’ideazione, inizialmente fu denominata Nature à coup d’oeil, (la natura in un colpo d’occhio) e successivamente nel 1792 venne coniato il termine di Panorama, etimologicamente derivata dal greco (pan = tutto insieme e orama = veduta). Barker intuendone da subito le potenzialità non solo espressive ma soprattutto economiche, brevettò a Londra nel 1787 l’invenzione e la sua applicazione pratica. I panorami circolari, abilmente dipinti e illuminati dall’alto dalla luce del giorno, davano l’illusione a coloro che stavano in piedi sulla piattaforma centrale di far parte integrante del paesaggio. Questa forma di spettacolo proposta da Barker e dai suoi successori tra il 1794 e il 1863, venne in seguito imitata da altri imprenditori che la diffusero negli anni in tutta Europa e in America dove, tra il 1840 e il 1850, fu introdotta con il nome di Cyclorama.

Il Teatro circolare di Leicester Square misurava 11 metri d’altezza ed era stato realizzato in modo da consentire la visualizzazione simultanea di due panorami, montati su due piani sovrapposti.

I visitatori venivano ammessi attraverso un percorso buio al fine di aumentare l’effetto sorpresa e la sensazione di entrare in un mondo surreale. Il tetto, a forma di ombrello, consentiva alle scene dipinte di essere illuminate da una luce naturale che entrava direttamente al di sopra delle tele. Questa particolare forma di illuminazione evitava che le ombre dei visitatori si proiettassero sul dipinto con conseguente interruzione dell’illusione. I limiti inferiori e superiori del campo visivo venivano drappeggiati in modo da rendere la vista infinita. Il Teatro era aperto al pubblico dalle 10 del mattino fino al tramonto e il biglietto d’ingresso era di 1 scellino. Quando si rappresentavano i panorami delle battaglie navali, la piattaforma dei visitatori era a volte costruita in modo da somigliare al ponte di una nave.

Alla morte di Robert Barker, suo figlio Henry continuò a portare avanti l’attività con l’impegno di onorare la memoria del padre, garantendo lo stesso rigore e fedeltà nella realizzazione dei dipinti. Il Teatro circolare di Leicester Square fu chiuso nel 1863 per essere demolito dai lavori di realizzazione della metropolitana, quando questa forma di intrattenimento subì il suo più grande declino con l’avvento della fotografia e successivamente delle immagini in movimento. Grazie all’invenzione di Barker la gente, senza la necessità di dover viaggiare ebbe l’occasione, per quasi settant’anni, di ammirare gli splendidi paesaggi di Parigi, Dover, New York City, le Cascate del Niagara, Amsterdam, la scalata del Monte Bianco, Malta, Edimburgo, Costantinopoli, Losanna, Venezia, l’isola d’Elba, Pompei, Palermo, Napoli, Firenze, Roma, Milano e il Lago Maggiore e, sorprendentemente, Messina.

Il panorama di Messina fu aperto al pubblico il 20 luglio 1811, come evidenziato dall’inserzione pubblicitaria apparsa sul principale quotidiano londinese The Times e le rappresentazioni proseguirono per circa un anno. Successivamente si tenne una ultima rappresentazione nel dicembre 1860, quando i Barker avevano già ceduto il teatro al fidato assistente Mr. Burford. Uno spettatore racconta: "Mi è capitato di vedere i panorama di Mr. Barker dell’assedio di Flushing, e della Baia di Messina. Essi sono talmente ben dipinti da essere quasi un inganno…. poichè si estendono in forma circolare tutto intorno alla sala. Gli spettatori sono posizionati nel centro, l’effetto è davvero impressionante. Io, in realtà, indossai il mio cappello con la sensazione di essere all’aria aperta. Queste immagini mostrano entrambe le sezioni della prospettiva in modo perfetto; rimasi talmente ingannato da non potermi rendere conto di quanto fosse distante la tela da miei occhi; da una posizione sembra distante 30 miglia e da un’altra pochi centimetri; l’effetto è talmente stupefacente che può venire soltanto da una rigorosa e fedele riproduzione della Natura."

Il programma di sala del “Panorama di Messina” è una insolita rappresentazione a 360° di Messina e dello Stretto, contiene al centro una serie di informazioni sullo spettacolo che si teneva al Teatro di Mr. Barker in Leichester Square, ovvero “spiegazione della meravigliosa vista di Messina presa dalla Lanterna e dipinta su 10.000 piedi quadrati di tela da Henry Baston Barker ora esposta nella grande rotonda in Leichester square”. Tutto intorno, a chiudere, vi è una legenda con specificati ben 39 punti di interesse, che lo spettatore all’interno del teatro, poteva facilmente individuare sulla tela durante la visione del Panorama. Sono evidenziati tutti gli edifici e luoghi principali della città quali chiese, conventi, fortificazioni, vie di comunicazione, fiumare ed in genere tutti i luoghi simbolici dello Stretto e di maggior interesse, per le notizie riferite alla situazione militare dell’epoca, completano la rappresentazione l’indicazione delle cannoniere britanniche e francesi in azione e il gorgo di Cariddi.

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Wed, 3 Jul 2019 10:19:35 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1039/1/messina-tra-i-dipinti-circolari-del-teatro-panorama-di-leicester-square-a-londra
Qual è il numero mancante? http://www.mutualpass.it/post/1038/1/qual-e-il-numero-mancante http://www.mutualpass.it/post/1038/1/qual-e-il-numero-mancante]]> Tenere la mente allenata è fondamentale per la salute e il benessere dell’uomo. Secondo studi scientifici, un cervello “in forma” permette di tenere alla larga molte malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e la demenza senile. Tra i tanti modi in cui è possibile farlo, sicuramente un posto d’eccezione meritano i giochi, gli indovinelli e i rompicapo di qualunque genere.

Uno tra i più diffusi è quello che ci chiede di risolvere l'enigma che consiste nel trovare il numero corretto da posizionare all'interno del cerchio, operazione che appare subito semplice ma che nasconde molte insidie e chiede alla nostra mente uno sforzo non indifferente.

Ecco la sorprendente soluzione dettagliata:

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Tue, 2 Jul 2019 12:28:32 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1038/1/qual-e-il-numero-mancante
Il solco - Valérie Manteau http://www.mutualpass.it/post/1037/1/il-solco-valerie-manteau- http://www.mutualpass.it/post/1037/1/il-solco-valerie-manteau-]]> Il solco è un romanzo reportage della scrittrice e giornalista francese Valérie Manteau edito da L’Orma editore, che affronta le tematiche quanto mai attuali delle minoranze presenti in Turchia (in particolare quella armena), dell’identità turca e della dissidenza politica al presidente Recep Tayyip Erdoğan.

Nel 2016 la giornalista collaboratrice di Charlie Hebdo decide di trasferirsi a Istanbul per ritrovare un amore sfuggente, i vecchi amici del collettivo Muz e soprattutto per sfuggire all’angoscia del mondo che ritrova nel suo paese natio.

Sono passati tre anni dalla repressione della rivolta di Gezi Park e siamo nel pieno del processo al periodico Özgür Gündem, che vede convolte tra l’altro le scrittrici Asli Erdoğan (scrittrice nota in tutto il mondo per i suoi scritti come ad esempio il romanzo “Il mandarino meraviglioso” edito in Italia da Keller) e Necmiye Alpay. La dissidenza in Turchia è presente ma è più accorta rispetto al 2013, poiché non ci vuole niente ad essere processati per vilipendio dell’identità turca sancito dall’articolo 301 del codice penale turco e di cui lo Stato si avvale per fare tacere l’opinione pubblica più radicale.

Ci sono infatti alcune g-words, ossia parole proibite, che non possono essere pronunciate se non si vuole incorrere nel pericolo di essere considerato nemico dello Stato: una di queste è genocidio. Crogiolo di etnie con una storia secolare, dall’atto della sua nascita (1915) la repubblica turca ha avuto difficoltà ad accettare le minoranze etniche che la popolano: greci, armeni, curdi, siriani ed ebrei.

Un nome in particolare darà senso alla permanenza in Turchia dell’autrice. Quel nome è Hrant Dink: il grande giornalista e intellettuale armeno, fondatore e direttore editoriale del quotidiano Agos (Il solco), assassinato il 19 gennaio 2007 da un giovane nazionalista turco davanti alla sede della redazione del giornale. E così mentre la relazione col compagno si fa sempre più tesa, la giornalista si getta a capofitto nella sua ricerca per far sì che la morte di Dink non sia vana. Perché non si può morire per aver messo in evidenza il “veleno turco nell’identità armena”, intendendo con quest’affermazione la necessità di porre fine al nazionalismo, non negare le atrocità della Storia e battersi per uno Stato in cui sia possibile la convivenza delle differenze.

I libri richiamano altri libri e gli scrittori si compenetrano avvicenda. È ciò che avviene nel romanzo di Valérie Manteau. Una storia che l’autrice non avrebbe scritto, come lei stessa afferma nel romanzo, se non avesse letto La maschera della verità della scrittrice Pinar Selek in cui incontra per la prima volta la figura di Hrant Dink. Inoltre molti sono gli scrittori turchi citati quali Uyurkulak, Elif Şafak, Ece Temelkuran, Ahmet Altan e tanti altri.

Il romanzo, che si caratterizza per l’uso del “presente intimo”, è valso alla scrittrice il Prix Renaudot 2019.Dink in un suo editoriale affermò di sentirsi “prigioniero nell’inquietudine della colomba”, ma grazie a Valérie Manteau il suo messaggio di libertà e di pace non sarà inascoltato.


Roberto Cavallaro

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Mon, 1 Jul 2019 10:27:37 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1037/1/il-solco-valerie-manteau-
Accadde oggi... 28 Giugno - Le 5 opere più belle di Rubens http://www.mutualpass.it/post/1036/1/accadde-oggi-28-giugno-le-5-opere-piu-belle-di-rubens http://www.mutualpass.it/post/1036/1/accadde-oggi-28-giugno-le-5-opere-piu-belle-di-rubens]]> Pieter Paul Rubens nasce il 28 giugno del 1577 a Siegen, in Westfalia. Cresciuto a Colonia, dove il padre si era rifugiato per evitare la persecuzione spagnola nei confronti dei protestanti, a dodici anni si trasferisce ad Anversa, dove studia il latino, riceve un'educazione umanista e diventa cattolico. Nel 1596 realizza con Otto van Veen e Jan Brueghel il Vecchio il "Parnaso"; nello stesso periodo, porta a termine anche la "Battaglia delle amazzoni" e il "Peccato originale". Nel 1598 Rubens viene iscritto alla corporazione dei pittori della gilda locale come maestro, mentre due anni più tardi si reca in Italia: vi rimarrà fino al 1608.

Dapprima fa tappa a Venezia, dove entra in contatto con le opere di Tintoretto, di Veronese e di Tiziano; poi, conosciuto il duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga, viene nominato pittore di corte. Nel 1601 viene spedito a Roma allo scopo di copiare alcuni dipinti: in questa occasione scopre le opere di Raffaello e di Michelangelo, ma anche di Federico Barocci, di Caravaggio e del Carraggi.

Nel 1603, sempre in missione per Vincenzo I Gonzaga, si sposta in Spagna; tornato a Mantova, soggiorna a Genova, dove realizza il "Ritratto di Brigida Spinola Doria", per poi ritrovare Roma: qui vive con suo fratello Philipp e viene incaricato di decorare l'abside di Santa Maria in Vallicella. Nel 1608, Rubens torna in patria, dove trova il sostegno di Nicolas Rockx, scabino e borgomastro, e di un altro potente protettore, l'arciduca Alberto, al tempo governatore dei Paesi Bassi meridionali. Sul fronte artistico, in questo frangente il suo stile si indirizza verso contrasti luministici evidenti e figure michelangiolesche in gruppi.

Dal 1612 in poi, tuttavia, il suo modo di dipingere si evolve con opere che diventano più chiare e con colori più freddi, ma anche una distribuzione più armoniosa dei personaggi. Nel 1620 si occupa della decorazione dei soffitti della Chiesa di San Carlo Borromeo di Anversa, con quaranta dipinti di grandi dimensioni che raffigurano scene tratte dalle vite dei santi, dall'Antico Testamento e dal Nuovo Testamento.

Nel 1621 Rubens riceve l'incarico di realizzare alcuni dipinti monumentali che andranno ad arricchire la galleria del Palazzo del Luxembourg: ad assegnargli il compito è la madre del re Luigi XIII, Maria de' Medici. Nella seconda metà degli anni Venti del XVII secolo, Rubens è impegnato nella preparazione dei bozzetti relativi a quindici arazzi di grandi dimensioni commissionatigli dall'arciduchessa Isabella, che dovranno essere collocati nel convento delle Carmelitane scalze di Madrid

Dopo avere comprato una casa di campagna ad Ekeren, il pittore fiammingo si reca in Spagna in missione diplomatica, alla corte del re Filippo IV, per poi visitare la corte di Carlo I d'Inghilterra: proprio su commissione di quest'ultimo lavora, all'inizio degli anni Trenta, a nove opere con la "Glorificazione di Giacomo I" per la Banqueting House di Whitehall a Londra.

Dopo avere completato otto arazzi con la "Storia di Achille", Rubens acquista nel 1635 la tenuta dello Steen a Elewyt e si dedica alla creazione degli apparati per l'entrata trionfale dell'arciduca Ferdinando d'Austria, nuovo governatore generale dei Paesi Bassi, ad Anversa. Dopo essere stato chiamato a decorare venticinque stanze del padiglione di caccia di Filippo IV, re di Spagna, Rubens muore ad Anversa il 30 maggio del 1640, poco prima di compiere sessantaquattro anni.

 

Abbiamo provato a stilare una classifica con le 5 più belle opere, scelte da noi, di Rubens:

 

5) Giardino d'amore (1632/1633) - Museo del Prado (Madrid)

 

4) Due Satiri (1619) - Alte Pinakothek (Monaco)

 

3) Ritratto di Suzanne Fourment  (1622) - National Gallery (Londra)

 

2) Innalzamento della Croce  (trittico 1610/1611) - Cattedrale di Nostra Signora (Anversa)

 

1) Le conseguenze della guerra  (1637/1638) - Galleria Palatina (Firenze)


Fonti biografiche: Biografieonline.it

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Fri, 28 Jun 2019 09:59:59 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1036/1/accadde-oggi-28-giugno-le-5-opere-piu-belle-di-rubens
L’estate da mangiare: il gelo di melone http://www.mutualpass.it/post/1035/1/l-estate-da-mangiare-il-gelo-di-melone http://www.mutualpass.it/post/1035/1/l-estate-da-mangiare-il-gelo-di-melone]]> Molti, nei secoli, sono i rimedi messi a punto dai siciliani per affrontare le caldissime giornate estive, tra questi ce n’è uno particolarmente fresco e gustoso, il gelo di melone, un dolce al cucchiaio delicato e leggero.

L’origine della ricetta è incerta, alcune fonti la attribuiscono al periodo della dominazione araba, altre alle popolazioni arbëreshë albanesi insediate nell’entroterra palermitano, dove questo dolce è particolarmente diffuso grazie anche al ruolo centrale che l’anguria riveste durante il sentitissimo Festino di Santa Rosalia, patrona della città.

Molte sono le varianti esistenti in tutto il territorio siciliano, noi ve ne proponiamo una di queste.

Ingredienti

  • Un litro di succo di anguria
  • 100-200 g di zucchero (in base alla dolcezza naturale del succo)
  • 90 g di amido per dolci
  • Cannella in polvere q.b.
  • Pistacchi tritati q.b.
  • 6 fiori di gelsomino
  • Gocce di cioccolato

 

Per prima cosa è necessario estrarre un litro di succo passando o frullando l’anguria e filtrare il tutto per eliminare semi ed altre eventuali impurità. A questo punto versare il succo in una pentola aggiungendo, poco a poco, l’amido setacciato.

Unire al composto lo zucchero, i fiori di gelsomino e mettere la pentola sul fornello a fiamma moderata, mescolando con cura per un periodo compreso tra i 10 e i 20 minuti, fino a quando il succo avrà assunto una consistenza vischiosa e un colorito intenso.

Trascorso questo tempo, rimuovere i fiori di gelsomino, togliere il gelo dal fuoco e metterlo a raffreddare in un altro recipiente. Quando si sarà un po’ raffreddato, unire le gocce di cioccolato e versare il tutto in alcune coppette o stampini. 

Fare raffreddare il gelo di anguria in frigorifero per il tempo necessario affinché assuma più o meno la consistenza di un budino e, infine, guarnire con una spolverata di cannella, qualche altra goccia di cioccolato e la granella di pistacchio prima di servire.


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Wed, 26 Jun 2019 10:56:00 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1035/1/l-estate-da-mangiare-il-gelo-di-melone
Accadde oggi... 25 Giugno http://www.mutualpass.it/post/1034/1/accadde-oggi-25-giugno http://www.mutualpass.it/post/1034/1/accadde-oggi-25-giugno]]> Il 25 Giugno festeggiamo la nascita di due grandi artisti del '900, Antoni Gaudì e George Orwell.

 

Antoni Gaudì

Nato il 25 giugno 1852 a Reus, Antonio Gaudì Cornet, oggi considerato uno dei più grandi architetti degli ultimi due secoli, discendeva da una famiglia di modeste origini sociali. Il padre, il nonno e il bisnonno furono calderai (artigiani che costruivano caldaie e manufatti in rame o lamiera), ma lui, portato per gli studi e la riflessione, frequentò prima la scuola degli Scolapi di Reus e poi, nel 1870, la Scuola di Architettura di Barcellona.

Fra il 1876 e il 1878 Gaudì, ancora studente, realizza lavori con gli architetti Villar, Sala e Martorell, così come con il capomastro Fontserè. Nel 1878 ottiene il titolo di architetto, che gli consente di aprire un ufficio nella barcellonese Via Call.

Nel 1883 assume l'incarico della realizzazione del progetto ambizioso del tempio della Sagrada Familia. Fra il 1890 e il 1894 si trasferisce in Andalusia, a Leon e Astorga, città queste in cui lascerà una profonda impronta architettonica. Il 3 settembre 1901 ottiene il Premio dal Municipio di Barcellona per la realizzazione della Casa Calvet.

Nel 1904 visita Palma di Maiorca, nella quale tornerà nel 1914. Nel 1910 ottiene un enorme successo nell'Esposizione del "Societè Generale des Beaux Arts" di Parigi. L'anno dopo, purtroppo, nel visitare Malta si ammala gravemente contraendo una rara specie di febbre.

Il 7 giugno 1926 Gaudì viene tragicamente investito da un tram. Il suo miserevole aspetto ingannò i soccorritori che pensarono si trattasse di un povero vagabondo. Lo trasportarono all'ospedale della Santa Croce, un ospizio che la ricca borghesia catalana aveva costruito per i mendicanti. Venne identificato, ma il 10 giugno spirò: venne seppellito a Barcellona, proprio nel cuore della Sagrada Familia.

Considerato l'architetto emblematico del modernismo novecentesco, Gaudì fu anche rappresentante di una corrente culturale e spirituale che opponeva all'anarchismo e ai fervori socialisti dei primi del '900, valori profondamente cristiani, quasi mistici. E mistico era lui stesso, come dimostra bene una vita di povertà e solitudine spesa a servizio della sua professione, ma con un fine più alto: costruire la città di Dio nella città degli uomini, per questo venne soprannominato già dai contemporanei "Architetto di Dio".

Per quarantadue anni, dal 1884 fino al giorno dell'improvvisa morte, Gaudì lavorò instancabilmente alla "cattedrale dei poveri". Negli ultimi tempi non si allontanava più dal gigantesco cantiere neppure per dormire. Nonostante avesse una piccola casetta nel centro storico di Barcellona, si era ricavato un angolino nella Sagrada Familia, dove studiava e lavorava, giorno e notte. Non si sposò mai e non ebbe figli.

Tra le altre sue meravigliose opere ricordiamo la Casa Vicens, il sobrio Collegio delle Teresiane, le audaci e geniali della Casa Milà (la Pedrera) e la Casa Batlló, nonché il meraviglioso Parco Güell.

 

George Orwell

George Orwell nasce in India il 25 giugno 1903 con il nome di Eric Arthur Blair, a Motihari, nel Bengala. La famiglia, di modeste condizioni economiche, è di origine scozzese.

Tornato in patria nel 1907 con la madre e le due sorelle, si stabilisce nel Sussex, dove si iscrive alla Saint Cyprian School. Ne esce con un opprimente complesso d'inferiorità, dovuto alle sofferenze ed alle umiliazioni che era stato costretto a subire per tutti i sei anni di studio. Rivelatosi tuttavia studente precoce e brillante, vince una Borsa di Studio per la famosa Public School di Eton, che frequenta per quattro anni.

Non prosegue gli studi, come invece ci si aspettava da lui, ad Oxford o Cambridge ma, spinto da un profondo impulso all'azione, si arruola nel 1922 nella Indian Imperial Police, prestando servizio per cinque anni in Birmania. Pur avendo ispirato il suo primo romanzo, "Giorni birmani", l'esperienza vissuta nella Polizia Imperiale si rivela traumatica, si dimette infatti nel 1928.

Rientrato in Europa, il desiderio di conoscere le condizioni di vita delle classi subalterne lo induce a umili mestieri nei quartieri più poveri di Parigi e di Londra. Tornato in Inghilterra alterna all'attività di romanziere quella di insegnante in scuole private, di commesso di libreria e di recensore di romanzi per il New English Weekly.

Durante la Seconda Guerra Mondiale cura per la BBC una serie di trasmissioni propagandistiche dirette all'India, quindi è direttore del settimanale di Sinistra "The Tribune" ed infine corrispondente di guerra dalla Francia, Germania e Austria, per conto dell'Observer.

Nel 1945 compare il primo dei suoi due famosi romanzi utopici "La fattoria degli animali" che coniugando il romanzo con la favola animale e la lezione satirica, costituisce un unicum della narrativa orwelliana; nel 1948 esce l'altra sua celebre opera "1984", utopia che prefigura un mondo dominato da due superstati perennemente in guerra tra loro, e scientificamente organizzati all'interno in modo da controllare ogni pensiero ed azione dei propri sudditi. Con questo romanzo George Orwell prosegue e dà nuova linfa alla cosiddetta tradizione della letteratura distopica, cioé dell'Utopia alla rovescia.

George Orwell è morto il 21 gennaio 1950 per tubercolosi, in un ospedale di Londra.


Fonti Biografiche: biografieonline.it

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Tue, 25 Jun 2019 11:03:54 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1034/1/accadde-oggi-25-giugno
Fino al 2 Luglio "I nuovi paladini" di Gregorio Cesareo in mostra a Messina http://www.mutualpass.it/post/1031/1/fino-al-2-luglio-i-nuovi-paladini-di-gregorio-cesareo-in-mostra-a-messina http://www.mutualpass.it/post/1031/1/fino-al-2-luglio-i-nuovi-paladini-di-gregorio-cesareo-in-mostra-a-messina]]> Alle ore 18,30 di venerdì 21 Giugno, nei saloni espositivi del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, nell’ambito del progetto “Opera al Centro” curato da Giuseppe La Motta, è stata inaugurata la mostra “I nuovi Paladini” di Gregorio Cesareo, presentazione critica di Mosè Previti.

In questa mostra personale l’artista presenta i suoi nuovi guerrieri, esito di un’attività espositiva che l’ha visto al centro di numerose mostre di successo e sotto la lente di ingrandimento di prestigiose realtà internazionali. Questo successo, deriva dal fatto che “I nuovi Paladini” di Cesareo parlano una lingua fiabesca che colpisce il “fanciullo” ancora vivo dentro di noi.

Creature fantastiche e archetipiche, i paladini ammaliano lo spettatore con la magia del teatro, il fascino sacro dell’arte come evocazione di immagini perenni, sempre presenti nell’animo di tutti gli uomini, di tutti i tempi.

La mostra potrà essere visitata tutti i giorni, esclusa la domenica, dal 21 giugno al 2 luglio nelle fasce orarie 10:00-13:00 / 16:00-19:00.


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Mon, 24 Jun 2019 16:59:52 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1031/1/fino-al-2-luglio-i-nuovi-paladini-di-gregorio-cesareo-in-mostra-a-messina
Io, pacifista in trincea. Un italoamericano nella Grande Guerra - Vincenzo D’Aquila http://www.mutualpass.it/post/1033/1/io-pacifista-in-trincea-un-italoamericano-nella-grande-guerra-vincenzo-d-aquila http://www.mutualpass.it/post/1033/1/io-pacifista-in-trincea-un-italoamericano-nella-grande-guerra-vincenzo-d-aquila]]> Io, pacifista in trincea. Un italoamericano nella Grande Guerra è un memoir sulla Prima Guerra Mondiale di Vincenzo D’Aquila, un italoamericano che nel 1915 partecipò come volontario al conflitto bellico nelle fila dell’esercito italiano per poi diventare nel pieno della guerra un pacifista convinto e ciò gli causerà non pochi problemi.

Il memoir è stato pubblicato negli USA nel 1931 con il titolo Bodyguard Unseen. A true autobiography, ma soltanto nell’aprile di quest’anno l’opera è stata pubblicata in italiano da Donzelli editore grazie all’operato del messinese Claudio Staiti, dottorando di ricerca di Storia contemporanea all’Università di Messina, che ha tradotto e curato il memoir di D’Aquila con perizia e acume come dimostrano, non soltanto le note esplicative, ma anche l’introduzione, l’appendice contenente i documenti storiografici relativi all’esperienza bellica e sanitaria di Vincenzo D’Aquila e la prefazione dello storico Emilio Franzina, uno dei massimi esperti sulla Grande Guerra.

La partecipazione degli emigranti italiani alla Prima Guerra Mondiale non fu ininfluente. Come rileva Franzina nella prefazione ci furono 100.000 soldati italoamericani che parteciparono attivamente alle operazioni belliche, 300.000 italoamericani furono impiegati dall’esercito statunitense senza mai raggiungere il fronte, 100.000 furono gli emigranti italiani provenienti dagli altri Stati del Nord d’America, 150.000 i soldati di origine italiana provenienti dai vari paesi europei e poco meno di 50.000 provenienti dal Sudamerica: come ad esempio l’italo-brasiliano di origini venete Olyntho Sanmartin che nel 1955, vale a dire quarant’anni dopo la pubblicazione del libro di D’Aquila, scrisse un memoir sulla sua partecipazione al primo conflitto bellico dal titolo Escola da morte.

Vincenzo D’Aquila scrisse le sue memorie agli inizi degli anni 30’, sfruttando l’onda della narrativa di guerra che ebbe il suo anno di gloria nel 1929, con la pubblicazione di romanzi autobiografici che hanno fatto la storia della letteratura come Addio alle armi di Ernest Hemingway e Niente di nuovo sul fronte occidentale di Rainer Maria Remarque.

Il memoir è fondamentale per capire non soltanto la vita in trincea, ma anche la società italiana e il funzionamento degli ospedali psichiatrici in Italia tra il 1915 e il 1918.

Partito come volontario agli inizi di luglio del 1915 da New York con il piroscafo San Guglielmo, dopo aver letto un annuncio del consolato in un giornale italoamericano in cui si invitava gli italiani d’America ad arruolarsi nell’esercito italiano (l’Italia era entrata in guerra a fianco dell’Intesa nel maggio del 15’) per la gloria e la salvezza della Patria, l’autore s’imbarcò animato dal desiderio di servire il proprio paese (Vincenzo D’Aquila era nato a Palermo il 19 settembre 1892) ma anche da un non secondario spirito d’avventura scaturito dalle letture che lo avevano influenzato nell’infanzia.

Sbarcati a Napoli l’autore e gli altri volontari italoamericani si aspettavano di essere accolti come eroi dalla popolazione, ma il loro arrivo passerà in sordina come anche l’accoglienza di lì a qualche giorno a Palermo. Vincenzo D’Aquila viene assegnato al reggimento di Piacenza dove giungerà l’8 agosto del 1915. Durante il faticoso viaggio in treno passerà da Messina.

Fu colpito negativamente dal fatto che ben poco fosse stato fatto per ricostruire la città dalle macerie del terremoto del 1908 la quale, come afferma l’autore, “si stava ricostruendo senza fretta, o, potrei dire, con massima cura”. La stazione era formata da una baracca e ciò che gli rimase in presso della città fu più il pasto a base di pesce in una taverna in mezzo alle rovine che “la sua cadente bellezza”. Dopo aver fatto un viaggio estenuante l’accoglienza riservata ai volontari italoamericani dai soldati di stanza a Piacenza non fu delle migliori. Furono accusati di essere degli stolti che avevano abbandonato le loro “pacifiche occupazioni nel Nuovo mondo” per una guerra folle che, forse, senza la loro presenza sarebbe terminata prima.

Durante il soggiorno piacentino è interessante la riflessione che fa l’autore sull’evoluzione dei costumi e del ruolo della donna negli anni del primo conflitto bellico e che trova conferma nella storiografia ufficiale.

Infatti dovendo partire per il fronte, gli uomini dovettero abbandonare le loro occupazioni – come ad esempio quelle nelle fabbriche – e furono sostituiti dalle donne che, non dovendo più sottostare al giogo dell’uomo, acquisirono, non soltanto un aumento della retribuzione economica, ma anche una maggiore libertà nello stile di vita e nei costumi come anche una maggiore consapevolezza dei propri diritti e del ruolo della donna nella società.

Una volta giunto al fronte Vincenzo D’Aquila mutò la propria convinzione riguardo la guerra e divenne un convinto pacifista e promotore della non violenza. Durante le operazioni evitava di uccidere, sparando alle stelle per adempiere alla sua “chimerica promessa” finché, un giorno, approfittò del posto vacante di dattilografo di un ufficiale per poter stare lontano dalle linee di guerra e non venire meno al suo intento.

Convinto di avere una sorta di Potere Divino che lo guidava nel suo proposito pacifista e non violento, Vincenzo D’Aquila riuscirà a farsi inserire nella lista dei malati durante il Natale del 1915. Il problema è che malato lo diventerà veramente. Dopo aver bevuto inconsapevolmente del latte rancido, che aveva acquistato da un malato che desiderava fumarsi una sigaretta, l’autore si beccherà la febbre tifoide cerebrale che lo porterà a un breve periodo di delirio. Internato dapprima all’ospedale psichiatrico di Udine e poi a quello di Siena, all’epoca uno dei centri di psichiatria più all’avanguardia in Italia, D’Aquila metterà in atto il proprio pacifismo e, al contrario dei medici, - in base a quello che dichiara - riuscirà a farsi ascoltare dai veri malati e, con il dialogo e l’ascolto, a risolvere casi considerati irreversibili dagli specialisti.

Ad esempio, D’Aquila racconta del caso di un vicino di letto che aveva la fobia della sporcizia causata dallo shell shock. Ogni dieci minuti l’infermiere gli portava una bacinella di acqua e sapone perché il malato avvertiva il bisogno continuo di lavarsi per togliersi la sporcizia e le pulci che si sentiva addosso, con il risultato che non riusciva praticamente a prendere sonno. Insieme a questo malato ce n’era un altro che aveva la fobia dei vermi e dei pidocchi e ripetutamente si schiacciava il cuscino addosso per poi prendere la pulce con le dita e schiacciarla. D’Aquila afferma che, approfittando di una momentanea assenza del personale, semplicemente guardando fisso negli occhi i due malati e dicendo loro con tono imperativo “Siete limpidi, alzatevi”, lui era riuscito a guarire i due pazzi dalla follia mentre la scienza medica non aveva potuto fare altrettanto.

I medici si convinsero che l’autore del memoir avesse qualche potere ipnotico dovuto alla sua profonda fede religiosa e alle radicate idee pacifiste e non violente e tuttavia, pur sapendo che non fosse per niente pazzo, lo tennero sotto osservazione fino a quando, dopo essersi ribellato al dottore Antonio D’Ormea, direttore del manicomio San Nicolò di Siena, e aver passato tre giorni in cella di isolamento, Vincenzo D’Aquila fu dimesso e, dopo un periodo di licenza di due mesi, ebbe la possibilità di ritornare al proprio reggimento di Piacenza.

Di fatto D’Aquila non tornerà più al fronte riuscendo di volta in volta a ottenere dei periodi di licenza, finché nell’ottobre del 1918 riuscì a imbarcarsi per gli Stati Uniti d’America e apprendere la notizia dell’armistizio.

Il memoir di Vincenzo D’Aquila merita di essere letto perché fa comprendere la crudeltà e l’insensatezza della guerra che, invece, un saggio storico sull’argomento in questione, per quanto dettagliato, magari non lascia trapelare in maniera sufficiente.

Al di là di qualsiasi provvidenzialismo dovuto alla forte fede dell’autore, il libro di D’Aquila effettivamente ci fa comprendere come i soldati erano considerati all’epoca carne da macello ed erano trattati come bestie, mentre il comando militare conduceva una vita praticamente di lusso, bevendo sherry della migliore qualità alla faccia dei loro sottoposti; oppure di soldati che hanno preso la medaglia al valore quando se in realtà si fosse saputo del loro effettivo operato sarebbero stati fucilati seduta stante; o ancora di soldati mutilati o resi realmente pazzi dalla guerra che possiamo conoscere grazie all’astuzia dell’autore di farsi credere pazzo, quando in realtà non lo era, e alla fine affermare - nonostante tutti i nostri piccoli problemi quotidiani e le grandi problematiche economiche, ambientali e di politica interna ed estera che ci affliggono - quanto siamo fortunati a non dover combattere una simile guerra.             


Roberto Cavallaro      

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Mon, 24 Jun 2019 10:27:22 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1033/1/io-pacifista-in-trincea-un-italoamericano-nella-grande-guerra-vincenzo-d-aquila
21 Giugno 2019 - Giornata Nazionale per la lotta contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma http://www.mutualpass.it/post/1032/1/21-giugno-2019-giornata-nazionale-per-la-lotta-contro-le-leucemie-i-linfomi-e-il-mieloma http://www.mutualpass.it/post/1032/1/21-giugno-2019-giornata-nazionale-per-la-lotta-contro-le-leucemie-i-linfomi-e-il-mieloma]]> Come ogni anno il 21 Giugno, al solstizio d’estate, AIL organizza la Giornata Nazionale per la lotta contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma. Un'occasione molto importante per promuovere l’attenzione e l’informazione sulla cura delle malattie del sangue, sottolineando i grandi progressi della Ricerca Scientifica e delle terapie.

Ogni anno in Italia vengono diagnosticati 9.200 nuovi casi di leucemie, le cui forme acute rappresentano più del 25 per cento dei casi di tutti i tumori dei bambini. Per tutto il giorno, inoltre, otto illustri ematologi risponderanno al numero verde 800.22.65.24 per dare informazioni sulle malattie e i centri di terapia, un call center dedicato alle domande di pazienti e familiari

Negli ultimi anni si è assistito a una “rivoluzione della speranza” contro forme di malattie del sangue come le leucemie acute e le mielodisplasie. Contro queste patologie ci sono otto nuovi farmaci. Nel presentare la giornata nazionale, gli esperti hanno spiegato che si stanno facendo grandi passi avanti nello sviluppo di nuovi farmaci promettenti in termini di prolungamento della sopravvivenza. Nell’arco di pochi anni sono stati approvati, sia negli Stati Uniti che in Europa, un numero di nuovi farmaci come non si era visto nei 40 anni precedenti

Tra i farmaci più promettenti che saranno disponibili a breve c’è la gemtuzumab ozogamicina, un anticorpo monoclonale che insieme alla chemioterapia può di prolungare di circa nove mesi la durata della risposta in alcune categorie di leucemie mieloidi acute. Il CPX-351 è capace invece di dare risposte ai pazienti di età superiore ai 60-65 anni con forme di Leucemia mieloide acuta molto aggressive. Poi vi sono le sindromi mielodisplastiche, un gruppo eterogeneo di malattie, prevalenti tra gli anziani, caratterizzate da una difettosa produzione di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine: “Grazie al miglioramento delle tecniche diagnostiche e alla possibilità di meglio caratterizzare la malattia dal punto di vista molecolare”, ha detto Maria Teresa Voso, associata di Ematologia a Tor Vergata, “la disponibilità di farmaci mirati sta diventando sempre più concreta”.


Fonte: AIL

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Fri, 21 Jun 2019 17:19:11 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1032/1/21-giugno-2019-giornata-nazionale-per-la-lotta-contro-le-leucemie-i-linfomi-e-il-mieloma
20 Giugno 2019 - Giornata Mondiale del Rifugiato http://www.mutualpass.it/post/1030/1/20-giugno-2019-giornata-mondiale-del-rifugiato http://www.mutualpass.it/post/1030/1/20-giugno-2019-giornata-mondiale-del-rifugiato]]> Il 20 Giugno di ogni anno, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha scelto di celebrare la Giornata Mondiale del Rifugiato, per ricordare che chi fugge non è una pedina ma una persona in cerca di dignità.

Per celebrare la Giornata, l’UNHCR ha lanciato la campagna #WithRefugees che durerà fino al 19 settembre. La campagna ha come obiettivo quello di far conoscere i rifugiati attraverso i loro sogni e le loro speranze: prendersi cura della propria famiglia, avere un lavoro, andare a scuola e avere un posto che si possa chiamare “casa”.

Negli ultimi dieci anni, l’UNHCR ha presentato la richiesta per il reinsediamento in favore di più di 1 milione di rifugiati a 30 diversi paesi, ma il numero di persone che necessitano di reinsediamento supera di gran lunga le opportunità disponibili in un paese terzo. Nel rapporto Projected Global Resettlement Needs che fotografa questa situazione, si afferma che in virtù dell’aumento delle quote di reinsediamento da parte di alcuni paesi, e dell’aumento delle richieste, il numero previsto di persone che necessiteranno di reinsediamento nel 2020 raggiungerà i 1,19 milioni, ovvero il 72% in più rispetto al 2014.

Il reinsediamento è una delle soluzioni migliori per i rifugiati, insieme all’integrazione nella società di accoglienza e al rimpatrio volontario. Grazie a questo strumento, ai rifugiati che non possono rimanere nel Paese di primo asilo, né possono rientrare nel proprio, viene data la possibilità di cominciare una nuova vita in un Paese terzo.

L’UNHCR sta conducendo un programma per lo sviluppo di meccanismi regionali e nazionali di risposta rapida alle sfide poste dalla migrazione irregolare, alla tratta di esseri umani e al traffico di migranti in Nord Africa. In particolare, l’iniziativa si basa sul rafforzamento della cooperazione fra i principali attori (governi, ONG e organizzazioni internazionali e regionali).

"Gli Stati hanno il diritto di gestire la migrazione attraverso i propri confini, ma hanno anche la responsabilità di ridurre al minimo la sofferenza umana. Non possiamo più tollerare politiche che causano consapevolmente sofferenze e non dobbiamo credere a chi sostiene che cercare protezione sia un atto criminale o che aiutare chi ha bisogno sia sbagliato", precisa Claudia Lodesani, presidente di Medici Senza Frontiere.


Fonte: Onu Italia 

Immagine di copertina: Opera della mostra "Presente Umano" di Giuseppe Raffaele

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Thu, 20 Jun 2019 12:07:37 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1030/1/20-giugno-2019-giornata-mondiale-del-rifugiato
Scoperto il luogo da cui Antonello da Messina dipinse la "Pietà con un angelo" http://www.mutualpass.it/post/1029/1/scoperto-il-luogo-da-cui-antonello-da-messina-dipinse-la-pieta-con-un-angelo http://www.mutualpass.it/post/1029/1/scoperto-il-luogo-da-cui-antonello-da-messina-dipinse-la-pieta-con-un-angelo]]> Una sensazionale scoperta per il mondo dell'arte e per la città di Messina, scoperto il punto esatto da cui Antonello da Messina dipinse la "Pietà con un angelo" (1475 - Olio su tavola 74x51 - Museo del Prado, Madrid).

Si tratta della collinetta oggi sede della “Villetta Prudente” a monte di Piazza Castronovo. Coincidono perfettamente le posizioni del Calvario con le tre croci, a sinistra del dipinto, con la torre di S. Anna (oggi stele votiva della Madonnina del Porto) e la torre di Roccaguelfonia, a destra del dipinto, con quella attuale accanto al Sacrario di Cristo Re, anche se idealizzata. Campanile e Duomo sono stati spostati a destra dalla loro posizione originaria per non essere coperti dal corpo di Cristo.


Nino Principato 

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Tue, 18 Jun 2019 11:00:07 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1029/1/scoperto-il-luogo-da-cui-antonello-da-messina-dipinse-la-pieta-con-un-angelo
Con altri occhi - Maria Stella Barone http://www.mutualpass.it/post/1028/1/con-altri-occhi-maria-stella-barone http://www.mutualpass.it/post/1028/1/con-altri-occhi-maria-stella-barone]]> Mercoledì 19 Giugno 2019 alle ore 18,30, presso la Libreria Dedalus, prevista la presentazione del libro "Con altri occhi. Storia di un sì che cambiò la mia vita", un memoir di Maria Stella Barone edito da Pathos edizioni.

L’opera è un invito alla lettura, un invito diretto, costruito con l’intercalare invitante del “caro”. La testimonianza nella vita quotidiana è l’invito, una testimonianza d’accoglienza verso la persona con disabilità, verso ogni persona in condizione di fragilità, verso chiunque si trovi in difficoltà. Testimonianza che rivela la vicinanza o la lontananza, la coerenza o l’ipocrisia rispetto alle affermazioni di accessibilità, di accoglienza, di rispetto, di integrazione.

Un grido, anche se spesso si parla di lacrime che riempiono gli occhi di una mamma, un grido espresso anche nelle parti in poesia. Un invito a mantenere forte il legame familiare, legame che si rivela sempre più forte nella famiglia di Stella.

L’affermazione che la fede e la fiducia nell’operato del Signore aiuta ad affrontare tutti i problemi con tempi e modi che spesso gli umani non sono in grado di comprendere. La fede che, nell’esperienza forte, vissuta, fa vedere la mano divina che guida. Per l’autrice la vita si conferma quale manifestazione del divino nella scoperta e nella gioia. Una gioia che si esprime in Emy nel suo sguardo e nei suoi sorrisi, ed in una curiosità che lentamente lo avvicina ai ritmi ed alle regole che un bambino deve conoscere per stare in società.

Qui Stella, la mamma speciale, si racconta, e l’invito alla lettura è sempre, soprattutto ad Emy, nato con un cromosoma in più, è lui invitato a leggere e riflettere su tutte le vicissitudini di tipo etico, sociale, educativo, familiare e di vita quotidiana. La farfalla ha visto con altri occhi, quelli suoi propri con migliaia di ommatidi, ma attenzione ha alzato le antenne e spiegato le ali e questi strumenti sono sicuramente più incisivi.


Roberto Cavallaro

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Sun, 16 Jun 2019 12:55:08 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1028/1/con-altri-occhi-maria-stella-barone
14 Giugno 2019 - Giornata Mondiale del Donatore di Sangue http://www.mutualpass.it/post/1027/1/14-giugno-2019-giornata-mondiale-del-donatore-di-sangue http://www.mutualpass.it/post/1027/1/14-giugno-2019-giornata-mondiale-del-donatore-di-sangue]]> Ogni anno, il 14 giugno, i paesi di tutto il mondo celebrano la Giornata mondiale del donatore di sangue, istituita nel 2004 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in concomitanza con l’anniversario della nascita di Karl Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni.

Trasfusione di sangue e di prodotti sanguigni salvano milioni di vite ogni anno. Il sangue e i prodotti sanguigni sono componenti essenziali nella corretta gestione sanitaria delle donne che soffrono di sanguinamento associato alla gravidanza e al parto; nei bambini affetti da grave anemia dovuta a malaria e malnutrizione; nei pazienti con disturbi del sangue e del midollo osseo, disturbi ereditari dell'emoglobina e condizioni di immunodeficienza; nelle vittime di traumi, emergenze, disastri e incidenti; così come nei pazienti sottoposti a procedure mediche e chirurgiche avanzate. Sebbene la necessità di sangue e prodotti sanguigni sia universale, vi è una marcata differenza nel livello di accesso al sangue e ai prodotti sanguigni sicuri da paese a paese. In molti paesi, infatti, la disponibilità di questi servizi non è sufficiente o comunque difficilmente accessibile.

Il tema della campagna di quest'anno è la "donazione di sangue e l'accesso universale alla trasfusione di sangue sicura, come componente del raggiungimento di una copertura sanitaria universale". Abbiamo sviluppato lo slogan "Sangue sicuro per tutti" per aumentare la consapevolezza del bisogno universale di sangue sicuro nell'erogazione dell'assistenza sanitaria e dei ruoli cruciali che le donazioni volontarie svolgono nel raggiungimento dell'obiettivo della copertura sanitaria universale. Il tema incoraggia fortemente le persone in tutto il mondo a diventare donatori di sangue e donare sangue regolarmente, azioni che sono fondamentali per costruire una solida base di approvvigionamenti di sangue nazionali sostenibili sufficienti a soddisfare le esigenze di tutti i pazienti che necessitano di trasfusioni.

La giornata e il tema sono anche un appello all'azione di tutti i governi, le autorità sanitarie nazionali e i servizi sanitari nazionali per fornire risorse adeguate e mettere in atto sistemi e infrastrutture per aumentare la raccolta di sangue da donatori di sangue volontari e regolari non retribuiti; fornire cure di qualità per i donatori; promuovere e attuare un uso clinico appropriato del sangue e istituire sistemi per la supervisione e la sorveglianza dell'intera catena di trasfusioni di sangue.

Gli obiettivi della campagna di quest'anno sono:

- celebrare e ringraziare le persone che donano il sangue e incoraggiare coloro che non hanno ancora donato il sangue a iniziare la donazione;

- sottolineare la necessità di una donazione di sangue per tutto l'anno, di mantenere forniture adeguate e di raggiungere un accesso universale e tempestivo a trasfusioni di sangue sicure;

- focalizzare l'attenzione sulla salute dei donatori e sulla qualità della cura degli stessi

- dimostrare la necessità di un accesso universale a trasfusioni di sangue sicure e fornire sostegno sul suo ruolo nella fornitura di un'assistenza sanitaria efficace e nel raggiungimento dell'obiettivo della copertura sanitaria universale;

- mobilitare il sostegno a livello nazionale, regionale e globale tra governi e partner di sviluppo per investire, rafforzare e sostenere i programmi nazionali sul sangue.


Fonte: WHO 

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Thu, 13 Jun 2019 17:21:44 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1027/1/14-giugno-2019-giornata-mondiale-del-donatore-di-sangue
Arte in Laboratorio, inaugurata la mostra "Quadro Clinico" http://www.mutualpass.it/post/1026/1/arte-in-laboratorio-inaugurata-la-mostra-quadro-clinico http://www.mutualpass.it/post/1026/1/arte-in-laboratorio-inaugurata-la-mostra-quadro-clinico]]> E’ stata inaugurata, nei locali di via Maddalena 24 (2010 Group – dott. Luigi Mondello), la mostra “Quadro Clinico”, nuovo appuntamento di “Arte in Laboratorio”, che potrà essere visitata fino al 21 luglio. Speciale e toccante la dedica all’artista Claudio Militti, improvvisamente scomparso lo scorso gennaio. Il suo quadro è al centro dell’intera esposizione, doveroso omaggio all’elevata caratura del personaggio.

Prosegue, così, l’ambizioso progetto di Mutualpass – Medika di voler trasformare un laboratorio di analisi cliniche in una vera e propria galleria d’arte, dove anche osservatori casuali e neutrali possono trarre speciali emozioni, e nel contempo di coniare un nuovo paradigma della salute, rendendola sempre più umana.

Sulle tematiche e gli spunti dell’iniziativa si è soffermato il critico d’arte Mosè Previti: “Quadro Clinico può essere considerato il manifesto dell’attività culturale e sociale di Mutualpass – Medika, che da più di un anno porta avanti il progetto “Arte in Laboratorio”, ideato e promosso dal team coordinato dal dott. Luigi Mondello e dal dott. Daniele Di Bartolo, dedicato nell’occasione a Claudio Militti, importante artista messinese recentemente venuto a mancare.

Una personalità molto interessante, che ha avuto una prolungata fase di proficua sperimentazione durata ininterrottamente dagli anni Settanta. Un artista dotato di sensibilità, creatività e capacità di coinvolgere il mondo circostante. Militti è stato, tra l’altro, uno dei promotori della bellissima iniziativa laboratoriale di pittura al Policlinico Universitario di Messina”. “Quadro Clinico” ripropone il fortunato binomio arte-medicina.

Si tratta di una relazione molto avanzata nella ricerca scientifica internazionale. Esistono, infatti, specifici protocolli e pratiche mediche che si basano sull’arte e noi rivisitiamo questi indirizzi e li riattraversiamo in questa veste, cercando di stimolare gli utenti attraverso le opere”.     


Omar Menolascina

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Thu, 13 Jun 2019 10:40:13 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1026/1/arte-in-laboratorio-inaugurata-la-mostra-quadro-clinico
La mostra "Quadro Clinico" in ricordo dell’artista Claudio Militti http://www.mutualpass.it/post/1025/1/la-mostra-quadro-clinico-in-ricordo-dell-artista-claudio-militti http://www.mutualpass.it/post/1025/1/la-mostra-quadro-clinico-in-ricordo-dell-artista-claudio-militti]]> Il nuovo appuntamento di “Arte in Laboratorio” avrà un significato speciale, perché la mostra “Quadro Clinico”, che sarà inaugurata martedì 11 giugno, alle ore 18, nei locali di via Maddalena 24 a Messina (2010 Group - dott. Luigi Mondello), è dedicata all’indimenticato artista Claudio Militti, improvvisamente scomparso nel gennaio di quest’anno.

Il suo quadro sarà al centro dell’intera esposizione, doveroso omaggio all’elevata caratura sia umana che culturale del personaggio. La figura di Militti è stata esemplare, infatti, per l’arte della città peloritana. Maestro e creatore prolifico ha lungamente sperimentato materiali e linguaggi in un’attività vivace e interrotta dagli anni ‘60. Militti, assieme Piero Serboli, Aurelio Valentini e Jose Martino, è stato, inoltre, tra i promotori del laboratorio di pittura del reparto di Oncologia del Policlinico Universitario di Messina. Questa intensa esperienza testimonia quanto sia proficuo il dialogo tra arte e medicina che il team di Mutualpass – Medika, la Card della Salute, coordinato dal dott. Luigi Mondello e dal dott. Daniele Di Bartolo, sta portando avanti con varie iniziative, come appunto “Arte in Laboratorio”. Trasformare un laboratorio di analisi cliniche in una galleria d’arte produce un’emozione nel singolo visitatore e funge da importante stimolo per la realtà locale.

Quadro Clinico è il titolo di una mostra collettiva ideata e curata da Mutualpass – Medika, che si è tenuta dal 15 al 27 gennaio 2018 nella chiesa Santa Maria degli Alemanni, coinvolgendo 28 artisti ed un nutrito gruppo di performer ed esperti. La mostra, il cui sottotitolo era “Stare Bene con Arte”, è stata l’evento manifesto dell’attività del gruppo Mutualpass-Medika, che in questi anni si è contraddistinto per l’organicità e l’originalità della sua proposta.  L’obiettivo di questa azione multidisciplinare è ambizioso quanto condiviso dai più avanzati centri di ricerca del mondo: coniare un nuovo paradigma della salute, rendendola sempre più umana. Gli artisti hanno rielaborato l’iconografia delle discipline mediche, dando vita a lavori accattivanti per l’osservatore, intento a identificare nell’immagine la corrispettiva branca medicale.


MutualPass - Medika, la card della salute

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Mon, 10 Jun 2019 09:27:54 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1025/1/la-mostra-quadro-clinico-in-ricordo-dell-artista-claudio-militti
Unisci i cerchi con una linea senza staccare la penna dal foglio http://www.mutualpass.it/post/1024/1/unisci-i-cerchi-con-una-linea-senza-staccare-la-penna-dal-foglio http://www.mutualpass.it/post/1024/1/unisci-i-cerchi-con-una-linea-senza-staccare-la-penna-dal-foglio]]> Tenere la mente allenata è fondamentale per la salute e il benessere dell’uomo. Secondo studi scientifici, un cervello “in forma” permette di tenere alla larga molte malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e la demenza senile. Tra i tanti modi in cui è possibile farlo, sicuramente un posto d’eccezione meritano i giochi, gli indovinelli e i rompicapo di qualunque genere.

Uno tra i più diffusi è quello che ci chiede di risolvere l'enigma che consiste nell'unire i cerchi con dei segmenti di linea continui, senza staccare la penna dal foglio, operazione che appare subito semplice ma che nasconde molte insidie e chiede alla nostra mente uno sforzo non indifferente.

Ecco la sorprendente soluzione dettagliata:

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Fri, 7 Jun 2019 18:09:29 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1024/1/unisci-i-cerchi-con-una-linea-senza-staccare-la-penna-dal-foglio
Accadde oggi... 7 Giugno - Le 5 opere più belle di Paul Gauguin http://www.mutualpass.it/post/1023/1/accadde-oggi-7-giugno-le-5-opere-piu-belle-di-paul-gauguin http://www.mutualpass.it/post/1023/1/accadde-oggi-7-giugno-le-5-opere-piu-belle-di-paul-gauguin]]> Paul Gauguin nasce a Parigi il 7 giugno 1848. I suoi genitori sono grandi oppositori del regime politico di Napoleone III, per cui sono condannati all'esilio e nel 1849 devono lasciare la Francia, per partire alla volta del Perù. Gauguin trascorre parte della sua infanzia in Perù insieme alla sorella Marie Marceline e solo sei anni dopo torna in Francia insieme alla madre e alla sorella.

Studia nella città di Orléans presso le Petit-Sèminaire e sei anni dopo decide di imbarcarsi prima in un mercantile e poi nella Marina militare francese. Una volta congedato si stabilisce a Parigi dove inizia a dedicarsi alla pittura, intraprendendo la professione da autodidatta. Il suo tutore possiede un'importante collezione d'arte contenente dei dipinti di Eugène Delacroix, da cui Paul trae ispirazione.

Nel 1873 conosce Mette Sophie Gad, una giovane ragazza danese, con cui si unisce in matrimonio nello stesso anno. L'anno dopo frequenta l'Accademia Colarossi e conosce Camille Pissarro, pittore impressionista francese, che gli da consigli importanti che influenzeranno il suo modo di dipingere. In questo periodo acquista tele impressioniste e espone una sua opera paesaggistica presso il Salon di Parigi.

In questo periodo conosce anche i fratelli Theo e Vincent Van Gogh. Nei due anni successivi parte alla volta di Panama insieme al pittore Charles Laval e poi si reca nella Martinica. Al suo ritorno in Francia, trascorre un breve periodo ad Arles con Vincent Van Gogh. Grazie all'arrivo di Paul Gauguin, lo stato di salute mentale di Van Gogh migliora sensibilmente. Questo miglioramento di salute dura poco, perché il pittore olandese il 23 dicembre 1888 si taglia una parte dell'orecchio con un rasoio. In questa drammatica circostanza, Gauguin lascia Arles.

Continua a dedicarsi alla sua attività artistica e una delle opere che realizza in questo periodo è "La visione dopo il sermone", in cui utilizza uno stile pittorico simbolista, rompendo definitivamente con l'impressionismo.

Tra il 1889 e il 1890 torna in Bretagna e l'anno dopo parte alla volta di Tahiti, dove riesce a vendere uno dei suoi quadri, "La Belle Angèle". Durante questo suo soggiorno prova un grande interesse per la cultura maori e per le sue usanze, dipingendo nelle sue tele scene di vita quotidiana e le persone del luogo. Nel giugno 1893 lascia Tahiti per far ritorno in Francia. Qualche mese dopo espone quarantuno opere realizzate durante il soggiorno tahitiano. Non ottiene un giudizio artistico positivo dalla critica francese in merito alle sue opere tahitiane, per cui rimane molto deluso.

Nel 1901 si trasferisce definitivamente nelle Isole Marchesi. Sfidando la povertà, continua la sua attività artistica fino al giorno della sua morte, avvenuta l'8 maggio 1903 a Hiva Oa, a causa della sifilide.

 

Abbiamo provato a stilare una classifica con le 5 più belle opere, scelte da noi, di Paul Gauguin.

 

5) Lo spirito dei morti veglia (1892) - Albright-Knox Art Gallery (Buffalo)

 

 

4) Due donne tahitiane (1891) - Museo D'Orsay (Parigi)

 

 

3) Van Gogh mentre dipinge i girasoli (1888) - Van Gogh Museum (Amsterdam)

 

 

2) Arearea (1892) - Museo D'Orsay (Parigi)

 

 

1) Il Cristo Giallo (1889) - Albright-Knox Art Gallery (Buffalo)

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Fri, 7 Jun 2019 10:32:14 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1023/1/accadde-oggi-7-giugno-le-5-opere-piu-belle-di-paul-gauguin
La "pittura in condominio" di Mantilla dal 7 giugno http://www.mutualpass.it/post/1022/1/la-pittura-in-condominio-di-mantilla-dal-7-giugno http://www.mutualpass.it/post/1022/1/la-pittura-in-condominio-di-mantilla-dal-7-giugno]]> Prevista per venerdì 7 giugno 2019, alle ore 18, l'inaugurazione della mostra "Pittura in condominio" dell'artista Mantilla.

Presso il condominio di Via Curtatone e Montanara 28, fino al 16 giugno, previa prenotazione tramite i numeri 329 5876745 - 349 4049262, verranno esposte le opere dell'artista messinese. 

Pietro Mantineo, in arte Mantilla, è nato a Messina nel 1952. Dotato di una grande sensibilità artistica, ha abbandonato presto la primitiva d'idea di diventare scrittore per intraprendere, a 23 anni, quella di pittore. Totalmente autodidatta, è partito a 26 anni alla volta di Milano, allora centro propulsivo dell'economia e dell'intellighenzia italiana. Tornato a Messina, vi si è stabilito definitivamente grazie all'incontro con il maestro Bruno Samperi.


MutualPass - Medika, la card della Salute

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Thu, 6 Jun 2019 16:47:50 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1022/1/la-pittura-in-condominio-di-mantilla-dal-7-giugno
5 Giugno 2019 - Giornata Mondiale dell’Ambiente http://www.mutualpass.it/post/1021/1/5-giugno-2019-giornata-mondiale-dell-ambiente http://www.mutualpass.it/post/1021/1/5-giugno-2019-giornata-mondiale-dell-ambiente]]> Oggi, 5 Giugno, si festeggia la Giornata Mondiale dell'Ambiente, istituita delle Nazioni Unite per incoraggiare la consapevolezza e l'azione a livello mondiale per proteggere il nostro ambiente.

Dal 1974 l'evento è cresciuto fino a diventare una piattaforma globale per la sensibilizzazione del pubblico, ampiamente celebrata in oltre 100 paesi. Questa giornata è riconosciuta per essere il “giorno della gente”, così da far sentire tutti partecipi di prendersi cura della Terra.

Il tema di ogni Giornata mondiale dell'ambiente è organizzata attorno ad una problematica che richiama l'attenzione su una preoccupazione ambientale particolarmente urgente. Il tema per il 2019 è "Inquinamento atmosferico".

L'inquinamento atmosferico è ovunque. Ogni respiro può contribuire a far assimilare piccole particelle che attaccano i polmoni, il cuore e il cervello. La Giornata mondiale dell'ambiente 2019 lancia un appello all'azione per combattere questa crisi globale. Il paese ospite di quest'anno è la Cina, che ci invita a riflettere su come possiamo cambiare la nostra vita quotidiana per ridurre la quantità di inquinamento atmosferico che produciamo e contrastare il suo contributo al riscaldamento globale e ai suoi effetti sulla nostra Salute.

Nove persone su dieci in tutto il mondo sono esposte a livelli di inquinanti atmosferici che superano i livelli di sicurezza dell'Organizzazione mondiale della sanità. Circa sette milioni di persone in tutto il mondo muoiono prematuramente ogni anno a causa dell'inquinamento atmosferico, circa quattro milioni di questi decessi si verificano nell'Asia-Pacifico.

Ci sono così tante cose che possiamo fare: andare in bici o camminare per andare al lavoro o a scuola, riciclare i rifiuti non organici, promuovere azioni e petizioni per migliorare gli spazi verdi nelle nostre città. Possiamo spegnere le luci e gli apparecchi elettronici non in uso, scegliere un riscaldamento domestico efficiente e fare attenzione all’acqua corrente che sprechiamo.

L'inquinamento atmosferico è prevenibile e ci sono molte soluzioni. Facciamo vedere al mondo che il momento di agire è ora.


WorldEnvironmetDay.global

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Wed, 5 Jun 2019 11:49:36 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1021/1/5-giugno-2019-giornata-mondiale-dell-ambiente
La casa della fame - Dambudzo Marechera http://www.mutualpass.it/post/1020/1/la-casa-della-fame-dambudzo-marechera http://www.mutualpass.it/post/1020/1/la-casa-della-fame-dambudzo-marechera]]> Con La casa della fame dello scrittore africano Dambudzo Marechera la casa editrice Racconti edizioni inaugura la collana dedicata alle novelle, vale a dire ai racconti lunghi.

La novella tratta di un giovane studente universitario degli anni ’70 che decide di lasciare il ghetto di Rusape (Rhodesia Meridionale, oggi Zimbabwe) in cui è cresciuto. Tutto ciò avviene con un incipit secco e diretto come un pugno sul naso: “Presi le mie cose e me ne andai”. Subito dopo apprendiamo che sta andando al bar del ghetto, ma che non ha nessuna intenzione di tornare alla casa della fame. Quella dimora toglie “ogni boccone di sanità mentale” e tiene ingabbiati i suoi inquilini in una ragnatela per trasformali in “torcibudella”. I torcibudella hanno “fame della propria anima” e il protagonista della novella ne ha più di tutti. La sua è una fame di conoscenza e di riscatto.

Non sopporta più la violenza che fino a quel momento ha caratterizzato la sua vita. Come al bar le fa notare Julia, la ragazza nera con labbra cremisi e seni prominenti su cui campeggia la maglietta della leggenda Zimbabwe con cui ha avuto una storia, il giovane studente universitario appare confuso. In realtà ne ha abbastanza della segregazione razziale del regime di Ian Smith, di ricevere sberle dalla madre perché gli parla in inglese e lei capisce solo lo shona (una lingua africana) e le parole a causa dell’alcolismo si scontrano al passaggio al livello in cui ha trovato la morte il vecchio vagabondo che raccontava storie; ma soprattutto ne ha abbastanza “di dire che è bello” essere nero ed è “stanco della gente che si ammacca le nocche” sul suo volto. Così mentre il corpo è temporaneamente al bar assistiamo al girovagare della sua mente raminga nei meandri del suo passato. Un passato fatto di frammenti di carne, fango e sangue in cui nessuno ne è immune.

Non è immune Immaculate, la compagna di suo fratello Peter che ha appena avuto un bambino e che viene picchiata dal compagno ogni giorno ma lei, che ha avuto la triste sorte di nascere “nella turpitudine della nostra storia”, resiste con coraggio con i suoi occhi “ferini”. Oppure Nestar, la regina delle prostitute e primo amore del protagonista, che era stata sua compagna di classe e che quando è stata messa incinta ha dovuto lasciare la scuola e che per tirare avanti ha dovuto vendere il corpo e partorire da sola, senza nessuno al mondo, in un dannato fiume, e ora il figlio è un bulletto senza spina dorsale che stupra le ragazze incoscienti.

Però non si deve pensare che questa vita brutale coinvolga soltanto i neri. Ci sono anche i bianchi che ne rimangono travolti. Come l’artista Patricia, la sua ultima ragazza, che è stata picchiata all’università nel pieno di una manifestazione razzista di bianchi e lui non ha potuto fare niente per proteggerla, anzi ne è uscito ammaccato. Però lei ha avuto la peggio, poiché da quel giorno non è stata più la stessa.

Con La casa della fame Marechera ci mostra con un uso espressionista della parola e periodi ricchi di metafore mai superflue che restano incise nella pelle il grido di un’umanità in fermento alla ricerca di riscatto. La vita del giovane studente universitario vagabondo con i suoi sogni, incubi, amore per la letteratura, le cicatrici del passato e un futuro incerto prossimo all’abisso si intreccia con le vite degli altri personaggi, perfettamente rappresentati, e che forse non riuscirà mai a lasciarsi alle spalle. Marechera aveva soltanto trentacinque anni quando l’Aids, l’alcolismo e la schizofrenia se lo sono portati via. Di lui non potremmo avere più niente, ma ci ha lasciato questa novella che è un diamante della letteratura e un romanzo, Black Sunlight, che purtroppo non è mai stato tradotto in italiano.

Con La casa della fame Marechera ci vuole scuotere le nostre coscienze assopite e ci riesce appieno con la sua scrittura geniale.

Il ghetto di Rusape non è poi così diverso dai bassifondi di Messina descritti da Vitarelli in Sireine dove c’è la bambina prostituta che manda avanti la baracca, oppure la Monto della Dublino dell’Ulisse – a proposito Marechera è considerato il Joyce africano – o ancora l’umanità composita della Comedie humaine di Balzac, le banlieues della Parigi piena di miserabili di Hugo o le periferie inglesi descritte da Dickens e da cui sono scaturiti gruppi come i Black Sabbath (Birmingham), gli Smith (Manchester) o gli Iron Maiden (Londra).

Il valore della novella venne colto fin da subito. Marechera scrisse la casa della fame quando fu espulso dall’università di Oxford in cui studiava letteratura. In quel momento era un clandestino e la sua mente partorì questo gioiello letterario pari a opere come La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth. Scrittrici dal calibro di Doris Lessing dissero che leggere la novella di Marechera è come “ascoltare un grido”. Il romanzo ottenne successo anche all’estero, come ad esempio in Germania dove fece una tournée, e alla fine si cercò in Rhodesia di farne un film, ma non se ne fece niente perché lo scrittore non riuscì a domare la schizofrenia e fece saltare baracche e burattini.

La casa della fame è una novella che non potete fare a meno di leggere. La si dovrebbe portare sempre appresso o comunque avercela a portata di mano, perché non tratta semplicemente dello Zimbabwe degli anni ’70, ma ci parla del mondo e soprattutto parla dritto al nostro cuore per far scaturire l’umanità insita in noi.

Grazie Racconti edizioni per aver pubblicato questa bellissima novella.      


Roberto Cavallaro                         

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Tue, 4 Jun 2019 10:58:23 +0000 http://www.mutualpass.it/post/1020/1/la-casa-della-fame-dambudzo-marechera
La Manta della Madonna della Lettera http://www.mutualpass.it/post/790/1/la-manta-della-madonna-della-lettera http://www.mutualpass.it/post/790/1/la-manta-della-madonna-della-lettera]]> LA MANTA DELLA MADONNA DELLA LETTERA

In occasione della festività, molto cara ai messinesi, della Madonna della Lettera, vi proponiamo, in questo articolo di Nino Principato, la storia del capolavoro orafo del sex. XVII custodito nella Cattedrale di Messina

Nel “Tesoro del Duomo”, in Cattedrale, la seconda sala è dedicata alle opere che sono legate alla devozione verso la Madonna della Lettera, tra cui l’opera più importante del Museo: la Manta d’oro. Essa è l'oggetto più caro al cuore di ogni messinese al punto che rivestiva l'immagine preziosa, secondo l'antica tradizione, dipinta da S. Luca ed attorno a cui generazioni di fedeli profusero centinaia e centinaia di gioie, come ex-voto, espressione di ardente riconoscenza alla Vergine Santa. Interamente in oro (alt. m. 1.60 x 0,98), delicatamente cesellata, è opera del fiorentino Innocenzo Mangani - orafo, scultore ed architetto - ed è quanto di più ricco e fastoso si possa immaginare. Il Senato messinese e i rappresentanti della Cappella della Lettera la commissionarono il 5 novembre del 1658 e il Senato, a tale scopo, il 29 aprile 1659 dispose una tassa di 12 tarì a carico dei laureandi universitari da destinarsi a favore della lavorazione della Manta, che fu compiuta nel l668. Diamanti, rubini, smeraldi, zaffiri, perle, ametiste, in gran copia, gioielli di alto pregio, doni di sovrani, di signori e di gentildonne, si accumularono, di anno in anno, di secolo in secolo, su di essa, in maniera da conferirle complessivamente un valore inestimabile. Ma, a parte i gioielli, l'opera d'arte in se stessa merita l'attenzione e l'esame dello studioso per il fine e diffuso lavoro di cesello consistente in motivi floreali e geometrici e in cartoccetti. L'attività di Mangani si svolse a Messina fra il 1657 e il 1676, periodo nel quale monasteri, chiese e privati, fra cui il celebre don Antonio Ruffo, gareggiarono nel ricercarne l'opera. La manta fu realizzata al fine di coprire, secondo la tradizione bizantina, l’immagine sacra raffigurante la Madonna della Lettera, icona che andò distrutta nell’incendio del 1943 a seguito dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale e rifatta dal pittore messinese Adolfo Romano. Il manufatto, come riporta l'iscrizione incisa sotto il collo della Vergine, fu iniziato nel 1661 e ultimato nel 1668:

"Il Tesoriero della Cappella D. Carlo Gregorio Primo marchese di Poggio Gregorio e cavaliere della Stella incominciata questa manta Della Beatatissima Vergine dell'anno 1661 all'anno 1668 Innocenzo Mangani argentiere scultore architetto fiorentino".

Ecco un elenco, stilato nel 1929, dei preziosi che ornano la Mata (cfr. Stefano Bottari, Il Duomo di Messina):

  • Una gioia di smeraldi donata dalla Vice Regina Duchessa Usseda nel 1695.
  • Un monile d'oro con perle e diamanti, realizzato nel 1690 con il contributo dei messinesi e del Vicerè Duca di Usseda, che intervenne con 150 scudi.
  • Un anello con diamante della Contessa di Barbò di Casa Stizia (1695).
  • Una gemma di diamanti della Marchesa di Geraci (1714).
  • Una croce di diamanti della marchesa di Condagusta (1714).
  • Un cuore in oro del generale tedesco conte Wallis.
  • Una catena di anelli di don Federico Ruffo (1723).
  • Uno schifazzo d'oro con uno smeraldo, diamanti attorno e 3 perle, di Donn'Angela Procopio (1749).
  • Un gioiello con una grossa e rara perla a forma detta la pecorella del canonico decano d. Alberto Arenaprimo.
  • Un fiore di brillanti della Marchesa Maria Scoppa.
  • Una margherita di diamanti donata nel 1881 dalla regina Margherita.

L’orafo messinese Giuseppe Irrera, nel 1965, insieme con il collega Giacomo Ivaldi, restaurarono la Manta della "Madonna della Lettera", che ancora oggi viene esposta a coprire il dipinto del prof. Romano nell’altare maggiore della Cattedrale, solo il 3 giugno di ogni anno, festa della nostra Celeste Patrona.

Nino Principato

 

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Tue, 4 Jun 2019 08:59:54 +0000 http://www.mutualpass.it/post/790/1/la-manta-della-madonna-della-lettera