I messinesi al mare

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Saliamo sulla macchina del tempo per viaggiare a ritroso alla ricerca delle estati di una volta che i “messinesi al mare” spendevano in una sorta di rito, sempre uguale ma pur sempre diverso, negli stabilimenti balneari che punteggiavano la riviera cittadina da sud a nord. Nella zona meridionale della città sorgevano tre stabilimenti balneari: il “Colapesce” gestito da maestro Orefici; il “Sirena” o “Nuova Sirena” e, adiacente a quest’ultimo, il più famoso “Lido Sud”.
Edificato sull’area dell’antico cimitero dei colerosi dove furono seppelliti migliaia di morti durante le epidemie del 1853, 1867 e 1887 (il tempietto a pianta centrica superstite veniva utilizzato come bar), il “Lido Sud” era ubicato nella parte bassa della via Carlo Citarella e funzionò fino agli anni ’60 (il 2 dicembre 1959 una violenta mareggiata distruggeva gli stabilimenti balneari di Maregrosso). Qui esistevano le cosiddette “cabine per famiglie” sopraelevate mediante palafitte sul mare e dotate di botole a pavimento che consentivano alle donne di fare il bagno senza uscire dalla cabina e, quindi, senza essere viste (potenza del sentimento pudico dell’epoca!). Gli uomini, al “Lido Sud”, compravano le relative cartoline che davano diritto di voto e con una coccarda eleggevano la più bella della serata o la migliore ballerina; le donne anziane, brutte o obese, sopraffatte da un senso di vergogna, si recavano invece allo stabilimento alle cinque del mattino di domenica per non farsi vedere e alle sei riprendevano la strada di casa.

Nell’aria risuonava spesso la “’bbanniata” del barcaiolo: “’a bacca è pronta! Viniti fimmini, picciriddi, cu ddu soddi vi pottu a Riggiu!” o dei pescatori che vendevano “sciabbacheddu” fresco che veniva acquistato, cucinato e mangiato immediatamente sulla spiaggia. Nella zona settentrionale, i primi stabilimenti che si incontravano erano il “Trinacria” che sorgeva accanto alla “Rotonda” di San Francesco di Paola in prossimità della fermata del tram, il “Vittoria” e il “Principe Amedeo”, tutti e tre esistenti prima del 1908 e tutti e tre oggi scomparsi. Al Vittoria, famose, erano le “Super Matinèe Danzanti” che si tenevano dalle 17,30 alle 21 o i “Gran Balli dell’Unica” della ditta Andrea Rizzo. Inoltre, lo stabilimento era dotato di una “Terrazza” a mare che costituiva il “ritrovo preferito per le Colazioni, Pranzi, Cene per il Ballo Serale dalle 21 alle 24” e per le numerose “Feste delle Fragole”. Più avanti, il “Miramare”, Ristorante, Bar, Dancing dove si gustava uno dei migliori coni gianduia di Messina.
Di fronte al “Pantano piccolo” di Torre Faro, uno dopo l’altro, la “Colonia Marina” dei postelegrafonici e l’”Ospizio Marino” di Mortelle – “American Red Cross”, istituito su iniziativa del dott. Domenico Faucello e inaugurato il 4 agosto 1918, ulteriormente ampliato e dotato dai benefattori coniugi Adriana Caneva e Giuseppe Bosurgi negli anni ’30, assicuravano ai piccoli messinesi la loro razione quotidiana di sole e di mare.
Ma il più illustre di tutti, tanto da essere definito da Giovanni Ghibaudi in un suo articolo del 7 luglio 1955 sul “Roma” di Napoli “[...] il più moderno lido della Sicilia”, fu ed è, anche se oggi in un tono più dimesso, il “Lido di Mortelle” progettato insieme all’Hotel Lido dall’architetto messinese Filippo Rovigo con i calcoli statici dell’ing. Domenico Cannata. Committente fu l’ing. Leopoldo Rodriquez, l’imprenditore dei celeberrimi aliscafi ad ali portanti. Insieme all’adiacente “Lido del Tirreno” (progetto ing. Napoleone Cutrufelli, calcoli statici ing. Giovanni Gregorio, impresa costruttrice Alberto Costa) il “Lido di Mortelle” segnò un’epoca divenendo ben presto una delle immagini “parlanti” con la quale la città felicemente si identificava.

Innumerevoli manifestazioni di vario genere si svolsero nei suoi eleganti ambienti e fra le tante, a caso, ricordiamone alcune dei mitici anni Sessanta: 14 luglio, la studentessa Maria Ricciardi viene eletta “Miss Lido 1960”; 17 luglio 1960, inaugurata la “Rassegna dello spettacolo universitario” con un repertorio di romanze di Pergolesi, Monteverdi, Bach e Palestrina; 3 settembre, vengono elette rispettivamente “Miss Sicilia 1960” e “Miss Fascino”, Rosalba La Duca, da Catania, ed Annabella Di Dio, da Messina...e qui potremmo continuare per un bel pò ma ci fermiamo perché è troppo triste ricordare e ci accorgiamo che questi avvenimenti, queste date di cui abbiamo parlato, sono diventate oggi echi struggenti di una “dolce vita” messinese che abbiamo perso per sempre e della quale rimangono solo pochi brandelli fluttuanti nel grande mare della nostra memoria.

Nino Principato